Mueller sostituito, Ladaria investito: motivi plausibili di una svolta


viadelconcilio Ciò che è accaduto ai vertici della Congregazione per la Dottrina della fede dovrebbe essere interpretato con categorie adeguate. Questa interpretazione a caldo non risulta facile. Più facile è cogliere motivi estrinseci e occasionali, per spiegare simpatie e antipatie, disegni di riforma e disegni di restaurazione. Così è possibile, sulla base di queste valutazioni, parlare di “occasione perduta” o di “scandalo” o di “buco nell’acqua” o di “non-decisione”. Credo che sia opportuno e prudente analizzare la situazione secondo una angolatura più ampia. E’ ciò che tento qui di abbozzare.

a) La prima osservazione che possiamo fare è che fin dai primi mesi dopo la elezione di Francesco al ministero petrino, il card. Mueller ha assunto posizioni talora velatamente, talora esplicitamente confliggenti con le parole del Vescovo di Roma. Questa tensione, dopo 4 anni, doveva trovare una soluzione. Ed era difficile pensare che il papa potesse confermare un “ministro” che contraddiceva sistematicamente ciò che il papa affermava. Ovviamente non è possibile qui fare un paragone tra Mueller e Ladaria. Si potrebbe affermare che proprio la “sovraesposizione del Prefetto” ha protetto il Segretario, che ha potuto godere di una condizione particolarmente “coperta”, di cui oggi può fare tesoro.

b) Molti sono i punti su cui Mueller ha rilasciato dichiarazioni o interviste con una prospettiva molto diversa da quella del papa: per fare solo un breve elenco, ricordo la “esigenza di dare strutturazione teologica al papato” da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede; una forma di “indifferenza” per il coinvolgimento di “laici” e “laici” nella lotta contro la pedofilia; una lettura radicalmente “continuista” di Amoris Laetitia con la sostanziale esclusione di ogni novità. Su tutti questi punti la divaricazione tra impostazione papale e impostazione del Prefetto della Congregazione appariva, negli ultimi anni, quasi irrimediabile;

c) Ma, al di là di queste divergenze pur importanti, è sembrato che in Mueller sopravvivesse una lettura riduttiva del Magistero e della funzione della Congregazione al suo interno. Mueller sembrava legato ad una comprensione in cui la “negazione di autorità del Magistero e della Congregazione” corrispondeva ad una sostanziale conferma del limite autoreferenziale della Chiesa. Su tutti i temi “nuovi” Mueller sembrava reagire secondo lo stile degli ultimi 30 anni, dicendo non possumus. Egli sembrava intepretare la propria funzione – e quella del Magistero – come un baluardo contro ogni cambiamento. Mentre papa Francesco intende la funzione del Magistero e della Congregazione come accompagnamento, discernimento e integrazione nel cambiamento. Il cambiamento è mediazione di fedeltà.

d) Un tema esemplare, su cui Mueller si è pronunciato prima come teologo e poi come Prefetto, è il diaconato femminile. Su tale tema egli ha sposato, senza distinzione, una radicale esclusione, passando per la estensione al diaconato del divieto stabilito sotto Giovanni Paolo II con Ordinatio sacerdotalis. Alla posizione di Mueller suona estranea persino una commissione di studio storica. Anche questa “esclusione di autorità” – a salvaguardia di una nozione vecchia e rigida di ministero ordinato – è tipica di una impostazione unilaterale di comprensione del Magistero e della funzione della Congregazione per la Dottrina della fede.

e) Tutto questo, evidentemente, ha irreparabilmente logorato i rapporti tra il Prefetto e il papa. Ed era inevitabile che si dovesse investire un nuovo Prefetto di una funzione molto delicata e preziosa: elaborare una lettura del Magistero che ritorni allo slancio con cui il Concilio Vaticano II ha restituito autorità alla Chiesa e alla storia della salvezza che essa vive, qui ed ora. Ad un Prefetto troppo appiattito sul “neoantimodernismo” degli anni 1980-2010, abbiamo ora sostituito un Prefetto almeno disponibile ad entrare in una logica “non autoreferenziale” di custodia del depositum fidei. Entrare autorevolmente nella logica del papa, standogli a fianco, leggere il cambiamento anche come autentica fedeltà e non appoggiare o avallare ogni isterismo dissenziente e reazionario, per la Congregazione sarebbe un passaggio non piccolo sulla via stretta, ma giusta, di una ripresa del Magistero positivo, così come impostato e sognato dal Concilio Vaticano II. In questa direzione mi sembra che si muova la investitura di Padre Ladaria.