Vescovi piemontesi: “tutte le unioni affettive di fatto richiedono una regolamentazione…”
Pubblico con piacere questa pacata riflessione di Paolo Tassinari, diacono di Fossano. Esprime molte perplessità che mi sento di condividere appieno.
A PROPOSITO DEL FAMILY DAY
Fra pochi giorni si terrà a Roma al Circo Massimo il “Family Day”: mentre da un lato sono condivisibili alcune delle istanze per cui buona parte del mondo cattolico ha scelto di aderire a questa manifestazione (sostenere la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ribadire che il bisogno dei minori è di crescere con un papà ed una mamma, il rifiuto del mercato dell’utero in affitto), dall’altro trovano ampio spazio anche coloro che si contrappongono integralisticamente a qualunque forma di riconoscimento delle unioni di fatto.
Le ragioni di questi ultimi purtroppo sembrano prevalere sulle buone ragioni delle diverse anime ispiratrici dell’evento, almeno stando a dichiarazioni apparse sui social network, e non sarà facile smarcarsi per alcune di esse, più equilibrate e propositive.
Ad esempio, in un comunicato a firma di Toni Brandi (Presidente ProVita onlus) è scritto: “E’ ufficiale: il 30 gennaio ci ritroveremo tutti a Roma al Circo Massimo per far sentire forte la nostra voce contro le unioni civili e contro ogni compromesso sul ddl Cirinnà; per manifestare il nostro amore per il bene comune e per i diritti dei bambini, i quali hanno bisogno di una mamma e un papà”.
E’ vero che il ddl Cirinnà è un documento inadeguato, perchè sembra fare “copia/incolla” di ciò che è proprio della famiglia per poi applicarlo frettolosamente alla unione omosessuale; è altrettanto vero però che una proposta alternativa non è stata avanzata in questi anni dal variegato mondo cattolico, il quale sovente ha declinato l’entrata nel merito della questione, come se farlo fosse una resa alle posizioni laiciste.
Hanno scritto in questi giorni i Vescovi piemontesi: “Ribadiamo che tutte le unioni di coppie, comprese quelle omosessuali, non possono essere equiparate al matrimonio e alla famiglia. Tenuto fermo questo principio, anche le unioni omosessuali, come tutte le unioni affettive di fatto, richiedono una regolamentazione chiara di diritti e di doveri, espressa con saggezza. Riconosciamo certo la grande importanza e la delicatezza di questo tema che deve essere affrontato e dibattuto, ma non pervenendo a compromessi politici, frutto di equilibrismi tra poteri, che porterebbero a conseguenze negative a tutti i livelli, sociali e culturali, per le famiglie stesse”.
Prendere sul serio le istanze delle coppie omosessuali quindi è oggi un compito del legislatore riconosciuto dai Vescovi non solo piemontesi, e affidato ad ognuno secondo le proprie specificità: come comunità cristiana però quale immagine stiamo restituendo con eventi come quello previsto il 30 gennaio? Cosa stanno pensando “di noi” le coppie omosessuali?
È ingenuo sostenere che la famiglia sia oggi sotto attacco perché anche in Italia, dopo tanti altri paesi europei che l’hanno già fatto, forse si arriverà a una qualche legislazione in tema di unioni omosessuali; a minare la famiglia piuttosto è la perdita del lavoro, il mancato sostegno alle famiglie numerose, la violenza entro le mura domestiche, l’odio fra i coniugi, i rancori tra fratelli, prepotenze più o meno taciute, eredità contese e cose del genere. Su questi fronti è necessario fare sentire la voce della comunità cristiana, affinché si promuovano politiche familiari lungimiranti e coraggiose, e l’impegno del mondo cattolico nelle sue diverse componenti di certo non manca.
Nello stesso tempo però rispetto alla discussione in corso, il ruolo dei laici cattolici è quello di essere il “partito della famiglia”, o di un’idea di famiglia, come se si trattasse di una competizione tra gruppi, oppure è quello di operare per il bene comune, cioè a favore di tutti? E il bene comune è certamente quello delle famiglie fondate sul matrimonio, ma riguarda anche i divorziati, i conviventi e le coppie omosessuali: avere chiara questa prospettiva, mantenendo il senso delle differenze, significa riconoscere e “dire bene” del positivo che c’è in ogni autentico legame caratterizzato da affetto, fedeltà, impegno e stabilità.
Una certa parte del cattolicesimo italiano e specialmente di quello da cui proviene l’iniziativa del Family Day, pare invece resistere a questa logica di “bene-dizione”, che anche in Italia chiede di essere tradotta in “buona-dizione” attraverso scelte politiche e legislative ponderate e sagge; una questione di “stile”, come il recente Convegno ecclesiale di Firenze ha mostrato, piuttosto che di “piazza”.
Scrive acutamente Duilio Albarello, teologo monregalese, sulla sua pagina di Facebook: “Pure i laici cattolici dovrebbero avere la creatività di trovare forme meno ambigue e meno equivocabili della dimostrazione muscolare, per esprimere il loro eventuale dissenso, così da evitare che il loro essere sale e lievito, assumendo una misura sproporzionata, finisca di far esplodere la pasta e di rendere il cibo immangiabile”.































Area personale











Parole, parole parole, caro Grillo. La verità è che non volete apertamente ammettere che ormai tutto può essere messo in discussione. Volete distinguere, ma in certi termini…
“Il vostro parlare sia sì sì, no no”. Il di più viene ancora dal maligno? O a forza di distinguere “misericordiosamente” (altro tema di moda tra i theologically correct) finiremo per rinnegare la fede cattolica? Sì, sono ancora orgoglioso di definirmi “cattolico”, pur con tutti i miei limiti e peccati, nonostante persino dal soglio di Pietro vengano inviti a non utilizzare questo aggettivo.
Parole belle e sagge quelke dei Vescovi piemontesi. Lei invece mette la testa sotto la sabbia e sa solo rimpiangere un passato idealizzato. Mi dispiace per lei.
[…] Andrea Grillo http://www.cittadellaeditrice.com/munera/vescovi-piemontesi-tutte-le-unioni-affettive-di-fatto-richi… […]
Ma…. chiedo scusa dott. Grillo, seguo con interesse i suoi scritti, anche se mi sembrano a dir poco eretici. Mi tolga una curiosità, perchè non si fa protestante ? Le chiese cosiddette riformate hanno tutto quello che le piace e che Lei desidera per la Chiesa Cattolica: sacerdozio femminile, preti sposati ed anche omosessuali dichiarati e in attività, matrimonio gay, la comunione ai divorziati risposati (tanto la loro NON ‘ Comunione,…)
Non capisco perché lei faccia questa confusione. Io sto bene in comunione coi vescovi piemontesi…siamo tutti eretici? Non le sembra di esagerare?
[…] Andrea Grillo http://www.cittadellaeditrice.com/munera/vescovi-piemontesi-tutte-le-unioni-affettive-di-fatto-richi… […]
Condivido, compresa la considerazione di Albarello. Con una postilla, però: quando si chiede “la creatività di trovare forme meno ambigue e meno equivocabili della dimostrazione muscolare”, si ha in mente qualcosa di preciso, o è un vago “benaltrismo”? Lo chiedo perché, pur senza trovarmi in accordo con i vari Adinolfi, Miriano, Langone ecc., ritengo ingiuste e davvero cattive le ironie con cui altri cattolici commentano iniziative come le manifestazioni delle Sentinelle in piedi. Alle quali bisogna riconoscere, se non altro, il merito di avere scelto una modalità diversa da quelle “muscolari”. Bisognerebbe rifletterci su, anche perché come forma di protesta non l’hanno certo inventata gli intransigentisti nostrani…
Un post davvero condivisibile e pacato. Sereno nei toni e propositivo. Raro trovare nella Chiesa – con questione tensione muscolare – una posizione così equilibrata. Personalmente sono convinto che il Family Day non risolva nulla, anzi aggravi la situazione. Dispiace – e molto – vedere i cattolici manifestare su temi come la famiglia e non su temi come la corruzione, l’illegalità, l’immigrazione (quanti cattolici che oggi scendono in piazza sono a favore del reato di clandestinità?), la povertà ecc… Forse su questi temi dovremmo recuperare quella visione “ecologica”, di casa comune, presente nell’enciclica “Laudato si'” perché, come dice il Papa, “tutto è connesso”.