{"id":9472,"date":"2015-10-02T15:33:38","date_gmt":"2015-10-02T13:33:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9472"},"modified":"2015-10-02T15:33:38","modified_gmt":"2015-10-02T13:33:38","slug":"i-divorziati-risposati-secondo-ruini-sorpresa-e-conferma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/i-divorziati-risposati-secondo-ruini-sorpresa-e-conferma\/","title":{"rendered":"I divorziati risposati secondo Ruini: sorpresa e conferma"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/due-figli1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8811\" alt=\"due figli\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/due-figli1.jpg\" width=\"234\" height=\"216\" \/><\/a><\/p>\n<p><b>Il divorziati risposati secondo Ruini: una sorpresa e una conferma<\/b><\/p>\n<p>Di fronte alla intervista rilasciata ieri \u2013 1 ottobre &#8211; da S.E. Camillo Ruini, in particolare per ci\u00f2 che concerne la risposta data sulla \u201cimpossibile riconciliazione\u201d dei divorziati risposati, bene ha reagito ieri, su Facebook, il teologo Duilio Albarello, nel commento che vorrei qui riportare:<\/p>\n<p>\u201c<span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif\"><span>C&#8217;\u00e8 un passaggio rivelatore, che vorrei sottolineare, in una intervista al card. Ruini pubblicata su La Repubblica di oggi:<\/span><\/span><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif\"><span>&#8220;Nel caso dei divorziati risposati non si tratta di una condizione personale ma di una condizione oggettiva, per cui ritengo che una via penitenziale non possa esserci. Del resto l&#8217;ha detto il Papa recentemente: il matrimonio &#8211; sacramento \u00e8 indissolubile per la Chiesa. E questo significa che nemmeno la Chiesa pu\u00f2 scioglierlo. E, quindi, se uno ha contratto validamente il matrimonio &#8211; sacramento, quel matrimonio rimane. \u00c8 tutto molto semplice&#8221;.<br \/>\nEcco il punto: \u00e8 tutto molto semplice. Questo \u00e8 l&#8217;elemento di forza di qualunque visione basata sulla pura logica: la tranquilla e consolante semplicit\u00e0 delle conclusioni. Che noia queste contraddizioni presenti nella vita reale: dove \u00e8 di fatto impossibile distinguere tra &#8220;condizione personale&#8221; e &#8220;condizione oggettiva&#8221;; dove un matrimonio celebrato con tutti i crismi pu\u00f2 anche fallire; dove le peripezie della storia vengono a disturbare la calma piatta della teoria e della dottrina. In un mondo dove &#8220;tutto \u00e8 molto semplice&#8221;, non ci sarebbe bisogno n\u00e9 della misericordia, n\u00e9 del perdono. In definitiva, non ci sarebbe bisogno neppure del Vangelo: la &#8220;buona notizia&#8221; che dentro la matassa intricata delle proprie relazioni e delle proprie scelte, il Dio di Ges\u00f9 Cristo viene per aprire incessantemente il futuro, per donare a chi si sente ormai finito una nuova possibilit\u00e0 di ri-cominciare\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>A questa considerazione ineccepibile vorrei aggiungere una mia reazione, duplice, di sorpresa e di conferma.<\/p>\n<p><b>La sorpresa<\/b><\/p>\n<p>Nessuno pu\u00f2 dubitare della preparazione e della cura per la riflessione che Camillo Ruini ha sempre mostrato nell&#8217;esercizio del suo ministero ecclesiale, di filosofo, di teologo e di pastore. Ricorderanno tutti le discussioni pubbliche con E. Scalfari, su temi filosofici e teologici. Ma trovo che in questa sua risposta sul tema dei divorziati egli basi il proprio ragionamento su concetti troppo rozzi, troppo angusti e generici, che non mi sarei aspettato in un uomo di pensiero come lui. In particolare, egli sembra contrapporre, in modo troppo drastico e inadeguato, un aspetto soggettivo e un aspetto oggettivo, trasponendolo direttamente dal piano della riflessione giuridico-metafisica a quello della realt\u00e0. Sembra non accorgersi che sono questi concetti astratti, di tradizione giuridica classica, a costituire degli \u201cocchiali\u201d talmente scuri, da diventare non \u201cocchiali da sole\u201d, ma \u201cocchiali da realt\u00e0\u201d. Una volta inforcati, mettono al riparo dal reale in tutta la sua complessit\u00e0 e pretendono di \u201ctradurre il Vangelo\u201d in una regoletta facile facile, sulla quale sembrerebbe impossibile non consentire, se il mondo fosse al servizio del Codice, e non viceversa. Sposando una lettura \u201contologica\u201d del vincolo matrimoniale, Ruini pu\u00f2 facilmente seguire una \u201cteoria\u201d che non ha pi\u00f9 alcuna capacit\u00e0 di leggere il reale dell&#8217;ultimo secolo. In fondo egli resta immerso nella concettualit\u00e0 apologetica della \u201c<i>Casti connubii<\/i>\u201d (1930), pretendendo per il matrimonio una teoria \u201cteologica\u201d mediata da una ontologia e da una antropologia rigorosamente deduttive. Ma tutto questo, sul piano del pensiero, risulta senza possibilit\u00e0 di fondazione convincente: e ci\u00f2 da almeno un secolo! Non sorprende che Ruini si sia molto risentito quando il Card. Martini, poco prima della morte, disse che la Chiesa era indietro di duecento anni. Nella sua teoria del matrimonio \u2013 rispetto alla diagnosi di Martini \u2013 Ruini \u00e8 pur sempre avanti di almeno un secolo!<\/p>\n<p><b>La conferma<\/b><\/p>\n<p>Accanto alla <i>sorpresa<\/i>, tuttavia, ho avuto anche una <i>conferma<\/i>. Ed \u00e8 la particolare natura del \u201ctema\u201d matrimonio, che \u00e8 capace di frenare il pensiero anche agli spiriti pi\u00f9 acuti. Di fronte al matrimonio e alla sua complessit\u00e0 esistenziale, la autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale \u00e8 tentata di riaffermarsi per istinto, quasi in modo irriflesso, giocando la istituzione contro la esperienza. Dobbiamo chiederci: perch\u00e9? Forse qui paghiamo molto cara la inerzia di una scelta: abbiamo affidato, progressivamente, ad una mediazione giuridica quasi tutta la responsabilit\u00e0 di questo campo. E cos\u00ec anche la dogmatica ne ha risentito, sviluppando in modo molto scarso e molto precario un vero pensiero sistematico sul matrimonio. In sostanza, sul matrimonio \u201csi pensa quasi solo sulla difensiva\u201d. Quando ci\u00f2 accade, spesso il pensiero si spegne e diventa mera \u201cdifesa autoreferenziale dello <i>status quo<\/i>\u201d. Anche Ruini sembra essere rimasto vittima di questo equivoco, in qualche modo giustificato dalla \u201carretratezza comune\u201d. Usando il pensiero in modo difensivo e apologetico anch&#8217;egli subordina alla definizione \u201coggettiva\u201d del vincolo la impossibilit\u00e0 di riconciliare i divorziati risposati. Rappresenta in questo modo la questione: da una parte ci sarebbe un Dio che definisce adultero il divorziato risposato e dall&#8217;altra l&#8217;uomo che non pu\u00f2 far altro che obbedire alla sua \u201cvolont\u00e0\u201d, riletta dalla legge divina. Ma Cristo, la Chiesa, i sacramenti, dove sono finiti? Servono solo come \u201cpuntello\u201d di una societ\u00e0 ingiusta? Ruini sembra voler restare fedele ad un mondo in cui il divorziato risposato \u201cdeve\u201d apparire come un \u201cadultero a vita\u201d. Come se la societ\u00e0 fosse ancora una \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d, che mentre rifiuta gli adulteri, isola gli handicappati, discrimina gli omosessuali, uccide gli assassini e non fa votare le donne. Anche la schiavit\u00f9, in un mondo cos\u00ec, trova i suoi bravi motivi \u201coggettivi\u201d!Egli non sembra accorgersi per nulla del fatto che questa \u201coggettivit\u00e0 adulterina\u201d ormai coincide soltanto con un pregiudizio clericale \u2013 senza alcun rapporto con la fede cristiana viva. Sarebbe forse esagerato ricordare a Camillo Ruini che gli \u201cadulteri a vita\u201d si trovano oggi molto pi\u00f9 spesso tra gli \u201csposi regolari\u201d che tra le \u201ccoppie irregolari\u201d? E che le coppie irregolari stabili sono molto spesso la soluzione e non la causa di un adulterio? Ha mai veramente considerato la complessit\u00e0 di tutte queste cose, che non si lasciano risolvere con categorie generiche e fuorvianti?<\/p>\n<p>Bisogna dunque riconoscere che dare patente di \u201coggettivit\u00e0\u201d ad un pregiudizio non \u00e8 un grande esercizio di pensiero, n\u00e9 sul piano culturale n\u00e9 su quello ecclesiale. Tanto peggio \u00e8 pretendere di attribuire a papa Francesco una soluzione tanto inadeguata, come il cardinale sembra fare surrettiziamente nella sua risposta. Avrei preferito che Camillo Ruini \u2013 da pastore, ma anche da intellettuale &#8211; fosse pi\u00f9 preoccupato di dialogare con il mondo reale in cui vive, che di ripetere impeccabilmente le teorie inadeguate di un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il divorziati risposati secondo Ruini: una sorpresa e una conferma Di fronte alla intervista rilasciata ieri \u2013 1 ottobre &#8211; da S.E. 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