Munera 3/2022 – Giuseppe Mazza >> L’editoria dei prosumers: un’apertura sinodale?

Il proliferare di declinazioni che rischiano di fare dell’espressione “sinodalità” una sorta di termine-ombrello, l’ultimo scorcio di secolo ha visto affiorare quelle direttamente riferibili all’ambito della comunicazione.

Le approssimazioni che ne sono derivate hanno spesso un retrogusto discutibile: il mantra della globalità ha tentato di proporsi come traduzione postmoderna di un certo spirito dialogico del “farsi tutto a tutti”; il populismo dei linguaggi ha provato ad ammantarsi di ideali che non ha mai conosciuto, mascherandosi da democratizzazione del sapere, da illuminata tolleranza e da apprezzamento delle diversità; l’area semantica dell’incontro è regredita nella risacca logica del contatto, con tutte le conseguenze del caso, rigorosamente politically correct.

A un primo sguardo, parrebbe di poter dire che un’interazione tra sinodalità e istanze della comunicazione contemporanea sia, a conti fatti, fuori discussione. Data la portata dei fenomeni implica- ti, i termini dell’interazione sarebbero però quantomeno invertiti: è un modo specifico di fare comunicazione ad alimentare, innescandola, la sinodalità, e non viceversa. Una certa sinodalità pare, infatti, essere pesantemente influenzata, forse in maniera neanche troppo consapevole, dalle espressioni globalizzate di alcune macroagenzie del senso, del cui richiamo generalista finisce per essere diretta emanazione.

Acquista l'articolo
per continuare a leggere acquista questo articolo

Utente biblioteche abbonate: clicca qui »

Share