L’iniziazione cristiana a Palermo (di Cosimo Scordato)
Dopo aver scritto alcuni giorni fa sulle discussioni palermitane intorno al nuovo modo di intendere l’accesso dei ragazzi e delle ragazze (con le loro famiglie) alla pienezza della vita cristiana, ricevo da Cosimo Scordato, presbitero e teologo palermitano, questa riflessione sul medesimo tema. Ovviamente la differenza tra chi legge la realtà da 1000 Km di distanza e chi è invece inserito nel corpo vivo di quella stessa città si deve considerare. Credo che un sereno dibattito sia la cosa di cui ha bisogno tanto la città quanto la chiesa. Per questo ringrazio Cosimo per il contributo e per la sua costruttiva franchezza (ag)
L’iniziazione cristiana a Palermo (di Cosimo Scordato)
In quanto presbitero palermitano mi fa piacere interagire con l’ultimo intervento di Andrea Grillo che, ricordando le diverse prassi storiche dell’iniziazione, predisponeva a un ulteriore ripensamento di essa.
Da più di un anno nella diocesi di Palermo è stato avviato una esperienza pastorale che, mettendo in folle la prassi precedente (due/tre anni di catechismo in vista della prima Eucaristia), introduce un quinquennio nel quale, col coinvolgimento continuo delle famiglie, i bambini/ragazzini vengono accompagnati alla ricezione dei sacramenti della cresima e della prima Eucaristia. Tale proposta, fortemente voluta dall’arcivescovo don Corrado Lorefice e a più riprese discussa in assemblee, inizialmente ha incontrato qualche difficoltà da parte di tanti parroci ma poi è stata avviata con sussidi catechistici appositamente elaborati per il percorso appena avviato. Recentemente il nuovo stato di cose, ovvero la sospensione delle prime Comunioni, ha provocato un forte malumore in tanti negozianti e titolari di locali perché già da quest’anno anno avvertito un calo di lavoro (banchetti, confetti, vestitini di prima comunione etc.). Alla richiesta di un incontro col vescovo da parte del sindaco Roberto Lagalla, fattosi portatore di tale malumore, un rappresentante della Curia ha declinato l’invito. Circa la vicenda, pur esprimendo solidarietà ai lavoratori coinvolti indirettamente in questa situazione, a noi interessa qualche breve elemento di riflessione a livello teologico/pastorale, che si integrano a quelle proposte da Andrea Grillo.
Il dato di fatto – Prendiamo atto che la prassi sacramentale in questi decenni ha subìto profonde trasformazioni; basti pensare al calo dei matrimoni in chiesa, al fenomeno della cosiddetta convivenza, al nuovo modo di affrontare la morte con il problema del fine-vita, schiacciato attualmente sulla tematica della fine della vita e meno sul fine della vita, che forse dovrebbe interessare maggiormente alla comunità cristiana; per non dire del sacramento della riconciliazione ormai affiancato da nuove prassi (terapie di diverso genere, centri di benessere anche spirituale…). Il tutto per prendere atto che il paradigma della societas christiana che scandiva cristianamente i momenti della vita, anche se in alcuni ambienti ancora sopravvive nelle manifestazioni di religiosità popolare, non c’è più e siamo alla ricerca di un nuovo paradigma del quale solo alcune avvisaglie riusciamo ad individuare sulla linea conciliare soprattutto della GS.
Il dato di principio – Di fronte allo stato di cose appena accennato e in continua trasformazione, ci limitiamo a due osservazioni: una di metodo e una di contenuto.
L’osservazione di metodo è relativa al modo di procedere. La situazione ha bisogno di una continua riflessione portata avanti con senso critico e da centri competenti. Sarebbe opportuno che tentativi come quello accennato (che di lodevole ha certamente la presa di coscienza della situazione di crisi), fossero frutto di una precedente rigorosa ricerca che metta a frutto non solo i dati sociologici, che in parte sono stati prodotti nei decenni precedenti, ma soprattutto il contributo che Facoltà teologiche o specifici Centri di ricerca teologica dovrebbero offrire, pur senza presunzioni e con la modestia della ricerca. Inoltre, una eventuale prassi nuova andrebbe avviata con la coscienza dell’esperimento, ovvero con la possibilità di verificare se sta funzionando o meno, pronti a riconoscere eventuali errori.
L’osservazione di contenuto è relativa a due aspetti schiettamente teologici.
Proponendo un tentativo di rinnovamento della prassi della iniziazione cristiana non ha senso che si metta in conto soltanto il sacramento della cresima e dell’Eucaristia, lasciando alle spalle il sacramento del battesimo. I tre sacramenti sono interdipendenti e vanno celebrati come un tutt’uno che impegna tutta la comunità come Soggetto celebrante di essi. Avere avocato e in qualche modo accentrato in mano agli organismi della Curia la proposta rischia di essere clericalizzante nei confronti di sacramenti che sono invece costitutivi della comunità cristiana. La comunità va coinvolta in tutto il percorso non soltanto nella fase attuativa come esecutrice di deliberazioni già prese. A quando riusciamo per davvero a riconoscere la soggettualità pneumatica del popolo cristiano? Inoltre, secondo l’impostazione suddetta, non avendo messo in conto il sacramento del battesimo, si corre il rischio (in una sorta di neocatecumenato) di dare al sacramento della cresima le connotazioni del catecumenato e del battesimo senza riuscire a evidenziare le vere specificità della stessa cresima, che è in continuità del battesimo ma ne segna un ulteriore arricchimento.
Il secondo aspetto prende in considerazione la frammentazione delle nostre comunità parrocchiali, che registrano nelle diverse città situazioni differenti tra le famiglie: famiglie ancora tradizionali, famiglie cristiane di facciata, famiglie problematiche e alla ricerca; inoltre famiglie allargate, famiglie di coppie conviventi etc. Quanto detto per dire che è importante la conoscenza del territorio e delle famiglie che lo abitano; una progettazione pastorale è possibile solo dopo avere incontrato le singole famiglie per favorire in loro una presa di coscienza e una scelta di percorso ‘personalizzato o, per così dire, familiarizzato’. A questo punto, dovremmo potere ipotizzare differenti percorsi di iniziazione cristiana come già in parte avviene in alcuni interventi a favore dei giovani. Una pastorale a servizio dell’uomo deve ripensare le modalità celebrative del percorso iniziatico per venire incontro a ciò che può favorire una adesione ‘proporzionata’ alla situazione delle famiglie e che sia favorevole al loro inserimento, consapevole e responsabile, nella vita della comunità cristiana. Si tratta di prevedere tre/quattro percorsi dell’iniziazione (battesimo, cresima, eucaristia), tutti di eguale dignità, ma scanditi in maniera diversa, rispetto ai quali concordare insieme le modalità di adesione, mettendo in conto successivi incontri di gruppi di famiglie che hanno somiglianza tra di loro.
Ci rendiamo conto che questo comporta un lavoro più capillare e induttivo e che tante persone debbano essere coinvolte in questa opera di discernimento; a tal proposito potremmo far tesoro di tanti bravi laici e laiche che hanno studiato teologia e che potrebbero essere coinvolti in detto servizio.
Abbiamo risolto il problema? L’abbiamo appena avviato alla ricerca di una pastorale che ‘si sporga’ verso la nostra gente che ancora vorrebbe essere/diventare Chiesa.
Don Cosimo Scordato































Area personale









