{"id":9693,"date":"2015-11-02T11:12:58","date_gmt":"2015-11-02T10:12:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9693"},"modified":"2015-11-02T11:12:58","modified_gmt":"2015-11-02T10:12:58","slug":"azioni-rituali-e-sinodo-una-buona-domanda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/azioni-rituali-e-sinodo-una-buona-domanda\/","title":{"rendered":"Azioni rituali e Sinodo: una buona domanda"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3381952496_facf01fdbc_z.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9423\" alt=\"3381952496_facf01fdbc_z\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3381952496_facf01fdbc_z-300x224.jpg\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3381952496_facf01fdbc_z-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3381952496_facf01fdbc_z.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Andrea Ponso, con la consueta originalit\u00e0, ha posto una domanda non secondaria:<\/p>\n<p>&#8220;Cosa ha insegnato il rito e la sua pratica al sinodo? Forse, principalmente, quella capacit\u00e0 di tenere insieme norma ed evento, immediatezza e mediazione, gerarchia e comunit\u00e0, attenzione alla concretezza delle singolarit\u00e0 viventi e relazionalit\u00e0, conversione continua non solo dei fedeli ma anche delle gerarchie &#8211; insomma, la capacit\u00e0 di lavorare non per limitare e gestire la grazia ma, piuttosto, per riuscire a vederla e a riceverla dove liberamente essa stessa si dona&#8221;.<\/p>\n<p>Vorrei rispondere a questa domanda con una riflessione sulla maniera originale con cui la &#8220;tradizione rituale&#8221; permette alla Chiesa di non cadere in forme di &#8220;riduzione&#8221; della tradizione.<\/p>\n<p>In effetti, la sporgenza rituale della tradizione di &#8220;discepolato al Signore&#8221; risulta decisiva per non identificare il Signore Ges\u00f9 e la sua parola con un &#8220;concetto&#8221; o con una &#8220;legge&#8221;. La realt\u00e0 rituale dell&#8217;Ordo non \u00e8 n\u00e9 &#8220;ordo idearum&#8221; n\u00e9 &#8220;ordine pubblico&#8221;. Non risponde anzitutto a pur legittime esigenze di coerenza noetica, n\u00e9 a problemi di giudizio e di controllo sui comportamenti. Nel rito siamo piuttosto esposti alla grazia del Signore, torniamo a quella fonte inesauribile e imprevedibile e ci lasciamo guardare e riconoscere proprio in quella prospettiva.<\/p>\n<p>Possiamo tradurre questa &#8220;differenza rituale&#8221; in una &#8220;diversa forma di autorit\u00e0&#8221;: alla autorit\u00e0 della libert\u00e0 personale, e alla autorit\u00e0 della &#8220;legge della comunit\u00e0&#8221; corrisponde la autorit\u00e0 della grazia e della misericordia originaria. Pescando nel &#8220;luogo istitutivo&#8221; della comunit\u00e0 cristiana, troviamo \u00a0la via per superare tutte le inevitabili opposizioni tra una &#8220;libert\u00e0&#8221; che non conosce altra autorit\u00e0 che se stessa, e una &#8220;autorit\u00e0&#8221; che si immunizza dal reale sviluppo della libert\u00e0.<\/p>\n<p>Solo nel punto in cui la autorit\u00e0 scopre di essere fondata su un gratuito atto di grazia e di misericordia, l\u00ec comprende che quanto appare contraddittorio \u00e8 soltanto il frutto di una inadeguata sintesi, che indica la urgenza di una sintesi nuova, pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 comprensiva.<\/p>\n<p>Potremmo quasi dire che la &#8220;profezia&#8221; che papa Francesco ha continuamente ricordato, con tutti i suoi interventi, alla Assemblea sinodale, viene proprio da una pi\u00f9 radicale fedelt\u00e0 alla logica rituale, di una Parola annunciata e originaria, che zampilla molto pi\u00f9 radicalmente rispetto ad ogni comprensione concettuale e ad ogni normativa disciplinare. Qui il rito recupera l&#8217;originariet\u00e0 e la originalit\u00e0 di una autorit\u00e0 che si fonda sul dono gratuito di grazia e di misericordia e che tutto sottopone al giudizio benevolo e lungimirante di un atto &#8220;ricevuto in dono&#8221;.<\/p>\n<p>Per rispondere alla domanda, dunque: che cosa ha insegnato al Sinodo il rito? \u00a0Ha insegnato che la &#8220;tradizione&#8221; pu\u00f2 e deve essere mediata non solo mediante concetti e norme, ma da racconti e azioni, con cui si pu\u00f2 sperimentare una &#8220;autorit\u00e0 diversa&#8221;, pi\u00f9 radicale e insieme pi\u00f9 elementare, che alimenta tutte le tradizioni concettuali e normative, ma che ad esse non si lascia mai ridurre.<\/p>\n<p>In certo modo, la celebrazione rituale garantisce alla Chiesa di non chiudersi in una autoreferenzialit\u00e0 dottrinale e disciplinare, che \u00e8 molto rassicurante, ma che perde progressivamente il rapporto non solo con le lingue e le idee degli uomini, ma con la Buona notizia con cui Dio si fa prossimo alla vita concreta di questi uomini. Perch\u00e9 la autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale non \u00e8 lesiva anzitutto dei diritti degli uomini, ma della libert\u00e0 con cui la grazia di Dio incontra la vicenda umana, in tutte le sue figure.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Ponso, con la consueta originalit\u00e0, ha posto una domanda non secondaria: &#8220;Cosa ha insegnato il rito e la sua pratica al sinodo? 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