{"id":8919,"date":"2015-07-16T07:27:55","date_gmt":"2015-07-16T05:27:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=8919"},"modified":"2015-07-16T07:31:06","modified_gmt":"2015-07-16T05:31:06","slug":"cio-che-e-duro-e-cio-che-e-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/cio-che-e-duro-e-cio-che-e-giusto\/","title":{"rendered":"Ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;duro&#8221; e ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;giusto&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><b><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3583\" alt=\"mariage2\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage2-300x294.jpg\" width=\"300\" height=\"294\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage2-300x294.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage2.jpg 306w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/b><\/p>\n<p>Esce oggi, su &#8220;Settimana&#8221; (28\/2015) il n.12 della Rubrica Si.No.Do. &#8211; questioni intersinodali. Eccone il testo<\/p>\n<p><b>Ci\u00f2 che \u00e8 \u201cduro\u201d e ci\u00f2 che \u00e8 \u201cgiusto\u201d.<\/b><\/p>\n<p><b>La discussione sulle crisi del matrimonio e la \u201crozzezza\u201d di alcune risposte<\/b><\/p>\n<p>Con una bella citazione tratta da S. Agostino, P. Garrigues ha risposto alle contestazioni che gli sono state mosse, dopo la nota intervista rilasciata per \u201cCivilt\u00e0 Cattolica\u201d. Negli stessi giorni, Il Card. Kasper, a sua volta, rispondeva, su \u201cStimmen der Zeiten\u201d, alle critiche che aveva ricevuto per i suoi importanti interventi pre e post sinodali.<\/p>\n<p>Mi pare importante osservare una prima cosa. Entrambi questi importanti teologi sottolineano un dato decisivo: dal momento in cui papa Francesco ha voluto che si discutesse apertamente sulla condizione della teologia del matrimonio, e sulle sue difficolt\u00e0, \u00e8 impossibile obiettare a chi interviene di \u201coltrepassare\u201d una \u201cdottrina e disciplina acquisita\u201d. Il primo punto che dobbiamo acquisire \u00e8 che, a causa di nuove questioni e di nuove prospettive, non si d\u00e0, oggi, una dottrina e una discplina \u201cacquisita\u201d che sia adeguata alla esperienza degli uomini e alla Parola di Dio.<\/p>\n<p>Anzi, il buon senso, oltre che la tradizione, dovrebbe suggerire un ulteriore considerazione. A suo tempo \u2013 ossia quasi 35 anni fa e in seguito ad un precedente Sinodo dei Vescovi \u2013 la Esortazione Apostolica \u201cFamiliaris Consortio\u201d (=FC) intervenne mutando una serie di condizioni dottrinali e disciplinari, e non di secondo piano. La affermazione della \u201cnon-separazione dei divorziati risposati dalla Chiesa\u201d e la considerazione di una serie di \u201cvie\u201d per sancire la loro \u201ccomunione ecclesiale\u201d rappresent\u00f2, obiettivamente, una novit\u00e0 per quei tempi.<\/p>\n<p>Ora non \u00e8 affatto chiaro perch\u00e9, 35 anni dopo, la Chiesa dovrebbe \u201ctener ferma\u201d quella posizione, anzich\u00e9 proseguire nel suo approfondimento e nella sua evoluzione. Se la disciplina \u00e8 cambiata allora, perch\u00e9 non dovrebbe cambiare anche oggi?<\/p>\n<p>Su questo punto una serie di interventi, oltre a quelli gi\u00e0 citati, in particolare di \u00a0G. Angelini e di A. Fumagalli (cfr. numero 6\/2015 del &#8220;Regno-Attualit\u00e0&#8221;) aiutano a considerare questa come la posizione pi\u00f9 lucida e pi\u00f9 promettente.<\/p>\n<p>Ma ritengo che un terzo contributo debba essere considerato decisivo, almeno di fronte al lavoro che il Sinodo ordinario dovr\u00e0 iniziare ad ottobre: ed \u00e8 la lucidissima lettura che un Vescovo come J-P Vesco ha proposto nel suo piccolo capolavoro \u201cOgni amore vero \u00e8 indissolubile\u201d. Il libro, infatti, giustifica la propria rilettura delle questioni riguardanti i divorziati risposati proprio a partire dalla inadeguatezza della dottrina e della disciplina di FC.<\/p>\n<p>Diciamolo chiaramente: la questione non si potr\u00e0 risolvere se non si supereranno le risposte di FC 83-84, che oggi appaiono inadeguate e addirittura contraddittorie con la dottrina ecclesiale.<\/p>\n<p>Vesco presenta sinteticamente le 4 vie con cui FC riteneva di poter affrontare la questione: ossia la \u201cseparazione della seconda coppia\u201d, il \u201cdigiuno eucaristico\u201d, la \u201castensione dagli atti propri dei coniugi\u201d e la \u201cdomanda di riconoscimento della nullit\u00e0 del primo matrimonio\u201d.<\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, ognuna di queste \u201cvie\u201d ha la sua parziali giustificazioni e le sue ragioni. Ma tutte e quattro, se pretendono di esaurire le modalit\u00e0 pastorali con cui la Chiesa pu\u00f2 rispondere alle \u201cforme di vita\u201d attuali, diventano una pietra di inciampo e una distrazione rispetto alla seriet\u00e0 delle questioni che i \u201cdivorziati risposati\u201d propongono alla dottrina e alla disciplina ecclesiale.<\/p>\n<p>Se il Sinodo ordinario volesse semplicemente \u201cconfermare\u201d questa disciplina ecclesiale, \u201ctenendola per ferma\u201d in modo rigido, perderebbe ogni giustificazione del proprio ruolo e diventerebbe un incomprensibile conferma di una Chiesa solo autoreferenziale, sorda verso la realt\u00e0 e cieca di fronte alle nuove opportunit\u00e0 di comunione che proprio queste forme di vita nuova offrono alla considerazione di tutti.<\/p>\n<p>Sarebbe paradossale che il papa che vuole superare la autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale accettasse una impostazione clericale e anaffettiva della disciplina matrimoniale.<\/p>\n<p>E&#8217; stato ancora Mons. Vesco, con assoluta lucidit\u00e0, a indicare una via non traumatica, ma ricchissima, per uscire da questa \u201cimpasse\u201d: da un lato una rilettura della \u201cindissolubilit\u00e0 dell&#8217;amore naturale\u201d, dall&#8217;altro una ricomprensione del canone 915 del Codice di diritto canonico \u2013 superando le strettoie mentali ed esperienziali degli ultimi decenni &#8211; permetterebbe, fin da subito, quella prassi di penitenza che potrebbe pensare le \u201cseconde nozze\u201d non come adulterio continuato, ma come rottura di una alleanza che pu\u00f2 trovare una sua faticosa riconciliazione e anche rendere possibile un nuovo inizio, che Dio pu\u00f2 benedire.<\/p>\n<p>Come ha detto S. Agostino \u2013 e come sa chiunque appartenga alla tradizione in modo lucido e non rigido &#8211; \u201cci\u00f2 che \u00e8 duro non necessariamente \u00e8 giusto\u201d. Considerare oggi le vite dei battezzati, che hanno visto morire il loro matrimonio e che hanno avuto la grazia di vivere un nuovo inizio di comunione, come \u201cpersistenza ostinata nel peccato grave\u201d \u00e8 uno scandalo per la ragione e un offesa non solo alla tradizione di misericordia, ma anche alla autorevolezza giuridica di un ordinamento. Non \u00e8 un caso che Mons. Vesco abbia potuto scrivere cose tanto lungimiranti avendo esercitato \u2013 prima di diventare padre domenicano \u2013 il mestiere dell&#8217;avvocato. Comprende bene egli, in modo molto pi\u00f9 diretto, i punti deboli di un \u201cassetto disciplinare\u201d che \u00e8 diventato incapace di rapportarsi al reale e che \u00e8 costretto a sempre maggiori \u201cfinzioni\u201d, pur di non perdere potere. Cincischiare nel difendere tale impostazione ingiusta e inutilmente dura \u00e8 solo tempo perso, che non pu\u00f2 rendere un servizio n\u00e9 alla esperienza degli uomini, n\u00e9 alla parola di Dio.<\/p>\n<p>La disciplina di <i>Familiaris Consortio<\/i> 83-84, con la sua impostazione inadeguata, non solo non contribuisce a risolvere il problema, ma \u00e8 parte del problema stesso. Se i padri conciliari non sapranno riconoscere la problematicit\u00e0 \u2013 sistematica e giuridica \u2013 di questa impostazione, difficilmente potranno dare soluzione al problema. Poich\u00e9, come ricorda Aristotele, \u201c\u00e8 una forma di rozzezza non distinguere tra ci\u00f2 che deve essere ricercato e ci\u00f2 che non deve esserlo\u201d, non accorgersi che la disciplina stabilita da FC 83-84 non \u00e8 una soluzione, ma una parte non piccola del problema, sarebbe una forma di \u201crozzezza\u201d con cui non sapremmo collocarci all&#8217;altezza della tradizione. Se l&#8217;<i>Instrumentum laboris<\/i> non \u00e8, almeno in questo caso, di grande aiuto &#8211; proprio per la ripetuta insistenza con cui si richiama a questa disciplina inadeguata &#8211; abbiamo per\u00f2, gi\u00e0 pronti, gli strumenti per evitare questa pericolosa \u201capaideus\u00eca\u201d (rozzezza).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esce oggi, su &#8220;Settimana&#8221; (28\/2015) il n.12 della Rubrica Si.No.Do. &#8211; questioni intersinodali. Eccone il testo Ci\u00f2 che \u00e8 \u201cduro\u201d e ci\u00f2 che \u00e8 \u201cgiusto\u201d. 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