{"id":9932,"date":"2015-12-03T07:54:51","date_gmt":"2015-12-03T06:54:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9932"},"modified":"2015-12-03T08:06:38","modified_gmt":"2015-12-03T07:06:38","slug":"il-passo-avanti-del-vescovo-di-padova-e-leffetto-presepe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-passo-avanti-del-vescovo-di-padova-e-leffetto-presepe\/","title":{"rendered":"Il passo avanti del Vescovo di Padova e l&#8217;effetto presepe."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presepe.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9933\" alt=\"presepe\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presepe-300x148.jpg\" width=\"300\" height=\"148\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presepe-300x148.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/presepe.jpg 319w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ci sono, nelle tradizioni, logiche profonde e complesse, che vanno rispettate proprio nella loro complessit\u00e0. Anche la tradizione cristiana, e in particolare quella cattolico-romana, non sfugge a queste logiche. Quasi 70 anni fa un parroco diede fuoco a Babbo Natale, sul sagrato della Chiesa, per \u201cdifendere\u201d Ges\u00f9 bambino dai \u201cculti pagani\u201d. Questo episodio diede lo spunto, a C. L\u00e9vi-Strauss per scrivere un bell&#8217;opuscolo, dal titolo \u201cBabbo Natale giustiziato\u201d nel quale metteva in luce la profonda continuit\u00e0 tra culto pagano e culto cristiano, sulla base della antica festa del<i> Sol invictus, <\/i>dove i temi della luce, delle piante sempreverdi e dei \u201cvecchi\/morti\u201d e dei \u201cbambini\/neonati\u201d si intrecciano strutturalmente.<\/p>\n<p>Ora, in questo contesto, quando la polemica diventa vuota e formale, possiamo trovare il paradosso per cui un Presidente di Regione come Zaja, la cui sensibilit\u00e0 verso lo straniero \u00e8 proverbiale, diventi il \u201cdifensore del presepe\u201d, pretendendo di far passare il Vescovo di Padova come un \u201cnemico del popolo\u201d.<\/p>\n<p>La questione decisiva, in tutto questo, \u00e8 ci\u00f2 che da tempo chiamo \u201ceffetto presepe\u201d. Vorrei provare a spiegarlo brevemente. In tutte le grandi tradizioni, infatti, i passaggi decisivi \u2013 nel nostro caso cattolico, il Natale e la Pasqua \u2013 diventano \u201cluoghi di riconoscimento\u201d, non solo religioso, ma culturale e sociale. \u201cFare il presepe\u201d a Natale, e \u201cvisitare i sepolcri\u201d a Pasqua diventano luoghi di identit\u00e0. Ma, proprio in questo passaggio, le tradizioni si mettono a rischio, perch\u00e9 concentrano in un punto tutti i \u201cmessaggi\u201d e proprio per questo \u201csovraccarico\u201d rischiano di perderne il senso.<\/p>\n<p>Il presepe, in modo esemplare, costituisce un caso tipico di questa \u201ctentazione\u201d. Presepe dice, in latino, \u201cmangiatoia\u201d e costituisce la \u201cversione di Luca\u201d del mostrarsi del Salvatore. Che si rivela ai pastori irregolari e non ai buoni credenti regolari del tempo. La tensione, in quel testo di Luca, \u00e8 tra la grandezza del Signore e la piccolezza umana che pu\u00f2 riconoscerlo solo nella irregolarit\u00e0 dei pastori. Nella versione di Matteo, invece, la dose \u00e8 ancora rincarata: la tensione \u00e8 tra la stella e i magi che la seguono, nella loro condizione di stranieri, e la ostilit\u00e0 viscerale dei residenti. Il \u201cpresepe\u201d, mescolando tutti questi messaggi, rischia di non aumentare, ma di diminuire la forza della tradizione, riducendola a un \u201csoprammobile\u201d borghese. <i>Il presepe significa che ultimi, stranieri e irregolari riconoscono Ges\u00f9, mentre Governatori e residenti regolari cercano di ucciderlo<\/i>. Esattamente come, a Pasqua, sanno riconoscere Ges\u00f9 una donna dai molti mariti, un handicappato grave come il cieco e un morto come Lazzaro. Queste sono le categorie privilegiate.<\/p>\n<p>Di fronte al \u201csignificato\u201d del presepe, \u00e8 chiaro che quello evocato dal Vescovo di Padova \u00e8 un passo avanti e non un passa indietro. Mentre ci\u00f2 che il Governatore del Veneto difende come un soprammobile, \u00e8 la propria pi\u00f9 clamorosa smentita e contestazione. Forse \u00e8 venuto anche per lui il momento della conversione?<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il Vescovo di Padova ha chiesto, con parole pacate, \u00e8 un passo avanti nel significato autentico del Presepe. Ecco le sue parole: \u00abFare un passo indietro non significa creare il vuoto o assecondare intransigenze laiciste, ma trovare nelle tradizioni, che ci appartengono e alimentano la nostra fede, germi di dialogo. Il Natale, in questo senso, \u00e8 un esempio straordinario, un\u2019occasione di incontro con i musulmani, che riconoscono in Ges\u00f9 un profeta e venerano Maria\u00bb. Solo con un piccolo passo indietro si fa un grande passo avanti. Nella pura tradizione cristiana. E non \u00e8 un caso che i Governatori oppongano resistenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ci sono, nelle tradizioni, logiche profonde e complesse, che vanno rispettate proprio nella loro complessit\u00e0. Anche la tradizione cristiana, e in particolare quella cattolico-romana, non sfugge a queste logiche. 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