La pace liturgica? Una testimonianza (di p. Giorgio Bontempi C.M.)


La pace liturgica? Perché, esiste una guerra liturgica? non mi sembra! Esiste la resistenza ostinata di una esigua minoranza cattolica: se si possa definire ancora cattolico un gruppo di persone che contesta una costituzione dell’ultimo Concilio, nel nostro caso Sacrosanctum Concilium, la costituzione sulla sacra liturgia, ho seri dubbi, perché essi si pongono automaticamente fuori dalla Chiesa Cattolica.

Questo non lo si ricorda o non lo si vuole ricordare, ma è così.

Ora, queste persone, relativizzando la liturgia, vorrebbero poter tornare ad ascoltare (allora l’assemblea non esisteva) la Messa secondo il rito del Concilio di Trento, superato dal Concilio Vaticano II e da san Paolo VI: noi ascoltiamo la nostra Messa e voi celebrate la vostra Messa e così tutto va a posto e ognuno gusta il gelato con i gusti che desidera.

Questo è il modo di relativizzare la liturgia: tra l’altro i cosiddetti nostalgici del rito tridentino usano il termine cerimonie, così si leggeva prima del Vaticano II, il termine liturgia era quasi sempre tralasciato.

Io sono nato nel 1953 ed ho servito la Messa prima della Riforma liturgica anche come cerimoniere nelle Messe solenni: quando entravi a far parte del gruppo chierichetti in una parrocchia, ti si consegnava un libretto in latino, in cui si doveva imparare a memoria le risposte da dare celebrante ed i gesti da compiere. Nessuno ti spiegava il motivo di tutto questo. Facilmente neppure i preti lo sapevano, perché la teologia liturgica non esisteva, ma soltanto cerimonie da imparare e ripetere a memoria.

Infatti, la Messa era letta dal prete in lingua latina, sotto voce, su un altare che era addossato alla parete. L’importante era che ci fosse un chierichetto che servisse al momento opportuno: spostare il Messale; suonare il campanello; porgere le ampolline rispondere in latino al momento giusto. Poi, se la chiesa fosse piena o vuota era relativo. Non esisteva un’assemblea celebrante. Ognuno veniva singolarmente a sentire la Messa per assolvere al precetto domenicale. Era importante essere presenti in chiesa da quando iniziava l’offertorio, perché aveva inizio la parte sacrificale della Messa. Ciò che avveniva prima la parte chiamata didattica, si poteva tranquillamente omettere. Infine, quando il prete si era comunicato si poteva uscire dalla chiesa. Il precetto domenicale era soddisfatto.

Qualcuno osserva: quella era la Messa antica che la Riforma liturgica arbitrariamente ha abolito!

Siamo sicuri? La storia non si può giudicare, ma soltanto cercare di comprendere. Perché il Concilio di Trento ha stabilito quell’Ordinario della Messa? Perché era figlio del Medioevo, quando Carlo Magno impedì di continuare a seguire le fonti di liturgia latina, per giungere, anche a livello religioso, ad un’uniformità nel sacro romano impero.

Ma allora esistono le fonti di liturgia latina? Certo! Ora andremo a consultarne una tra le più antiche Le due Apologie di san Giustino martire del 150 d. C.

Giustino nella Prima Apologia al paragrafo LXVII tratta della celebrazione domenicale dell’Eucaristia.

Al n. 3 l’autore descrive una comunità che si raduna per celebrare. Giustino nel suo linguaggio usa sempre la prima persona plurale: NOI.

Infatti, nella celebrazione esiste il ministero del lettore che proclama la parola nella lingua che l’assemblea comprende: in quel caso il greco.

Infatti, come mai il Nuovo Testamento fu redatto in greco? Perché il greco era la lingua parlata nell’impero romano in quel momento storico. Nessuno si sarebbe sognato di celebrare la liturgia in una lingua che il popolo non comprendeva.

Dopo l’omelia si scopre che c’era la preghiera dei fedeli. Si continua con la processione offertoriale seguono i riti dell’offertorio e la preghiera eucaristica che termina con l’AMEN. Segue la liturgia della comunione. A quest0 punto, Giustino scrive: si fa quindi la spartizione e la distribuzione a ciascuno degli alimenti consacrati, e attraverso i diaconi se ne manda agli assenti.

È chiaro: la comunione è ricevuta sotto le due specie e nessuno riceve l’ostia sulla lingua. Il Signore disse prendete e non fatevi imboccare!

Questa è la Messa antica. Poi se vogliamo chiamare acqua il vino, bianco il nero, allora questo stile non onora più la verità.

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