Veglia pasquale: fatti capaci di essere segni dell’imprevisto (di Don Giuseppe Laiti)
Durante la Celebrazione della Veglia Pasquale, presso S. Fermo a Verona, Don Giuseppe Laiti ha pronunciato questa omelia. In due pagine leggiamo una sintesi mirabile sul significato della pasqua, con un linguaggio limpido e una grande forza spirituale. L’augurio di Buona Pasqua è davvero affidato a donne e uomini capaci di essere segni dell’imprevisto (ag)
Veglia pasquale: fatti capaci di essere segni dell’imprevisto
di Don Giuseppe Laiti
Di tutte le feste pasqua è la più imprevista: è quella che dà il via a tutte le feste cristiane e tra tutte è quella fuori dalle nostre previsioni,come da quelle dei primi discepoli, delle donne, le due Marie, secondo il racconto di Matteo, in visita alla tomba di Gesù nel primo mattino dopo il sabato (Mt 28, 1). Pasqua assomiglia ad un terremoto: così nel racconto di Mt risulta la risurrezione di Gesù come anche la sua morte per condanna alla croce (Mt 27,51-54). La morte in croce di Gesù è un terremoto che dissesta la terra: ogni volta che l’innocente è ucciso la nostra vita è sottoposta ad un profondo dissesto. Ciò che noi non sappiamo prevedere è che un Altro che noi denominiamo Dio e che Gesù chiama il Padre suo e di tutti, prenda parola, tolga alla morte l’ultima parola e ci riveli la forza di vita contenuta in una dedizione senza riserve, nella dedizione di Gesù. La sua vita tutta bene spesa, la sua vita affidata al Padre, si ripropone come vita nuova, come presenza libera dalla morte, come presenza che riprende a guidare i suoi discepoli dalla Galilea. Gesù non si trova nel posto che hanno preteso di assegnargli i suoi uccisori, ponendo sotto sorveglianza la tomba (28,4), non è nel posto dove lo cerca l’affetto delle donne che lo hanno seguito fin sotto la croce e al sepolcro (27, 61). Dio, il Padre a cui Gesù ha affidato la sua vita, il Padre che lo ha sostenuto nella sua dedizione fino alla fine, lo restituisce a noi vivente, nella pienezza di vita che è propria di Dio. Quella pienezza che Gesù nella sua vita ha fatto intravvedere nei gesti di guarigione, di perdono, di fraternità, di resistenza alla violenza e al male che rovina la vita. L’angelo annunciatore si mette a sedere sulla pietra tombale rotolata via (28,2) e recapita l’istruzione di Dio nei confronti di Gesù: non va cercato tra i morti, ma è ormai restituito a noi vivente, in grado di riprendere a guidarci sul cammino che ha tracciato a partire dalla Galilea fino a Gerusalemme (28,7.10). Tocca alle donne dirlo ai discepoli, alle donne che nel contesto sociale di allora non sono abilitate ad una testimonianza provvista di valore pubblico. Vuol dire che è la forza dell’evento che conta, oltre le nostre convenzioni sociali e culturali, messe anch’esse a soqquadro dalla novità di Gesù.
Proprio le donne, le due Marie (v. 1 ). ci suggeriscono come accogliere la grazia di pasqua. Sorprese da Gesù_che viene loro incontro. che dunque si rivela capace di riprendere la relazione con loro. Segno che Lui non l’ha mai interrotta da parte sua, fanno tre gesti che dicono la loro fede:
Si avvicinano. ne abbracciano i piedi e lo adorano (v. 9).
Avvicinarsi è riconoscere che l’iniziativa è di Gesù, è sua: Lui supera la distanza tra noi e Lui. Anche noi stiamo davanti al Signore contesi tra la gioia e la paura, proprio come le donne del primo mattino di pasqua (v. 8). Perché la pasqua di Gesù spariglia le nostre carte, i nostri modi di vedere e valutare. Abbracciare i piedi di Gesù è dire che non possiamo rinunciare al suo cammino, alla strada che ha tracciato. È il grazie per ciò che noi non sappiamo fare da noi, ma di cui abbiamo estremo bisogno. Poiché se perdiamo la sicurezza dell’amore, del poter fidarci del bene, tutto è compromesso. Adorare è riconoscere che davanti al Signore vivente con i segni della passione possiamo depositare le nostre domande senza risposta e lasciare che vengano trasformate in passi di cammino: quel cammino che la veglia pasquale rimette davanti a noi: i passi della gratitudine per la vita che ha la figura del dono messo tra le nostre mani, i passi della alleanza con Dio, alla maniera di Abramo, i passi dell’esodo, della liberazione dal male che incontriamo, i passi della resistenza al male a cui non ci pieghiamo, i passi della nostra fede battesimale che sono pratica di libertà, dei “no” a ciò che rovina la vita, all’egoismo che pretende di trattare gli altri come periferia, e dei “sì” a ciò che edifica fraternità.
Le donne alla fine del loro incontro con il Risorto sentono da Lui una parola dolcissima:
«andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea, là mi vedranno» (v. 10).
Si tratta dei discepoli che hanno abbandonato tutti Gesù (26,56). Proprio riferendosi a loro Gesù il qualifica come i suoi fratelli, non solo come fratelli, ma come i suoi, quelli a cui Lui si è legato e a cui non intende rinunciare. Per loro vale l’appuntamento in Galilea, come appuntamento di fratelli.
La veglia pasquale non ci distrae da uno sguardo preoccupato e sgomento sul nostro mondo segnato in profondità dalla violenza della guerra, che porta allo scoperto quanto ci manca di umanità, quanto siamo lontani dall’onorare il primo compito di ciascuno che è quello di diventare umani e umanizzare il nostro mondo. La fede pasquale ci impedisce di rassegnarci mettendoci davanti all’imprevisto di Dio, alla sua resistenza originale al male, nei modi di Gesù, del suo cammino dalla Galilea a Gerusalemme. Ci consegna il messaggio del primo mattino di pasqua risvegliando in noi la vocazione di essere mattino: fatti capaci di essere segni dell’imprevisto, dell”amore che traccia nuovi passi, che non pretende di avere la soluzione assicurata, ma sa di poterla affidare al Padre di Gesù che ce lo ha restituito vivente dalla morte. Essere nel nostro mondo quelli del mattino di pasqua, che sanno riconoscere e offrire segni di aurora nelle ombre della notte, è la grazia pasquale che ci è affidata, che ci mette timore e gioia. L’eucaristia che celebriamo è il nostro abbraccio ai piedi del Signore.
Don Giuseppe Laiti – Chiesa dei santi Fermo e Rustico – 4 aprile 2026































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