La secolarizzazione debole


«Da finanza a medicina e auto usate, l’intelligenza artificiale migliora radicalmente l’efficienza di mercato». «Uno studio pubblicato dal Journal of the American Medical Association ha scoperto che il sistema sanitario del Paese spreca fino a 100 miliardi di dollari l’anno in “trattamenti eccessivi e cure di basso valore”» [The Economist Today, «The end of the rip-off economy», 27/11/25, online]. Tuttavia, specie in sanità, «i servizi sono beni immateriali e istantanei da consumare, perché siano davvero un servizio e non uno spreco di risorse e di salute, in presenza del cliente, da cui sono fisicamente inseparabili» [Dizionario di economia e finanza Treccani, online]. E «“l’intelligenza artificiale non sostituirà in alcun caso gli avvocati; li ‘potenzierà’”. “I compiti tradizionalmente assegnati ai collaboratori junior (ricerca legale, sintesi, bozze iniziali di documenti) sono appunto quelli che l’intelligenza artificiale può ora gestire”, spiega un Rapporto sull’IA del Conseil national des barreaux» [Séverin Graveleau, «Les étudiants doivent maîtriser l’intelligence artificielle et être encore plus pointus dans leur spécialité», Le Monde, 29/10/25, online].

«La misura in cui l’intelligenza artificiale eliminerà davvero i mercati speculativi dipende da due fattori. In primo luogo, i consumatori devono sapere come utilizzare correttamente l’intelligenza artificiale». «In secondo luogo, è probabile che fornitori e rivenditori reagiscano con i propri strumenti di intelligenza artificiale» [«The end of the rip-off economy», cit.]. Nell’asimmetria di potere e competenza IA, tra fornitori/rivenditori/fruitori è comunque questione di (s)fiducia.

Fa il punto Vili Lehdonvirta, docente di sociologia economica e ricerca sociale, Oxford. «Gli Stati centralizzati trionfarono sui regni con istituzioni meno connesse. In modo analogo internet ha finito per essere strutturata da piattaforme centralizzate anziché di patchwork decentralizzati di servizi, nonostante le previsioni su una ciber-società priva di controllori dell’accesso» [Cloud Empires, tr.it. Einaudi 2023, p. 239]. «La pianificazione centralizzata sovietica finì col crollare poiché a Mosca mancavano i dati e il potere computazionale per gestire una economia di consumo sempre più complessa. Ma la Silicon Valley dispone di molti più dati e potenza di calcolo e sta ancora esplorando tutto quello che ci si può ottenere». «Nonostante la prospettiva di dare più potere all’individuo, le forze competitive spingono internet verso vari gradi di pianificazione centralizzata» [p. 241]. E di manipolazione centralizzata.

In Europa, madre delle rivoluzioni, «Cambridge Analytica è stata travolta dagli scandali in seguito al voto sulla Brexit, ma le piattaforme Internet su cui si svolge parte della nostra vita pubblica seguono esattamente lo stesso principio: far salire la temperatura per moltiplicare i clic. Se la mobilitazione dei pregiudizi è sempre stata il nerbo della battaglia politica, i social le hanno conferito una dimensione industriale. Dappertutto, il principio resta sempre lo stesso. Tre semplici operazioni: individuare i temi caldi, le fratture che dividono l’opinione pubblica; spingere, su ciascuno di questi fronti, le posizioni più estreme e farle scontrare tra di loro; proiettare il conflitto sull’insieme del pubblico in modo da surriscaldare sempre di più l’atmosfera» [Giuliano Da Empoli, L’ora dei predatori. Il nuovo potere mondiale visto da vicino, Einaudi 2025, pp. 71-2]. Come?

«Riducendo la realtà a una serie di 0 e 1, la codifica digitale adempie alla sua inesorabile opera di omogeneizzazione, eliminando tutto ciò che non può essere quantificato. Così facendo, il passaggio dall’analogico al digitale elide il significato più profondo delle cose e spalanca le porte al caos» [pp. 106-7]. «Alla domanda: “Le IA saranno un giorno in grado di spiegare come prendono le decisioni?” i tecnici rispondono che questo non accadrà mai, che i modelli si dimostreranno affidabili e attendibili e che dovremo accontentarci». «L’unico modo per entrare in relazione è fare un atto di fede. La sua grande promessa è quella di prevedere, anche senza capire. I tecnologi non vedono dove sta il problema. Non interessandosi di storia o di filosofia, non si rendono conto che la loro proposta equivale a un ritorno all’epoca preilluminista, a un mondo magico e incomprensibile governato dall’IA che pregheremo come gli dèi dell’antichità» [pp.107-8].

È la secolarizzazione debole.

La secolarizzazione debole [Violenza, religione, autorità, il Mulino 2016], scrive Marco Rizzi, docente di letteratura cristiana antica all’Università Cattolica di Milano, è frutto «dell’arretramento del modello culturale che faceva della ragione critica, individuale e collettiva, lo strumento di contenimento delle derive del potere e della razionalità strumentale fine a se stessa. Il vuoto lasciato dalla crisi della forma moderna dello stato viene riempito, in occidente, da apparati e concetti quali il mercato, la tecnologia, la globalizzazione, apparentemente impersonali e oggettivi, e perciò sottoposti a limitata discussione pubblica o addirittura impermeabili ad ogni revisione critica. In altri contesti prevale all’opposto una miscela letteralmente esplosiva di principio di autorità e razionalità strumentale, in cui la religione gioca un ruolo decisivo, in quanto massima fonte di autorità» [pp. 83-4]. Infatti.

«Pope Leo XIV is infuriating MAGA Catholics», titola The Economist informando che il cardinale americano Burke ha celebrato messa in latino a San Pietro in Vaticano [8/11/25, online]. Il fatto è che «Papa Leone XIV che ha autorizzato la messa, sembra contento di lasciar diffondere l’incenso, mantenendo però la posizione di Francesco su temi quali povertà, disuguaglianza e cambiamento climatico. Il suo primo testo importante, Dilexi Te, disegna protezione del clima, accoglienza dei migranti e perseguimento della giustizia economica come obblighi sacri». Il perché è in Mt 25, 31-36 e «la domanda che ritorna è sempre la stessa: i meno dotati non sono persone umane? I deboli non hanno la stessa nostra dignità? Quelli che sono nati con meno possibilità valgono meno come esseri umani, devono solo limitarsi a sopravvivere? Dalle risposte che siamo a queste domande dipende il valore della nostra società e da essa dipende il nostro futuro» [Dilexi te, ave 2025, p. 77], perché sono domande universali sulla terra e permanenti nel tempo continuo della storia.

È stato Jacques Le Goff a farci capire il tempo continuo della storia, in cui pensieri e azioni sono efficaci affiancandosi o opponendosi a pensieri e azioni precedenti e successivi. Ambasciatore di Francia a Mosca dal 2020 al 2024, Pierre Lévy conferma: la guerra di Putin «trae origine dalla confluenza di due forze: un passato mal digerito e un avvenire rifiutato» [Benjamin Quénelle, «Pourquoi le Kremlin a voulu la guerre», Le Monde, online]. Putin vuole dominare anche il passato e il futuro.

Ma nel tempo continuo della storia, nel 1923 John Maynard Keynes pose le basi dell’ordine politico e economico che dopo due guerre mondiali realizzò trent’anni di sviluppo civile, economico e politico senza precedenti. In “Breve sguardo alla Russia d’oggi”, scrisse: «sembra ogni giorno più chiaro che il problema morale della nostra epoca riguardi l’amore per il denaro, con il consueto ricorso al motivo del denaro in nove decimi delle attività della nostra vita, con l’affannarsi generale alla ricerca della sicurezza economica individuale come primo obiettivo dell’azione, con l’approvazione sociale del denaro come misura del successo costruttivo, e con la sollecitazione sociale dell’istinto d’accumulazione come fondamento della necessaria provvista e ricerca per la famiglia» [tr.it. Esortazioni e profezie, Il Saggiatore 1968, pp. 236-7]. Il denaro come fine, non mezzo qual è.

E nel 1930 – in “Prospettive economiche per i nostri nipoti” – indicò quattro fattori permanenti di benessere: «La nostra capacità di controllo demografico, la nostra determinazione nell’evitare guerre e conflitti civili, la nostra volontà di affidare alla scienza le questioni che sono di sua stretta pertinenza, ed il tasso di accumulazione in quanto determinato dal margine tra produzione e consumo. Una volta conseguiti i primi tre punti il quarto verrà da sé». «Soprattutto, guardiamoci dal sopravvalutare l’importanza del problema economico o di sacrificare alle sue attuali necessità altre questioni di più profonda e duratura importanza» [ivi, p. 283].

Ludwig Dehio fece il punto tra le macerie europee del 1948. «Sarebbe infatti temerario il predire per quali vie dirette o indirette la tendenza all’unificazione del globo, che ogni giorno si fa più piccolo, potrebbe raggiungere la sua meta: soltanto è certo che non vi rinuncerà, dovesse pure avvenire questa cosa miracolosa: che l’umanità dappertutto nello stesso tempo sperimentasse un cambiamento del modo di pensare e abbandonasse il cammino della civilizzazione e della lotta per il potere sul quale essa, sferzata dallo scatenato demone della volontà di vivere, avanza furiosamente nonostante l’orrore da cui nel fare ciò è agitata» [Equilibrio o egemonia, tr.it. il Mulino 1988, p. 242]. Nell’introduzione, Sergio Pistone nota che «il progresso sostanziale che si registra in Dehio a questo proposito si fonda sull’introduzione del concetto di civilizzazione il quale gli permette di inserire la rilevanza dei processi economico-sociali e dello sviluppo tecnologico» [pp. 12-3].

Astronomo e matematico a Cambridge, nel 1992 John D. Barrow conferma: «uno dei più grandi misteri dell’Universo è il fatto che non sia un mistero. Siamo in grado di comprendere e prevedere il suo funzionamento a tal punto che se un uomo comune del Medio Evo si trovasse a vivere tra noi si convincerebbe che siamo maghi. Il motivo per cui siamo così bravi a sciogliere l’enigma dell’Universo è che abbiamo scoperto la lingua nella quale il libro della natura sembra essere scritto. Questo linguaggio, come ha sostenuto con fervore Galileo più di trecento anni fa, è quello della “matematica”» [Perché il mondo è matematico, tr.it. Laterza 1998, p. 3].

Che non è lo 0/1 del codice digitale dei predatori. Perciò Baptiste Morizot, filosofo all’Università Aix-Marseille, e Laurent Neyret, giurista di Science Po, propongono che il principio di abitabilità del pianeta terra sia equiparato a quelli già riconosciuti di libertà, uguaglianza e dignità della persona umana, citando le parole del biologo americano Edward Wilson nel 2009 a Cambridge: «abbiamo emozioni paleolitiche, istituzioni medioevali e le tecnologie di un dio» [«Les siècles ont consacré la liberté, l’égalité, la dignité, mais pas l’habitabilité de notre planète», Le Monde, 9-10/11/25, online].

«Le emissioni mondiali di gas-serra continuano a aumentare e hanno raggiunto un nuovo record nel 2024». La cosa ci riguarda direttamente. «La Francia e l’insieme degli stati UE sono ormai chiusi in un circolo vizioso: più tardiamo a rendere verde la nostra industria, più la nostra perdita di sovranità si aggrava». «Siamo ormai geopoliticamente, commercialmente e tecnologicamente, sotto la minaccia congiunta di diversi imperi» [Dominique Méda, «Le cercle vicieux de l’industrie européenne», Le Monde, 7-8/12/25, online]. Imperi della ricchezza.

Guido Alfani (Bocconi) si e ci chiede «se i ricchi di oggi, che concentrano nelle proprie mani una quantità storicamente eccezionale di risorse economiche, non stiano usando i propri mezzi anche per ottenere un controllo eccezionale sul sistema politico o semplicemente per allontanare gli elettori da certe posizioni. Stanno sistematicamente mobilitando la loro presa politica per proteggersi da qualsiasi tentativo di aumentare selettivamente le tasse? Hanno davvero finito per agire come dèi tra gli uomini, distruggendo le istituzioni democratiche e creando uno scenario già immaginato da alcuni nel Medioevo? Se così fosse farebbero meglio a rispolverare la loro mitologia classica, perché nella tradizione occidentale anche gli dei possono cadere. E quando succede, l’impatto è catastrofico e tutti ne soffrono» [Guido Alfani, Come Déi fra gli uomini. Una storia dei ricchi in Occidente, tr.it. Laterza 2024, pp. 410-1]. Come constatiamo.

L’Europa pregreca dell’VIII secolo a.C. elaborò il mito di Mida, morto di fame per aver ottenuto di trasformare in oro tutto quel che toccava. Oggi per Trump «la guerra russo-ucraina è un’occasione per fare business» [Sergio Fabbrini, «Se un piano di pace mette in gioco la dignità», Il Sole 24Ore, 30/11/25, p. 9]. Il futuro è altrove. «L’accelerazione delle trasformazioni tecnologiche e sociali degli ultimi due secoli, piena di tragiche contraddizioni, non è stata solo subita, ma anche affrontata e pensata dai poveri. I movimenti dei lavoratori, delle donne, dei giovani, così come la lotta contro le discriminazioni hanno comportato una nuova coscienza della dignità di chi è ai margini» [Papa Leone XIV, cit., p. 69]. The Economist. Café Europa [20/11/25, online] titola «To avoid crushing change, Europe must take control of its destiny», avendo realizzato «l’alchimia di trasformare gli stati nazionali in blocchi più grandi della somma delle loro parti». Chimica, non alchimia, di un progetto politico implementato dopo due guerre mondiali prima come mercato unico, poi come Unione Europea.

La leggenda narra di Giove che si trasformò in candido toro per possedere Europa. La cronaca ora parla di tori travestiti da Giove. Per avere il controllo del nostro destino è necessario un governo democratico UE, non l’appello alle nazioni. La nostra stessa storia testimonia il destino che abbiamo imposto a tutte le nazioni conquistate. «Si può continuare a tenere la testa sotto la sabbia?» ci chiede Sergio Fabbrini [«Il nazionalismo di Trump e la rimozione europea», Il Sole 24ORE, 15/12/25, p. 10].

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