Dialogo estivo tra Salmann e Grillo in vista del Sinodo sulla Famiglia

Sull’ultimo numero di “Settimana” è stato pubblicato questo “dialogo estivo” sui temi fondamentali che verranno affrontati nell’ormai prossimo Sinodo dei Vescovi.
Parresìa in vista del Sinodo
Dialogo estivo tra Elmar Salmann e Andrea Grillo
Le premesse del dialogo che qui viene intrecciato sono diverse e composite. Da un lato vi è un lungo tempo di collaborazione, iniziato quasi 25 anni fa e sviluppatosi in una lunga collaborazione, soprattutto a Roma, a S. Anselmo. Di recente, il ritorno di Elmar Salman in Germania, alla sua abbazia di Gerleve, dopo tanti anni di insegnamento romano, ha certo diradato i rapporti, come era inevitabile. Ma, grazie alla comunicazione digitale e in occasione della pubblicazione di “Indissolubile?” da parte di A. Grillo, è nata l’idea di un confronto aperto e schietto sui temi del prossimo Sinodo. Di qui è scaturito questo scambio estivo di vedute a distanza, che offriamo alla comune considerazione. E’ una discussione sull’orizzonte più ampio e più complessivo del matrimonio, al cui interno possono essere lette e rilette le questioni più brucianti e quelle più urgenti.
I. La “rivoluzione” tardo moderna
Andrea Grillo: Vorrei cominciare da lontano, come forse è ovvio. Si è detto, non senza ragione, che è difficile parlare della “patologia” del matrimonio se non si affronta con chiarezza la sua “fisiologia”. Va anche riconosciuto che spesso è stata proprio la Chiesa, per secoli, a impostare “in negativo” la riflessione de matrimonio. E questa lunga e autorevole tradizione, tutta attenta a identificare i vizi di forma del sacramento, oggi, inevitabilmente ci si rivolta contro. Quasi ci impedisce di accedere al sacramento in tutta la sua complessa positività. Perché, nel frattempo, negli ultimi 200 anni, molte cose sono cambiate.Sono “cambiate”, non solo “peggiorate”. Le forme di vita “borghesi”, la libertàdi coscienza, il primato dell’individuo, la possibilità di “seconde nozze” e di famiglie allargate hanno profondamente modificato il panorama civile e culturale, almeno del contesto europeo. A ciò la Chiesa ha reagito in diversi modi. Arroccandosi su posizioni di scontro frontale, elaborando teorie più adeguate del sacramento, scivolando su letture giuridico-metafisiche totalmente sorde alle nuove istanze offerte dal nuovo mondo liberale. Mi sembra che la relazione del Card. W. Kasper, al Concistoro di febbraio, abbia seriamente tenuto conto della impercorribilità delle strade “autoreferenziali”. Su questo, tuttavia, una riflessione profonda della Chiesa sulla “trasformazione dell’intimità” (Giddens) e sull’amore come “passione” (Luhmann) mi sembra ancora del tutto carente. Ma se manca questo passaggio, la questione dei “divorziati risposati” non può essere riconosciuta in tutta la sua urgenza, come sintomo di una lettura inadeguata del matrimonio contemporaneo.
Elmar Salmann: Viviamo da due secoli, ma soprattutto dopo il ´68, una trasposizione della societa‘ e della sensibilita‘ psicologica da una logica degli stati oggettivi della vita verso la logica del biografico, nella quale ognuna scopre la poliedricita‘ della propria vita, della propria anima e del proprio ruolo sociale. Una differenziazione inaudita, che ha aumentato le nostre pretese nei confronti della qualità dei rapporti, esponendoli allo stesso momento a una maggiore vulnerabilita’ e flessibilita’. Vi si aggiunge la crescente longevità, la complessità e l’intrecciarsi dei mondi professionali e relazionali, il mutato ruolo delle donne… Tutto cio’ non si lascia incastonare nell’assetto ontologico-giuridico-sacramentale della Chiesa. Almeno in Europa, il rito ecclesiale viene accettato da sempre meno coppie, per motivi di circostanza sociale, di decoro, di aumento del carattere celebrativo. Si è creato un altro stile di congiunzione e di separazione, di fedeltà e di congedo, di sensibilità e di apertura: uno stile che appare del tutto incompatibile con le premesse ecclesiali.
Andrea Grillo: Ciò che dovremmo considerare è precisamente la tensione, che si è venuta a creare, tra maggiore facilità di relazione e la maggiore precarietà della stessa. Ciò che Luhmann ha chiamato maggiore esigenza di impersonalità della società complessa e quindi maggiore desiderio di personalizzazione. Questa evoluzione non può essere letta semplicemente in prospettiva morale/moralistica, ossia con la categoria del “dovere”. La struttura sociale e culturale oggi aumenta gli spazi individuali di libertà (del bambini, della madre, del marito, del nonno o dello zio) e per questo rende molto più precario il collegamento strutturale che la famiglia classica offriva, non solo per “senso del dovere”, ma per dipendenza economica, sociale e culturale. La libertà ha un prezzo. Mi pare che talvolta il giudizio che gli ambienti ecclesiali propongono sugli sviluppi degli ultimi 200 anni siano basati su una profonda incomprensione della “regula aurea” che sovraintende al matrimonio cristiano: ossia quella di essere – tra tutti i sacramenti – quello che più strutturalmente dipende da condizioni naturali e culturali, che la Chiesa non pone, ma che “riceve”. Su questo mi pare che il difetto di riflessione oggi sia molto accentuato, se lo paragoniamo con la spregiudicatezza medioevale e moderna…
Elmar Salmann: E‘ vero, la Chiesa non pone ma riceve gli sposi, il loro consenso e tutto lo stile di convivenza in una data societa‘. Non domina e men che meno infierisce sul vincolo matrimoniale. Lo ospita, lo accoglie, lo conferma, lo sigilla, lo benedice, lo inserisce nello spazio mistico tra Cristo e Chiesa oppure nell’ambito della Sfera trinitaria. Ne risulta un Paraclito, un Avvocato confortante. Il che non esclude un versante giuridico, ma per renderlo piu’ duttile, umanamente oculato, consono alla storia, che si dischiude tra biografia, psicologia e presenza della grazia.
II: La legge in senso antico e in senso moderno
Andrea Grillo: Un secondo fronte che mi piacerebbe discutere è quello della “legge”. Non mi interessa qui tanto la questione della “legge naturale”, quanto quella di una concezione che definirei “ostinatamente pedagogica” della legge. Il mondo tardo-moderno, in forme sempre più ricche e complesse, ha elaborato una nozione di “legge” che produce una forte accentuazione dei “diritti del soggetto”. Questo sviluppo, che non è affatto privo di problemi e di rischi, non può essere contrastato semplicemente con una teoria “oggettiva” e “pedagogica” della legge. Su questo punto, come credo, le riletture della tarda modernità come “perdita del valore pedagogico della legge” sembrano rimaste indietro rispetto al nuovo equilibrio tra libertà e autorità che questa epoca ha elaborato in modo originale. A me pare che il matrimonio sia luogo esemplare di questa rilettura del rapporto tra libertà e autorità. Se a ragione dobbiamo riconoscere alla tarda modernità una certa semplificazione del matrimonio come “luogo della autorità”, cionondimeno la Chiesa non può appiattire il vangelo semplicemente sulla difesa di un assetto individuale, comunitario e sociale di impianto pre-moderno. Nel matrimonio appare evidente, oggi, che il soggetto, il legame e il riconoscimento sociale procedono in modo nuovo e non necessariamente peggiori. Accettare questo orizzonte nuovo dovrebbe essere un prerequisito del dibattito.
Elmar Salmann: La legge e’ la categoria meno adatta per definire queste relazioni. Al limite si creano alcune regole e forme regolate di convivenza registrata. Ma anche per il Cristianesimo mi pare che questa impostazione rischi di essere un pensiero fuorviante. Le poche sentenze di Gesù si rivolgono contro il carattere giuridico (che conosce sempre i trucchi per essere capovolto) della Legge Antica per rafforzare l’aspetto della fedeltà, della unicità personale del legame, di modo che perfino i discepoli (ovviamente sposati, solo che le Bibbia snobba questo aspetto) si spaventano. Si tratta, da parte di Gesù, di comandamenti dell’amore, dell’ethos della Nuova Alleanza e del nuovo ordine escatologico, non di una legge giuridica incombente. Del resto, la famiglia e il matrimonio non si trovano per niente al centro della predicazione e della considerazione gesuanica, anzi vengono marginalizzati in nome della logica della sequela, che fa saltare gli assetti della società perbene. Il matrimonio risulta così un “compromesso storico” e una benedizione bella e difficile, che si trova, come tutta l’esistenza, sotto la tutela e lo sprone del comandamento dell’amore, che non si lascia per niente ricondurre alla Legge di Mose’.
Andrea Grillo: Sono d’accordo con questa chiarificazione, ma sento anche la necessità di salvaguardare una continuità con lo sviluppo che in Occidente, dal Medioevo in poi, ha strettamente collegato il matrimonio con le questioni giuridiche del legame, del consenso, della consumazione…Oggi credo che la Chiesa debba recuperare l’orizzonte escatologico del sacramento, ma non possa rinunciare a “dar forma giuridica” a questa nuova prospettiva. Da un certo punto di vista è stata scavalcata dallo Stato Moderno, ma da un altro punto di vista, essa conserva risorse importanti per salvaguardare il lato “gratuito” e “non disponibile” del rapporto tra uomo e donna…
Elmar Salmann: E cosa ne sa di tutto questo un clero celibe, una tradizione che fin dagli esordi ha privilegiato la verginita’? Mi pare che alla Chiesa spetterebbe un po’ di pudore, di rispetto, di generosita’ e di grande timore nell’esprimere giudizi nei confronti delle persone sposate.
III. Una intimità trasformata e codificata
Andrea Grillo: Un terzo fronte di riflessione, non separato dai due precedenti, può essere individuato nel mutamento culturale del concetto di “intimità”. Le opere di grandi pensatori dell’ultimo secolo (come Luhmann, Foucault e Giddens) hanno accuratamente sondato questo mutamento. La intimità “trasformata”, “codificata” e “oggetto di cura” sono una grande novità degli ultimi 200 anni. D’altra parte il concetto di intimità era stato usato da Agostino come un modo di comprendere Dio stesso, da lui inteso e definito “intimior intimo meo”. Che cosa accade quando il concetto di intimità subisce un mutamento tanto radicale e acquisisce nuove forme di evidenza e di correlazione, con gli uomini e con Dio? Su questo la Chiesa ha bisogno, oggi, di una riflessione spregiudicata, nella quale maturi la coscienza della correlazione tra Dio e uomo affidata a concetti “fragili” come quello di intimità. Senza cedere né alla tentazione di irrigidire ontologicamente la relazione, né alle forme più improvvisate e meno fondate di conciliazione e di adattamento. Certo, una tradizione che ha negato ogni relazione tra sacramento del matrimonio e sentimento dell’amore incontra oggi molta difficoltà ad elaborare una teoria adeguata del sacramento e dell’uomo stesso!
Elmar Salmann: Il contatto intimo tra due persone, il suo nascere, sbiadirsi, infrangersi, si configura tra i segreti, se non tra i misteri piu’ enigmatici e promettenti della vita. E’ indisponibile e chiede tutto l’impegno da parte delle persone coinvolte. Merita, nel caso del matrimonio, la tutela e la salvaguardia della società e la benedizione della Chiesa, per renderla più attendibile e meno friabile, eppure ci rimane una dinamica non del tutto calcolabile, sia per la ricchezza e la riuscita che per il derealizzarsi del legame. La cura d’anime e la benedizione ecclesiale possono sorreggere, incoraggiare, inquadrare una tale alleanza, ma non possono dominarla. Il Noi e’ affetto, vincolo, esigenza e grazia, impegno e allo stesso momento sfugge da ogni piglio teorico, morale, giuridico. Vi e’ qualcosa di grazioso, di sorprendente e di tragico nel suo persistere, nel suo rinnovarsi e anche nel suo fallire.
Andrea Grillo: Ecco, proprio qui io vedo uno dei punti più delicati della contingenza attuale. Oggi i discorsi ecclesiali oscillano tra due estremi. Da un lato vi è chi pensa di dover ridurre il discorso ecclesiale ad una sorta di “parenesi consolatoria”, rinunciando totalmente alla ufficialità giuridica e istituzionale. Sarebbe lo Stato Moderno ad occuparsi – bene o male – di queste cose. Ma d’altra parte c’è chi continua a pensare che la Chiesa, con il proprio ordinamento giuridico, costituisca la forma unica di legittimazione dell’unione matrimoniale tra uomo e donna. In questo caso la rinuncia alla struttura giuridica e disciplinare viene letta quasi come un sinonimo di “apostasia”. Ciò che è in gioco, mi pare, è la relazione tra mondo e grazia. Su questo credo che il matrimonio patisca nel modo più forte le incomprensioni tardo-moderne della relativa autonomia del mondo e della invisibilità della grazia.
Elmar Salmann: Infatti ci manca una teoria e una prassi della esperienza della grazia che abbia saputo cogliere le risonanze della psicologia del profondo, della sociologia, della mistica, e semplicemente una dimestichezza colla vita vissuta, patita, gioiosamente e tragicamente incarnata. In S..Tommaso d’Aquino il trattato sulla grazia si trova nella conclusione di una lunga disamina sul desiderio, sulle pulsioni libidinose ed aggressive, sul contegno umano, sulla peccaminosita’ e sulle diverse forme della legge… Come potremmo inquadrare un discorso sulla grazia del matrimonio oggi, in un contesto dove tutto è cambiato? Ci vorrebbe in questo ambito una grande delicatezza e chiarezza empatica.
IV. Le categorie ecclesiali e la vita tardo-moderna
Elmar Salmann: Le categorie ecclesiali non conoscono la realta’ dell’ambivalenza che vige in tante falde della vita. Si parla di grazia, morale, peccato, fallimento, al limite di misericordia, ove si tratta per molti casi di oggi di trasformazioni, di incompatibilita’ riconosciuta, di un lento sfaldarsi, della scoperta di altre dimensioni, aldila’ della colpa etc. La Chiesa e la societa’ possono e devono favorire un clima di fiducia, di fedelta’, di pazienza, della gioia delle scoperte nel medesimo, della reciprocita’, ma anche il senso del congedo, del lasciarsi, del fallimento tragico, dei cambiamenti che segnano una biografia. L’incastonatura giuridica e i processi di annullamento si fissano del tutto sulla validita’ o sulla inesistenza del primo consenso e non rispettano le mutazioni madornali che possono accadere. E in quei processi si rivede tutta la storia di un legame ex negativo, dalla magagna iniziale che avrebbe inficiato il legame fin dagli esordi. E basta un fallo nella forma…
Mentre una vocazione cresce e si invera lungo gli anni, avendo bisogno di una benedizione all’inizio, una promessa, un impegno, un gesto di affidamento all’indisponibile nella storia di un legame. Mi pare che questo sia piu’ vicino allo spirito della critica profetica di Gesu’ alla legge e della sua proposta personale. Per non parlare della sua misericordia nei confronti dei peccatori, di modo che l’Ultima Cena è stata una cena di peccatori e un anticipo della consegna al Padre sulla Corce, in favore di coloro che si trovano nel Regno della Morte. Un gesto di trasformazione e di ribaltamento delle prospettive del diritto e dei devoti. Se questo fosse lo sfondo dell’intervento del Cardinale Kasper…
Andrea Grillo: Certamente, questa diventa, dal punto di vista della “profezia”, una priorità inaggirabile. Per essere capaci di intercettare questa “logica” credo che dovremmo ascoltare di più le forme che il mondo moderno ha assunto, e che vengono ormai condivise capillarmente, almeno nel cosiddetto “primo mondo”. Senza escludere altre logiche più classiche, dovremmo accettare con serenità ciò che questo “primo mondo” ha da dirci, senza leggerlo semplicemente come “cedimento al peccato”. In una delle opere più limpide di N. Luhmann si legge: “la società moderna si distingue dalle precedenti formazioni sociali per un duplice incremento: una maggiore possibilità di relazioni impersonali e relazioni personali più intense”. Agli uomini e alle donne che da quasi due secoli sono entrati in questa “novità” la sfida di un incremento – nello stesso tempo – di impersonalizzazione e di personalizzazione – determina inevitabili cambiamenti, ristrutturazioni, ripensamenti. Il cristianesimo sta dentro questa storia e ne è stato anche, a modo suo, una causa. Mi piacerebbe capire meglio che cosa lei pensa di questa duplice incremento contraddittorio, ma reale. Mi pare lei lo abbia detto così: “siamo tutti uguali e ognuno è diverso”…
Elmar Salmann: Il calo vistoso dei matrimoni celebrati in Chiesa e la quota dei divorzi (sempre piu’ consensuali), col fascino persistente del legame personali, parlano un loro linguaggio significativo. E’ vero che le tradizioni ecclesiali (sempre al plurale: quante forme di stile e di gestione e di teologia abbiamo visto passare!) hanno da dire molto e fanno scoprire tanto, anche nel nostro mondo variopinto e democratico. Ma vale anche ormai il rovescio: anche la Chiesa avrebbe da imparare parecchio dalla sapienza vissuta e sperimentata dalle persone che vivono il rapporto a due, per non parlare della letizia e della fatica di avere e di educare i figli. Finora la Chiesa non ha trovato né il linguaggio né la gestione giusta per accompagnare e per benedire le coppie e la vita reale: è un difetto che mina la presenza e la pregnanza di tutti i sacramenti e che in quello del matrimonio emerge con maggiore rilievo, perché è il più calato nel profondo dell’affetto e nel tessuto delle persone.
Da “Settimana”, 31(2014), 8-9






























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