{"id":9479,"date":"2015-10-06T23:25:47","date_gmt":"2015-10-06T21:25:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9479"},"modified":"2015-10-06T23:25:47","modified_gmt":"2015-10-06T21:25:47","slug":"sinodo-senza-profezia-non-ci-sara-prudenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sinodo-senza-profezia-non-ci-sara-prudenza\/","title":{"rendered":"Sinodo: senza profezia non ci sar\u00e0 prudenza"},"content":{"rendered":"<h2><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio012.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-4508\" alt=\"viadelconcilio01\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio012.jpg\" width=\"273\" height=\"204\" \/><\/a><\/h2>\n<h2><b>Dottrina e disciplina: il \u201ccaso serio\u201d del Sinodo<\/b><\/h2>\n<h2><\/h2>\n<p>Nel Sinodo che si \u00e8 aperto domenica scorsa, 4 ottobre 2015, sta avvenendo un passaggio decisivo per la Chiesa postconciliare: esso riguarda <b>non <\/b><b>lo scontro tra <\/b><b>chi \u00e8 favorevole <\/b><b>e<\/b><b> chi \u00e8 contrario alla indissolubilit\u00e0<\/b>, ma piuttosto la questione di <b>come<\/b><b> si <\/b><b>possa e si debba <\/b><b>assicurare alla indissolubilit\u00e0 una disciplina <\/b><b>ecclesiale <\/b><b>adeguata<\/b>. \u201cIl matrimonio \u00e8 indissolubile\u201d: su questa dottrina evangelica la tradizione cattolica \u00e8 concorde. Nessuno vuole mutare o contestare questa dottrina. Il problema \u00e8 invece questo: \u201ccome si traduce questa dottrina in una disciplina\u201d? Su questa traduzione le idee sono legittimamente diverse. Con serenit\u00e0 si dovrebbe quindi riconoscere che vi \u00e8 una <b>chiara <\/b><b>comunione sulla dottrina fondamentale<\/b> e che vi sono invece <b>disparit\u00e0 di prospettive <\/b>sul modo con cui questa dottrina <b>deve <\/b><b>essere tradotta in disciplina<\/b>.<\/p>\n<p><b> La vera differenza<\/b>, dunque,<b> non \u00e8 tra chi difende la indissolubilit\u00e0 e chi la nega, <\/b>ma tra<b> diverse forme di traduzione della dottrina evangelica sul matrimonio<\/b>.<\/p>\n<p><b>Da una parte, <\/b>infatti, osserviamo, non senza stupore, la posizione rigida e forzata di <b>chi pretende che la dottrina possa essere tradotta soltanto nella disciplina medievale e moderna<\/b>, che si \u00e8 espressa quasi solo con una terminologia giuridica e che identifica \u2013 piuttosto brutalmente &#8211; le parole di Ges\u00f9 con il \u201cmatrimonio rato e consumato\u201d. Vi \u00e8 qui un non piccolo difetto di teologia, una riduzione del piano teologico alla norma giuridica che risulta assai allarmante. Da questa lettura, che parla un linguaggio soltanto \u201cnormativo\u201d e che risulta pensata e collaudata in un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, si desume che <b>la dottrina viene identificata con una sola disciplina possibile<\/b>. Anzi ad essa viene ridotta: al punto che ogni variante disciplinare \u2013 per quanto piccola, temporale o locale essa sia \u2013 viene immediatamente <b>sospettata o accusata di \u201cnegare la dottrina\u201d<\/b>. Le posizioni estreme, in questo campo, hanno gi\u00e0 sollevato il sospetto che la \u201criforma del processo canonico\u201d appena realizzata da papa Francesco sia, nei fatti, una <b>negazione della dottrina della indissolubilit\u00e0<\/b>. Questa opzione, anche ad insaputa di coloro che la sostengono, di fatto annulla la evoluzione storica e non riesce a considerare che, sul piano dello sviluppo della cultura ecclesiale, nel permanere della stessa dottrina, la disciplina matrimoniale ha subito molte modifiche, ampliamenti, restrizioni, riformulazioni lungo il corso dei secoli.<\/p>\n<p><b>Dall&#8217;altra parte<\/b> si dispone chi, sulla scorta della esperienza secolare della Chiesa, sa che <b>alla medesima dottrina possono corrispondere discipline e traduzioni diverse<\/b>. A questa consapevolezza ci ha condotto la grande stagione conciliare, che ci ha autorizzati a \u201ctradurre la tradizione\u201d. Il \u201cprincipio pastorale\u201d del Vaticano II \u00e8 tutto qui: <b>riconoscersi non solo abilitati, ma obbligati e necessitati a tradurre la tradizione<\/b>. Tale consapevolezza sa che vi \u00e8 una tradizione sana e una tradizione che merita invece di essere rivista e riconsiderata. Che la salvaguardia in positivo della \u201cfamiglia unita\u201d trova forza e slancio \u2013 e non freno e ostacolo &#8211; nella misericordia esercitata verso le \u201cfamiglie allargate\u201d. Che le \u201cfamiglie fedeli\u201d, di fronte alla misericordia ecclesiale esercitata verso le \u201cfamiglie prodighe\u201d, non potranno comportarsi come il fratello maggiore della parabola del Padre misericordioso. Che la \u201clegge\u201d, come ogni legge, non \u00e8 solo \u201cpedagogia di doveri\u201d, ma anche \u201criconoscimento di diritti\u201d. E stupisce non poco che, in tutta questa arte delle distinzioni, <b>siano proprio i giuristi e i canonisti ad essere oggi particolarmente in crisi<\/b>. E&#8217; stata la scienza canonistica ad aver sempre operato distinzioni finissime, lungo la storia, e oggi ci ritroviamo al Sinodo pastori canonisti che non riescono a suggerire una sola distinzione convincente, e che si rifugiano in posizioni indistinte, ideologiche e fondamentalistiche.<\/p>\n<p>Ma non tutti i giuristi sono cos\u00ec. Vi sono, infatti, nel grande corpo ecclesiale, teologi e pastori che, lavorando anche con queste benedette distinzioni giuridiche e dogmatiche, hanno iniziato a configurare lo <b>stile ecclesiale del futuro, <\/b>quasi come <b>profeti della Chiesa che verr\u00e0<\/b>. Come accade in questi casi, una buona strada da percorrere \u00e8 quella della \u201canalogia\u201d. Usando la analogia \u00e8 possibile uscire dalle secche delle opposizioni e trovare una mediazione prudente, adeguata e insieme coraggiosa e profetica. Prudenza e profezia, non di rado, si identificano. Ci sono poi circostanze particolare della vita, anche nella vita della Chiesa, in cui la <b>imprudenza massima \u00e8 restare immobili<\/b>.<\/p>\n<p>Ci sono due ragionamenti \u201cper analogia\u201d che meritano una grande attenzione nell&#8217;attuale dibattito sinodale: una <i><b>analogia occidentale <\/b><\/i>\u00e8 stata proposta da Mons. J.-P. Vesco, una <i><b>analogia orientale<\/b><\/i>, invece, ha avanzato B. Petr\u00e0.<\/p>\n<p>Nella <i><b>prima<\/b><\/i> il modello \u00e8 costituito da una <b>singolare a<\/b><b>rmonia<\/b><b> tra la migliore teologia medioevale e il diritto <\/b><b>penale <\/b><b>contemporaneo<\/b>, con una sintesi geniale e promettente. Recuperando un concetto pi\u00f9 ampio di indissolubilit\u00e0 \u2013 non riferita al sacramento ecclesiale, ma alla relazione naturale &#8211; e riformulando l&#8217;adulterio come \u201creato istantaneo\u201d (e non permanente) sarebbe possibile operare, sul piano formale, una riconciliazione di molte situazioni che oggi vivono una sostanziale condizione di \u201cscomunica\u201d. Antico e nuovo sono qui al servizio di una migliore intelligenza della verit\u00e0 del matrimonio. Un Vescovo che non dimentica di aver fatto l&#8217;avvocato rischia di essere molto pi\u00f9 convincente di un Arcivescovo che si riduce a fare l&#8217;avvocato.<\/p>\n<p>Nella <i><b>seconda<\/b><\/i> il modello \u00e8 <b>la \u201ceconomia\u201d della tradizione greco-ortodossa,<\/b><b> <\/b><b>adeguata e convertita alla logica della Chiesa latina<\/b>, che permetterebbe di considerare il \u201cfallimento del vincolo\u201d, in analogia con la morte del coniuge, come una realt\u00e0 che la Chiesa pu\u00f2 riconoscere, con opportuna procedura e a determinate condizioni, mediante la propria struttura giuridica e giudiziaria. In questo caso, prassi orientali e prassi occidentali, opportunamente calibrate, si aiutano a vicenda per far fronte alle mutate realt\u00e0 della vita familiare.<\/p>\n<p>Queste sono <b>riformulazioni della disciplina che, senza negare <\/b><b>affatto <\/b><b>la dottrina, ne offrono una <\/b><b>traduzione<\/b><b> <\/b><b>pratica <\/b>capace di dare ascolto alle famiglie di oggi e di parlare anche al mondo delle <b>\u201cfamiglie allargate\u201d, <\/b>senza essere costretti a considerarle<b> \u201cper sempre <\/b><b>adulterine<\/b><b>\u201d <\/b><b>(<\/b>salvo poi, paternalisticamente \u201caccoglierle\u201d, ma solo come e in quanto adulterine). Paternit\u00e0 e paternalismo dovrebbero sempre restare, per tutti i generi di \u201cpadri\u201d \u2013 sinodali o familiari &#8211; concetti ben distinti e ben distanti. Il primo \u00e8 pur sempre titolo di <b>salvezza nella verit\u00e0<\/b>, mentre il secondo lo \u00e8 di <b>tentazione senza carit\u00e0<\/b>.<\/p>\n<p>Da questo prezioso serbatoio di \u201canalogie\u201d potrebbero venire quelle risorse linguistiche, relazionali e concettuali, che sarebbero capaci di superare la rigidit\u00e0 che blocca la Chiesa nella <b>assurda alternativa tra verit\u00e0 e carit\u00e0, tra giustizia e <\/b><b>misericordia<\/b>. Se una verit\u00e0 non genera carit\u00e0, <b>non \u00e8 la verit\u00e0 cristiana, ma una sua degenerazione irrigidita<\/b>; se una giustizia non \u00e8 capace di ampliare la esperienza di misericordia, ma sa solo restringerla e mortificarla, appare semplicemente come <b>una disciplina ingiusta che deve essere riformulata, tradotta e ripensata<\/b>. Avremo bisogno di tutta quella paziente fedelt\u00e0 che non dispensa mai dal coraggio e neppure da un certa audacia. Ma una cosa \u00e8 certa: <b>senza profezia non ci sar\u00e0 prudenza<\/b>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dottrina e disciplina: il \u201ccaso serio\u201d del Sinodo Nel Sinodo che si \u00e8 aperto domenica scorsa, 4 ottobre 2015, sta avvenendo un passaggio decisivo per la Chiesa postconciliare: esso riguarda non lo scontro tra chi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9479"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9479"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9479\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9480,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9479\/revisions\/9480"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9479"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9479"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9479"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}