{"id":8790,"date":"2015-06-16T14:49:05","date_gmt":"2015-06-16T12:49:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=8790"},"modified":"2015-06-17T07:27:54","modified_gmt":"2015-06-17T05:27:54","slug":"lanalfabetismo-conciliare-del-cardinal-sarah-quattro-domande-di-un-teologo-ad-un-prefetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lanalfabetismo-conciliare-del-cardinal-sarah-quattro-domande-di-un-teologo-ad-un-prefetto\/","title":{"rendered":"L&#8217;analfabetismo conciliare del Cardinal Sarah: quattro domande di un teologo ad un Prefetto"},"content":{"rendered":"<h2><b><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio011.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3528\" alt=\"viadelconcilio011\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio011.jpg\" width=\"273\" height=\"204\" \/><\/a><br \/>\n<\/b><\/h2>\n<h2><b>L&#8217;analfabetismo conciliare del Card. Sarah.<\/b><\/h2>\n<h2><b>Quattro domande di un teologo ad un Prefetto.<\/b><\/h2>\n<pre>Dopo l'infelice intervista del marzo scorso \u2013 che aveva suscitato pi\u00f9 di qualche sconcerto e alla quale avevo gi\u00e0 dedicato un post su questo blog (<a title=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/signor-cardinale-che-bisogno-ha-di-sfigurare-il-vaticano-ii-il-prefetto-sarah-e-la-pace-liturgica\/\" href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/signor-cardinale-che-bisogno-ha-di-sfigurare-il-vaticano-ii-il-prefetto-sarah-e-la-pace-liturgica\/\">http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/signor-cardinale-che-bisogno-ha-di-sfigurare-il-vaticano-ii-il-prefetto-sarah-e-la-pace-liturgica\/<\/a>) - ecco che il Prefetto Sarah interviene nuovamente sul tema delicato del rapporto tra Vaticano II e liturgia (<a href=\"http:\/\/www.finesettimana.org\/pmwiki\/uploads\/RaSt201506\/150616sarah.pdf\" target=\"_blank\">qui il testo<\/a>). E, purtroppo, conferma una disarmante leggerezza di analisi e di giudizio, di fronte alla quale il teologo deve accuratamente portare alla luce tutte le lacune, esercitando la critica come richiesto dalla sua stessa funzione professionale, cos\u00ec preziosa per una Chiesa che voglia evitare di essere \u201cautoreferenziale\u201d.\r\nQualche anno fa mi era capitato di sollevare cinque domande all'allora Maestro delle Cerimonie Pontificie, Guido Marini, che si era avventurato sul terreno scivoloso della \"riforma della riforma', con argomenti troppo deboli e contraddittori. \r\nOggi rinnovo le mie domande al Prefetto Sarah, per le sue affermazioni troppo frettolose e imprecise. Per favorire una riflessione ecclesiale sulla liturgia che non ripeta ingenuamente \u2013 e con il crisma della \u201cautorit\u00e0\u201d - luoghi comuni tradizionalistici, tanto falsi quanto infondati. Ecco le mie quattro domande, che corrispondono a quattro \u201cstecche\u201d del testo comparso sull'Osservatore Romano il 12 giugno u.s.:\r\n\r\n1) <b>La paura della comunit\u00e0 celebrante<\/b>\r\n\r\nMi chiedo, innanzitutto: pu\u00f2 essere mai che un Prefetto della Congregazione per il culto divino abbia paura di una \u201ccomunit\u00e0 celebrante\u201d? Ma non dovrebbe essere primario compito di un servitore della Chiesa come il Prefetto del culto di incentivare quanto pi\u00f9 possibile comunit\u00e0 \u201cfinalmente celebranti\u201d, capaci di celebrare, con il gusto del celebrare, animate e vivificate dalle loro celebrazioni?\r\nInvece no: secondo il vezzo assunto negli ultimi due decenni, sembra che un Prefetto del culto, per essere tale, debba mettere in guardia, se stesso e gli altri, da comunit\u00e0 che celebrano. Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 deve essere apertamente censurato, \u00e8 che un Prefetto, che voglia cedere a questa tentazione, si permetta di indicare nel Concilio Vaticano II la sua \u201cfonte\u201d. E no, signor Cardinale, questo non le \u00e8 permesso: anche se porta il vestito rosso, lei non pu\u00f2 permettersi di interpretare Sacrasanctum Concilium mediante Redemptionis Sacramentum. Piuttosto, dovrebbe provare a fare il contrario: provare a giustificare le parole timorose che vorrebbero limitare la \u201ccelebrazione comunitaria\u201d alla luce del grande testo conciliare. E vedrebbe subito il divario incolmabile tra la altezza del testo della Costituzione del 1963 e la meschinit\u00e0 del testo della Istruzione del 2004. Il passaggio incauto con cui lei affida a questo testo minore la \u201cvera\u201d ermeneutica del Concilio assomiglia molto al tentativo di coloro che pensavano di affidare al CCC la ermeneutica pi\u00f9 autorevole del Concilio, nell'anno della fede. Sono questi i piccoli tentativi con cui i burocrati cercano di far diventare il mondo (e la Chiesa) una sorta di schedario da museo. Per favore, signor Prefetto, resista alla tentazione di omologarsi, fin dai suoi primi mesi di servizio, alla pedanteria sterile di questi burocrati, che hanno paura di veri \u201csegni di pace\u201d o si oppongono a \u201ctraduzioni finalmente sensate\u201d. \r\n\r\n2) <b>Mediator Dei o Sacrosanctum Concilium?<\/b>\r\n\r\nDal suo discorso, sembrerebbe che al centro vi sia un genuino interesse per il \u201ctesto conciliare\u201d. Ma mi e le chiedo: \u00e8 sicuro di avere in mano il libro giusto? Ha guardato la copertina? C'\u00e8 davvero scritto \u201cSacrosanctum Concilium\u201d, o, piuttosto, lei sta leggendo da \u201cMediator Dei\u201d? Certo, molte cose sono simili. Ma proprio su un punto \u2013 quello decisivo \u2013 il testo nuovo apre una nuova via, mentre il testo vecchio resta in un orizzonte \u201cchiuso\u201d, irrimediabilmente. Non a caso, ancora quel documento che lei cita con tanta ingenuit\u00e0, ossia \u201cRedemptionis Sacramentum\u201d, \u00e8 apertamente un \u201crilancio\u201d di Mediator Dei a scapito delle grandi intuizioni nuove di SC. Come pu\u00f2, un Prefetto di Congregazione, commettere una \u201csvista\u201d tanto grave? La \u201cnovit\u00e0\u201d di SC \u00e8 proprio nel concetto di \u201cpartecipazione attiva\u201d e nell'orientare la riscoperta della \u201cliturgia\u201d a questa idea decisiva, che Mediator Dei non ha ancora elaborato. Detto in altri termini: per SC i \u201criti e le preghiere\u201d sono il linguaggio di tutta la Chiesa. Per questo auspica che, mediante una \u201criforma dei riti\u201d si possa pervenire a \u201ccomunit\u00e0 celebranti\u201d. Un Prefetto che tema queste comunit\u00e0, inevitabilmente si rifugia nei limiti di Mediator Dei, e non riesce ad apprezzare il vero signiicato di SC. Come \u00e8 possibile che questa \u201cnegazione di SC\u201d venga proprio dal Prefetto della congregazione? E che essa raggiunga il suo apice quando \u2013 in modo tanto ingenuo quanto provocatorio  - il Prefetto propone di \u201callegare\u201d al Messale Romano post-conciliare i riti di penitenza e di offertorio secondo il VO: a quale livello di incomprensione e di inutile provocazione vuole dimostrare di essere arrivato il nostro Cardinale? Pensa di avere a che fare con un mondo di ignavi, pronti a filtrare ogni moscerino, ma ad ingoiare il loro bravo cammello, se a proporglielo \u00e8 un Cardinale? Crede che le \u201ccomunit\u00e0 non celebranti\u201d sarebbero meglio disposte a questo?\r\n\r\n3) <b>La pace liturgica come pretesto per dar fiato a chi fa la guerra<\/b>\r\n\r\nTrapela di nuovo, anche in questo ultimo testo del Prefetto Sarah, un finto ragionamento, tratto dal \u201ccappello a cilindro\u201d dei diplomatici. \u201cBisogna fare la pace, non la guerra\u201d. Certo, siamo d'accordo. Ma che cosa si intende, qui, per \u201cpace liturgica\u201d? Si intende <i>\u201canarchia\u201d protetta dall'alto<\/i>. Forse, sembra adombrare il Prefetto, se riesco a far capire che da \u201cquesta mia altezza\u201d - che nella Chiesa non \u00e8 il massimo, ma neppure il minimo \u2013 io comunque \u201cproteggo\u201d, si potr\u00e0 ancora \u201cfare la pace\u201d. In realt\u00e0 qui non si tratta di pace, ma di \u201cprotezione\u201d di chi non vuole stare al gioco. Dall'alto, dopo il 2007, si \u00e8 deciso che la \u201cpace\u201d corrispondesse a \u201cregolarizzare\u201d chi non vuol stare al gioco del Concilio Vaticano II. Questo forse pu\u00f2 avere un senso nella Curia romana, dove si trova pi\u00f9 di uno di questi \u201cresistenti\u201d. E forse, proprio nella curia, una tale \u201cindulgenza\u201d pu\u00f2 essere fonte di pace. Ma di pace \u201cda curia\u201d, intendiamoci, ossia della massima indifferenza! Ma \u201caltrove\u201d, Signor Prefetto, lei che \u00e8 uomo di esperienza internazionale, come fa a pensare che \u201cconsentire la impunit\u00e0 a chi non vuol stare al gioco\u201d possa generare pace? Questa scelta, forse lungimirante nella Curia romana, \u00e8 del tutto cieca se applicata alle Chiese nazionali e alla Chiesa universale. Genera solo anarchia, insieme al sopruso del cardinale, che gira in Mercedes, col suo bravo codazzo, con tanto di carabinieri col pennacchio e celebra, a richiesta, rigorosamente in Vetus Ordo. Non faceva cos\u00ec anche il \u201cpiccolo Ratzinger\u201d, suo predecessore? E non faceva cos\u00ec anche l'ex grande Burke? E lei, proprio lei, vorrebbe forse che questi abusi valessero come modelli? Certo, capisco che queste forme liturgiche le diano ampia garanzia di non suscitare mai \u201ccomunit\u00e0 celebranti\u201d, ma non le sembra un po' pochino, come risultato, per edificare la \u201cpace liturgica\u201d? Io penso che, venendo lei da un continente tanto segnato dalla guerra, dovrebbe usare la parola \u201cpace\u201d in contesti e con significati decisamente meno \u201cda salotto\u201d. A meno che non voglia ridurre anche la sua carica ad un elemento del salotto.\r\n\r\n4) <b>Perch\u00e9 citare Francesco a sproposito?<\/b>\r\n\r\nAd un certo punto del suo testo, ho avuto un soprassalto. Lei cita papa Francesco. E ho dovuto rallegrarmi per il coraggio con cui lei si \u00e8 avventurato tra i testi di Francesco, per trovare un punto di appoggio al suo discorso liturgico. Mi sembra che proprio papa Francesco abbia esortato i diversi vescovi e cardinali a non abusare delle sue parole e a \u201cpensare parole proprie\u201d. Lei ha citato Francesco quando mette in guardia dalla liturgia \u201cridotta a spettacolo\u201d. Ma lei, con un passaggio quanto meno poco chiaro, sembra ritenere che Francesco volesse mettere sotto accusa il \u201cprotagonismo prebiterale\u201d e la \u201cspettacolarizzazione del culto\u201d come se fosse il frutto di una errata interpretazione del Vaticano II. Io le chiedo, invece: non ha mai pensato che il \u201cprotagonismo presbiterale\/episcopale\u201d sia soltanto il frutto di una sopravvivenza, nella nuova Chiesa inaugurata dal Concilio, di una lettura della liturgia come semplice \u201cazione del prete\u201d? Non sarebbe facile riconoscere che, alla radice di questa distorsione, non sta affatto la pretesa di una comunit\u00e0 celebrante, quanto piuttosto una lettura non equilibrata dell'unico soggetto che agisce \u201cin persona Christi\u201d? \r\nNon \u00e8 la \u201ccomunit\u00e0 celebrante\u201d, il problema, ma l'idea che sia \u201cuno solo\u201d a celebrare che altera irrimediabilmente le cose e distorce tutto. \r\n\r\nPer questo, signor Cardinale, il suo articolo sull'Osservatore Romano del 12 giugno mi sembra una ulteriore grave caduta di stile, non per lei, ma per la carica del Prefetto della Congregazione del Culto divino. Un Prefetto che voglia davvero servire un'autentica attuazione del Vaticano II, non scriverebbe mai neppure una riga di quanto \u00e8 apparso con la sua firma. Questo \u00e8 un fatto grave. Su cui un teologo, che voglia servire la Chiesa, non potr\u00e0 mai tacere, in nessun caso.<\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;analfabetismo conciliare del Card. Sarah. Quattro domande di un teologo ad un Prefetto. Dopo l&#8217;infelice intervista del marzo scorso \u2013 che aveva suscitato pi\u00f9 di qualche sconcerto e alla quale avevo gi\u00e0 dedicato un post&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8790"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8790"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8790\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8797,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8790\/revisions\/8797"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8790"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8790"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8790"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}