Amoris Laetitia e le “vie domenicane”


AL

Come ha notato ieri A. Tornielli – su Vatican Insider, “Amoris Laetitia, Coccopalmerio e la via domenicana” – una recezione positiva di AL è stata proposta, negli ultimi mesi, dalla “scuola domenicana”. Soprattutto Padre Schoenborn e poi anche Padre Cavalcoli – entrambi domenicani – hanno sostenuto una lettura “aperta” di Al, che pur non modificando la dottrina sul matrimonio, rende possibile una modificazione significativa della disciplina.

Questa osservazione mi pare possa condurre ad una considerazione più complessiva del ruolo che la teologia “tomista” ha svolto nell’accompagnare e nell’interpretare AL. Provo a indicare alcuni aspetti di questa ricca relazione, nella quale è possibile rintracciare più di una “via domenicana” e più di una tradizione tomista:

a) Dal punto di vista di una “sintesi possibile”, non è sbagliato mettere in luce la presenza di una “via domenicana” non solo “verso AL”, ma anche “in AL”. Fin dall’inizio era stato facile notare che, soprattutto per le delicate considerazioni contenute nel cap. VIII, in AL fossero entrati – anche con esplicite citazioni – alcuni principi fondamentali della teologia tomista e domenicana.

b) Bisogna tuttavia aggiungere che il pensiero di Tommaso, assunto in questo contesto, assume una funzione di “svolta” e introduce una “discontinuità” rispetto ad un “indirizzo magisteriale” segnato più da razionalismo moderno che da realismo medievale. Poiché Tommaso, da uomo medievale, non può mai assolutizzare la legge oggettiva, come invece fanno pensatori moderni e tardo-moderni, la sua impostazione – pre-moderna – è in grado di aggirare e superare la fissazione moderna sulla oggettività. Per Tommaso conta anzitutto la realtà, non la oggettività.

c) Questo fenomeno, in una sorta di “alleanza secondo l’ordine religioso”, permette a G. Cavalcoli, Ch. Schoenborn e J.-P. Vesco, tutti domenicani, di condividere alcuni passaggi comuni, sia nella lettura di AL, sia nelle indicazioni circa la sua recezione. La comune matrice tomista, pur non potendo nascondere le profonde differenze di sensibilità e di orientamento, permette a questi tre “padri domenicani” di ammettere lucidamente ciò che per altri costituisce una pericolosa “contraddizione”. In altri termini essi possono ammettere che la disciplina muti senza intaccare la dottrina.

d) Ma se esiste “un solo Tommaso”, non esiste né una sola “via domenicana”, né un solo tomismo. Proprio qui, a me pare, sia necessario introdurre alcune distinzioni che possono diventare provvidenziali per una reale recezione del testo di AL nella pastorale ordinaria. Perché non appena si esce dal “riferimento tomista” – che salvaguarda il testo di AL da letture laceranti – allora conta quale lettura di Tommaso si propone e per quale Chiesa.

e) Tommaso è un maestro che non si adonta se i suoi allievi continuano a pensare. Tommaso non è un martello, ma un faro. Questo diceva più di un secolo fa il Cardinale Mercier, quando fondava la Università cattolica di Louvain. Ripetere Tommaso, oggi, è già sufficiente per uscire da una “impasse”. Ma non basta ripetere Tommaso, bisogna anche imitarlo e camminare, seguendolo sulle sue orme, ma arrivando al di là di lui.

f) Su questo non tutti i domenicani vestono lo stesso abito bianco. E c’è chi fa di Tommaso il confine entro cui si deve pensare, e chi invece ne fa il metodo per pensare cose nuove. Mi pare che si possa dire che ci sono “vie domenicane” di riflessione dentro e intorno ad AL che risultano assai promettenti. E che non si limitano a “ripetere il maestro”, ma che vogliono, sul suo esempio, pensare in grande, con l’audacia e la profezia necessaria. Già il Concilio Vaticano II ci aveva insegnato che non basta il “ressourcement”, il ritorno alle fonti, ma occorre anche l’aggiornamento, ossia tornare ad essere fonti. Tornare a Tommaso, per AL, ha significato disinserire le categorie moderne di interpretazione del matrimonio, purificarsi mediante il ricorso alle categorie medievali, per poter aprire il campo ecclesiale alla elaborazione di una sapienza matrimoniale davvero adeguata alla realtà del nostro tempo. Questo è il compito della recezione. Che i domenicani accompagnano con la luce di un maestro che ci parla non dal (e del) passato, bensì dal (e del) futuro.