Matias Augé sulla riforma della rubrica della Lavanda dei Piedi
La riforma voluta da papa Francesco e attuata dalla Congregazione del Culto: riprendo qui sotto una bella ricostruzione della storia del rito e delle sue rubriche proposta dal prof. Augé (testo apparso sul blog: http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/). Rimando inoltre alla mia intervista apparsa oggi su Repubblica (e che si può leggere qui: http://ilsismografo.blogspot.it/2016/01/vaticano-un-altro-muro-che-cade-nel.html)
IL RITO DELLA LAVANDA DEI PIEDI NELLA LITURGIA ROMANA
Con il gesto della lavanda dei piedi ai discepoli Gesù rende visibile la logica di amore e di servizio che ha guidato la sua vita fino alla morte in croce. Ma questo gesto compiuto da Gesù è anche fondante di uno stile ecclesiale. La comunità cristiana è invitata a ripercorrere la strada del servizio: “anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,14).
La liturgia romana ha inserito la lavanda dei piedi nella cornice del Giovedì Santo solo inoltrato il secondo millennio, testimone il Pontificale Romano del secolo XII, che colloca il rito dopo i Vespri. La liturgia della Curia Romana del secolo XIII accoglie questo rito in forma abbreviata, che passa poi al Messale Romano di Pio V, nella sua edizione princeps del 1570, dove è celebrato fuori della Messa nel corso del pomeriggio. Da notare che la rubrica di questo Messale non sembra preoccuparsi della dimensione mimetica di quanto Gesù ha fatto. Infatti, la rubrica non parla di “dodici” persone a cui lavare i piedi; dice semplicemente: “Post denudationem altarium, hora competenti, facto signo cum tabula, conveniunt clerici ad faciendum mandatum. Maior abluit pedes minoribus: tergit et osculatur…” Noto che si tratta di un gesto compiuto solo tra i membri del clero. A questo proposito, ricordo che la liturgia è in genere più anamnetica che mimetica: fa memoria dei gesti del Signore interpretandoli in un contesto rituale ampio.
Con la riforma della Settimana santa attuata da Pio XII nel 1955, la lavanda dei piedi è collocata dopo l’omelia della Messa in cena Domini. Così pure nelMessale Romano del 1962. Ormai la lavanda dei piedi si fa a “duodecim viros selectos”. Quindi non è più un gesto solo clericale e il riferimento ai “dodici uomini” lo rende un rito più esplicitamente mimetico.
Ciò però è corretto dal Messale Romano di Paolo VI, che non fa più riferimento al numero dodici, ma parla solo di “viri selecti”. Le antifone che accompagnano il gesto della lavanda dei piedi esaltano il grande tema della carità con testi presi da san Giovanni e dal cap. 13 della prima Lettera ai Corinzi (inno alla carità), e il rito si chiude, all’inizio dell’offertorio, con l’antico inno Ubi cartias et amor (nel Messale di Paolo VI trasformato felicemente in: Ubi caritas est vera). La lavanda dei piedi deve pertanto aiutare a comprendere e vivere meglio il grande e fondamentale precetto della carità fraterna che riguarda tutti i battezzati uomini e donne.
Se ora il Papa ha voluto che la lavanda dei piedi sia fatta a “qui selecti sunt ex populo Dei”, possiamo dire che si tratta di uno sviluppo in qualche modo logico del rito, avendo presente: 1) che nel Messale di Paolo VI non viene più “sottolineata” la dimensione mimetica; 2) avendo anche presente che dal Vaticano II in poi, il magistero della Chiesa ha messo in rilievo con forza la parità di diritti e doveri tra uomo e donna (Gaudium et spes 9; Evangelii gaudium 103-104); 3) avendo presente inoltre che non si tratta più di un rito compiuto tra i membri del clero. A questo proposito si ricordi che durante diversi anni, anche dopo il Vaticano II, era proibito alle ragazze di fare il chierichetto. Divieto che fu tolto interpretando il can. 230, § 2 del Codice di Diritto Canonico, che recita: “I laici possono assolvere per incarico temporaneo la funzione di lettore nelle azioni liturgiche; così pure tutti i laici possono esercitare le funzioni di commentatore, cantore o altre ancora a norma del diritto”. Quando si parla di “laici” si parla naturalmente di uomini e donne.
Più volte papa Francesco ha chiesto maggiore spazio per le donne nella Chiesa (cf. Evangelii gaudium 103-104). L’approccio del Pontefice al problema del ruolo femminile all’interno della società e della Chiesa è da considerarsi molto attento alla modernità. Una visione in cui la donna è pari all’uomo in diritti e doveri, ma complementare e diversa in quanto portatrice di caratteristiche specifiche, facendo proprio il nuovo paradigma sociale della “Reciprocità nell’equivalenza e nella differenza”.
In questo settore, però, si devono tener presenti gli eventuali disagi che in alcune culture potrebbe comportare il lavare i piedi di una donna in pubblico. Noto comunque che la rubrica “qui selecti sunt ex populo Dei” è generica (non “obbliga” ad inserire anche e sempre le donne), e quindi i vescovi possono interpretarla alla luce delle diverse situazioni locali.
Matias Augé































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