Dibattito sui divorziati Risposati: intervista a Basilio Petrà


Il giorno 13 settembre, a Bologna, si è svolto il Convegno della rete dei “Viandanti”, che aveva per tema “Separati, divorziati, risposati”. Riporto una intervista rilasciata da uno dei relatori del Convegno, Basilio Petrà, a Vatican Insider:

“Matrimonio e famiglia, un impegno reciproco e responsabile”

Il teologo Basilio Petrà, intervistato da Luca Rolandi su alcuni temi del prossimo Sinodo sulla famiglia.

Il convegno del progetto “Viandanti”, rete di associazioni ecclesiali italiane, svoltosi nei giorni scorsi a Bologna, ha sviluppato alcuni temi del prossimo Sinodo della famiglia che si aprono al confronto con il contesto sociale contemporaneo, in particolare sulla situazione dei divorziati, separati e risposati. Quali prospettive pastorali possono cercare di fare coesistere il cambiamento dei costumi etici, salvaguardando l’integrità del progetto vocazione e della responsabilità personale e di coppia nelle scelte di vita.  Vatican Insider  ha chiesto a mons. Basilio Petrà teologo morale, specializzato sul tema famiglia ed esperto di teologia ortodossa alcune considerazioni sul tema dell’indissolubilità del matrimonio, oggetto della sua relazione al convegno del capoluogo emiliano.

L’indissolubilità può essere intesa in due modi assai diversi, che suscitano reazioni diverse nella sensibilità moderna…

 “Può essere vista come una specie di cosa, un legame oggettivo, che, una volta validamente posto, è indipendente dagli sposi e dalle loro vicende storiche. Questa visione urta profondamente contro la sensibilità moderna, che pensa al matrimonio come un impegno reciproco (per i credenti, anche con Dio nella Chiesa) nella costruzione di un progetto di vita comune, come una relazione intima di condivisione totale e di amore capace di intensificare la vita delle persone: in questo orizzonte il legame non è una cosa, è la relazione stessa, il suo vissuto concreto. Per questo, se l’indissolubilità è vista come l’unità sempre più grande che gli sposi sono chiamati a costruire e a realizzare tra di loro, in una crescente comunione di vita e di amore, capace di vincere ogni forza dissolvente e di attraversare il tempo fino al compimento, allora ci sono elementi della sensibilità moderna che non possono non sentirne la bellezza e l’attrazione”.

Le differenze tra il mondo cristiano d’Oriente, il cattolicesimo latino e l’ortodossia ci dicono che i riti e le modalità di unione sono pensate culturalmente in modo diverso. Quali sintesi per l’oggi?

 “Più che una sintesi è necessario costruire una comunione sempre più piena, nell’apertura reciproca tra le tradizioni d’Oriente ed Occidente cristiani. Ambedue gli spazi cristiani hanno straordinarie ricchezze teologiche, spirituali, liturgiche, veri doni di Dio per costruire un’unità sempre più ricca. Si tratta di cominciare a respirare a due polmoni – secondo il linguaggio di Giovanni Paolo II-, a pensare teologicamente nell’unità delle tradizioni cristiane. Sul piano della dottrina del matrimonio,  ci sono varietà e diversità sia teologiche che liturgiche tra Oriente e Occidente, ma oggi ce ne sono meno che nel passato. I rituali cattolici (latini) attuali del matrimonio sono più ricchi, più spirituali. La riscoperta del legame tra sacramento del matrimonio e celebrazione eucaristica è stato un dono reciproco (nei due sensi) tra teologia ortodossa e teologia cattolica nel secolo XX, che ancora deve portare tutto il suo frutto, specie ad Oriente. Si deve continuare in questa condivisione comunionale”.

Come valuta la questione del ministro del matrimonio?

“Tra Oriente e Occidente c’è una differenza teologica che concerne l’identità del ministro del sacramento del matrimonio. Nella chiesa cattolica i ministri sono gli sposi stessi che esercitano il loro ministero nello scambio del consenso e nella loro vita matrimoniale/familiare; nella tradizione orientale il ministro è il sacerdote e la sua benedizione costituisce l’atto che dà forma sacramentale al matrimonio. Tuttavia, bisogna dire che questa differenza, teologicamente indicativa, è liturgicamente poco avvertibile e potrebbe essere ancora meno avvertibile, se ad Oriente si desse più rilievo liturgico ad alcuni momenti ‘consensuali’ e ad Occidente si desse maggior rilievo alla benedizione sacerdotale in rapporto al consenso. Qui si può dire che la teologia divida più di quanto lo faccia la liturgia che contiene e può ancor meglio contenere tutte le dimensioni che le varie teologie contengono”.

C’è poi il problema dei matrimoni misti…

“I matrimoni misti costituiscono per tutte le confessioni cristiane grandi sfide. Bisogna dire che per lo più non danno quello che potrebbero dare. Invece di essere segno di quello che le chiese stesse sono chiamate a realizzare tra loro (la condivisione della fede, della preghiera e della vita cristiana, senza polemiche ed esclusioni ma nella carità e nell’accoglienza) diventano spesso luogo in cui la fede si diluisce quando non si perde. Riguardo a questo tutte le chiese hanno le loro responsabilità. Certo alcune chiese hanno fatto passi avanti considerevoli. I cattolici anziani ricordano come fossero visti i matrimoni misti fino al Concilio e come molto è cambiato dopo. Oggi, i matrimoni misti nella Chiesa cattolica sono del tutto possibili, senza esigere condizioni rigide (come la promessa dell’educazione cattolica dei figli, ad es., o l’obbligo di sposarsi in una chiesa cattolica e/o dinanzi al celebrante cattolico) e tantomeno la conversione del coniuge non cattolico. La cosa non è davvero così in tutte le altre Chiese, specie in alcune Chiese orientali. Si tratta di smettere di usare categorie di rigetto (come eresia, scisma ecc) e di cominciare ad usare categorie di comprensione come fraternità, carità e discepolato cristiano”.

fonte: http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-synod-sinodo-36334/

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