Munera 2/2016 – Stefano Biancu >> Le opere della misericordia. Consigliare i dubbiosi e insegnare agli ignoranti

Il dubbioso non è semplicemente l’indeciso. Il dubbioso è uno che vive un’esistenza in sé divisa. C’è infatti un dubbio che frantuma l’esistenza e la polverizza. Vivere nel dubbio non è semplicemente trovarsi nell’incertezza, ma vivere una divisione interna, una frattura della coscienza, una distanza tra sé e se stesso. C’è un dubbio buono, che è  figlio della prudenza: è il dubbio di chi prende le distanze dalle proprie certezze narcisiste, la virtù di chi sa guardare le cose anche da un altro punto di vista, di chi accetta di uscire dal proprio piccolo io ipertrofico, di chi evita di agire con presunzione e con precipitazione. Tuttavia, c’è anche un dubbio cattivo, che allontana il soggetto da se stesso e lo frantuma. Questo accade quando il dubbio si assolutizza e prende il sopravvento: allora diventa incapacità di determinarsi e  finanche accidia. Si tratta di un dubbio che rende la vita agra, che toglie il gusto per ogni cosa. Il dubbioso da consigliare allora non è chi vuole procedere con prudenza, ma chi ha perduto l’unità della propria vita e conduce un’esistenza frantumata, dispersa, accidiosa. Chi non riesce più a ricomporre i pezzi.

L’ignorante, quanto a lui, non è semplicemente colui che non sa, ma colui che non sa di non sapere. La definizione che i Greci davano del sapiente è «colui che sa di non sapere». Il sapiente è qualcuno che non sa, ma che – a differenza dell’ignorante – sa di non sapere. L’ignorante non sa, e non sa di non sapere. Non si preoccupa dunque della propria ignoranza, che non vede.

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