{"id":9796,"date":"2015-11-12T18:01:17","date_gmt":"2015-11-12T17:01:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9796"},"modified":"2015-11-12T18:12:49","modified_gmt":"2015-11-12T17:12:49","slug":"andrea-ponso-sulla-carne-tenera-di-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/andrea-ponso-sulla-carne-tenera-di-francesco\/","title":{"rendered":"Andrea Ponso sulla &#8220;carne tenera&#8221; di Francesco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papafirenze.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9797\" alt=\"papafirenze\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papafirenze-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papafirenze-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papafirenze.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Andrea Ponso ha scritto queste ricche osservazioni sulle caratteristiche della &#8220;lingua di Francesco&#8221;. \u00a0Penso che la attenzione alla &#8220;forma linguistica&#8221; di una Chiesa in uscita richieda antenne lunghe e frequenze ampie. Come quelle di Andrea.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><strong><span style=\"line-height: 1.5em\">LA &#8220;CARNE TENERA&#8221; DEL SIGNIFICANTE.\u00a0<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Il discorso di Papa Francesco a Firenze <\/strong><\/p>\n<p><strong>(di Andrea Ponso)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che immediatamente colpisce nella retorica del discorso di Papa Francesco di pochi giorni fa a Firenze \u00e8, a mio avviso, come gi\u00e0 \u00e8 stato detto, la capacit\u00e0 di tenere insieme &#8220;alto&#8221; e &#8220;basso&#8221;, rigore e ironia, una tessitura linguistica coerente e sbalzi imprevedibili e deflagranti. Interessante sarebbe per\u00f2 provare a vedere, almeno con qualche cenno qui, i motivi profondi di una tale efficacia.<\/p>\n<div>\n<p>Naturalmente, non dobbiamo dimenticare che siamo in un discorso pubblico e, quindi, in un regime di oralit\u00e0 secondaria (cio\u00e8 non in un contesto solamente orale). Questo, sicuramente, rende il discorso pi\u00f9 vivo e incisivo, anche se parte dallo scritto. In un regime di oralit\u00e0 secondaria l&#8217;importanza dei significanti, pi\u00f9 che dei significati, \u00e8 centrale: essi permettono un&#8217;azione e una capacit\u00e0 di abitare il tempo e lo spazio del discorso in maniera comunitaria, sensibile all&#8217;eco e alla risposta e, nello stesso tempo, rischiosamente aperta all&#8217;evento di parola che ac-cade nell&#8217;immediato. In poche parole \u00e8 come se la divisione tra significati e significanti, tra soggetto e oggetto del discorso, tra singolarit\u00e0 e comunit\u00e0, non fosse ancora avvenuta concettualmente, in modo che queste coppie altrimenti dualistiche lavorassero sinergicamente per essere una il motore dell&#8217;altra, eliminando la rigidit\u00e0 di un modello gi\u00e0 dato di comunit\u00e0, di soggetto e di relazionalit\u00e0; per questo troviamo, come ha sottolineato Andrea Grillo, continui cambi di soggetto, funzionali a quella che potremmo chiamare &#8220;sinodalit\u00e0 linguistica&#8221;. Come ha scritto recentemente Marcello La Matina,<\/p>\n<p>&#8220;Mentalismo e semantica privano la parola della sua vita prosodica, la quale pu\u00f2 essere colta solo nel contesto di una enunciazione pubblica. Sottratti questi aspetti liturgici, l&#8217;aspetto pubblico della parola &#8211; quale permane nell&#8217;Occidente loico delle universitates &#8211; \u00e8 quello della disputatio, che \u00e8 relazione paratattica fra enunciati assertori e domande, e non gi\u00e0 relazione tra un interrogante e un rispondente. Dal momento che, in questo gioco linguistico, l&#8217;oggettivit\u00e0 di una affermazione richiede, per compiersi, l&#8217;atet\u00e8si del soggetto, dell&#8217;io dell&#8217;enunciazione, lo spessore dialogico \u00e8 apparente. Solo l&#8217;enunciato \u00e8 oggettivabile, quando si badi a sopprimere da esso le tracce dell&#8217;enunciazione, come i deittici, i pronomi; in una parola, quando dal linguaggio si sradichi la persona. Con la persona viene anche via l&#8217;aspetto performativo della parola, l&#8217;azione che io esercita su tu, e quella che entrambi rivolgono all&#8217;esso\/egli o viceversa&#8221;. (Marcello La Matina, <em>Note sul suono. Filosofia dei linguaggi e forme di vita<\/em>)<\/p>\n<p>E mi pare stia proprio in questo rischio necessario di non elidere la &#8220;carne tenera&#8221; della parola e delle persone uno degli esiti pi\u00f9 alti della pratica discorsiva di Papa Francesco, del tutto coerente, del resto, con la sua teologia, con il suo pensiero e con la sua azione. Un indicatore forte, tra gli altri, di questa capacit\u00e0 di rischiare davvero il dialogo e non solamente di simularlo, rimanendo difensivamente nascosti dietro alle astrazioni e alle regole (pericolo &#8220;gnostico&#8221;) e alla forza troppo sicura di se stessa della volont\u00e0 (pericolo pelagiano) \u00e8 sottolineato dallo stesso Pontefice quando descrive il dialogo anche come un &#8220;arrabbiarsi&#8221; e una accettazione relazionale del &#8220;conflitto&#8221;. Ma la novit\u00e0 pi\u00f9 forte \u00e8 che, in questa modalit\u00e0 significante aperta, in quella che abbiamo chiamato &#8220;sinodalit\u00e0 linguistica&#8221;, non rimane chiusa e inscalfibile dietro all&#8217;autorit\u00e0 o al concetto nemmeno la figura stessa di chi parla: anzi, \u00e8 proprio la voce che prende la parola che, per prima, \u00e8 &#8220;in uscita&#8221; e si ex-pone al rischio e al farsi continuo della propria identit\u00e0 e consistenza nella relazione\/confronto con l&#8217;alterit\u00e0.<\/p>\n<p>Un altro esempio \u00e8 fornito dalla vertiginosa capacit\u00e0, pur nella sua apparente forma piana, di cortocircuitare l&#8217;alto e il basso, intrecciando teologia, bibbia e richiami per niente &#8220;colti&#8221; ma che, all&#8217;interno della dinamica del discorso, assumono una forza dirompente che, letteralmente, com-muove. Detto qui solo come accenno, se dovessimo istituire un confronto con la letteratura italiana, il padre tutelare sarebbe sicuramente Dante e non certo Petrarca: anche linguisticamente, infatti, il primo ha saputo aprire il codice letterario italiano in maniera inaudita, toccando con la sua lingua i cieli e il profondo del mondo infero, la materialit\u00e0 opaca e la trascendenza apofatica ma non per questo meno esperibile di quel &#8220;bollore di prepotenze che \u00e8 la realt\u00e0&#8221; (A. Zanzotto). Una esperienza, quella dantesca, che \u00e8 stata poi richiusa e addomesticata attraverso la codificazione petrarchesca e bembesca, immettendo nel discorso letterario quote di realt\u00e0 sempre minori. Mi sembra una metafora, questa, che potrebbe essere applicata, per molti aspetti, anche alla chiesa e alla riflessione teologica italiana.<\/p>\n<p>Tutto questo ci porta a riscoprire linguisticamente qualcosa che \u00e8 fondamentale anche dal punto di vista teologico, e che gi\u00e0 i Padri avevano intuito a fondo: ci\u00f2 che mancava prima della venuta di Cristo e della sua incarnazione non erano tanto i significati ma i significanti, la carne di nuovo viva della parola che si fa azione, tempo, relazione e storia. Il Significante che mancava era Cristo che, in tutta la sua vita e fino alla croce ha sempre avuto la capacit\u00e0 di anteporre la carne al segno, senza tuttavia eliminare la necessit\u00e0 dello stesso: il corpo \u00e8 sopra al segno di morte della croce; vi \u00e8 inchiodato e tuttavia libero e, come lo Spirito e la sua libert\u00e0, potr\u00e0 essere toccato e gustato ma non trattenuto: <em>noli me tangere<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Ponso ha scritto queste ricche osservazioni sulle caratteristiche della &#8220;lingua di Francesco&#8221;. \u00a0Penso che la attenzione alla &#8220;forma linguistica&#8221; di una Chiesa in uscita richieda antenne lunghe e frequenze ampie. 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