Munera 3/2020 – Giorgio Azzoni, Maria Antonietta Crippa >> Franca Ghitti (1932-2012)

Munera 3/2020 – Giorgio Azzoni, Maria Antonietta Crippa >> Franca Ghitti (1932-2012)

Il modo di lavorare di Franca Ghitti ha suscitato in noi, che l’abbiamo vista all’opera, stupore e ammirazione per la rapidità, la sapienza, persino l’arguzia con le quali manipolava i materiali, inseguendo una sintesi tra fare e pensare che coinvolgeva attivamente chi le stava intorno. Le sue mani erano il luogo in cui prendeva corpo, in forme allo stato nascente, una sintesi d’immagini dalla quale fiorivano “cose”, pensieri e parole insieme, le sue e le nostre, in un’armonia che restituiva per trasfigurazione luci, colori, sapori della sua terra. Originaria della Val Camonica, usava ferri e scarti, dapprima della segheria paterna e in seguito delle numerose fucine dislocate nei paesi della valle, per comporre figure inaspettatamente dotate di una compiutezza antica e moderna insieme. Da un lungo soggiorno in Africa aveva riportato una capacità di narrazione della vita e dei dolori della condizione umana incisa nella forza di chiodi che attraversano le sue carte e i suoi legni.

Dopo aver realizzato mostre e interventi espositivi presso musei e numerose università italiane e europee (in un ininterrotto dialogo con intellettuali contemporanei), negli ultimi anni della sua attività aveva trovato spazio presso un importante gallerista a New York: nel centro della più celebrata contemporaneità artistica portò la voce e il volto della sua valle e dell’Europa. Di ambedue si percepiva erede, si rendeva testimone della loro profondità storica in uno slancio verso il futuro oltrepassando incertezze, virtualità, scadimenti contemporanei. Avvertiva che i cancelli di un’Europa che tendeva a chiudersi, frammentando ancestrali solidarietà, dovevano essere riaperti, non smantellati, rivendicava, nelle sculture che portano questo nome – in una profezia di speranza oggi preziosa più che mai – che compito del continente europeo è l’affermazione dell’unità nella pluralità, della solidarietà che esalta le differenze e che rifiuta dunque l’omologazione.

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