Il Sinodo, appena cominciato, è (forse) già finito? (Petrà)


In modo acuto, Petrà ha notato una grande carenza nella Relatio proposta ieri dal Card. Erdo.
Ecco il suo commento a caldo, tratto dal sito del Regno.

Il Sinodo, appena cominciato, è (forse) già finito

(Basilio Petrà) 

La domanda è legittima, dopo la Relatio ante Desceptationem del card.Erdö che perfeziona e rende più esplicita la linea interpretativa dell’Instrumentum laboris, e ancor prima da lDocumento preparatorio. Il Sinodo, dice formalmente il cardinale, non deve affrontare “questioni dottrinali” ma solo “questioni pratiche”, perché è di natura “squisitamente pastorale”(2a).

 Certo, si riconosce che le questioni pratiche non sono separabili dalle verità della fede, ma quello che si intende dire appare bene da tutto l’insieme della Relatio, ovvero che si devono cercare soluzioni pratiche coerenti con la dottrina –teologica e canonica- così com’è.

Quello che l’Instrumentum laboris (=IL) diceva tra le righe o introducendolo nelle pieghe del discorso, il card. Erdö lo dice molto chiaramente e senza mezzi termini. Se IL cercava di mostrare indirettamente le dimensioni limitate del problema dei divorziati risposati, egli dice chiaramente: “Innanzitutto, il problema dei divorziati risposati civilmente è solo un problema nel grande numero di sfide pastorali oggi acutamente avvertite…” (3d). Se IL suggerisce di recuperare i valori e l’antropologia dell’HV, per il cardinale ci deve essere una “riproposta positiva dell’Humanae vitae”.
Inoltre, egli mostra chiaramente –emarginando soluzioni pastorali e confronti con altre chiese- che la via da seguire per fronteggiare la questione dei divorziati risposati è la via della nullità canonica e delle facilitazioni procedurali. Discute favorevolmente –seppure con precauzioni- la possibilità di togliere la doppia conforme, ritiene promettente la via della nullità per simulazione di consenso (totalmente assente nell’IL), giacché con la dominante mentalità divorzista spesso chi si sposa si riserva il diritto di divorziare e di contrarre un nuovo matrimonio: “Questa simulazione, anche senza la piena consapevolezza di questo aspetto ontologico e canonico, rende invalido il matrimonio. Per provare la detta esclusione della indissolubilità basta la confessione della parte simulante confermata dalle circostanze ed altri elementi (cf CIC cann. 1536 §2, 1679). Se è così già nel processo giudiziale, è pensabile, per alcuni, la produzione della stessa prova nel quadro di un processo amministrativo”(3e). Questa via può confluire con quella di un maggior studio del rapporto tra fede e sacramento e facilitare la possibilità che possa essere il vescovo a dichiarare la nullità. Per il card. Erdö infatti è assolutamente da escludersi la possibilità che la Chiesa possa riconoscere un altro matrimonio valido tra battezzati, vivente il primo coniuge (3b).

Dal momento che la Relatio –per ipotesi, basata già sugli interventi previsti e resi noti in anticipo al relatore- costituisce la base della discussione e sarà lo stesso Relatore –secondo l’ordo– a fare la relazione conclusiva, base del lavoro dei circuli minores, solo qualche evento imprevedibile può modificare il quadro. Lo Spirito, tuttavia, ci ha abituato ad eventi imprevedibili.

(fonte: http://www.ilregno-blog.blogspot.it/2014/10/il-sinodo-appenacominciato-e-forse-gia.html#more)
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