{"id":9535,"date":"2015-10-16T10:33:14","date_gmt":"2015-10-16T08:33:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9535"},"modified":"2015-10-16T10:33:14","modified_gmt":"2015-10-16T08:33:14","slug":"chiarezza-e-onesta-cavalcoli-sui-divorziati-risposati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/chiarezza-e-onesta-cavalcoli-sui-divorziati-risposati\/","title":{"rendered":"Chiarezza e onest\u00e0: Cavalcoli sui divorziati risposati"},"content":{"rendered":"<p><em>L&#8217;intervista comparsa oggi su <\/em>Vatican Insider<em> \u00e8 di grande importanza. Avevo gi\u00e0 notato l&#8217;aperta censura che Cavalcoli stava subendo, da molti mesi, sui siti che normalmente erano abituati a citarlo con abbondanza. Soprattutto su due punti questo testo deve essere apprezzato:<\/em><\/p>\n<p><em>a) per la chiarezza con cui distingue tra livello dottrinale e livello disciplinare. Dove molti fanno confusione, Cavalcoli porta luce e chiarezza;<\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"line-height: 1.5em\">b) per la cura con cui ragiona sul &#8220;peccato&#8221; riferito ai divorziati risposati, uscendo dalla prospettiva chiusa e regressiva di una &#8220;condizione irreversibile&#8221; e di uno &#8220;stato permanente&#8221; e recuperando la natura di &#8220;atto&#8221; del peccato stesso.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em>La unit\u00e0 di questi due punti consente di concepire un ampio spazio di libert\u00e0 e di discrezione per la azione pastorale, fedele alla tradizione, ma non costretta alla ripetizione del medesimo.<\/em><\/p>\n<h1><\/h1>\n<h1>\u00abLa comunione ai risposati non tocca la dottrina ma la disciplina\u00bb<\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>\n<div id=\"img-dettaglio\"><a href=\"http:\/\/vaticaninsider.lastampa.it\/index.php?eID=tx_cms_showpic&amp;file=fileadmin%2Fuser_upload%2FCavalcoli.jpg&amp;width=800m&amp;height=600&amp;bodyTag=%3Cbody%20bgColor%3D%22%23ffffff%22%20style%3D%22margin%3A0%3B%22%3E&amp;wrap=%3Ca%20href%3D%22javascript%3Aclose%28%29%3B%22%3E%20%7C%20%3C%2Fa%3E&amp;md5=b03fc6aee6bf265df5238e1bfce2a91e\" target=\"thePicture\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" title=\"Padre Giovanni Cavalcoli\" alt=\"Padre Giovanni Cavalcoli\" src=\"http:\/\/vaticaninsider.lastampa.it\/typo3temp\/pics\/4ee3043f1f.jpg\" width=\"250\" height=\"250\" border=\"0\" \/><\/a>PADRE GIOVANNI CAVALCOLI<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<h2>Intervista con il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli: \u00abIl concedere o non concedere la comunione entra nel potere della pastorale della Chiesa e nelle norme della liturgia, che sono stabilite dalla Chiesa secondo la sua prudenza\u00bb. Bisogna evitare sia \u00abla rigidezza di un conservatorismo rigorista\u00bb sia \u00abil modernismo storicista e lassista\u00bb. Non esistono \u00abcondizioni peccaminose\u00bb, perch\u00e9 \u00abil peccato \u00e8 un atto, non \u00e8 una condizione, n\u00e9 \u00e8 uno stato permanente\u00bb<\/h2>\n<p>ANDREA TORNIELLI<br \/>\nCITT\u00c0 DEL VATICANO<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00abIl concedere o non concedere la comunione entra nel potere della pastorale della Chiesa e nelle norme della liturgia, che sono stabilite dalla Chiesa secondo la sua prudenza\u00bb, l&#8217;eventuale ammissione a determinate condizioni e in determinati casi dei divorziati risposati ai sacramenti non tocca la dottrina n\u00e9 la sostanza del matrimonio e dell&#8217;eucaristia. Lo afferma in questa intervista con Vatican Insider il domenicano\u00a0<\/span><b style=\"line-height: 1.5em\">padre Giovanni Cavalcoli<\/b><span style=\"line-height: 1.5em\">, filosofo metafisico e teologo dogmatico, docente emerito di metafisica nello Studio Filosofico Domenicano di Bologna e di Teologia Dogmatica nella Facolt\u00e0 Teologica di Bologna, membro ordinario della Pontifica Accademia di Teologia e condirettore della rivista telematica l&#8217;Isola di Patmos (<\/span><i style=\"line-height: 1.5em\">isoladipatmos.com<\/i><span style=\"line-height: 1.5em\">).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>C&#8217;\u00e8 chi afferma che qualsiasi cambiamento nella disciplina sacramentale riguardante i divorziati risposati rappresenterebbe un&#8217;\u00aberesia\u00bb o comunque un attacco al cuore della dottrina dell&#8217;indissolubilit\u00e0 matrimoniale. \u00c8 cos\u00ec?<\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00abLa disciplina dei sacramenti \u00e8 un potere legislativo che Cristo ha affidato alla Chiesa, affinch\u00e9 essa, nel corso della storia e nel variare delle circostanze, sappia amministrare i sacramenti nel modo pi\u00f9 conveniente e pi\u00f9 proficuo alle anime e nel contempo nel rispetto assoluto alla sostanza immutabile del sacramento, cos\u00ec come Cristo l\u2019ha voluta. L\u2019attuale disciplina che regola la pastorale e la condotta dei divorziati risposati \u00e8 una legge ecclesiastica, che intende conciliare il rispetto per il sacramento del matrimonio, la cui indissolubilit\u00e0 \u00e8 un elemento essenziale, con la possibilit\u00e0 di salvezza della nuova coppia. La Chiesa non pu\u00f2 mutare la legge divina che istituisce e regola la sostanza dei sacramenti, ma pu\u00f2 mutare le leggi da lei emanate, che riguardano la disciplina e la pastorale dei sacramenti. Dobbiamo quindi pensare che un eventuale mutamento dell\u2019attuale regolamento sui divorziati risposati, non intaccher\u00e0 affatto la dignit\u00e0 del sacramento del matrimonio, ma anzi sar\u00e0 un provvedimento pi\u00f9 adatto, per affrontare e risolvere le situazioni di oggi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Concedere, in determinati casi e a determinate condizioni (per esempio dopo un percorso penitenziale, o nel caso del coniuge abbandonato, etc.) la comunione ai divorziati che vivono una seconda unione tocca la disciplina o la sostanza del sacramenti del matrimonio e dell&#8217;eucaristia?<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abTocca chiaramente la disciplina e non la sostanza. Per un cattolico \u00e8 assolutamente impensabile che un sinodo sotto la presidenza del Papa possa compiere un attentato alla sostanza di qualunque sacramento. Il concedere o non concedere la comunione entra nel potere della pastorale della Chiesa e nelle norme della liturgia, che sono stabilite dalla Chiesa secondo la sua prudenza, che \u00e8 sempre rispettabile, bench\u00e9 non infallibile. Da qui il mutamento o l\u2019abrogazione delle leggi della Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p><b>Lei ha scritto: il dogma non pu\u00f2 cambiare mentre le disposizioni pastorali possono mutare. Che cosa significa, nel caso in questione?<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abSignifica che la Chiesa in varie occasioni solenni, per esempio al Concilio di Trento o al Concilio Vaticano II, o nell\u2019insegnamento di alcuni Papi, come Pio XI o San Giovanni Paolo II, ha definito autorevolmente l\u2019essenza del sacramento del matrimonio e dell\u2019eucaristia. \u00c8 chiaro che questi insegnamenti, che riflettono la stessa Parola di Dio, cos\u00ec come ci \u00e8 stata insegnata dal divino Maestro, non possono mutare. Invece, lo stabilire le circostanze, le condizioni, il come, il dove, il quando, l\u2019a chi amministrare i sacramenti, Cristo lo ha affidato alla responsabilit\u00e0 dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica nelle leggi canoniche, come nelle direttive e norme pastorali o disciplinari a tutti i livelli, dal Papa, alla Santa Sede, fino ai vescovi. La Chiesa, quindi, \u00e8 infallibile quando riconosce, codifica e interpreta la legge divina, si tratti della legge morale naturale o rivelata; ma nel momento in cui emana leggi, che ne dispongono la loro applicazione nella variet\u00e0 o accidentalit\u00e0 delle circostanze storiche o in casi particolari, queste leggi assumono un valore semplicemente contingente, relativo e temporaneo, per cui, al sopravvenire di nuove circostanze o per una migliore conoscenza della stessa legge divina, richiedono di essere mutate, abrogate, corrette o migliorate,\u00a0 s\u2019intende sempre per una nuova disposizione dell\u2019autorit\u00e0. La legge ecclesiastica d\u00e0 determinatezza all\u2019indeterminatezza della legge divina, si fonda su di essa e ne \u00e8 una conseguenza nell\u2019ordinare la prassi concreta. Tuttavia il suo nesso con la legge divina non ha la necessit\u00e0 logica assoluta che possiedono, in un sillogismo, le conseguenze rispetto alle premesse, sicch\u00e9 un mutamento nelle conclusioni comporterebbe un mutamento e quindi una falsificazione nelle premesse o nei principi. Invece il detto nesso \u00e8 solo di convenienza, per quanto in coerenza e armonia con la legge divina, in modo simile a quello che si pu\u00f2 dare tra una meta e i mezzi per conseguirla. La meta pu\u00f2 essere fissa e irrinunciabile, ma i mezzi possono mutare ed essere diversi. La legge della Chiesa \u00e8 un mezzo per applicare la legge di Cristo. Questa \u00e8 assoluta e immutabile; la legge della Chiesa, per sua stessa natura e per volont\u00e0 di Cristo, per quanto illuminata e animata dalla fede, resta pur sempre una legge umana, con i limiti propri di questa. Occorre quindi rispettare scrupolosamente la natura di questo nesso, evitando da una parte la rigidezza di un conservatorismo rigorista, che rifiuta il cambiamento della legge ecclesiastica in nome dell\u2019immutabilit\u00e0 della legge divina e, dall\u2019altra, il modernismo storicista e lassista, che, col pretesto della mutabilit\u00e0 della legge ecclesiastica e del suo dovere di tener conto della modernit\u00e0 e della debolezza umana, annacqua e relativizza la legge del Vangelo\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Leggendo alcune affermazioni anche in relazione al dibattito sinodale, si ha l&#8217;idea che la Tradizione venga quasi ipostatizzata e fissata come fosse un testo immutabile, sulla base del quale ci si arroga poi il diritto di giudicare tutti, compreso il Papa, facendogli l&#8217;esame di \u00abcattolicit\u00e0\u00bb. Pu\u00f2 spiegarci che cos&#8217;\u00e8 la Tradizione?<\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00abLa Sacra Tradizione, come dice la parola, \u00e8 la trasmissione orale e fedele del dato rivelato, \u00e8 la predicazione apostolica della Parola di Dio nel corso della storia, \u00e8 un Magistero vivente, assistito dallo Spirito Santo, trasmissione che Cristo ha affidato agli apostoli e ai loro successori sotto la guida di Pietro, di generazione in generazione, fino a oggi, fino a Papa Francesco e fino alla fine del mondo. La Sacra Tradizione, insieme con la Sacra Scrittura, \u00e8 la fonte della Rivelazione, ossia della dottrina della fede cattolica, riassunta dal Credo, che ci viene interpretata e insegnata dal Magistero della Chiesa sotto la guida del Papa. Certamente la Tradizione contiene la dottrina immutabile del Vangelo ed \u00e8 criterio assoluto della verit\u00e0 della fede, ma insieme e congiuntamente alla Scrittura nell\u2019interpretazione che ne d\u00e0 la Chiesa sotto la guida di Pietro. Non \u00e8 quindi lecito il metodo di certi cattolici di appellarsi direttamente alla Tradizione per criticare il Magistero del Papa e della Chiesa, come per esempio le dottrine del Concilio Vaticano II, perch\u00e9 il Magistero della Chiesa, per volere stesso di Cristo, \u00e8 custode supremo, infallibile e insindacabile della Tradizione e quindi non ha senso voler correggere il Papa o il Magistero in nome della Tradizione, la quale, per la scorrettezza di questa operazione, viene con ci\u00f2 stesso falsificata. Inoltre, bisogna tener presente che i dati della Tradizione sono certo in se stessi immutabili, essendo Parola di Dio; ma la Chiesa e quindi tutti noi sotto la guida della Chiesa stessa, per esempio dei Concili, progrediamo verso una sempre migliore conoscenza di quei medesimi dati. E quindi, in tal senso, si pu\u00f2 e si deve parlare, come disse il beato Paolo VI, di uno \u201csviluppo\u201d della Tradizione, che non ha nulla a che vedere con un impensabile mutamento o cambiamento di senso dei suoi contenuti, ma si riferisce solamente al progresso della conoscenza che ne abbiamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Pu\u00f2 fare degli esempi di approfondimenti avvenuti nel corso della storia della Chiesa che hanno mutato la disciplina sacramentale o sviluppato la dottrina sul matrimonio e la famiglia?<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00abPer quanto riguarda il sacramento della penitenza, la Chiesa \u00e8 passata dalla prassi dei primi secoli di una sola celebrazione nel corso della vita, alla raccomandazione attuale della confessione frequente, che risale alla riforma tridentina. Nei primissimi secoli le seconde nozze erano sconsigliate. Nel secolo XVII il sacramento dell\u2019ordine non poteva esser conferito a soggetti di razza mista. La pratica comune della comunione quotidiana risale solo ai tempi di San Pio X. Fino ai tempi di San Pio X esisteva la figura giuridica dell\u2019\u201dhaereticus vitandus\u201d. Il Magistero presenta per la prima volta l\u2019atto coniugale come \u201csegno e incentivo all\u2019amore\u201d solo nella \u201cHumanae vitae\u201d di Paolo VI. Gli impedimenti giuridici al matrimonio in passato erano diversi da quelli di oggi. Paolo VI ha abolito i cosiddetti \u201cordini minori\u201d, un tempo necessari per accedere al sacerdozio. Solo con la riforma conciliare alle donne sono consentiti ministeri liturgici un tempo riservati solo agli uomini. Fino alla riforma conciliare, il sacramento dell\u2019unzione degli infermi, detto significativamente \u201cestrema unzione\u201d, veniva dato solo ai moribondi. Oggi \u00e8 sufficiente l\u2019anzianit\u00e0 avanzata o la malattia grave, per cui pu\u00f2 essere facilmente reiterato. Il Papa stesso col suo recente Motu proprio ha modificato il regolamento delle cause di nullit\u00e0 del matrimonio\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b style=\"line-height: 1.5em\">La condizione del divorziato che vive una seconda unione \u00e8 di per s\u00e9 peccaminosa?<\/b><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em\">\u00abNon esistono \u201ccondizioni peccaminose\u201d, perch\u00e9 il peccato \u00e8 un atto, non \u00e8 una condizione, n\u00e9 \u00e8 uno stato permanente. L\u2019atto del peccato pu\u00f2 essere prolungato nel tempo, come pu\u00f2 avere per sua essenza una durata temporale (per esempio un furto in una banca); ma, trattandosi di un atto della volont\u00e0, pu\u00f2 essere interrotto in qualunque istante e comunque cessa entro un certo lasso di tempo, una volta che l\u2019atto \u00e8 compiuto.\u00a0Quello che \u00e8 permanente in noi per tutta la vita, anche nei migliori, \u00e8 la tendenza a peccare, conseguenza del peccato originale, per la quale pecchiamo spesso almeno leggermente o venialmente. Ma questa tendenza, con la grazia divina e la buona volont\u00e0 pu\u00f2, entro una certa misura, esser limitata o tenuta a freno, cos\u00ec da poter evitare almeno il peccato mortale. Il problema dei divorziati risposati \u00e8 che l\u2019adulterio, con l\u2019aggravante del concubinato, \u00e8 peccato mortale. Per cui \u00e8 molto facile che la coppia, unendosi, cada in peccato mortale. Tuttavia \u00e8 possibile il caso di una coppia, che si trovi in una situazione oggettiva e insuperabile, dalla quale, per vari motivi, non possa uscire per tornare allo stato precedente: per esempio, il coniuge precedente ha figli con un altro, o la nuova coppia ha figli. Certo, dopo l\u2019atto del peccato, se non interviene il rimprovero della coscienza e il pentimento, anche cessato l\u2019atto, resta uno stato di colpa. In questo caso la volont\u00e0 resta deviata ed ha bisogno di essere raddrizzata, cosa che pu\u00f2 e deve fare la stessa volont\u00e0, sotto l\u2019impulso della grazia. E questo pu\u00f2 essere ottenuto grazie al perdono divino, quale che sia la situazione oggettiva, nella quale si trova il peccatore, fosse pure quella del divorziato risposato. Esistono a volte condizioni nelle quali \u00e8 facile peccare, perch\u00e9 costituiscono forti spinte od occasioni praticamente inevitabili di peccato. Tra le condizioni di questo tipo c\u2019\u00e8 certamente quella dei divorziati risposati, i quali vivono in un\u2019unione adulterina, legati uno dei due o tutti e due, come si suppone, a un precedente legittimo matrimonio. In passato la Chiesa ha dato diposizioni pastorali atte a consentire a queste coppie di mantenersi in grazia di Dio, pur essendo escluse dai sacramenti. Esse possono ottenere il perdono dei peccati direttamente da Dio, anche senza accedere al sacramento della penitenza. Oggi la questione dibattuta \u00e8 se il consentir loro di accostarsi alla Santa Comunione pu\u00f2 servire a loro per l\u2019aumento della grazia e la difesa contro il peccato, oppure se pu\u00f2 crear scandalo e turbamento tra i fedeli\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><b style=\"line-height: 1.5em\">Nella relazione introduttiva del Sinodo tenuta dal cardinale Erd\u00f6 si \u00e8 citato l&#8217;\u00abInstrumentum laboris\u00bb l\u00e0 dove si distingue tra malizia oggettiva &#8211; o difformit\u00e0 tra il progetto di Cristo &#8211; e le contingenze che diminuiscono l&#8217;imputabilit\u00e0 dell&#8217;atto. Potrebbe essere questa una via per arrivare a delle concessioni non come legge generale ma come attenzione ai casi particolari?<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, in quanto, nell\u2019ipotesi da verificarsi con attenzione, che la coppia si trovi in una situazione del tipo di cui parlavo nella risposta precedente, i due sarebbero esposti in continuazione alla pressione di un\u2019occasione o spinta inevitabile del peccato; per cui si potrebbe ammettere certamente l\u2019esistenza della colpa soggettiva, oltre alla malizia oggettiva del peccato, ma con attenuazione dell\u2019imputabilit\u00e0 a causa della forte occasione inevitabile, che vince la resistenza di una buona volont\u00e0 contraria. Per cui il volontario, tipico dell\u2019atto peccaminoso, in questo caso resta diminuito a causa della forza soverchiante della tentazione. Naturalmente anche nell\u2019ipotesi di imputabilit\u00e0 attenuata, anche questa colpa dev\u2019essere espiata grazie a un continuo e perseverante cammino di conversione e di penitenza, che potrebbe essere indicato dalla Chiesa stessa\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;intervista comparsa oggi su Vatican Insider \u00e8 di grande importanza. Avevo gi\u00e0 notato l&#8217;aperta censura che Cavalcoli stava subendo, da molti mesi, sui siti che normalmente erano abituati a citarlo con abbondanza. 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