L’Europa crocevia


Nel crollo dell’URSS non è finita la storia, solo l’equilibrio globale post 1945, sostituito dalle buone intenzioni armate USA e UK. «Nuove minacce, nuove sfide, nuove opportunità, un ordine mondiale del tutto nuovo. L’evento che ha dato impulso a tanti di questi temi è l’attacco agli Stati Uniti avvenuto l’11 settembre 2001» [David Runciman, Fellow in Politics a Trinity Hall, The Politics Of Good Intentions. History, Fear and Hypocrisy in the New World Order, Princeton UP 2006, p. IX]. «Tra le cose che i politici hanno dovuto giustificare c’è l’atto stesso di andare in guerra» [p. X]. «Il resoconto storico più celebre, e più scettico, sul ruolo delle buone intenzioni nel giustificare l’azione politica è quello fornito dal sociologo Max Weber nella conferenza “Politik als Beruf” (di solito tradotta “La politica come vocazione”). Fu tenuta il 28 gennaio 1919 a un gruppo di studenti a Monaco e Weber l’usò per mettere in guardia, tra le altre cose, dai politici che ostentano le loro buone intenzioni, ma lasciano dietro di sé una scia di sangue» [p. 34]. Che si allarga sempre più con l’IA.

In Shared Wisdom; Cultural Evolution in the Age of AI (MIT Press 2026) «Alex Portland, professore al MIT, fellow a Stanford e figura centrale nella nascita della computational social science compie una operazione intellettuale coraggiosa: invece di aggiungere l’ennesima voce al coro di chi celebra o demonizza l’intelligenza artificiale, propone di ripensarne il ruolo a partire da ciò che sappiamo sulla natura umana e sull’evoluzione culturale. La tesi di fondo è limpida. L’AI generativa, costruita a partire dai commenti digitali di miliardi di persone, non pensa: ricombina storie» [Pier Luigi Sacco, «L’intelligenza delle macchine e la nostra», Il Sole 24 Ore DOMENICA, 29/3/2026, p. II].

Vecchie storie, ricombinate dalla nuova tecnologia.

“The Medium is the Message” scrisse già Marshall McLuhan nel 1954 (Understanding Media: The Extension of Man, cap. 1), preceduto nel 1940 da George Orwell a proposito della fiction radiofonica del 1938 di Orson Wells The War of the Worlds, basata sul racconto fantascientifico di H.G. Wells sull’invasione marziana dell’America. «Due furono i distinti momenti di credulità: (1) che il racconto fosse una notizia, e (2) che le sue informazioni fossero degne di fede. Ed è proprio questo il dato che merita approfondimento. In USA il wireless è il principale mezzo di informazione». «Gli autori fecero pure la sorprendente constatazione che è più normale possedere una radio che informarsi su un giornale». «Veramente impressionante fu che così pochi ascoltatori cercassero altre verifiche» [Fascism And Democracy, ristampa Penguin Books 2020, p. 27]. «L’evidente nesso tra infelicità personale e disponibilità a credere l’incredibile è la più interessante scoperta» [p. 29].

Tuttora, nuovo è solo il wireless che manipola infelicità personale e credulità della “folla solitaria”, come nel 1950 definì gli americani David Riesman, professore di sociologia a Harvard [The lonely crowd, New Haven 1950, con Nathan Glazer e Reuel Denney].

Prede dell’AI, ora siamo folla solitaria globale. È L’ora dei predatori, il nuovo potere mondiale visto da vicino [Giuliano da Empoli, Gallimard e Einaudi, 2025]. «Abbiamo sempre più informazioni e siamo sempre meno in grado di prevedere il futuro. I nostri antenati vivevano in società molto più povere di dati, ma erano in grado di pianificare per sé stessi e per i loro discendenti. Noi abbiamo un’idea sempre più incerta del mondo in cui ci sveglieremo domattina. Tale paradosso non è congiunturale, ma strutturale. Deriva dalla natura stessa del digitale. Riducendo la realtà a una serie di 0 e 1, la codifica digitale adempie alla sua inesorabile opera di omogeneizzazione, eliminando tutto ciò che non può essere quantificato. Così facendo, il passaggio dall’analogico al digitale elude il significato più profondo delle cose e spalanca le porte al caos» [pp. 106-7]. Il caos attuale.

«Alla domanda: “Le IA saranno in grado di spiegare come prendono le decisioni?” i tecnici rispondono che questo non accadrà mai, che i modelli si dimostreranno affidabili e attendibili e che dovremo accontentarci. Come il Dio di Kierkegaard, l’IA non può essere pensata in termini meramente razionali. L’unico modo per entrarci in relazione è un atto di fede. La sua grande promessa è di prevedere, anche senza capire. I tecnologi non vedono dove sta il problema. Non interessandosi di storia o di filosofia, non si rendono conto che la loro proposta equivale a un ritorno all’epoca pre-illuminista, a un mondo magico e incomprensibile governato dall’IA che pregheremo come gli dèi dell’antichità» [pp. 107-8]. Niente di nuovo.

Viviamo Il tempo continuo della storia svelato da Jacques Le Goff alla svolta del terzo millennio. «Il controllo di un oggetto che può essere allo stesso tempo vitale, intellettuale e carnale come la storia richiede, mi pare, una combinazione fra continuità e discontinuità. E questo è quello che offre la lunga durata associata alla periodizzazione». «Le rivoluzioni, anche ammesso che ve ne siano state, sono state poche» [tr.it. Laterza 2014, p. 134]. «Gli storici non devono confondere, come troppo spesso hanno fatto, l’idea di globalizzazione con quella di uniformazione. Nel primo processo vi sono due tappe: la prima consiste nella comunicazione, nella creazione di rapporti tra regioni e civiltà che precedentemente si ignoravano; la seconda è un fenomeno di assorbimento, di fusione. Fino ad oggi l’umanità ha conosciuto soltanto la prima di queste due tappe» [p. 135].

Nella perdurante sempre più violenta globalizzazione – con nuovi wireless a veicolarla – dobbiamo essere liberi e responsabili mentre incalza il culto del denaro, magia dei miliardari e risparmio gestito degli altri, profeta Pieter Thiel [Zero to One. Notes on Startups, or How to Build The Future, con Blake Masters, Crown Business 2014].

È il casino-mondo da cui ci mise in guardia nel 1998 Susan Strange, docente di economia politica a Warwick [Denaro impazzito, tr.it. Comunità 1999]. «L’oggetto ultimo del nostro discorso sono i valori relativi e le preferenze della società – ad esempio la tendenza a preferire l’equità e la stabilità alla massimizzazione della ricchezza, e la qualità della crescita economica alla sua dimensione quantitativa». «Dobbiamo inventare un nuovo genere di politica ma non riusciamo a immaginare come potrebbe funzionare. Pertanto, forse il denaro dovrà impazzire sempre più e far sentire le sue conseguenze negative fino in fondo prima che la gente si decida, sulla base dell’esperienza, a cambiare le proprie preferenze politiche» [p. 283]. Uscendo dai vicoli ciechi nazionali.

«Proprio perché condividono la stessa visione nazionalista, Trump e Meloni sono spinti verso lo scontro, una volta che la difesa dei rispettivi interessi nazionali (comunque definiti) sia in gioco. Uno scontro che avvantaggia il primo va a danno della seconda. Se il nazionalismo americano non è fenomeno contingente, allora i nazionalismi europei, una volta al governo, sono destinati a portare l’Europa verso la sottomissione all’America. Questo è il paradosso dei nostri nazionalisti: più sono forti e meno potranno difendere gli interessi che dicono di difendere» [Sergio Fabbrini, «Le radici dello scontro tra Trump e Meloni», Il Sole 24 ORE, 19/4/26, p. 9]. Può farlo solo l’UE: «energia, l’Italia con altri quattro Paesi chiede tassa Ue sugli extraprofitti». «L’obiettivo è finanziare sostegni temporanei per i consumatori» [Il Sole 24 Ore, 5/4/26, p. 6] e solo «la vecchia Europa si è dotata di un sistema che limita il potere dei colossi, i quali considerano queste misure un intralcio» [Sabino Cassese, «Big Tech tra diritto e paradossi», Il Sole 24 Ore DOMENICA, 25/4/26, p. II].

Intralcio da eliminare, UE inclusa e sostituita da servizievoli stati nazionali sempre più isolati nella sempre più violenta uniformazione, che la cronaca documenta. Nella transizione all’uniformazione, solo nell’UE e con l’UE siamo cittadini, lasciandoci alle spalle l’Europa crocevia.

L’EUROPA CROCEVIA [AA.VV., Edizioni Studium Roma, 1992], precisa il sottotitolo, è tale anche per Memoria / Cultura / Responsabilità delle Chiese. Nel tempo continuo della storia, «è vero, secondo recenti formulazioni di successo, che bisogna trasformare il suddito in cittadino, renderlo realmente arbitro delle scelte politiche, ma forse è anche vero l’opposto cammino, che non si dà cioè cittadinanza (dalla polis greca allo stato contemporaneo) senza questa coscienza collettiva o (come diceva Licurgo) una stessa fede che coinvolga i gestori del potere e l’uomo comune. Se manca, difficilmente possono approdare a qualche risultato stabile le cosiddette riforme istituzionali, pur necessarie per mettere qualche pezza agli strappi più vistosi del vecchio vestito» [Paolo Prodi, p. 9].

La cronaca ci ammonisce che la vita è sacra. Ci è stata data ma sta a noi preservarla nei legami culturali, sociali, economici, politici. In Europa, dopo due guerre mondiali di sterminio in una generazione, ci siamo dati un mercato, un parlamento, un governo, una magistratura condivisa e poi una moneta unica e una banca centrale, uniti in diritti e doveri fondamentali. Se invece si trasforma tutto in oro si muore di fame, in Europa Creso l’ha sperimentato duemilacinquecento anni fa. Ma Trump non lo sa [Marcello Minenna, «I dazi e la guerra sbagliata», Il Sole 24 ORE, 17/5/26, p. 1].

Nel tempo continuo della storia, «fascismo, nazismo, comunismo sono stati tentativi di costruzione di una identità collettiva ideologica come surrogato, come falsa risposta a una crisi profonda che ha investito la forma Stato, come è cresciuta negli ultimi secoli e nel suo insieme nella realtà del mondo contemporaneo. Per questo la caduta del comunismo non ha avuto soltanto un aspetto liberatorio, come ultimo atto della caduta delle ideologie totalitarie, ma sta anche provocando l’accelerazione della nostra crisi: il pericolo che vediamo davanti a noi è quello di regredire non soltanto di alcuni decenni alla religione della patria, al pro patria mori dei nostri padri, ma di alcuni secoli, alla identificazione dello Stato e del potere come gruppo etnico, la razza, la confessione religiosa» [Paolo Prodi, cit., p. 10]. Putin, Netanyahu, Trump e nazionalisti d’ogni specie confermano.

Nel 1992 fu firmato a Maastricht l’atto di nascita UE, nella consapevolezza che «il nodo del rapporto con le nuove forme del potere costringe tutti a prendere di petto la scelta tra nuovi fondamentalismi, nei quali vecchie tendenze cesaristiche o teocratiche possono fondersi in nuove e più terribili forme di sacralizzazione del potere, e una ripresa a livello istituzionale del cristianesimo radicale del discorso evangelico della Montagna: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Mt 22,21)». «Se è vero che la libertà e la democrazia hanno le loro radici più profonde nel dualismo cristiano e non sono solo frutto del 1789, dobbiamo difendere questo patrimonio dell’intera umanità, della civiltà planetaria che può ancora nascere da questa piccola Europa. Non abbiamo molto margine di tempo e il recupero di questa tensione esige il superamento delle tendenze confessionali, il recupero della libertà anzitutto della Chiesa e del cristiano contro ogni rigurgito di monismo teocratico o statalista» [P. Prodi, cit., p. 21]. Francesco ha denunciato la guerra mondiale a pezzi dei predatori, Leone XIV testimonia la necessaria «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale» [Magnifica humanitas, LEV 2026].

Nelle comunità umane, «le tecnologie si scontrano con l’intrinseca contraddizione tra il formalismo numerico e l’informalità che caratterizza l’urbanità» [Antoine Courmont e Patrick Le Galés, Centre d’études européennes et de politique comparée de Science Po, Gouverner la ville numérique, puf, 2019, p. 7]. «Un cambiamento di paradigma: la regolamentazione della città si sposta da una logica di scelte collettive riguardanti la città, all’ottimizzazione funzionale della soddisfazione degli utenti delle piattaforme» [p. 100]. Utenti, non cittadini.

Nella crescente globalizzazione, «man mano che la popolazione mondiale continuerà a espandersi, a spostarsi e a muoversi, si assisterà alla formazione di un arcipelago mondiale di terre di nessuno mobili e improvvisate» [Klaus Dodds, docente di geopolitica a Royal House University of London, in Guerre di confine. I confini che determineranno il nostro futuro, 2021, tr.it. Einaudi 2024, p. 154]. «Il futuro dell’umanità verrà deciso dal modo in cui governeremo questi spazi di eccezione e dalla nostra capacità collettiva di attivare misure contro gli Stati e le aziende che si comporteranno in modo irresponsabile. Il secondo tipo di terra di nessuno del futuro è, invece, deliberato e progettato. Gli Stati e altri attori improvvisati potrebbero voler creare una terra di nessuno, o consolidarne una già esistente, per offrire loro la possibilità di operare in una sorta di “zona grigia internazionale”. Cruciali potrebbero essere, in tale caso, i calcoli individuali dei politici e le pretese sulla sicurezza dei loro Stati» [p. 155]. Oggi è cronaca.

Fin dal 1969 Carlo Cipolla ci ha avvertiti che «istruire un selvaggio nell’uso di tecniche avanzate non lo trasforma in una persona civilizzata, ma ne fa solo un selvaggio efficiente» [Literacy and Development in the West, Harmondsworth, p. 110]. Nel nostro mondo di selvaggi efficienti, Leone XIV riafferma la «dignità ontologica. È la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione può intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all’essere. Perciò la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata» [p. 65].

È il fondamento della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nata dalla Resistenza europea e globale contro le dittature impostesi nel mondo tra due guerre mondiali di sterminio, a mostrare l’intrinseca inadeguatezza degli stati nazionali quali pietre angolari di diritti e doveri universali, nella sempre più sofferente terra che ci ospita e nel sempre più pressante tempo continuo della storia.

Share