ISSR Milano – Le religioni di fronte alle sfide etiche, ecologiche e sociali del nuovo millennio

Incontro introduttivo – Le sfide del nuovo millennio nell’eco-mediatica: quali prospettive per le energie rinnovabili e le economie sostenibili, volte alla cura del creato, nel mondo post pandemia.

Il rispetto di principi etici nell’ambito dell’informazione riferita alla salute assume una notevole importanza, come abbiamo avuto modo di vedere nella drammaticità della pandemia. E’ questo il tema affrontato da Silvia Turin (Redazione salute del Corriere della Sera), mercoledì 9 febbraio, nell’ambito di una serie di incontri a carattere interreligioso organizzati dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR), dedicati all’etica in alcuni campi essenziali connessi alla “cura del creato” quali la salute appunto, l’informazione, la scuola e l’economia.

Il rispetto di principi etici nell’informazione si pone in vari momenti, fin dalla scelta degli argomenti da proporre e nel modo con cui vengono affrontati i temi, nonché nella scelta delle campagne pubblicitarie e, non meno importante, nella elaborazione dei titoli.

Riferendosi alla sua esperienza personale, Silvia Turin si è soffermata sugli aspetti che risultano più delicati nella diffusione della conoscenza delle innumerevoli conquiste della medicina al servizio della persona, quale innanzitutto l’opportunità di astenersi dal generare false speranze. Le informazioni devono essere aderenti ai risultati conseguiti dalla ricerca scientifica ed occorre quindi far sempre attenzione a non usare termini come cura o guarigione, proprio per evitare di generare speranze infondate.

Molta attenzione inoltre viene posta dal giornale al bilanciamento degli autori e degli argomenti, per garantire una adeguata diversificazione. In passato ad esempio è stato dato ampio spazio all’alimentazione, causa di gravi disturbi anche nei giovani. È stata sostenuta in particolare l’importanza di seguire una dieta diversificata, evitando di demonizzare singoli alimenti. È significativo ad esempio il fatto che alcune importanti ricerche sull’obesità siano state condotte da aziende dolciarie, nonostante l’evidente conflitto di interessi, che diviene più apparente che sostanziale nel momento in cui i beni venduti peggiorano le condizioni di salute anziché portare ad un (vero) maggior benessere.

Interessante è stato poi il richiamo al fatto che il giornalismo non consente sfumature, specie nei titoli. Nei titoli andrebbe usato infatti il “condizionale”, ha sottolineato Silvia Turin, ma i limiti di spazio e la necessità di attirare l’attenzione del lettore non lo consentono. I titoli, che possono essere diversi nelle varie piattaforme utilizzate (versione cartacea, online, facebook, twitter…), vengono preparati spesso non dagli autori dell’articolo, ma dai direttori, e possono talvolta discostarsi dai contenuti. Occorre quindi sempre porre attenzione al testo, non fermarsi al titolo e leggere il corpo dell’articolo.

La richiesta di informazione da parte dei cittadini è divenuta pressante durante la pandemia, e non solo per evitare situazioni paradossali (come è stato l’uso improprio dei disinfettanti, ingeriti persino da alcuni). La diffusione di risultati scientifici soddisfa cioè un interesse pubblico primario e rappresenta un obiettivo etico di fondamentale importanza, poiché consente di colmare pesanti divari nella popolazione, dapprima informativi ma che possono divenire poi economici e reali.

Grande è stata la confusione informativa durante la pandemia, oggetto di talk shows, dibattiti televisivi da parte di persone più o meno competenti ed autorevoli. In passato, le principali fonti erano come noto le agenzie di stampa (Adnkronos, ANSA…), che sono ora affiancate ai social (facebook, twitter, tiktok…), imponendo al giornalista una crescente capacità di discernimento, poiché …come ha ricordato Silvia Turin, l’autorevolezza si conquista con anni di lavoro, ma la si può perdere in pochi minuti!

Il lettore nel contempo ha la responsabilità di una lettura critica e non superficiale, un compito divenuto sempre più arduo in un contesto appunto in cui la gerarchia delle fonti è stata di fatto smantellata.

L’intervento di Silvia Turin si è concluso con una nota positiva: “qualche cosa ha funzionato” con la pandemia, infatti, specie nella messa in comune, in tempi molto brevi, delle conoscenze acquisite (ad esempio del genoma del virus,…).

A seguire, il prof. Andrea Bienati dell’ISSR, riprendendo i temi di fondo del ciclo di incontri ISSR che si tengono in febbraio e marzo, ha sottolineato che la cura del creato richiede innanzitutto la capacità di porsi domande fondamentali, domande di senso, su cosa è il creato, chi sono le creature e di come ci si deve prendere cura dell’uno e delle altre. Una guida estremamente utile a tal fine ancora oggi, ha suggerito il prof. Bienati, è il volume del Card. Martini, “Chi è Gesù?”, che va ad aggiungersi ai numerosi documenti elaborati dalla Chiesa in tema di cura del creato, fra i quali le Encicliche, da ultimo in particolare la Laudato sì del 2015.

Anche per noi economisti il tema delle fonti di dati, le informazioni in entrata, è estremamente rilevante: essi sono la materia prima per ogni analisi e considerazione riferita agli eventi economici. Sono essenziali poiché come la storia ormai ha chiaramente dimostrato non vi sono leggi economiche definitive, valide in ogni tempo ed in ogni luogo. Ogni evento – quale può essere ora la ripresa dell’inflazione – può avere effetti, soprattutto in intensità ma anche talvolta nella direzione, non in linea con quanto atteso dai modelli econometrici e nemmeno con quanto si è verificato in passato. Lo sa bene chi si occupa di elaborare previsioni economiche e finanziarie, specie se riferite a paesi diversi caratterizzati da contesti economici e sociali diversificati.

Con riferimento alla gerarchia delle fonti, va ricordato che essenziali sono le statistiche fornite periodicamente dalle banche centrali dei singoli paesi, per noi la Banca d’Italia e la BCE. La capacità di raccolta e di diffusione di tali statistiche è alla base dei programmi di sviluppo, curati a livello internazionale dal Fondo Monetario Internazionale. Ovvero la possibilità di accesso ai finanziamenti del Fondo da parte dei paesi emergenti è subordinata all’attuazione di varie riforme istituzionali, nonché alla elaborazione di tali statistiche, disponibili liberamente sui loro siti. Analogamente, il processo di integrazione nell’Area Euro dei paesi dell’Europa orientale prevede il graduale allineamento di tutte le statistiche, che debbono cioè essere confrontabili (stessi strumenti di riferimento, stesse caratteristiche tecniche, …).

In ambito ESG – Environment, Social e Governance, l’acronimo che possiamo dire fa riferimento, in ambito politico ed economico, al concreto impegno nella cura del creato – la raccolta di informazioni e dati è un punto ancora molto debole. Solo recentemente è stata definita in Europa la tassonomia delle attività green, ad esempio. Si tratta di un tema complesso, su cui – oltre all’etica delle elaborazioni diffuse dagli economisti – avremo occasione di ritornare anche negli incontri successivi.

L’elaborazione dei dati (data science, …) è come noto una nuova professione, che viene concretamente applicata in varie specializzazioni. La tecnologia ha indubbiamente sottratto posti di lavoro, ma l’elaborazione dei dati nei numerosi campi in cui viene implementata, rappresenta un positivo caso di creazione di nuove opportunità, soprattutto per i giovani. Anche questa una priorità etica!

 

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