{"id":9939,"date":"2015-12-03T15:26:47","date_gmt":"2015-12-03T14:26:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9939"},"modified":"2015-12-03T15:26:47","modified_gmt":"2015-12-03T14:26:47","slug":"il-natale-tra-religione-civile-e-profezia-di-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-natale-tra-religione-civile-e-profezia-di-pace\/","title":{"rendered":"Il Natale: tra religione civile e profezia di pace"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crocestella.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-9940\" alt=\"crocestella\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crocestella.png\" width=\"240\" height=\"204\" \/><\/a><\/p>\n<p>Senza considerare l&#8217;uso strumentale del Natale, che i politici senza argomenti di volta in volta cercano di cavalcare come occasione di consenso, e su ci\u00f2 non vale neppure la pena soffermarsi, mi sembra utile considerare con attenzione le ragioni \u201cdi buon senso\u201d che R. Balduzzi ha proposto come argomentazione fondamentale in favore della conservazione dei simboli religiosi nella citt\u00e0 postmoderna. Mi pare sia il caso di discutere a fondo questa posizione che, nella sua ragionevolezza e plausibilit\u00e0, tende a \u201cridimensionare\u201d il Natale e la sua profezia di pace, in una lettura che rischia di restare a met\u00e0 strada tra la mediazione politica e la insignificanza religiosa. All&#8217;articolo comparso oggi su \u201cAvvenire\u201d, che ripropongo, rispondo brevemente di seguito.<\/p>\n<p><b>Laicit\u00e0 e dintorni. Ma chi ha davvero paura del presepe? <\/b><\/p>\n<p>di Renato Balduzzi<\/p>\n<p>in \u201cAvvenire\u201d del 3 dicembre 2015<\/p>\n<p>Ritorna di tanto in tanto, la discussione sull\u2019esposizione di simboli religiosi cristiani in luoghi pubblici (scuole in particolare) e sulla pratica, all\u2019interno di tali luoghi, di tradizioni religiose o di ispirazione religiosa. La resistenza, talvolta espressa in modi e forme per cos\u00ec dire singolari (si veda la recente polemica, o polemichetta, sulle feste scolastiche in vista del Natale e sui relativi canti popolari), a tali simboli e a tali tradizioni viene per lo pi\u00f9 ricondotta al principio costituzionale di laicit\u00e0 dello Stato. Sul punto, \u00e8 sempre utile ricordare la cosiddetta sentenza Casavola n. 203 del 1989 della Corte costituzionale (pi\u00f9 volte richiamata, anche in epoche recenti), che afferm\u00f2 con chiarezza sia che il principio di laicit\u00e0 &#8216;implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libert\u00e0 di religione&#8217;, sia che il valore della cultura religiosa e i princ\u00ecpi del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano &#8216;concorrono a descrivere l\u2019attitudine laica dello Stato-comunit\u00e0, che si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini&#8217;. Qualche cosa di simile ebbe a sostenere, in un intervento degli ultimi anni, il cardinal Martini quando, premesso che per lui &#8216;la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 avere il Crocifisso nel cuore&#8217;, invitava a &#8216;tenere conto delle tradizioni&#8217;, sottolineando che &#8216;chi viene dal di fuori deve imparare a rispettare tutto ci\u00f2&#8217;, e concludeva valutando incongrua e inopportuna la rimozione del medesimo dai luoghi pubblici. In ottica non troppo dissimile, la Corte europea dei diritti dell\u2019uomo chiuse nel 2011 una nota controversia sul medesimo tema constatando l\u2019inidoneit\u00e0 del crocifisso appeso al muro a ledere le sensibilit\u00e0 delle persone ed escludendo di poterlo considerare un momento di indottrinamento da parte dello Stato. Varrebbe la pena che tutti tenessero presenti, sempre, questi precedenti e queste argomentazioni. Davvero inverosimile \u00e8 oggi vedere nel crocifisso o nel Natale una minaccia o un\u2019arma contro chi professa altre religioni o ha determinate convinzioni etico-filosofiche, e non piuttosto il segno umile, povero e disarmato della nostra pi\u00f9 profonda umanit\u00e0: l\u2019invito a cercare sempre pace e giustizia, in spirito di dialogo e di mitezza. Ad essere pi\u00f9 buoni, cio\u00e8 pi\u00f9 umani. Davvero, non c\u2019\u00e8 da avere paura del Natale.<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9 il Natale, senza fare paura, deve ancora \u201cinquietare\u201d?<\/b><\/p>\n<p>Se il Natale non deve far paura, ma infondere pace, concordia, rispetto, accoglienza, umanit\u00e0, questo \u00e8 dovuto non alla sua qualit\u00e0 \u201ccivile\u201d, ma al suo significato religioso, come anticipazione drammatica della fede pasquale. Il Natale annuncia la pace e la accoglienza \u201csub contraria specie\u201d, parlandoci di un disegno assassino, di un rifiuto, di un mancato riconoscimento. Senza questa interpretazione forte, i simboli del natale e della Pasqua, diventano \u201csegni civili di appartenenza\u201d, soprammobili, orecchini, disegni sulle T-Shirt o sui diari scolastici. Questo \u00e8 un fenomeno inevitabile e le argomentazioni di una Corte Costituzionale, che salvaguarda la possibilit\u00e0 di farne anche uso pubblico, non ne salvaguarda affatto il significato. Uso e significato non coincidono, in questo caso. Su questo, io credo, dovremmo riflettere in modo non solo diplomatico \u2013 come giustamente fa Balduzzi \u2013 ma anche in modo sostanziale, anche se mai fondamentalistico.<\/p>\n<p>Il senso del Presepe e della Croce non \u00e8 semplicemente quello di un \u201cvalore umano\u201d, ma di un \u201cmistero divino\u201d. Per questo resta \u201cinquietante\u201d, perch\u00e9 mette a nudo la fragilit\u00e0 di tutti i valori umani e la loro strutturale contraddittoriet\u00e0. Ora, \u00e8 evidente che la comunit\u00e0 civile non pu\u00f2, immediatamente, riconoscere la pienezza del messaggio che il simbolo propone. Ma la comunit\u00e0 cristiana deve anche sapere che non si pu\u00f2 fare il presepe e non volere che bambini stranieri si iscrivano a scuola, come fanno anche potenti catene di scuole private cattoliche. Non si pu\u00f2 come parroco fare il presepe e poi dichiarare di non voler ospitare profughi. Non si pu\u00f2 difendere il presepe come politici e poi lavorare per ostacolare ogni presenza straniera sul territorio.<\/p>\n<p>Il presepe, come la croce, non \u00e8 semplicemente un segno della fragile umanit\u00e0, ma anche segno della profezia con cui Dio riscatta il povero, l&#8217;emarginato, lo straniero, l&#8217;orfano, la vedova, lo zoppo, il cieco e si prende cura anzitutto di essi, mettendoli al primo posto!<\/p>\n<p>Non si pretende che questo sia chiaro a taluni uomini politici, che anzi non ne vogliono sentir parlare. Ma deve essere chiaro alle comunit\u00e0 ecclesiali, che annunciano, nelle forme pluralistiche moderne, il Vangelo della pace, della misericordia e della riconciliazione. Che non \u00e8 mai semplicemente una evidenza civile. In questa differenza sta o cade la giustificazione del \u201cfare presepi\u201d, non per tacere, ma per parlare con efficacia, per discernere con lungimiranza, per agire con profezia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Senza considerare l&#8217;uso strumentale del Natale, che i politici senza argomenti di volta in volta cercano di cavalcare come occasione di consenso, e su ci\u00f2 non vale neppure la pena soffermarsi, mi sembra utile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9939"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9939"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9939\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9941,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9939\/revisions\/9941"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9939"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9939"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9939"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}