{"id":9639,"date":"2015-10-22T15:44:48","date_gmt":"2015-10-22T13:44:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9639"},"modified":"2015-10-22T15:44:48","modified_gmt":"2015-10-22T13:44:48","slug":"piccolo-elogio-di-familiaris-consortio-come-soluzione-e-come-problema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/piccolo-elogio-di-familiaris-consortio-come-soluzione-e-come-problema\/","title":{"rendered":"Piccolo elogio di &#8220;Familiaris Consortio&#8221;, come soluzione e come problema"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3525\" alt=\"mariage1\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1-300x294.jpg\" width=\"300\" height=\"294\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1-300x294.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg 306w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel giorno in cui si celebra la festa di San Giovanni Paolo, e nel contesto di una \u201cfine-Sinodo\u201d che si appresta ad elaborare e ad approvare il testo finale dei lavori sinodali, \u00e8 bene soffermarsi sul valore storico e pastorale del testo di <i>Familiaris Consortio (=FC)<\/i>, di quasi 35 anni fa. Anche quel testo \u00e8 il frutto di un lavoro sinodale. Infatti, alla fine del Sinodo sulla famiglia del 1980, quel testo segn\u00f2 un passaggio importante, forse decisivo, non solo nel configurare una \u201cteologia del matrimonio\u201d di pi\u00f9 ampio respiro, ma anche nel segnare un <b>passaggio di sistema<\/b> rispetto alla considerazione dei \u201cdivorziati risposati\u201d. Nell\u2019affermare sui divorziati risposati che \u201cnon si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita\u201d (FC 84), superava la condizione di \u201cscomunica\u201d che la tradizione aveva loro attribuito negli ultimi due secoli. Ma questa \u201capertura\u201d <b>creava una crepa nell\u2019equilibrio classico del rapporto tra \u201cmondo\u201d e \u201cchiesa\u201d<\/b>. <b>Di fatto acquisiva, sia pure in modo iniziale e parziale, il principio della \u201csociet\u00e0 aperta\u201d, superando una impostazione tipica della \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d.<\/b> Questo va ricordato come la causa prossima di tutti gli imbarazzi che oggi viviamo nella Chiesa: la apertura al \u201criconoscimento della comunione ecclesiale dei divorziati risposati\u201d \u2013 che FC afferma chiaramente \u2013 determina uno squilibrio interno alla Chiesa. E si \u00e8 aperta, da allora, la domanda bruciante: <b>questa \u201ccomunione ecclesiale\u201d riconosciuta da FC in che cosa consiste<\/b>?<\/p>\n<p>FC opera dunque una <b>originale traduzione della dottrina di sempre in una disciplina nuova<\/b>. Ma crea una tensione nella Chiesa, che da allora non si \u00e8 pi\u00f9 sopita. Coloro che sono \u201cin comunione ecclesiale\u201d, come possono non arrivare, prima o poi, alla comunione sacramentale, senza dover smentire la loro condizione irreversibile di \u201cdivorziati risposati\u201d?<\/p>\n<p>A questa domanda, che sorgeva gi\u00e0 35 anni fa, FC offre risposte che, con il tempo, si sono rivelate provvisorie e inadeguate: alla apertura verso una \u201csociet\u00e0 aperta\u201d FC faceva corrispondere soluzioni tipiche di una \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d. <b>Le soluzioni erano e sono sempre pi\u00f9 diventate un problema.<\/b> E resta del tutto esemplare, nella stessa recezione di FC a livello italiano, la <b>norma incredibile<\/b> che consiglia, anche a quelle coppie che abbiano promesso di vivere la seconda unione \u201ccome fratello e sorella\u201d, di accedere alla comunione \u201cnella parrocchia vicina\u201d, in caso di possibilit\u00e0 di scandalo. <b>Il primato dello \u201cscandalo\u201d \u00e8 il tipico segno di una chiesa che pensa di muoversi in una \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d, e non sa riconoscere diritti o doveri pur di tutelare la \u201cdisciplina\u201d<\/b>.<\/p>\n<p>Oggi, a distanza di 35 anni, dobbiamo onorare il coraggio di quella apertura: dichiarare che i \u201cdivorziati risposati\u201d fanno parte integrante del Corpo di Cristo \u00e8 diventato \u2013 almeno a parole &#8211; un dato acquisito: oggi il Sinodo dei Vescovi \u00e8 chiamato a<b> dare \u201cforma ecclesiale\u201d a questa affermazione, superando la contraddizione che essa ha creato necessariamente all\u2019interno del corpo ecclesiale<\/b>. Per farlo occorre prevedere una collaborazione tra \u201cforo esterno\u201d e \u201cforo interno\u201d. Da un lato i tribunali, dall\u2019altro i pastori, possono collaborare perch\u00e9 il \u201cfallimento\u201d del matrimonio possa trovare le forme adeguate di riconoscimento ecclesiale. Ma si dovr\u00e0 ricordare che <b>la contraddizione non verr\u00e0 superata pienamente se ad un \u201cforo esterno\u201d, che si limita alla verifica della validit\u00e0 del vincolo, corrisponder\u00e0 un \u201cforo interno\u201d che potr\u00e0 risolvere solo le situazioni dei singoli, ma nulla dire sui \u201cnuovi vincoli\u201d<\/b>. Lo squilibrio del sistema, che oggi \u00e8 determinato dalla riforma del processo canonico, potr\u00e0 essere corretto <b>non soltanto da un esame e da una riconciliazione dei vissuti individuali, ma anche da un riconoscimento dei nuovi legami<\/b>. Non si tratter\u00e0 solo di \u201cdare la comunione\u201d ai singoli divorziati risposati, ma di \u201criconoscere la comunione\u201d delle nuove unioni.<\/p>\n<p>Su tutto ci\u00f2, evidentemente, si dovr\u00e0 procedere con discernimento e con lucidit\u00e0. Ma tre cose sono chiare:<\/p>\n<p>a)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La riforma del processo canonico <b>ha \u201csquilibrato\u201d il sistema<\/b>: essa ha bisogno, fisiologicamente, di un correttivo pastorale, altrimenti rischia solo di attirare tutte le crisi matrimoniali verso la domanda di riconoscimento di nullit\u00e0;<\/p>\n<p>b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un intervento sul piano pastorale dovr\u00e0 immediatamente prevedere un \u201clavoro penitenziale\u201d con i singoli, ma avr\u00e0 la necessit\u00e0 di estendersi, col tempo e nelle forme pi\u00f9 adeguate, ad una valutazione delle \u201cseconde unioni\u201d, dando loro una forma di riconoscimento e di identit\u00e0;<\/p>\n<p>c)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019equilibrio tra \u201cforo esterno\u201d e \u201cforo interno\u201d deve essere ricostruito con la consapevolezza di muoversi non in una \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d, ma in una \u201csociet\u00e0 aperta\u201d, al cui interno la fede nel matrimonio unico, fedele e fecondo deve passare attraverso la coscienza e la storia dei soggetti, senza scorciatoie formali o finzioni di comodo.<\/p>\n<p>In questa delicata transizione si deve riflettere bene su questo punto: <b>la differenza tra comunione ecclesiale e comunione sacramentale deve strutturalmente poter tendere a zero, per tutti<\/b>. Se prima la forbice era massima, ora, con la caduta di alcuni divieti \u2013 ad esempio con la possibilit\u00e0, proposta nel dibattito sinodale, che un divorziato risposato possa essere catechista o insegnante di religione \u2013 questa forbice \u201cminima\u201d <b>non sar\u00e0 meno, ma pi\u00f9 problematica<\/b>! Come si giustificher\u00e0 che un catechista debba restare per sempre lontano dalla pienezza della vita eucaristica?<\/p>\n<p>Di fatto, questo passaggio, complesso ma fecondo, che occuper\u00e0 la Chiesa non solo nei prossimi giorni, ma nei prossimi anni e lustri, si pone <b>in piena continuit\u00e0 con FC:<\/b> con quel documento \u00e8 iniziato un percorso che ha bisogno di nuove acquisizioni. Quel coraggio di Giovanni Paolo II deve corrispondere non alla nostra paura, ma al nostro coraggio, ulteriore rispetto al suo. <b>Il peggior modo di celebrare San Giovanni Paolo sarebbe quello di restare avvinghiati alle sue parole, come se fossero definitive. Erano solo un inizio. O forse solo l\u2019inizio di un inizio. <\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel giorno in cui si celebra la festa di San Giovanni Paolo, e nel contesto di una \u201cfine-Sinodo\u201d che si appresta ad elaborare e ad approvare il testo finale dei lavori sinodali, \u00e8 bene soffermarsi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9639"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9639"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9639\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9640,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9639\/revisions\/9640"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9639"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9639"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9639"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}