Crisi ecclesiale e pregiudizio teologico: la dichiarazione dei teologi moralisti tedeschi


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Nel loro testo, breve ed incisivo (e che riporto qui in calce), i teologi della morale di lingua tedesca offrono una lettura assai preoccupata delle 18 pagine sulla pedofilia pubblicate da J. Ratzinger. Del testo vorrei mettere in luce solo alcuni punti particolarmente importanti, sui quali è giusto soffermarsi a riflettere brevemente:

a) Non vi è nulla di veramente nuovo in queste pagine: questo modo di giudicare “in contumacia” la storia degli ultimi decenni è un tratto tipico del pensiero di J. Ratzinger. E che non riguarda solo la teologia. Basta ricordare le dure parole contro P. Huenermann nella lettera a Mons. Dario Viganò, ma prima le durissime risposte a P. Gy e a P. Falsini, su Maison-Dieu, a proposito del libro di Introduzione allo spirito della liturgia, o anche le parole decisamente liquidatorie su Lutero, sulla teologia liberale e sulla inculturazione nel famoso discorso di Regensburg. La via del giudizio “liquidatorio” non è nuova al modo con cui il teologo, il Prefetto e il Papa ha espresso il proprio pensiero. E alcuni tratti di queste 18 pp., come la ironia sulla critica mancata di Boeckle contro Veritatis Splendor dovuta a premorienza con cui “il buon Dio gli risparmiò di realizzare il suo proposito”, appaiono davvero troppo sopra le righe..

b) Il giudizio su una questione complessa, come il dilagare della pedofilia in ambito ecclesiastico, non può scaturire semplicemente da una lettura teologica. Ha bisogno di riferimenti alle “scienze umane”, al contesto culturale e sociale, cosa che non può mai ridursi al giudizio che ne dà una teologia che si ritiene autosufficiente, dove la “fede in Dio” sembra risolvere ogni cosa. Qui mi sembra che emerga, con forza, la debolezza di un approccio che, basato su un fondamentale antimodernismo, che interrompe i canali di dialogo con la cultura, produce “giudizi” che derivano, troppo facilmente, da “pregiudizi”.

c) Un altro punto qualificante mi sembra quello “storico”. Si deve riconoscere che il fenomeno dell’abuso è molto più antico del Concilio Vaticano II e del 68. Ma, allo stesso tempo, bisogna anche riconoscere che le scoperte moderne della libertà e della autonomia del singolo, oltre che insidiose forme di ingenuità, sono anche condizioni decisive per poter vedere, oggi, lo scandalo in tutta la sua grandezza. La società tradizionale, proprio perché non conosceva la libertà moderna e non ne correva i rischi, era anche molto più tollerante verso le violenza che la “società chiusa” imponeva ai singoli marginali (minori, donne, novizi…). Questo è un punto cieco nella visione di J. Ratzinger, che va molto al di là delle ultime 18 pagine.

d) Mi sembra di grande rilievo infine questo testo della Dichiarazione, che riporto integralmente:

chi mette in discussione sotto il profilo teologico-morale che un atto omosessuale nel contesto di una relazione stabile sia sempre e in ogni caso un peccato grave, non per questo legittima allo stesso tempo la violenza sessuale. Chi, per esempio, sotto il profilo teologico-morale critica il tradizionale rigorismo della condanna di ogni forma di contraccezione, non per questo favoreggia una assenza di norme. Ma allora Josef Ratzinger/Benedetto XVI non vuole o non può vedere che la stima teologico-morale della dignità e dei diritti di ogni uomo è tutt’altra cosa che libero arbitrio in campo etico?”

La confusione tra i livelli, che impedisce la distinzione di questi diversi modi di giudicare i fenomeni, e conduce inevitabilmente a polarizzare i giudizi stessi, costituisce lo sfondo che induce tutto il discorso di J. Ratzinger a prendere tanto facilmente la china di un fondamentalismo e di un integralismo che non sa più distinguere. Ma la teologia è proprio un’arte della distinzione. Se veniamo meno a questo compito, non facciamo più il nostro mestiere. Questo ci ricordano, con giusta nettezza, i colleghi moralisti d’oltralpe. Con cui mi sento in profonda armonia.

Per comodità allego, qui in calce, l’intero documento:

Prigioniero dei propri pregiudizi

Dichiarazione dei portavoce della „deutsche Arbeitsgemeinschaft Moraltheologie “(gruppo dei docenti tedeschi di teologia morale)

sull’analisi di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI sugli abusi sessuali

Il papa emerito Benedetto XVI., Cardinale Joseph Ratzinger, intende dare un aiuto alla chiesa cattolica, scombussolata dallo scandalo degli abusi sessuali. Per questo, lo scorso 11 aprile ha pubblicato un’analisi sul come, secondo il suo parere, sia potuto accadere che sacerdoti cattolici e membri di ordini religiosi abbiano compiuto delitti sessuali a carico di minori. In questa analisi viene messa sotto accusa anche la teologia morale come disciplina teologica. Secondo lui a partire dagli anni ‘1960 si è verificato „un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società. Come portavoce eletti della „deutsche Arbeitsgemeinschaft Moraltheologie“ (gruppo dei docenti tedeschi di teologia morale) e di concerto con diversi colleghe e colleghi, prendiamo posizione riguardo a questa accusa diffamante, che denigra la reputazione di membri passati e presenti di essa. Lo facciamo con le seguenti considerazioni.

Secondo il papa emerito, tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso sono andati in frantumi i criteri allora in vigore nella morale sessuale, in modo tale che ne è risultata un’assenza di norme. Una società divenuta così priva di tenore morale avrebbe tollerato anche la pedofilia, così come i costumi sessuali della gioventù, la contraccezione e il comportamento omosessuale. E la teologia morale non avrebbe opposto alcuna resistenza a tutto ciò, perché essa era diventata relativista e non si sarebbe attenuta più ai divieti chiaramente espressi dalla tradizione. Anzi, si sarebbe caduti nell’errore di pensare che l’uomo da solo, cioè senza istruzione divina e senza l’autorità della chiesa, possa conoscere come comportarsi in maniera umana.

Il tentativo da parte di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI di rendere responsabili degli abusi sessuali le evoluzioni sociali degli anni 1960-1980 e i cammini di rinnovamento nella teologia morale non è per nulla nuovo. Già in passato egli ha presentato la chiesa come vittima di un mondo ostile. Il fatto che siano stati proprio coloro che rivestono responsabilità nella chiesa a coprire gli autori di tali delitti, insabbiarne i processi di chiarificazione e trascurare la realtà delle vittime viene però taciuto. Così pure viene taciuto il fatto che proprio una opinione pubblica moralmente sensibile e i suoi Media abbiano dovuto risvegliare la chiesa dalla sua letargia morale. I responsabili nella chiesa non erano in grado, di propria iniziativa, di reagire in maniera adeguata e di elaborare soluzioni al problema, come ci viene detto e ripetuto dalle vittime.

L’analisi di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI si basa su una serie di falsi punti di vista e nel suo insieme viene da noi considerata come un contributo malriuscito e inappropriato per la soluzione della crisi, connessa con gli abusi sessuali.

(1) Nelle considerazioni di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI non giocano alcun ruolo le conoscenze e gli studi delle scienze umane e sociali. La sua forma di una teologia estranea al mondo può solo distorcere il fenomeno degli abusi sessuali. Non c’è nessuno sforzo di differenziazione tra diverse forme

nei profili di colpevoli. Non tutti i colpevoli sono anche pedofili sotto il profilo medico. L’omosessualità in quanto tale non è in alcun modo causa di abuso.

(2) È del tutto noto che il fenomeno degli abusi sessuali è presente in tutto l’arco della storia della chiesa. Ed è fuorviante pensare che tale fenomeno non sia stato presente in quegli ambienti cattolici rimasti del tutto estranei da qualsivoglia forma di emancipazione sessuale o di rinnovamento teologico. Il travisamento così antistorico del passato deve risuonare fortemente cinico per le vittime di strutture autoritarie e patriarcali! Nell’immaginario ecclesiologico del papa emerito non trovano alcun posto le strutture di peccato, presenti in ogni epoca anche all’interno della chiesa.

(3) Il modo di presentare gli sviluppi del rinnovamento teologico-morale non attesta un adeguato tenore intellettuale. La tematica degli abusi viene strumentalizzata da Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, per reiterare una critica già ben nota a una teologia morale, le cui posizioni in campo di etica sessuale egli non condivide. E in questo va detto che non si riscontra in lui una reale disponibilità a una valutazione differenziata e competente. Per esempio: chi mette in discussione sotto il profilo teologico-morale che un atto omosessuale nel contesto di una relazione stabile sia sempre e in ogni caso un peccato grave, non per questo legittima allo stesso tempo la violenza sessuale. Chi, per esempio, sotto il profilo teologico-morale critica il tradizionale rigorismo della condanna di ogni forma di contraccezione, non per questo favoreggia una assenza di norme. Ma allora Josef Ratzinger/Benedetto XVI non vuole o non può vedere che la stima teologico-morale della dignità e dei diritti di ogni uomo è tutt’altra cosa che libero arbitrio in campo etico?

(4) Dopo la Seconda guerra mondiale noi abbiamo a che fare a livello globale con una trasformazione delle convinzioni normative, non con la loro abolizione. Sia la „vecchia “che la „nuova“ etica conoscono obblighi morali incondizionati! Il dibattito riguarda piuttosto la questione di quali azioni e in base a quali ragioni cadano sotto questa categoria. Con la nuova valutazione morale della pena di morte, nel 2018 papa Francesco ha mostrato come è possibile una modifica nella dottrina, quando il criterio della dignità umana viene interpretato in modo nuovo.

(5) Va attribuito più ai recenti cambiamenti nella regolamentazione morale in tema di sessualità e di parità di genere che non ai cosiddetti „valori tradizionali” il fatto che oggi ogni forma di violenza in campo sessuale venga messa al bando sia dal punto di vista morale che da quello giuridico. Il diritto all’autodeterminazione sessuale non è un’invenzione della chiesa cattolica. La tradizione, così tanto decantata da Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, di regola, non ha condannato gli abusi sessuali nella prospettiva delle vittime. Spesso essa era più interessata alla „purezza” sessuale del clero che non alla integrità sessuale dei fanciulli e dei giovani.

(6) Va riconosciuto che sempre Joseph Ratzinger/Benedetto XVI ha avuto a cuore che nella chiesa cattolica fede e ragione non andassero per vie separate. La sua recente „analisi” minaccia proprio questo nesso, perché essa si rifiuta di prendere sul serio, senza pregiudizi di sorta, gli sforzi della teologia morale per generare un’etica cristiana della libertà e della responsabilità e le acquisizioni di conoscenze scientifiche in tema di abusi sessuali.

Prof. Dr. Christof Breitsameter, Prof. Dr. Stephan Goertz

München/Mainz, 14. April 2019

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