Una infelice intervista di Mons. Guido Pozzo
Il Sinodo, il Concilio e la Commissione “Ecclesia Dei”
Un pozzo di indifferenza verso il Vaticano II?
Da parte di diversi padri sinodali, come anche nelle parole di molti commentatori, si è rilevato come il recente Sinodo dei Vescovi abbia riportato alla mente e alla esperienza il metodo del Concilio Vaticano II. Che poi il lavoro del Sinodo si sia chiuso con la beatificazione del “papa del Concilio Vaticano II”, questo ha rafforzato l’idea che il Vaticano II sia una “acquisizione irreversibile” nel corpo ecclesiale, e che del suo stile della sua mens abbia urgente bisogno anche la Chiesa contemporanea.
Ma, appena chiuso il Sinodo, abbiamo letto una sorprendente intervista, nella quale si offrivano alcuni strani “chiarimenti” circa il destino dei dialoghi tra Roma e la FSSPX . Il “chiarimento” che Mons. Guido Pozzo, Segretario della Commissione Ecclesia Dei, ha inteso offrire con la sua intervista ad una rivista francese, ripresa da Vatican Insider alcuni giorni fa (http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/lefebvriani-lefebvrians-lefebvrianos-37117/), in realtà presenta diversi aspetti preoccupanti e tutt’altro che chiarificatori. Sembrerebbe, a lui, che con queste parole si possa aprire un varco nel dialogo con i Lefebvriani. Egli sostiene, infatti, che
«Le riserve o le posizioni della FSSPX su alcuni aspetti che non rientrano nel dominio della fede ma che riguardano temi pastorali o d’insegnamento prudenziale del Magistero non devono essere necessariamente ritirati o annullati dalla Fraternità».
Le riserve della Fraternità, secondo mons. Pozzo, riguarderebbero dunque «temi pastorali o di insegnamento prudenziale del Magistero». Questa è un’affermazione assai rischiosa, che fa capire come le pesanti critiche e riserve della FSSPX, se derubricate dal rango di «dottrinali», potrebbero continuare a essere legittimamente espresse, e lascerebbero i lefebvriani sulle loro posizioni, pur non impedendo il recupero della comunione con Roma.
Mons. Pozzo cerca poi di chiarire ulteriormente il suo pensiero, aggiungendo:
«Non c’è alcun dubbio sul fatto che gli insegnamenti del Vaticano II hanno un grado di autorità e un carattere impegnativo estremamente variabile in funzione dei testi. Così per esempio, le Costituzioni Lumen Gentium sulla Chiesa e Dei Verbum sulla Rivelazione hanno il carattere di una dichiarazione dottrinale, anche se non c’è stata una definizione dogmatica». Mentre le dichiarazioni sulla libertà religiosa, sulle religioni non cristiane e il decreto sull’ecumenismo «hanno un grado di autorità e un carattere impegnativo diverso e inferiore».
Egli introduce questa infelice argomentazione con un “non c’è alcun dubbio”…ma il dubbio su quanto egli afferma non solo è grande, ma addirittura è in grado di rinvenire un contrasto tra le sue parole e le evidenze più importanti maturate nella Chiesa cattolica in questi 50 anni.
Nel sostenere questa differenza tra diversi livelli di autorità del Vaticano II, Mons. Pozzo mostra con molta chiarezza, quasi con ingenuità, di non aver compreso il valore pastorale del Concilio e il suo significato dottrinale più decisivo. Il Vaticano II non può essere ridotto ad un “nucleo dottrinale”: il suo valore sta proprio nell’atto con cui “traduce” la sostanza della antica dottrina in un rivestimento nuovo. Questo livello “pastorale” del Vaticano II è propriamente il livello dottrinale più decisivo e più irrinunciabile. Proprio a questo Mons. Pozzo sembra voler rinunciare nel dialogo con i negatori e detrattori del Concilio Vaticano II. Si lascia condizionare dalla impostazione distorta degli interlocutori e cade, forse volentieri, nella loro trappola.
Pertanto, secondo la ricostruzione deformata e distorta proposta da Pozzo, dovremmo in futuro aspettarci che si possa accettare il Vaticano II in una forma, per così dire, “scontata”. Pozzo propone un Vaticano II sul mercato dell”hard discount”. Si potrebbe – in questa prospettiva aberrante – dichiararsi “fedeli al Concilio Vaticano II” aderendo formaliter alle formule di Dei Verbum o di Lumen Gentium, ma restando fedelmente convinti, e potendo anche dire e scrivere, che la libertà di coscienza non sia altro che un peccato moderno, che i giudei siano sostanzialmente “perfidi deicidi” e che i luterani e i riformati debbano essere considerati più nemici che fratelli.
Questo sarebbe il sogno di Pozzo? Abbassare a tal punto l’asticella del confronto con la Fraternità San Pio X da poter raggiungere la comunione accettando semplicemente i loro deliri?. Si è forse chiesto, Mons. Pozzo, se intorno a quel tavolo, dove dovrà condurre il dialogo, saprà ancora da quale parte sedersi? Dove prenderanno posto i difensori della Chiesa conciliare e dove invece i suoi detrattori e i suoi nemici?
Ho l’impressione che con questa intervista il Segretario della Commissione “Ecclesia Dei” non abbia offerto chiarimenti, ma abbia anzi mostrato di avere le idee piuttosto confuse su questi ultimi 50 anni di storia e di sviluppo dottrinale. Sarebbe necessario che anzitutto chi conduce il confronto con la FSPX avesse le idee chiare sul Concilio e sul valore irreversibile che ha avuto per la vita della Chiesa in questi 50 anni.
In effetti, quello che abbiamo letto su Vatican Insider è una lettura riduttiva è distorta del Vaticano II, non accettabile in generale e gravemente pericolosa se utilizzata nel difficile dialogo con la FSSPX. Spero che le parole riportate siano state fraintese o distorte. Se fossero quelle originali aprirebbero un caso nella curia romana. Come è possibile che queste posizioni possano rappresentare quella Chiesa cattolica che con papa Francesco vuole camminare sicura e spedita nella linea del Vaticano II? Come possiamo permettere che a rappresentare il cattolicesimo conciliare siano parole tanto tiepide e tanto indifferenti verso le vere novitá conciliari? Che senso potrebbe avere riconoscere la santità di Giovanni XXIII e di Paolo VI se, nel frattempo, considerassimo pressoché irrilevanti le più grandi acquisizioni del loro pontificato?
Se la intervista non è un tradimento delle sue parole, credo che Mons. Pozzo dovrà spiegare nel dettaglio ogni affermazione da lui rilasciata. Per troppa leggerezza, o, forse, per troppa sincerità.































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