Tradizione: una parola da chiarire
Pubblico qui la breve premessa che apre il volume un effigie, insieme all’indice. Per offrire al lettore qualche motivo di interesse e di riflessione.
PREMESSA
«“La tradizione è l’oblio dell’origine”, diceva l’ultimo Husserl.»
Maurice Merleau-Ponty, Il filosofo e la sua ombra
«La verità delle Scritture è davanti a esse, non dietro.»
Paul Beauchamp, Stili di compimento
L’idea di questo libro è “tradizionale”, perché è venuta a me da fuori di me e l’ho ricevuta all’inizio passivamente, poi ci sono entrato in un secondo momento, in modo graduale e progressivo, a partire da questa iniziativa altrui. Ogni tradizione è così: non viene da te, ma da un altro fuori di te, che è prima di te.
Tradizione è, anzitutto, la lingua che parli. Non l’hai inventata tu, ma l’hai ricevuta. La tradizione non è “già sempre” ma ha un “qui e ora”, una contingenza che la segna. Una riflessione sulla tradizione è dunque un esercizio di equilibrio tra evidenza e autorità, tra eterodeterminazione e autodeterminazione, tra passività e attività, tra dono e compito.
Ringrazio fratel Sabino Chialà e fratel Emanuele Borsotti per aver posto, all’inizio, quasi per grazia, la
loro parola di invito. Per provare a rispondere al loro invito ho pensato di riformulare in modo piano e consequenziale una serie di idee che da tempo visitavano e sostenevano il mio lavoro di teologo (in misura maggiore) e di filosofo (in misura minore). In particolare ciò vale per la tensione inesauribile tra ragione e fede, che si mostra esigente verso il lavoro intellettuale. Essa invita a scavare nelle forme del sapere della tradizione per scoprirne il fascino delle forme, degli oggetti e dei soggetti, dei concetti e dei riti.
Una tradizione in movimento, che diviene e che non sta ferma: questo è ciò di cui oggi abbiamo bisogno, in una forma però del tutto nuova. La tradizione è sempre stata in movimento, ma in movimento lento. Quando il movimento collettivo e comune si è fatto più veloce, in un’esperienza non universale ma particolare, come quella di una parte del mondo, la tentazione di fermare la traditio, come se fosse un museo delle cere, è stata fortissima e continua a esserlo anche oggi. Essa è nata infatti solo al momento del progresso tardomoderno, nel xix secolo.
Quel mondo che ha potuto interpretare sé stesso come negazione della tradizione – anche con buone ragioni, ma con un grave errore di fondo – ha spinto la tradizione a interpretarsi come negazione del
progresso: a un errore ne è seguito un altro opposto. In questo modo entrambi i poli del dilemma sono diventati incomprensibili e invivibili. Questo libro vorrebbe essere un contributo a pensare e a vivere il progresso come tradizione e la tradizione come progresso, sia per la fede sia per la ragione.
INDICE del volume
7 Premessa
9 INTRODUZIONE
11 La consegna di Gesù
12 Tradizione come sostantivo e come verbo,
come contenuto e come atto
13 Tradizione e lavoro teologico
14 Il percorso del libro
17 prima soglia
LA TRADIZIONE: DECOSTRUZIONE E TRADUZIONE
21 LA TRADIZIONE CRISTIANA
E LA SUA CONTINGENZA CHE CHIEDE PARRESIA
22 Le due società (dell’onore e della dignità),
l’autorità e la discontinuità
25 Una tradizione bloccata?
27 Tradizione e parresia
28 La parresia e il quadrilatero in Foucault
30 Il quadrilatero della tradizione cristiana,
pensato con franchezza
32 Il cambiamento di paradigma e la parresia
LA TRADIZIONE COME “PROPRIUM” DELL’UOMO
E LA SUA RECEZIONE TARDOMODERNA
35 La lettura aristotelica dell’uomo nel libro della “Politica”
39 L’accesso linguistico al tempo
come condizione della permanenza nella libertà della “traditio”
41 L’uomo come animale di tradizione
43 UOMO, ANIMALE DI TRADIZIONE
44 La ripresa del tema aristotelico
46 La tradizione come tema della dottrina cristiana
e la (sua) traduzione
49 Le tradizioni dopo la fine dell’esperienza della tradizione:
lo spazio della traduzione
LA FINE DELLA TRADIZIONE
E LA CONFUSIONE TRA MODERNITÀ
E MODERNISMO
54 Blondel e la scoperta della tradizione come azione
55 Il problema di “Storia e dogma”:
il dilemma tra estrinsecismo e storicismo
57 Le lacune filosofiche dello storicismo
59 La soluzione del problema:
il recupero del concetto di “traditio”
62 Dopo Blondel: Daniélou, Congar e Neri
63 La diagnosi di Daniélou: la chiesa in ascolto
64 La tesi di Congar: la chiesa in movimento
66 La prospettiva di Neri: la chiesa in uscita
69 seconda soglia
LE FORME RITUALI
E IL GIARDINO DELLA TRADIZIONE
75 TRADIZIONE E PREGHIERA
77 Domanda di un bene per sé
78 Domanda di un bene per l’altro (intercessione e suffragio)
78 Domanda del bene (per sé), confessione del male (di sé)
79 Perdono offerto (per il bene dell’altro)
80 Preghiera di lode: gioire per il bene altrui
81 Preghiera di rendimento di grazie:
riconoscere l’origine del proprio bene nell’altro
82 Preghiera di benedizione:
dire bene del mondo, di Dio e dell’altro
83 Giubilo, canto, movimento, sguardo, silenzio:
pura forma senza contenuto e puro contenuto senza forma
84 Una scuola di non indifferenza
85 Preghiera e non indifferenza
86 Il magistero della preghiera
86 La mediazione rituale della vita in Cristo
88 Pregare come apertura alla gratuità
89 IL PASTO, LA COMUNIONE
E LA FESTA DEL CORPUS DOMINI
91 La tavola e la vita donata
91 Il talamo e l’abbandono all’altro
92 La toilette e la cura dall’altro e dell’altro, oltre che di sé
93 Il Corpus Domini e la tradizione eucaristica
94 L’immaginario di adorazione e di processione
96 La ragione dell’istituzione della festa
98 Alcune conseguenze teologiche e pastorali
101 ESCULTURAZIONE E “SBATTEZZO”
COME FORMALIZZAZIONE GIURIDICA
DELLA CHIESA
105 La divisione sistematica tra santificazione e culto
108 La funzione dell’iniziazione come recupero
di questa correlazione sistematica in senso pastorale
112 Lo “sbattezzo” come paradosso del sacramento amministrato
(e reso atto amministrativo)
114 Il riflesso sulla penitenza
e la sua riduzione a ripetizione del battesimo
116 Conclusione: i limiti di un’iniziazione cristiana contro natura?
121 INIZIAZIONE: IDENTITÀ DI SOGLIA
E LITURGIA COME “MEDIUM”
123 L’iniziazione nelle due società secondo Taylor
127 Una lettura sorprendente:
l’iniziazione rituale secondo Bourdieu
129 La differenza tra passaggio e istituzione
130 Il rito come “medium” (Luhmann)
e la ricomprensione dell’iniziazione nella società della dignità
133 La sfida del soggetto, le prassi rituali
e una nuova comprensione della tradizione
135 L’ISTITUZIONE DELL’ATTO DI DOLORE:
NUOVE TRADIZIONI MASCHERATE
136 Una breve sintesi sistematica e testuale
136 Visibile e invisibile
137 Il cosiddetto “Atto di dolore”
139 La contrizione e il fare penitenza
140 Le altre formule e una traduzione fedele
141 La manipolazione della tradizione e l’esperienza in gioco
144 Il “Catechismo maggiore” di Pio X (1905)
145 Il “Catechismo minore” di Pio X (1912)
146 Il “Catechismus catholicus” di Gasparri (1930)
149 LA TRADIZIONE, LA CULTURA E LA DONNA:
UNA CHIESA MAESTRA DEL SOSPETTO?
150 Forma moderna e tradizione di sempre
151 Antimodernismo e “Codice”
152 La cultura e la donna
153 Il pregiudizio capovolto
154 La cultura della tradizione
157 MATRIMONIO, RITO E TRADIZIONE SULLA DONNA
161 terza soglia
L’IMMAGINAZIONE COME CONDIZIONE
DELLA FEDELTÀ ALLA TRADIZIONE
165 UN DISCORSO SULLA TRADIZIONE:
INQUIETUDINE, INCOMPLETEZZA
E IMMAGINAZIONE
166 Il rapporto chiesa-mondo: la profezia è l’unica prudenza
168 L’inquietudine: nell’audacia sta il vero equilibrio
170 L’incompletezza: Dio è sempre più grande
172 L’immaginazione: le metafore come spazio dello Spirito
177 ALCUNE NUOVE “QUESTIONES DISPUTANDAE”
178 La lingua e l’esperienza
179 Il culto cristiano e la forma rituale
180 Il genere, il sesso e la narrazione ecclesiale
181 Il matrimonio e le forme di vita
183 CINQUE PREFAZIONI
A DOCUMENTI DEL MAGISTERO MAI SCRITTI
184 “Ad Romae episcopum”:
sul modo di intendere l’autorità del successore di Pietro
185 “Familiarum novarum”: sulle forme inedite di vita comune
186 “Pro mundi vita”: sul mondo come luogo dello Spirito
187 “Sine prohibitione”: sul ruolo ministeriale della donna
188 “Cum omni fiducia”: sulla funzione ecclesiale della teologia
191 CONCLUSIONE SUL PRINCIPIO DI AUTORITÀ