{"id":9497,"date":"2015-10-11T18:48:29","date_gmt":"2015-10-11T16:48:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9497"},"modified":"2015-10-11T18:48:29","modified_gmt":"2015-10-11T16:48:29","slug":"analogie-della-tradizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/analogie-della-tradizione\/","title":{"rendered":"Analogie della tradizione"},"content":{"rendered":"<h2><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concvat21.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3584\" alt=\"concvat21\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concvat21.jpg\" width=\"202\" height=\"257\" \/><\/a><\/h2>\n<h2><b>Analogie della tradizione: <\/b><\/h2>\n<h2><b>come uscire dalla opposizione tra giustizia e misericordia?<\/b><\/h2>\n<h2><\/h2>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 deludenti della Prima Relazione del Card. Erdo \u2013 che luned\u00ec 4 ottobre ha aperto con una \u201cstecca\u201d la sinfonia dei lavori sinodali &#8211; era stato il vano tentativo di proporre un <b>disperato <\/b><b>\u201ccompromesso\u201d tra una giustizia cieca e una misericordia <\/b><b>paternalistica<\/b>. Questo equilibrio, tuttavia, costituisce un punto obiettivamente problematico, quando il concetto di \u201ctradizione\u201d viene compreso in modo semplicistico e con strumenti inadeguati.<\/p>\n<p>In effetti, se ogni \u201cmutamento disciplinare\u201d viene inteso come \u201ctradimento della dottrina tradizionale\u201d, allora \u00e8 evidente che ci si pone inevitabilmente in una condizione senza vie di uscita. Per uscirne in qualche modo, si pu\u00f2 essere tentati di attribuire alla stessa \u201crivelazione\u201d questa intenzione aporetica: la Chiesa non potrebbe decidere nulla in proposito perch\u00e9 questa sarebbe la volont\u00e0 stessa di Dio!<\/p>\n<p>Questi esiti paradossali &#8211; che giustificherebbero la <b>coincidenza tra \u201c<\/b><b>un peccato di <\/b><b>omissione\u201d e \u201c<\/b><b>la <\/b><b>dottrina <\/b><b>intoccabile<\/b><b>\u201d<\/b> &#8211; derivano da una debolezza sconfortante del concetto di tradizione. Con essa non si identifica una \u201cdottrina astratta\u201d, ma la concreta traduzione della dottrina in una disciplina adeguata. Ogni tempo ha avuto il coraggio di questo difficile passaggi. <b>Nella et\u00e0 antica, nell&#8217;et\u00e0 medioevale e nell&#8217;et\u00e0 moderna si sono costruiti equilibri nuovi tra le esigenze della dottrina e le traduzioni della disciplina<\/b>. E ogni volta lo si \u00e8 fatto con concetti, con linguaggi e con relazioni diverse, secondo le sensibilit\u00e0 culturali, le esigenze sociali e le possibilit\u00e0 realistiche del tempo. <b>Non \u00e8 affatto vero che il difetto attuale sia un \u201ccedimento della teologia alla sociologia\u201d, <\/b><b>come sostengono anche alcuni padri sinodali<\/b><b>. E&#8217; vero piuttosto il contrario: sono le epoche passate ad aver saputo tener conto dei fattori culturali, sociali, economici e personali<\/b>. Oggi facciamo pi\u00f9 fatica a farlo e siamo tentati di identificare la \u201cvisione teologica\u201d con una visione astratta.<\/p>\n<p>Cionondimeno, \u00e8 giustificato chiedersi: <b>con quali criteri possiamo \u201ctradurre\u201d la tradizione<\/b>? In effetti, ogni atto di traduzione deve tener conto di due continuit\u00e0 diverse: quello con la fonte e quello con il lettore. Per tradurre bene la tradizione, dobbiamo tener conto di entrambi questi \u201ccorni\u201d della questione. Oggi questo appare particolarmente importante, per rassicurare tutti gli interlocutori in una materia tanto sensibile e tanto delicata.<\/p>\n<p>Ora, per procedere nel contesto del \u201cmatrimonio\u201d ad assicurare una possibilit\u00e0 di giustificazione delle \u201cseconde nozze\u201d &#8211; uscendo per\u00f2 dalla \u201cantitesi tra giustizia e misericordia\u201d e rinunciando alla unicit\u00e0 della \u201cdichiarazione di nullit\u00e0\u201d &#8211; <b>si potrebbe procedere <\/b><b>mediante alcune \u201canalogie\u201d, <\/b><b>ossia similitudini e differenze, da istituirsi<\/b><b> con l<\/b><b>a<\/b><b> tradizione del \u201c<\/b><b>nostro\u201d <\/b><b>passato <\/b><b>dimenticato <\/b><b>o <\/b><b>con quelle di<\/b><b> \u201caltri\u201d contesti ecclesiali, <\/b><b>da noi meno conosciuti<\/b>. In altri termini, sarebbe possibile assumere le nostre prassi \u201cantiche\u201d o quelle \u201cdelle altre esperienze ecclesiali\u201d come modelli \u2013 non assoluti, ma significativi &#8211; per ipotizzare soluzioni adeguate, che rispettino la \u201clogica tradizionale\u201d pur offrendo soluzioni inedite e originali. Ci\u00f2 ovviamente pu\u00f2 accadere <b>solo se si evita di identificare la dottrina con una disciplina, alla scuola del \u201cprincipio pastorale\u201d ufficialmente introdotto dal Concilio Vaticano II nella comprensione cattolica della tradizione<\/b>.<\/p>\n<p>Qui vorrei soffermarmi soltanto su due \u201canalogie\u201d emerse nel dibattito degli ultimi mesi: si tratta di due analogie diverse: una <b>analogia occidentale<\/b> e una <b> analogia orientale<\/b> hanno gi\u00e0 attirato la attenzione degli osservatori. Proviamo a considerarle schematicamente:<\/p>\n<p>&#8211; <b>analogia occidentale<\/b>: la indissolubilit\u00e0 della \u201csociet\u00e0 naturale\u201d e la rilettura del rapporto adulterio\/divorzio in contesto postmoderno<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0<b>analogia orientale<\/b>: la morte del coniuge, la morte del vincolo e le seconde nozze<\/p>\n<p>Ognuna di queste \u201canalogie\u201d, onorando la tradizione, permette di configurare una concreta forma di superamento della antitesi tra giustizia e misericordia. Vediamo brevemente come procedono.<\/p>\n<p><b>a) Analogia occidentale: la indissolubilit\u00e0 del \u201cconvivere\u201d e la \u201cpersistenza ostinata nel peccato grave\u201d (CjC 915)<\/b><\/p>\n<p>La prima attivazione del \u201cpensiero analogico\u201d avviene da parte di un Vescovo francese, domenicano, che \u00e8 pastore in Algeria, nella Diocesi di Oran. Mons. J.-P. Vesco procede nel suo \u201cripensamento\u201d in due direzioni apparentemente antitetiche: da un lato ampliando il concetti di \u201cindissolubilit\u00e0\u201d e dall&#8217;altro restringendo gli effetti del \u201creato di adulterio\u201d. Sul primo piano l&#8217;analogia \u00e8 condotta rispetto al pensiero classico medievale, che ha elaborato il concetto di \u201cindissolubilit\u00e0\u201d non riferendosi n\u00e9 al \u201csacramento\u201d n\u00e9 al \u201ccontratto civile\u201d, ma in rapporto alla \u201csociet\u00e0 naturale\u201d, ossia a quella che oggi chiamiamo \u201cconvivenza\u201d. <b>E&#8217; la convivenza ad essere indissolubile<\/b>. Questo comporta un avanzamento della coscienza ecclesiale, perch\u00e9 solleva la questione: dove vi \u00e8 \u201cnuova convivenza\u201d, in una seconda unione, e questa \u00e8 piena e fedele, come si pu\u00f2 chiedere ai soggetti di \u201cvenire meno\u201d alla nuova indissolubilt\u00e0, scaturita dal \u201cvero amore\u201d che sperimentano?<\/p>\n<p>Ovviamente, accanto a ci\u00f2, Mons. Vesco elabora una nuova interpretazione del canone 915 del CjC, che prevede appunto la impossibilit\u00e0 di riconciliare i battezzati che vivano \u201cnella persistenza ostinata della condizione di peccato grave\u201d. I divorziati risposati possono essere assimilati a questa condizione? Vesco suggerisce di utilizzare una diversa categoria, assumendola dalla tradizione giuridica.<b> L&#8217;adulterio pu\u00f2 essere compreso come \u201creato istantaneo\u201d e non come \u201creato permanente\u201d: questo permetterebbe di considerare i divorziati risposati eventualmente come \u201cex adulteri\u201d, ora legati in comunione con una seconda persona<\/b>. La loro esperienza, segnata dal peccato, potrebbe cos\u00ec ritrovare la comunione, la vita in Cristo, nonostante le ferite e le fatiche del passato e anche del presente. Vesco aggiunge, in modo assai lucido, che <b>i \u201cdivorziati non risposati\u201d non devono essere considerati necessariamente \u201cmigliori\u201d di quelli risposati, visto che la assenza di una \u201cseconda unione\u201d pu\u00f2 essere determinata non solo dalla fede, ma anche dalla diffidenza<\/b>.<\/p>\n<p>La \u201canalogia occidentale\u201d ripesca dunque due concetti preziosi e poco riflettuti, per poter unire giustizia e misericordia, tenendo conto dei mutamenti personali, sociali e culturali del mondo tardo-moderno. E per uscire da una \u201ctradizione ecclesiale\u201d che, configurando da qualche decennio soluzioni non adeguate, non appare pi\u00f9 \u201csana\u201d e ha urgente bisogno di conversione e di \u201ctraduzione\u201d. La Chiesa pu\u00f2 imparare qualcosa di prezioso dalle famiglie ferite o allargate.<\/p>\n<p>b) <b>Analogia orientale: la somiglianza tra morte fisica e morte morale in Oriente e Occidente<\/b><\/p>\n<p>Con altra analogia, una soluzione diversa propone di guardare non alla tradizione occidentale, da riscoprire in aspetti dimenticati o poco considerati, ma <b>alla tradizione orientale, per la attenzione che ha riservato alle dinamiche di costatazione del \u201cfallimento\u201d del vincolo matrimoniale<\/b>. L&#8217;Oriente conosce \u201cseconde nozze\u201d come \u201cnuovo vincolo\u201d, mentre l&#8217;occidente riconosce solo \u201cprime nozze\u201d. Per riconoscere le \u201cseconde\u201d, deve costatare \u2013 pi\u00f9 o meno linearmente &#8211; che le \u201cprime\u201d non siano mai esistite. Di qui scaturisce una nuova e urgente necessit\u00e0: non dover pi\u00f9 ricorrere ad una \u201cinflazione di finzioni\u201d solo per onorare non la \u201cdottrina del matrimonio indissolubile\u201d, ma la forma particolare della sua \u201cdisciplina giuridica di origine medioevale\u201d. Di qui l&#8217;idea, tutt&#8217;altro che azzardata &#8211; nonostante il semplicistico giudizio espresso dal Card. Erdo nella sua infelice prima Relazione \u2013 di proporre una \u201clettura analogica\u201d di questa prassi orientale, da istituire per la tradizione occidentale.<\/p>\n<p>Basilio Petr\u00e0, che da molti anni ha assunto questa prospettiva analogica, conducendola con grande rigore e con profonda coscienza delle differenze tra Oriente e Occidente, di recente ha riproposto questa \u201canalogia\u201d secondo una modalit\u00e0 \u201ccalibrata\u201d secondo la tradizione occidentale. In particolare, mi sembra di rilievo il suggerimento di \u201cinvestire\u201d i soggetti delegati del Vescovo, secondo la nuova riforma delle procedure introdotta dal MP <em>Mitis Iudex<\/em>, di una competenza non solo sulla \u201cnullit\u00e0\u201d, ma anche sul \u201cfallimento\u201d del vincolo (cfr. Indice del Sinodo del 1 ottobre 2015, <a href=\"http:\/\/www.ilregno-blog.blogspot.it\/2015\/10\/e-possibile-uneconomia-cattolica-per-i.html\">http:\/\/www.ilregno-blog.blogspot.it\/2015\/10\/e-possibile-uneconomia-cattolica-per-i.html<\/a>) sia molto lungimirante.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere utile considerare come questa \u201canalogia orientale\u201d si possa combinare con la \u201canalogia occidentale\u201d: in entrambi i casi la novit\u00e0, introdotta mediante la \u201ctraduzione della tradizione\u201d mediante la analogia, si presenta come il superamento di una rigida opposizione tra \u201cmotivi soggettivi\u201d e \u201clogiche oggettive\u201d. Introduce modalit\u00e0 significative per valutare le \u201clogiche intersoggettive\u201d che la Chiesa deve oggi onorare con nuova lucidit\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Come scrive Petr\u00e0, \u201cla Chiesa cattolica potrebbe per economia considerare l\u2019interruzione <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span><b>causata dall\u2019irreversibile frattura esistenziale e relazionale tra i coniugi<\/b><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>come\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span><b>equivalente all\u2019interruzione determinata dalla morte fisica<\/b><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>di un coniuge applicando ad essi una modalit\u00e0 di trattamento simile. Dovrebbe esserci per\u00f2 una differenza: tale economia andrebbe attuata entro un percorso di conversione e di accompagnamento pastorale delle persone che vengono dal fallimento coniugale, un percorso non uniforme ma modulato sulle storie personali e di coppia.\u201d<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span>Questa proposta ha il merito di formulare una \u201canalogia\u201d tra sistemi diversi, tenendo conto delle simiglianze e delle differenze tra mondi: \u201c<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span><b>Si tratterebbe di vera economia, di un\u2019economia vera e &#8220;cattolica&#8221;, del tutto compatibile con la teologia, la prassi e la storia cattoliche\u201d.<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">Le strade della <\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><b>mediazione analogica della tradizione<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">, proposte da Vesco e da Petr\u00e0, pur nella loro differenza di fonti e di argomentazioni, si somigliano tra loro e possono integrarsi in un punto essenziale: assumono la dottrina sul matrimonio non come un \u201cmonolite\u201d, ma come una preziosa testimonianza, che pu\u00f2 restare tale solo mediante una <\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><b>vigorosa opera di traduzione<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\">. Chi pensa che la tradizione possa vivere \u201csenza traduzioni\u201d, spesso finisce per servirsene soltanto come una \u201ccorazza\u201d o come un&#8217;\u201darma\u201d. Non di rado, infatti, la ripetizione della tradizione \u201csenza traduzioni\u201d consente alla \u201cistituzione\u201d di salvaguardare solo se stessa e non coloro al servizio dei quali dovrebbe riconoscersi chiamata. Per una \u201cChiesa in uscita\u201d questo stile difensivo, autoreferenziale e apologetico non solo \u00e8 poco utile, ma risulta anche del tutto controproducente. \u00a0\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analogie della tradizione: come uscire dalla opposizione tra giustizia e misericordia? Uno degli aspetti pi\u00f9 deludenti della Prima Relazione del Card. 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