{"id":9046,"date":"2015-08-05T07:08:43","date_gmt":"2015-08-05T05:08:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=9046"},"modified":"2015-08-05T08:26:17","modified_gmt":"2015-08-05T06:26:17","slug":"pablo-dors-e-il-coraggio-di-una-vera-teologia-dei-sacramenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pablo-dors-e-il-coraggio-di-una-vera-teologia-dei-sacramenti\/","title":{"rendered":"Pablo D&#8217;Ors e il coraggio di una vera teologia dei sacramenti"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il testo di Pablo D&#8217;Ors, che qui viene presentato nella traduzione fatta da M. Aug\u00e9 e presentata sul suo blog, \u00e8 una salutare provocazione verso una teologia dei sacramenti coraggiosa ed efficace. Al suo testo provocatorio e forte faccio seguire una serie di considerazioni di commento e di ampio consenso.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"CI SARA\u2019 NELLA CHIESA QUALCUNO CHE ABBIA IL CORAGGIO?\" src=\"http:\/\/img.over-blog-kiwi.com\/1\/40\/01\/50\/20150728\/ob_739719_vida-nueva.gif\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>I sacramenti della Chiesa ormai non significano quasi nulla per l\u2019immensa maggioranza di coloro che ancora vi partecipano. Un segno che smette di significare non \u00e8 pi\u00f9 un segno, ma un gioco di magia. I riti cristiani e i simboli in cui trovano fondamento hanno degenerato, per la maggior parte dei credenti, in pura magia. Certamente gli uomini e le donne di oggi continuiamo ad aver bisogno della magia, e cio\u00e8, di parole e gesti che in modo automatico e irrazionale ci mettano in rapporto col trascendente. Ma non \u00e8 questa la questione.<\/em><\/p>\n<p><em>Sostengo che molti dei comportamenti dei sacerdoti e dei laici durante la celebrazione eucaristica sono fondamentalmente magici, non religiosi. Ti immagini agli apostoli inginocchiandosi dinanzi al pane o a Ges\u00f9 raccogliendo le briciole dal piatto? Questi comportamenti riflettono che il nostro atteggiamento dinanzi al segno sacramentale \u00e8 molto pi\u00f9 magico che religioso.<\/em><\/p>\n<p id=\"yui_3_5_0_1_1436902733949_23120\"><em>Affinch\u00e9 possano significare, i segni devono essere capiti. La dottrina dell\u2019ex opere operato, quella che afferma che il sacramento \u00e8 efficace indipendentemente dalla comprensione di colui che lo riceve, ha svincolato il segno dal soggetto e lo ha degenerato e cosificato. I sacramenti vanno capiti, almeno in una certa misura. In caso contrario, non sacramentalizzano nulla, cosa che succede oggi nelle nostre chiese. Nessuno capisce nulla. Ci\u00f2 che pi\u00f9 mi ricordano le nostre messe \u00e8 il teatro dell\u2019assurdo di Beckett.<\/em><\/p>\n<p><em>Prendiamo l\u2019esempio dell\u2019Eucaristia, i cui simboli sono il pane e il vino. Il pane \u00e8, certamente, qualcosa di quotidiano, morbido e nutritivo. Che il pane sia simbolo di Dio significa che Dio \u00e8 qualcosa di quotidiano, che Dio \u00e8 morbido, che Dio \u00e8 nutritivo. Per\u00f2 se il simbolo \u00e8 il pane, il segno o sacramento \u00e8 il pane diviso, condiviso e mangiato. Si tratta quindi di dividere e condividere il pane consapevolmente; portarlo alla bocca consapevolmente; consapevolmente masticarlo e inghiottirlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Consapevolmente significa prendere coscienza che noni si tratta solo di dare pane agli atri, ma di essere pane per gli altri, di convertirsi in nutrimento che allevia i loro bisogni. Mangiare questo Pane ci d\u00e0 forza per essere pane. Su questa stessa linea il segno non \u00e8 semplicemente il vino, ma il vino condiviso e bevuto. Bere questo Vino ci facilita di essere vino per gli altri. E il vino \u00e8 il sangue, ossia, la vita: essere la vita per gli altri.<\/em><\/p>\n<p id=\"yui_3_5_0_1_1436902733949_23136\"><em>E conservare l\u2019Eucaristia in un tabernacolo, a cosa conduce? Non abbiamo detto che il vero segno \u00e8 dividerlo? Prova che la nostra mentalit\u00e0 \u00e8 magica, \u00e8 che pensiamo che Dio \u00e8 presente nel tabernacolo pi\u00f9 che fuori di esso. Ci\u00f2 per\u00f2\u2026 \u00e8 assurdo! Non \u00e8 che sia presente l\u00ec pi\u00f9 che altrove. E che \u00e8 presente l\u00ec per significarci che \u00e8 presente in tutte le parti, perch\u00e9 lo ricordiamo. Dio \u00e8 dappertutto, diciamo, ma poi ci impegniamo in metterlo in una scatola. Metterlo in alcune teorie che chiamiamo teologie e in alcuni simboli che chiamiamo sacramenti; che per\u00f2 non sacramentalizzano nulla.<\/em><\/p>\n<p><em>Rimane solo una soluzione: spiegare tutto come se mai fosse stato spiegato, perch\u00e9 forse \u00e8 questa la soluzione; e realizzarlo, naturalmente, come se fosse la prima volta, dato che forse lo sia veramente. Vedremo allora, meravigliati, la potenza dei nostri simboli, redimeremo i nostri riti, scopriremo, infine, il loro potere trasformante dell\u2019anima umana.<\/em><\/p>\n<p id=\"yui_3_5_0_1_1436902733949_23147\"><em>Per\u00f2, ci sar\u00e0 nella Chiesa qualcuno che\u00a0abbia il coraggio? Ci sar\u00e0 qualcuno che presenti questi simboli e riti non solo come quelli in cui si condensa la pi\u00f9 genuina identit\u00e0 cristiana, ma come simboli e riti di valore universale, atti per tutti, cristiani e non? Ci sar\u00e0 qualcuno, infine, che presenti il cristianesimo come religione e umanesimo inclusivo, non escludente n\u00e9 esclusivo?<\/em><\/p>\n<p id=\"yui_3_5_0_1_1436902733949_23153\"><em>Il rispetto alle differenze di altre tradizioni spirituali non deve farci perdere la visione del cristianesimo come proposta umanizzante universale. Avverto nei miei contemporanei non solo una fame di spiritualit\u00e0, ma anche un desiderio di ricuperare, in forma comprensibile e attuale, la tradizione religiosa da cui proveniamo. La cura del silenzio, una sensibilit\u00e0 che \u00e8 crescente, comporter\u00e0 una cura della parola e del gesto. Per\u00f2, ci sar\u00e0 qualcuno nella Chiesa che abbia il coraggio? Dove saranno i profeti che ci facciano capire che solo c\u2019\u00e8 possibile fedelt\u00e0 al passato nella creativit\u00e0 e nel rinnovamento?<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0(Fonte:\u00a0Vida Nueva, n. 2.947)<\/em><\/p>\n<h2><strong>La salutare provocazione della grande tradizione teologica<\/strong><\/h2>\n<p>Il testo di P. D&#8217;Ors, scritto di getto e con vera passione di prete e di grande scrittore, mette il dito su una piaga della tradizione teologica. I sacramenti, nella loro delicata funzione di mediazione del Vangelo, sono a rischio, sempre, di diventare una semplice &#8220;sigillo istituzionale&#8221;, senza vera forza significativa e quindi senza alcuna possibilit\u00e0 di entrare nella esperienza dei soggetti. Una &#8220;teologia senza soggetto \u00e8 una delle ambizioni di ogni &#8220;antimodernismo&#8221;: ma \u00e8 una risorsa recente, col fiato molto corto e priva di veri riferimenti culturali ed esperienziali.<\/p>\n<p>Una teologia cos\u00ec \u00e8, diciamolo chiaramente, del tutto improponibile, Lo scandalo dal quale D&#8217;Ors muove, per scrivere queste sue pagine, \u00e8 motivato da questa assoluta indifferenza alla esperienza del soggetto implicato nell&#8217;annuncio e nella rivelazione. Una &#8220;teologia autoreferenziale&#8221; \u00e8 possibile anzitutto nell&#8217;atto con cui si riferisce il sacramento soltanto &#8220;a se stesso&#8221;, come se la sua ragione non fosse &#8220;propter homines&#8221;. \u00a0Gi\u00e0 E. Juengel aveva notato come per il mestiere del teologo, due fossere gli imperativi: quello di &#8220;offrire chiarimenti&#8221;, e quello di &#8220;salvare i fenomeni&#8221;. Una cosa \u00e8 facile, ma insieme all&#8217;altra risulta molto complessa e ardua. Occorre coraggio e occorre scrupolosa onest\u00e0. Insieme l&#8217;uno e l&#8217;altra sono decisivi. Anche D&#8217;Ors, con altro stile, si orienta chiaramente e giustamente per questa nuova esigenza di coraggio e di onest\u00e0 nella teologia che &#8220;spiega&#8221; e &#8220;illumina&#8221; il sacramento.<\/p>\n<p>Se il tabernacolo diventa un alibi per una Chiesa che non sa pi\u00f9 essree &#8220;corpo di Cristo&#8221;, e neppure vuole esserlo, allora, proprio in quanto tabernacolo, diventa uno scandalo, una sorta di &#8220;Disevangelo&#8221;. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Nella tradizione eucaristica, il rapporto tra &#8220;sostanza&#8221; e &#8220;accidenti&#8221; non riesce a restituire, in modo adeguato, la grande tradizione celebrativa e spirituale. Il pane e il vino non sono semplicemente &#8220;accidenti&#8221; della sostanza, ma mediazioni decisive perch\u00e9 il corpo di Cristo sacramentale diventi corpo di Cristo ecclesiale.<\/p>\n<p>Su questo piano D&#8217;Ors ci invita, con piena ragione, a non temere la novit\u00e0 della cultura moderna e della riflessione contemporanea. Essa pu\u00f2 portare grande beneficio alla tradizione sacramentale ed ecclesiale.<\/p>\n<p>Un esempio pu\u00f2 essere assai significativo. La antropologia moderna, in modo differenziato a assai articolato, ha messo in luce come, per l&#8217;uomo e per la donna, la umanizzazione avviene lungo soglie di &#8220;apprendimento della comunione&#8221; che attraversano tutta la loro esperienza elementare. La comunione vive di nutrizione, vive di pulizia, vive di sessualit\u00e0. Il pensiero moderno conosce fasi dello sviluppo del bambino che attraversano una fase &#8220;anale&#8221;, una &#8220;orale&#8221; e una &#8220;genitale&#8221;. La &#8220;toilette&#8221;, la &#8220;tavola&#8221; e il &#8220;talamo&#8221; sono i segni storici e istituzionali di queste &#8220;fasi&#8221; che ogni soggetto attraversa per essere se stesso.<\/p>\n<p>Proviamo a chiederci: quale attenzione hanno avuto gli antichi e i medievali per queste &#8220;logiche di comunione&#8221;? La loro attenzione era molto vaga e comunque diversa dalla nostra. In S. Tommaso si legge, con sorpresa, che &#8220;solo la &#8220;generatio&#8221; ha una dimensione di comunione, mentre la &#8220;comestio&#8221; e la &#8220;effusio&#8221; non ha altra ragione che quella individuale.<\/p>\n<p>Come possiamo comprendere l&#8217;eucaristia, oggi, senza lasciarci arricchire da questa nuova comprensione dell&#8217;uomo e di Dio?<\/p>\n<p>D&#8217;Ors ha ragione: occorre coraggio, per tutto questo. Mentre la paura pu\u00f2 suggeire che tutto quello che c&#8217;\u00e8 da capire si trova sul Compendio del CCC. Anche in teologia si preferisce spesso la magia alla comprensione.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, bisogna riconoscere che, al di l\u00e0 del tono provocatorio, il testo di D&#8217;Ors si inserisce nella pi\u00f9 autentica tradizione &#8220;cattolico romana&#8221;, interessata a trovare le &#8220;ragioni universali&#8221; del sacramento, nella forte sottolineatura della dimensione antropologica del sacramento stesso. Su questo stesso terreno da molti decenni lavora con grande efficacia la &#8220;scuola padovana&#8221; di S. Giustina, dove universalizzazione fenomenologica ed ermeneutica cristiana trovano forme nuove di equilibrio e ispirano riletture interessanti del passato e del presente. Si pensi al prezioso contributo che Terrin, Bonaccorso e Tagliaferri hanno dato negli ultimi decenni al dibattito teologico, con coraggio e accuratezza.<\/p>\n<p>Sarebbe bello poter bollare come &#8220;eterodosse&#8221; le parole di D&#8217;Ors. E cos\u00ec, di certo, faranno tutti i timorosi difensori di una tradizione che non comprendono pi\u00f9. Ma bisogna riconoscere, invece, che D&#8217;Ors, al modo di un romanziere, ha messo il dito nella piaga. Dire che la ferita non esiste \u00e8 il gesto tipico di coloro che pensano la teologia come &#8220;restauro di statue di marmo&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Il testo di Pablo D&#8217;Ors, che qui viene presentato nella traduzione fatta da M. Aug\u00e9 e presentata sul suo blog, \u00e8 una salutare provocazione verso una teologia dei sacramenti coraggiosa ed efficace. 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