{"id":8924,"date":"2015-07-18T11:17:59","date_gmt":"2015-07-18T09:17:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=8924"},"modified":"2015-07-18T11:19:32","modified_gmt":"2015-07-18T09:19:32","slug":"la-scorciatoia-dei-veggenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-scorciatoia-dei-veggenti\/","title":{"rendered":"La scorciatoia dei veggenti"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Rembrandt_Emmaus_Parigi2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3554\" alt=\"Rembrandt_Emmaus_Parigi2\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Rembrandt_Emmaus_Parigi2-300x265.jpg\" width=\"300\" height=\"265\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Rembrandt_Emmaus_Parigi2-300x265.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Rembrandt_Emmaus_Parigi2.jpg 520w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>Esce oggi su Rocca (15\/2015) questa riflessione sui &#8220;veggenti&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Questioni di fede<\/p>\n<h2><b>La scorciatoia dei veggenti<\/b><\/h2>\n<p>Quando i due discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24. 13-35) entrano nella dimensione della fede, e riconoscono nel \u201cviandante forestiero\u201d il loro Signore, non hanno pi\u00f9 bisogno di vedere. Nella duplice azione dello spiegare la parola e dello spezzare il pane accade il riconoscimento. Vedere il Signore, questo comprensibile desiderio, \u00e8 sempre anche un rischio, un modo di renderlo \u201coggetto disponibile\u201d, \u201cadattabile\u201d, \u201csfigurabile\u201d, \u201cmanipolabile\u201d. Ges\u00f9 di Nazareth, nella sua vita storica, poteva essere visto da tutti, ma senza vero riconoscimento. Anche i pi\u00f9 prossimi a lui hanno dovuto attraversare il deserto del rinnegamento e della lontananza, prima di poterlo riconoscere davvero. Ges\u00f9 Cristo, il Signore Risorto, pu\u00f2 essere riconosciuto solo nella fede, non si lascia \u201csfigurare\u201d da uno sguardo neutro e oggettivo. Il \u201cvedere Dio\u201d \u00e8 dunque una segreta aspirazione, ma anche una grande disperazione. E&#8217; un destino, ma anche una tentazione. E&#8217; una promessa, ma anche una minaccia, e forse una illusione.<\/p>\n<p><b>1. La fede e i cinque sensi<\/b><\/p>\n<p>Va riconosciuto, tuttavia, che la fede supera, ma anche presuppone i 5 sensi. Il toccare, il gustare, l&#8217;odorare, il sentire e il vedere fanno parte della antica tradizione di una fede che si lascia sorprendere da una vicinanza insospettabile di Dio. Il \u201crivelarsi\u201d, inatteso e spaventoso, \u00e8 sempre una irruzione nella esperienza ordinaria da parte di Dio, in forme che hanno una \u201cforma comune\u201d, ma anche un tratto \u201cinatteso\u201d, \u201csorprendente\u201d, \u201cstrano\u201d: il roveto \u201carde\u201d, ma il fuoco non si estingue; il Signore appare come un \u201cgiardiniere\u201d o come un \u201cforestiero\u201d; il Risorto compie gesti elementari \u2013 di pasto e di lavoro \u2013 ma attraverso di essi traspare un mistero, un lato indicibile, un tratto invisibile. \u201cForma visibile della grazia invisibile\u201d \u00e8 una splendida definizione del \u201csacramento\u201d, ossia del luogo nel quale \u2013 come diceva papa Leone Magno \u2013 continua la \u201cparte visibile\u201d del Signore Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, dunque, a buon diritto, nella migliore tradizione cristiana, una grande attenzione a non prendere congedo dai sensi, a non rifugiarsi in una \u201cpura gnosi\u201d. La sensibilit\u00e0 \u00e8 organo della fede, in tutti i suoi significati. Ma proprio per questo, proprio a causa di questa esigenza di \u201cfine sensibilit\u00e0\u201d, le forme dirette, immediate, pubbliche, di \u201cvisione\u201d o di \u201cascolto\u201d &#8211; regolare e quasi programmato &#8211; non possono che destare sospetto e diffidenza in rapporto alla autenticit\u00e0 della fede.<\/p>\n<p><b>2. Vedere e ascoltare come \u201cmanipolare\u201d<\/b><\/p>\n<p>L\u00ec dove il vedere e l&#8217;ascoltare diventano una sorta di \u201ctrasmissione radiofonica e postale\u201d tra Dio e l&#8217;uomo, la autenticit\u00e0 della esperienza di fede \u00e8 messa radicalmente in questione.<\/p>\n<p>Questo non esclude affatto che, in questo ambito, non possa essere esercitata una anche intensa esperienza di preghiera, diverse forme di vita comunitaria, possibilit\u00e0 di annuncio e di catechesi, riscoperta di vocazione, sollecitudine verso la carit\u00e0. Ma il supporto \u201cregolare\u201d di una visione e di un messaggio costituiscono, di fatto, la sostituzione di una \u201cfede rivelata\u201d con forme di banalizzazione del messaggio e di autosuggestione collettiva, sotto le quali non fiorisce tanto la fede quanto l&#8217;interesse e la superstizione.<\/p>\n<p><b style=\"line-height: 1.5em\">3. Pedagogia e ipocrisia religiosa<\/b><\/p>\n<p><b> <\/b>Sul piano pastorale, la esigenza pedagogica, di accompagnamento graduale alla fede, alla preghiera, alla testimonianza e, da ultimo, a una piena vita cristiana, richiedono, evidentemente, forme graduali di appartenenza e di motivazione. Su questo piano, talora, si cade nella tentazione di fare del \u201cveggente\u201d una sorta di \u201cscorciatoia\u201d per la crescita dei soggetti. Portando le persone al \u201csantuario dei veggenti\u201d si crede di poter compiere un cammino pi\u00f9 rapido ed efficace di conversione e di trasformazione dei soggetti. Questa via pu\u00f2 apparire, a qualche parroco, una via percorribile e addirittura consigliabile. Ma \u00e8, in verit\u00e0, una sorta di \u201castrazione\u201d, una forma di suggestione, in qualche caso una grave mancanza di responsabilit\u00e0. Per aprire alla preghiera e alla vita cristiana le storie dei soggetti il \u201cpellegrinaggio\u201d pu\u00f2 giungere a luoghi \u201csanti\u201d, ma difficilmente pu\u00f2 avere accesso vero e serio a continue comunicazioni, a \u201cmessaggi regolari\u201d, mediati da \u201cveggenti\u201d: ci\u00f2 finisce per diventare, facilmente, caduta superstiziosa, dipendenza personale, asservimento. Non si deve mai dimenticare, infatti, che il contrario del peccato non \u00e8 la virt\u00f9 o la paura, ma la libert\u00e0. Senza libert\u00e0 non esiste n\u00e9 rivelazione n\u00e9 fede.<\/p>\n<p><b>4. La fede come rischio e come affidamento<\/b><\/p>\n<p>Se torniamo al nostro parroco, che addirittura organizza i pullmann verso i \u201cveggenti\u201d, possiamo riconoscere, nella sua buona fede, una grande debolezza. Egli preferisce un piatto di lenticchie alla lunga marcia verso la libert\u00e0, che Dio assicura, proprio mediante la sua invisibile inafferrabilit\u00e0, comunicata definitivamente solo nel suo Figlio. Fissare la Parola di Dio nelle parole di un \u201cmessaggio\u201d, settimanale, con contenuti devozionali e intimistici, \u00e8 una forma paradossale di conversione. Ci si allontana dalla ricchezza della tradizione e ci si chiude nel piccolo cerchio di una autoreferenzialit\u00e0, che trova facile eco nelle trasmissioni radiofoniche, non a caso concepite sullo stesso registro, fatto di luoghi comuni dolciastri e di paura.<\/p>\n<p>La fede non \u00e8 \u201cvedere Dio\u201d, ma \u201cessere visti da lui\u201d, stare nel suo sguardo e sentirsi in esso compresi e guidati. In questo rischio e in questo affidamento sta il mistero della fede: che non ha bisogno di \u201cveggenti\u201d per dispensare gli uomini e le donne dalla loro libert\u00e0. Il nostro unico veggente \u00e8 Ges\u00f9 Cristo. Partecipando del suo \u201cvedere il Padre\u201d possiamo essere dispensati dalla idolatria di \u201caltri\u201d veggenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esce oggi su Rocca (15\/2015) questa riflessione sui &#8220;veggenti&#8221;. Questioni di fede La scorciatoia dei veggenti Quando i due discepoli di Emmaus (cfr. 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