{"id":9909,"date":"2015-12-01T21:47:52","date_gmt":"2015-12-01T20:47:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9909"},"modified":"2015-12-02T08:03:49","modified_gmt":"2015-12-02T07:03:49","slug":"metafore-e-realta-del-sinodo-matrimonio-e-societa-aperta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/metafore-e-realta-del-sinodo-matrimonio-e-societa-aperta\/","title":{"rendered":"Metafore e realt\u00e0 del Sinodo: matrimonio e societ\u00e0 aperta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_0081.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9910\" alt=\"IMG_0081\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_0081-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_0081-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_0081.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>E&#8217; uscito, sul Blog DOPPIOZERO questo mio articolo, che replica a F. Rigotti e alle sue valutazioni del Sinodo dei Vescovi (cfr. <a title=\"Metafore e realt\u00e0 del Sinodo: matrimonio e societ\u00e0 aperta\" href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/metafore-e-realta-del-sinodo-matrimonio-e-societa-aperta\/\">http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/commenti\/commento-alla-relazione-finale-del-sinodo-dei-vescovi<\/a>).<\/p>\n<p>La versione originale si trova al seguente indirizzo: \u00a0http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/commenti\/metafore-e-realta-del-sinodo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><strong>Metafore e realt\u00e0 del Sinodo<\/strong><\/div>\n<div><strong><\/strong><strong>Matrimonio e societ\u00e0 aperta<\/strong><\/p>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nel suo articolo\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/commenti\/commento-alla-relazione-finale-del-sinodo-dei-vescovi\">Commento alla relazione finale<\/a><\/em>, Francesca Rigotti muove una serie di osservazioni al documento conclusivo del Sinodo dei Vescovi. E lo fa \u201cdall&#8217;esterno\u201d, come \u00e8 giusto per chi osserva una realt\u00e0 cui non appartiene e che dimostra, per questo, di conoscere molto approssimativamente, quasi per sentito dire. Ma, appunto, proprio per questo motivo, che non dovrebbe sfuggire a un\u00a0<em>metaforologa<\/em>, le metafore delle quali parla vengono lette, pressoch\u00e9 sempre, come se non fossero tali. Prendendo le metafore non come \u201cmezzi di trasporto\u201d, ma come \u201ccose\u201d, l&#8217;autrice finisce per infilarsi in piccoli e grandi vicoli ciechi. Da parte mia esprimo anche il mio consenso ad alcune delle critiche che l&#8217;autrice muove al documento. Ma mi sembra di dover consentire \u201cdall&#8217;interno\u201d e \u201csecondo metafora\u201d. Cerco di spiegare che cosa intendo con questo.<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<p>a) La questione che Rigotti solleva inizialmente \u2013 e che conserva come \u201cbasso continuo\u201d per tutto il suo testo \u2013 \u00e8 una rigida separazione tra logiche del Sinodo cattolico e logiche \u201ccomuni\u201d o \u201claiche\u201d. Il mondo contemporaneo non \u00e8 la Chiesa, certo, e la Chiesa non ha alcun potere di determinare, da sola, il mondo contemporaneo. Su questo Rigotti ha ragione. Ma questo non significa affatto che la Chiesa cattolica, tenendo fermo questo principio di distinzione, non possa dire, con tutta la sua autorevolezza, una parola sulla famiglia, sul matrimonio e sulla cultura di oggi. Qui io capisco bene come il \u201cpregiudizio\u201d anticattolico \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 si alimenti per esperienza storica. La Chiesa cattolica, per quasi due secoli, non ha accettato la societ\u00e0 \u201caperta\u201d. E questo pesa anche sui giudizi di Rigotti, inevitabilmente. Ma altrettanto chiaramente dobbiamo riconoscere che vi \u00e8 un percorso, non facile e non lineare, con cui, da almeno 50 anni, ci si \u00e8 avviati su una via di mediazione con il mondo moderno e di valorizzazione della libert\u00e0, della coscienza, del desiderio, del corpo&#8230; Leggere il documento sinodale del 2015 appiattendolo sui canoni di condanna tridentini o sul\u00a0<em>Syllabus<\/em>\u00a0di Pio IX \u00e8 una operazione troppo diretta, troppo poco metaforica, troppo semplicistica. Conferma tutti nei loro pregiudizi, ma rischia di non offrire alcun vero chiarimento.<\/p>\n<p>b) Non vi \u00e8 dubbio che la tensione tra l&#8217;oggetto famiglia e la \u201cforma istituzionale\u201d del Sinodo crei qualche non piccola tensione: una comprensione delle dinamiche familiari da parte di \u201cmaschi celibi\u201d \u00e8 effettivamente una questione seria, alla quale, tuttavia, possiamo dare solo una risposta istituzionale, modificando gli assetti e le procedure, in vista di una migliore percezione della realt\u00e0. Ma anche qui, la metaforologa usa la metafora in modo minore, quasi solo per giocare in difesa! Come Giulietta non \u00e8 il sole, cos\u00ec i \u201cpadri\u201d non sarebbero padri? Tutto qui? Solo una fredda riduzione del linguaggio alla mera \u201cfattualit\u00e0\u201d sarebbe la nostra salvezza? Non mi stupisce il vigoroso richiamo alla realt\u00e0. In questo l&#8217;autrice si muove secondo una linea di \u201csano realismo\u201d, che invita a non usare le parole come \u201cnascondigli\u201d. Benissimo. Ma per \u201cfare cose con parole\u201d, dobbiamo confidare in un regime metaforico che illustri la bellezza delle persone e dei cuori, delle scelte e delle vite, con \u201cfinzioni\u201d che sono pi\u00f9 vere della stessa realt\u00e0! \u00c8 inevitabile che una grande tradizione religiosa parli \u201cmataforice\u201d. Questa \u00e8, in larga parte, la sua salvezza. Benedette metafore, che impediscono di oggettivare del tutto Dio, autorit\u00e0, salvezza. Preferisco una chiesa che sappia parlare \u201cmetaforicamente\u201d della famiglia, piuttosto che una Chiesa che la definisce come \u201cvalore non negoziabile\u201d. Ma forse, proprio per questo, non sono cos\u00ec lontano da quanto intende qui Rigotti.<\/p>\n<p>c) Missione, crescita demografica, invasione di territori di competenza statale: su questi tre temi l&#8217;autrice mostra una forte resistenza a entrare nella logica del testo che giudica. In questo caso \u00e8 forse un \u201ceccesso metaforico\u201d a condizionarla. Non si pu\u00f2 leggere \u201cmissione\u201d come se fosse sinonimo di \u201cconquista\u201d, \u201cincremento demografico\u201d come se fosse \u201cautomatismo riproduttivo\u201d, invasione di territorio pubblico come se l&#8217;ambiente ideale della religione fosse solo l&#8217;orticello privato. Su tutti questi punti, in verit\u00e0, occorre una considerazione \u201ctecnica\u201d delle questioni. Usare le metafore come se fossero \u201ccose\u201d e i linguaggi tecnici come se fossero metafore \u00e8 molto rischioso, permette anche qualche gioco di parole, ma resta troppo lontano dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>d) Infine, la natura. Certo, la tradizione ecclesiale cattolica \u00e8 molto segnata da questo concetto, che nei secoli ha sub\u00ecto una profonda trasformazione e non pu\u00f2 essere utilizzato con troppa disinvoltura. Soprattutto, credo si debba riconoscere un dato fondamentale: con \u201cnatura\u201d per molti secoli si \u00e8 indicato un livello \u201ccomune\u201d di esperienza degli uomini. Se oggi lo si usa per dividere, per contrapporre, per preservare, per imporre, quel concetto risulta modificato, spesso svuotato e non raramente del tutto pregiudicato.<\/p>\n<p>Ma, detto questo, non comprendo bene quale sia la istanza fondamentale del discorso che sulla natura propone Francesca Rigotti. Soprattutto quando contrappone le evidenze \u201cnaturali\u201d di una coppia omosessuale alle considerazioni con cui Paolo, nella lettera agli Efesini, delinea i rapporti tra marito e moglie in analogia con Cristo e la Chiesa. Qui, mi sembra, deve essere fatta una certa chiarezza.<\/p>\n<p>Una esperta di metaforologia non pu\u00f2 leggere un testo di Paolo come se fosse una ricetta di cucina. Quel testo \u00e8 stato letto, purtroppo, con scarso senso delle metafore, non solo da Rigotti, ma anche da una lunga tradizione ecclesiale. Che con molta fatica, e solo con Giovanni XXIII, ha saputo elaborare una ermeneutica del testo all&#8217;altezza della storia. Il condizionamento con cui nella storia Paolo ha parlato alle generazioni fa parte della grande tradizione ecclesiale e non pu\u00f2 essere semplicemente legato a un significato \u201csenza commenti\u201d. Il caro prezzo che Rigotti paga, per potersi ritenere estranea alla tradizione cristiana, \u00e8 di essere costretta a sposare la peggiore interpretazione fondamentalistica del testo sacro, nella quale si allea, inconsapevolmente, al peggior tradizionalismo reazionario. Essa propone una interpretazione di Paolo che assomiglia a quella proposta dai pi\u00f9 chiusi e dai pi\u00f9 gretti tra i Padri sinodali, e sembra totalmente ignorare la complicata storia della interpretazione di un brano fondamentale per la tradizione sul matrimonio. La Scrittura, infatti, proprio in quanto \u00e8 \u201cispirata\u201d, trova la sua verit\u00e0 non dietro, ma davanti ad essa, non all&#8217;inizio, ma alla fine! Non \u00e8 questa, in fondo, una delle forme pi\u00f9 belle e pi\u00f9 commoventi di \u201ctradizione metaforica\u201d? Ancora oggi, s\u00ec, anche oggi quella parola \u00e8 vigente, come testo autorevole, il cui significato, per\u00f2, non \u00e8 imbalsamato in un museo \u2013 non importa se tradizionalista o progressista \u2013 ma \u00e8 affidato alla lettura ispirata delle generazioni a venire. La Scrittura, che certo scaturisce da una societ\u00e0 chiusa e centrata, \u00e8 destinata a (e prefigura) una societ\u00e0 aperta e plurale. A volerla chiudere in una societ\u00e0 chiusa sono coloro che non ne colgono pi\u00f9 il senso metaforico. Non credo che Francesca Rigotti potrebbe sentirsi del tutto estranea a questo modo dinamico e \u201cin uscita\u201d di comprendere il testo paolino. O forse mi sbaglio e preferisce ignorarlo?<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; uscito, sul Blog DOPPIOZERO questo mio articolo, che replica a F. 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