{"id":8697,"date":"2015-06-05T16:42:04","date_gmt":"2015-06-05T14:42:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=8697"},"modified":"2015-06-05T16:42:04","modified_gmt":"2015-06-05T14:42:04","slug":"novita-ogni-amore-vero-e-indissolubile-di-j-p-vesco-queriniana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/novita-ogni-amore-vero-e-indissolubile-di-j-p-vesco-queriniana\/","title":{"rendered":"Novit\u00e0: &#8220;Ogni amore vero \u00e8 indissolubile&#8221; di J.-P. Vesco  (Queriniana)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Vesco1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-8699\" alt=\"Vesco\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Vesco1.jpg\" width=\"142\" height=\"220\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un nuovo volume viene ad arriccchire il panorama editoriale in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi. Pubblico qui di seguito le prime pagine dell&#8217;Editoriale con cui ho presentato la Edizione italiana di J.-P. Vesco,\u00a0<strong>Ogni amore vero \u00e8 indissolubile. Considerazioni in difesa dei divorziati risposati<\/strong>, Brescia, Queriniana, 2015 (gdt 374).<\/p>\n<p>Editoriale<\/p>\n<h3>Una comunione riconosciuta<\/h3>\n<h3>L&#8217;amore indissolubile come condizione del perdono dei divorziati risposati<\/h3>\n<h3><\/h3>\n<p>&#8220;Un giorno, in nome della verit\u00e0, bisogner\u00e0 che noi, pastori della chiesa, domandiamo<\/p>\n<p>perdono per la sofferenza sopportata da persone alle<\/p>\n<p>quali il perdono sacramentale e l\u2019accesso alla eucaristia<\/p>\n<p>saranno stati rifiutati forse ingiustamente.<\/p>\n<p>E io prego Dio che abbia misericordia di noi&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scritto espressamente per il lavoro di ripensamento della disciplina ecclesiale in vista del duplice appuntamento sinodale (2014 e 2015) voluto da papa Francesco e pensato esplicitamente \u201cin comunione con tutte le persone per le quali l&#8217;amore della Chiesa ha aggiunto pena a pena\u201d, il piccolo libro di Mons. Jean-Paul Vesco costituisce un gioiello di finezza teologica, di sensibilit\u00e0 pastorale e di lucidit\u00e0 giuridica.<\/p>\n<p>Il testo si presenta subito con caratteristiche esemplari: ha il piglio diretto e immediato di una riflessione senza apparato critico, mantiene sempre un contatto assai forte con il magistero ecclesiale recente, sa per\u00f2 far emergere subito i limiti della disciplina scaturita da <em>Familiaris Consortio<\/em> (=FC) 83-84, mostrandone tutte le contraddizioni umane, ecclesiali, teologiche e giuridiche. In questo approccio pacato e lineare, Mons. Vesco manifesta tuttavia una grande abilit\u00e0 dialettica e un modo originale di articolare l&#8217;argomentazione, utilizzando i \u201cluoghi comuni\u201d della disciplina attuale in modo assai creativo e capovolgendone spesso il significato e il valore.<\/p>\n<p>Come vedremo, ad un esame attento la sua tesi centrale applica il carattere \u201cindissolubile\u201d non solo alle prime nozze, ma anche alle seconde. A ci\u00f2 unisce, sul piano giuridico, una teoria che supera la nozione di \u201cpersistenza ostinata nella condizione di peccato grave\u201d &#8211; motivo della scomunica sacramentale &#8211; applicata al \u201cdivorziato risposato\u201d e cos\u00ec apre la via ad una sostanziale modifica della disciplina stabilita da FC, aprendo l&#8217;accesso alla ammissibilit\u00e0 della riconciliazione e della comunione per i soggetti che attraversano la crisi difficile del proprio matrimonio e si legano in una seconda unione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sorprende il lettore \u00e8 il fatto che l&#8217;esigenza di una modifica della disciplina attuale sia fatta scaturire dal riconoscimento della \u201cindissolubilit\u00e0\u201d come caratteristica di \u201cogni vero amore\u201d.<\/p>\n<p>Il tono prevalente del discorso \u00e8 quello tipico del pastore, preoccupato di poter esercitare il proprio \u201cministero episcopale\u201d attraverso una disciplina che non costringa l&#8217;azione pastorale alla afasia, alla impotenza o alla finzione. Siccome il testo, pur in questo fondamentale tono spirituale e pastorale, \u00e8 costruito mediante una \u201cmatematica argomentativa\u201d assai raffinata, merita di essere presentato nella sua articolazione dettagliata, in modo da fornire al lettore gli strumenti per intenderlo appieno.<\/p>\n<p><em>1. La struttura del testo<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Il volumetto, di poco pi\u00f9 che 100 pagine, si presenta con una raffinata struttura, costruita come una sequenza di 8 domande, o quaestiones. Vorrei qui ricordare che Mons. Vesco appartiene all&#8217;ordine domenicano e onora la grande tradizione scolastica di appartenenza. In sequenza ecco le 8 questioni, con i relativi contenuti di risposta:<\/p>\n<p>I. Che cosa dice la Chiesa sul divorzio? E si risponde con una precisa esposizione del contenuto del testo pi\u00f9 recente al riguardo, ossia Familiaris Consortio 83 e 84, chiarendo le disposizioni e mostrandone con molta franchezza tutti i limiti.<\/p>\n<p>II. Che cosa intendiamo quando parliamo di \u201cdivorziati risposati\u201d? Dove si esprime l&#8217;esigenza di una chiarificazione della espressione \u201cdivorziati-risposati\u201d, mostrando come il pregiudizio si insinui nella parola, orientando negativamente un giudizio lucido e una pastorale sapiente.<\/p>\n<p>III. Che cosa dice il NT sul divorzio? Una analisi dei testi fondamentali dei vangeli e delle lettere paoline permettono un utile discernimento sulla Parola di Dio e sul suo vero significato per la condizione ecclesiale contemporanea.<\/p>\n<p>IV. Che cosa si intende quando si parla di indissolubilit\u00e0 del matrimonio? Con una lucida riflessione, si sposta il \u201cluogo\u201d della indissolubilit\u00e0 dalla dimensione teologica a quella naturale. Indissolubile \u00e8, per la tradizione cristiana, ogni vero amore. Questo crea una nuova lettura del rapporto tra prima unione e seconda unione.<\/p>\n<p>V. Che cosa si intende quando si dice: \u201ctu non hai il diritto?\u201d Dove si introduce una preziosa distinzione tra \u201creato istantaneo\u201d e \u201creato permanente\u201d, per cercare un fondamento convincente alla negazione della comunione ai divorziati risposati e riaprire la possibilit\u00e0 della loro assoluzione e comunione.<\/p>\n<p>VI. Quali conseguenze pratiche derivano dalla distinzione tra reato permanente e reato istantaneo<\/p>\n<p>Da tale distinzione derivano una serie di importanti conseguenze sia per la possibilit\u00e0 di pronunciarsi su una azione passata dalla quale dipendono conseguenze nel presente e nel futuro, sia per considerare pi\u00f9 adeguatamente le ragioni dello scacco nel matrimonio sacramentale, sia, indirettamente, per considerare la condizione dei divorziati non risposati.<\/p>\n<p>VII. Quali sono oggi le alternative? Dove si chiarisce come le 4 alternative oggi offerte ai \u201cdivorziati risposati\u201d (ossia la separazione dal secondo coniuge, il digiuno eucaristico, l&#8217;astinenza dagli atti propri dei coniugi o il riconoscimento della originaria nullit\u00e0 del vincolo) siano inadeguate ad offrire una vera risposta pastorale, che operi una autentica sintesi tra verit\u00e0 e misericordia.<\/p>\n<p>VIII. Quali proposte avanzare? Riassumendo il percorso, si offre una via di soluzione che, recuperando sia il valore indissolubile di ogni vero amore, sia la irreversibilit\u00e0 della condizione acquisita nella seconda unione, predisponga un percorso di itinerario penitenziale e di superamento del digiuno eucaristico come prospettiva di cura pastorale per coloro che si trovano a vivere una seconda relazione di vero amore.<\/p>\n<p><em>2. Lo sviluppo della tesi teologica centrale<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Si dovrebbe considerare come il nocciolo della tesi di Jean-Paul Vesco stia in una delicata riequilibratura tra teologia e diritto. Egli ripete, pi\u00f9 volte, che \u201cil diritto pu\u00f2 rimediare alla scollatura tra dottrina e realt\u00e0\u201d. Quando egli ritorna su questa affermazione non intende certo aumentare il livello di \u201cfinzione\u201d cui proprio lo strumento canonico si \u00e8 prestato negli ultimi decenni. Invece, per uscire da questa \u201cimpasse\u201d, occorre una duplice chiarificazione sistematica, alla quale contribuiscono, precisamente, la teologia e il diritto. Da un lato, si deve chiarire meglio il concetto di \u201cindissolubilit\u00e0\u201d; dall&#8217;altro si deve chiarire in quale senso la possibilit\u00e0 di assoluzione \u00e8 subordinata alla \u201ccessazione della condizione di peccato\u201d. Su questi due fronti il \u201clavoro teologico\u201d proposto da Vesco \u00e8 raffinato ed efficace. E procede, anzitutto, da un profondo ampliamento della nozione di \u201cindissolubilit\u00e0\u201d: la sua riflessione procede rigorosamente in modo sistematico, cercando di non scivolare in una pericolosa identificazione della \u201cindissolubilit\u00e0\u201d con la specificit\u00e0 teologica del sacramento. In altri termini, salvaguardando ci\u00f2 che S. Tommaso ha espresso, icasticamente, nella sua Summa Contra Gentiles, quando ha affermato che \u201cgeneratio ad multa dicitur&#8230;\u201d: le ragioni del sacramento sono molto pi\u00f9 ampie e complesse del suo senso teologico immediato. Per questo anche la sua logica \u201cindissolubile\u201d deve onorare, al tempo stesso, tanto la relazione originaria quanto la nuova relazione. La condizione della \u201cindissolubilit\u00e0\u201d non \u00e8 estrinseca, ma intrinseca ad ogni vero amore. E permette, pertanto, di valutare sia i \u201cdivorziati risposati\u201d, sia i \u201cdivorziati non risposati\u201d secondo una logica pi\u00f9 complessa di quella meramente formale.<\/p>\n<p><em>3. La finezza giuridica<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>L&#8217;ermeneutica giuridica, in cui Vesco eccelle, si concentra invece su una rilettura del concetto di \u201cpersistenza ostinata nello stato di peccato grave\u201d (cfr. can. 915: \u201caliique in manifesto gravi peccato obstinate perseverantes\u201d), che viene esaminata mediante una distinzione \u2013 spiccatamente giuridica \u2013 tra \u201creato permanente\u201d e \u201creato istantaneo\u201d. Se, come abbiamo chiarito sopra, si acquisisce una nozione pi\u00f9 estesa di indissolubilit\u00e0, si deve, di conseguenza, spostare la condizione dei \u201cdivorziati-risposati\u201d dalla condizione di \u201creato permanente\u201d alla condizione di \u201creato istantaneo\u201d. Ci\u00f2, evidentemente, \u00e8 reso possibile da una diversa condizione sociale, culturale ed ecclesiale di tali soggetti. Poich\u00e9 la distinzione, che la tradizione del \u201cdiritto penale\u201d conosce assai bene, introduce un criterio di considerazione diverso del rapporto tra una alleanza matrimoniale, e una seconda, che, se da un lato costituirebbe una forma del \u201cpermanere ostinatamente\u201d in condizione di peccato grave, dall&#8217;altro dovrebbe anche essere riconosciuta (anche teologicamente) come definitiva e indissolubile. Questo paradosso viene ulteriormente illuminato da un esempio molto utile. Nel diritto penale francese (e italiano) il reato di \u201cbigamia\u201d viene giustamente considerato un \u201creato permanente\u201d e solo il venir meno di uno dei due matrimoni pu\u00f2 interrompere l&#8217;azione delittuosa. La Chiesa sembra aver interpretato la condizione dei \u201cdivorziati-risposati\u201d sull&#8217;esempio di questa fattispecie giuridica penale. Viceversa, se vi \u00e8 stato un atto che ha dato inizio ad una seconda relazione matrimoniale, tutti gli atti successivi \u2013 di disposizione di s\u00e9, dell&#8217;altro, dei figli, dei beni&#8230; &#8211; fanno parte non del \u201creato\u201d, ma delle conseguenze pi\u00f9 o meno definitive di quell&#8217;atto. Vi \u00e8 tra loro una evidente e necessaria relazione, che per\u00f2 non \u00e8 adeguato considerare come una identit\u00e0. E non \u00e8 possibile che si chieda, a chi vive questa seconda unione, semplicemente di \u201cinterrompere l&#8217;azione illecita\u201d, confondendo un piano con l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Di qui scaturisce la esigenza di \u201cinquadrare il fatto di contrarre una seconda alleanza nella categoria dei reati istantanei i cui effetti perdurano nel tempo\u201d (71). L&#8217;Autore chiarisce ulteriormente questo passaggio decisivo: \u201cC&#8217;\u00e8 da una parte un atto della volont\u00e0, probabilmente colpevole, quello di impegnarsi in una nuova alleanza. E ci sono, d&#8217;altra parte, tutti gli atti della volont\u00e0, che saranno posti giorno dopo giorno e nel corso degli anni, e che sono della stessa natura di quelli posti in essere da tutte le coppie che costruiscono un destino comune e ne assumono insieme le difficolt\u00e0\u201d (71-72). Si pu\u00f2 continuare a leggere questi atti come \u201cpersistenza ostinata nello stato di peccato grave\u201d solo da parte di una Chiesa che abbia perso il senso della complessit\u00e0 della vita e delle forme che essa assume nel mondo, qui ed ora. L&#8217;idea che \u201csolo questa\u201d sarebbe la fedelt\u00e0 alla parola del Vangelo, ripugna non solo al buon senso, ma alla rivelazione stessa&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Un nuovo volume viene ad arriccchire il panorama editoriale in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi. 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