{"id":8484,"date":"2015-05-19T22:38:07","date_gmt":"2015-05-19T20:38:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=8484"},"modified":"2015-05-20T07:31:01","modified_gmt":"2015-05-20T05:31:01","slug":"il-figlio-del-concilio-e-la-lotta-contro-il-clericalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-figlio-del-concilio-e-la-lotta-contro-il-clericalismo\/","title":{"rendered":"Il figlio del Concilio e la lotta contro il clericalismo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ultimo numero della Rivista IHU on line (<a title=\"IHU on line\" href=\"http:\/\/www.ihuonline.unisinos.br\/index.php?secao=465\" target=\"_blank\">http:\/\/www.ihuonline.unisinos.br\/index.php?secao=465<\/a>) ospita questa intervista, di cui offro qui l&#8217;originale in italiano.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ihu2015.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-8486\" alt=\"ihu2015\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ihu2015-225x300.png\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ihu2015-225x300.png 225w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ihu2015.png 300w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: Arial-BoldMT, sans-serif\"><span><b>Il figlio del Concilio e la lotta contro il clericalismo<\/b><\/span><\/span><\/span><\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Come si pu\u00f2 capire il \u201cfenomeno Francesco\u201d?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT, serif\"><span><i>Il semplice fatto di chiamare Francesco \u201cfenomeno\u201d indica un dato di grande rilevanza. Da un lato si usa questa espressione come di fronte al \u201cmanifestarsi di qualcosa di pi\u00f9 grande e di inatteso\u201d. E&#8217; come dire, in italiano,: \u201cFrancesco \u00e8 un fenomeno\u201d, ossia la manifestazione di qualcosa di veramente grande, di toccante, di straordinario. Io direi, \u00e8 l&#8217;improvviso manifestarsi, proprio al vertice della Chiesa cattolica, del Concilio Vaticano II, pienamente attuato, di colpo! Questo \u00e8 davvero un fenomeno molto particolare. Ma bisogna dire che, contemporaneamente, si parla di \u201cfenomeno Francesco\u201d quasi per prendere le distanze da qualcosa che \u201csi capisce poco\u201d. Se sono Vescovi o Cardinali a parlare cos\u00ec \u2013 e ce ne sono &#8211; \u00e8 perch\u00e9 abbiamo vescovi e cardinali analfabeti di Vaticano II, privi delle categorie elementari per \u201ccapire\u201d non solo Francesco, ma la Chiesa degli ultimi 50 anni. Per loro il pontefice, uscendo dall&#8217;alveo consueto e per loro normativo, parla una lingua quasi sconosciuta. Francesco, con il suo apparire, il 13 marzo, ha messo in evidenza questi due aspetti: c&#8217;\u00e8 una grande parte della Chiesa cattolica che lo ha scoperto subito come un \u201cfenomeno\u201d di cui aveva \u201cpresentimento\u201d. Ma c&#8217;\u00e8 un settore della Chiesa, molto meno esteso ma non privo di potere, che lo ha considerato, fin dall&#8217;inizio, con \u201crisentimento\u201d. Presentimento popolare e risentimento gerarchico sono \u201cdati\u201d di questo biennio di pontificato, dati che non possono essere messi sullo stesso piano, ma che vanno considerati con attenzione.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Qual \u00e8 la proposta di Francesco quando propone il sinodo sulla famiglia? Quali risposte la Chiesa cerca di dare alle nuove configurazioni familiari contemporanee?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT, serif\"><span><i>Mi pare che una caratteristica fondamentale del pontificato di Francesco sia concentrata in due parole, che trovano nel Sinodo sulla famiglia una loro immediata e imbarazzante verit\u00e0: sono due modi di chiamare la Chiesa, che la definiscono \u201cnon autoreferenziale\u201d e \u201cospedale da campo\u201d. In queste denominazioni la Chiesa si trova particolarmente \u201cmessa alla prova\u201d quando si tratta di impostare un rapporto con la famiglia contemporanea. Proprio su questo argomento, cos\u00ec delicato e decisivo, i limiti di una impostazione autoreferenziale e \u201csettaria\u201d della Chiesa emergono continuamente. Abbiamo elaborato, soprattutto negli ultimi 150 anni, una \u201cdottrina sul matrimonio\u201d che ci rende incapaci non solo di rispondere alle questioni, ma di formulare le domande corrette. La prova di ci\u00f2 \u00e8 la contraddittoriet\u00e0 delle proposte sui temi \u201ccaldi\u201d, come ad es. la \u201ccomunione dei divorziati risposati\u201d. Francesco sa bene che una Chiesa non autoreferenziale deve anzitutto modificare questi punti scandalosi della propria disciplina ufficiale. La \u201cscuola conciliare\u201d dimostra ampiamente che vi \u00e8 una strada per poter confermare la grande tradizione cattolica, assumendo la responsabilit\u00e0 di una \u201ctraduzione\u201d e di un \u201caggiornamento\u201d della dottrina e della disciplina. Ma, proprio sul matrimonio, sembra che si debbano fare le barricate su dettagli disciplinari secondari&#8230;<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Qual \u00e8 il significato e le caratteristiche della &#8220;collegialit\u00e0&#8221; nel pontificato di Francesco?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT, serif\"><span><i>La collegialit\u00e0 \u00e8 la forma ordinaria di una Chiesa \u201cnon autoreferenziale\u201d, poich\u00e9 presuppone che anche solo per constatare la realt\u00e0 occorra una approccio \u201cdialogico\u201d. Collegiale, come logica del \u201cprimato\u201d nella Chiesa cattolica \u2013 che ha, al suo vertice, non solo il papa, ma anche il Collegio episcopale \u2013 \u00e8 la indicazione di un \u201cmetodo per affrontare le questioni\u201d. Direi che \u00e8 quasi \u201cscontato\u201d che Francesco, venendo da una tradizione apertamente ispirata al Vaticano II, faccia di quella grande esperienza ecclesiale lo \u201cstile\u201d non solo del suo papato, ma del modo con cui la Chiesa affronta le questioni del mondo contemporaneo, alla luce del Vangelo e della esperienza degli uomini, secondo GS 46.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Come il Papa Francesco affronta la questione delle nuove configurazioni familiari?<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>In vista della riconfigurazione della famiglia, come Francesco vede l\u2019unione\/rapporto di persone dello stesso sesso? E come le questioni di genere appaiono nel suo pontificato?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT, serif\"><span><i>Mi pare che a questa domanda non si debba rispondere secondo una logica di \u201cvalori\u201d. Qui io ravviso la vera novit\u00e0 di Francesco rispetto ai papi che lo hanno immediatamente preceduto. Anzitutto per il fatto di non accettare una impostazione apologetica del papato. Per questo Francesco ha scritto che \u201cla realt\u00e0 \u00e8 superiore alla idea\u201d: questo significa che la famiglia, l&#8217;amore, l&#8217;intimit\u00e0, la generazione non sono \u201cidee chiare e distinte\u201d che gli uomini e le donne debbono semplicemente \u201capplicare\u201d, ma sono grandi realt\u00e0, complesse, in evoluzione, dalle quali traspare e attraverso cui si realizza l&#8217;amore di Dio. Non si tratta, anzitutto, di demonizzare un nemico, anche quando vi sono prassi problematiche. Si tratta di annunciare anzitutto la misericordia e la benedizione di Dio. In questo, Francesco, \u00e8 proprio il primo papa \u201cfiglio del Vaticano II\u201d. Questo non \u00e8 un suo merito, ma \u00e8 la forza della tradizione cattolica, che ha saputo generare un papa con queste caratteristiche, dovute alla sua formazione, alla sua pastorale, al suo linguaggio, alle sue letture, scaturite dai testi e dai gesti conciliari.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Qual \u00e8 il significato del sinodo nel pontificato di Francesco? In quale senso \u00e8 diverso da altri pontificati?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT, serif\"><span><i>Come ho gi\u00e0 accennato, il Sinodo \u00e8 la prima grande realizzazione di uno stile ecclesiale e di un metodo di lavoro. Il quale appare segnato, almeno nelle intenzioni che lo hanno progettato, da una caratteristica: la assenza di clericalismo. Spesso su questo punto si \u00e8 creato un certo un certo equivoco: vi \u00e8 qualcuno, anche nella curia romana, che confonde il clericalismo con il cattolicesimo. E che quindi, sulla base di questo abbaglio, pu\u00f2 arrivare a dire che ci sono elementi \u201canticattolici\u201d nel magistero di Francesco. In realt\u00e0 ci sono molti elementi dichiaratamente anticlericali, che giungono in modo salutare a rinnovare la tradizione papale ed episcopale. Soprattutto nella curia romana, ma talora anche nelle periferie ecclesiali, vi \u00e8 una certa confusione. Si \u00e8 tentati di pensare che per difendere la Chiesa cattolica bisogna difendere a tutti i costi la sua impostazione clericale. E questo atteggiamento distorto, si noti bene, non riguarda solo i \u201cchierici\u201d, ma contagia purtroppo anche i \u201claici\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Qual \u00e8 la sua valutazione della prima fase del sinodo nello scorso anno? Com\u2019\u00e8 stata l&#8217;accoglienza tra i vescovi e come immagina che sar\u00e0 la conclusione di questa seconda fase?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT, serif\"><span><i>La valutazione della prima fase del Sinodo \u00e8 positiva, piena di aperture, anche se manifesta le difficolt\u00e0 di \u201ccapire il linguaggio e lo stile\u201d che papa Francesco ha voluto riprendere, 50 anni dopo, direttamente dalla esperienza conciliare. Diciamo la verit\u00e0: per non pochi \u00e8 stata una \u201cdoccia fredda\u201d. Anche il semplice fatto che il Papa, fin dall&#8217;inizio, abbia chiesto a tutti \u201cparresia\u201d, questo ha profondamente turbato tutti i campioni di clericalismo formale, per il quale, tuttto \u00e8 possibile, meno che essere sinceri! L&#8217;aspetto cortigiano del Sinodo dei Vescovi, che gli ultimi decenni hanno visto crescere esponenzialmente, ha subito un profondo scacco e ha cercato di reagire, di vendicarsi, di fare barricate, di scrivere libri preventivi, di agitare le masse e la \u201crete\u201d. In queste reazioni, purtroppo, si sono distinti anche \u201cteologi\u201d, abituati a fare i capoclac e ora improvvisamente trasformati i \u201cdefensores fidei\u201d&#8230; Sono casi nei quali a mio avviso non \u00e8 in gioco tanto la competenza teologica, quanto la maturit\u00e0 umana. E mi chiedo: come si fa ad annunciare davvero la \u201cmisericordia\u201d se si diventa complici di una Chiesa che alimenta, in materia familiare, finzioni e ipocrisie? Aggiungo, inoltre, una notizia che mi ha letteralmente scandalizzato. Ho saputo che uno dei massimi responsabili del Sinodo Straordinario, quando \u00e8 tornato nella sua Diocesi, ha ritenuto che il questionario in vista del Sinodo del prossimo ottobre dovesse essere compilato&#8230;solo da lui. E&#8217; un segno del clericalismo secolare, duro a morire&#8230;<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Qual \u00e8 il significato del Giubileo della Misericordia nel pontificato di Francesco? E quali sono le basi del concetto di misericordia Francesco? Perch\u00e9 quest\u2019appare come uno dei concetti centrali del suo pontificato<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Il tema della misericordia, che ora ha assunto anche la rilevanza di un \u201ctema giubilare\u201d costituisce una sorta di \u201cfilo rosso\u201d del pontificato. Esso costituisce, in larga misura, una eredit\u00f2 del Concilio Vaticano II, come attesta bene la duplice citazione che troviamo all&#8217;inizio della Bolla \u201cMisericordiae Vultus\u201d, dove vengono citati i due discorsi \u201cestremi\u201d del Concilio, ossia il discorso di apertura, di Giovanni XXIII, e il discorso di chiusura, di Paolo VI, dove entrambi i pontefici fanno della misericordia la \u201ccifra\u201d della novit\u00e0 conciliare, contrapponendo l&#8217; \u201cusare la medicina della misericordia\u201d all&#8217; \u201cimbracciare le armi del rigore\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Di certo, la misericordia di cui parla Francesco non pu\u00f2 essere compresa nella linea della devozione polacca alla \u201cdivina misericordia\u201d, che perde questo orizzonte comunitario e conciliare e scivola verso una deriva devozionale e privata.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; \u00c8 possibile trovare un filo conduttore nelle omelie di Francesco? Come le linee di base del suo pontificato appaiono nelle omelie?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Il filo conduttore da trovare nelle omelie di Francesco non \u00e8 tanto a livello di contenuto \u2013 che pure spesso \u00e8 assolutamente rilevante \u2013 ma \u00e8 anzitutto a livello di \u201cforma\u201d e di \u201cstile\u201d. Il fatto stesso che un papa ogni giorno, la mattina alle sette, nella messa che concelebra, tenga regolarmente una omelia, questo rappresenta obiettivamente un fatto che spiazza il resto della Chiesa. Ma anche qui, la chiave di lettura \u00e8 il Concilio Vaticano II, di cui Francesco \u00e8 figlio legittimo e insieme naturale! Rispetto ai predecessori, Francesco ha un vantaggio senza pari: essendo figlio del Concilio, non ne sente la responsabilit\u00e0. Proprio quella responsabilit\u00e0 ha tanto pesato sui predecessori \u2013 si pensi al travaglio di Paolo VI, alle esitazioni di Giovanni Paolo II e alle retromarce di Benedetto XVI \u2013 i quali erano tutti direttamente \u201cpadri\u201d del Concilio. Loro vedevano il Concilio come loro \u201cfiglio\u201d, un figlio di cui si preoccupavano, mentre in questo caso \u00e8 il papa a considerare il Concilio come padre. E cos\u00ec, quotidianamente, egli celebra comunitariamente, concelebra e tiene l&#8217;omelia. Quanta distanza da papi abituati a celebrare privatamente, senza concelebrazione e senza omelia! Quanto incide sulla sua pastorale questa \u201cbuona abitudine\u201d, appresa dal Concilio come dal latte materno!<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Che cosa significa &#8220;se una tradizione \u00e8 forte, sa tradursi in nuove forme&#8221;, come Lei ha indicato in un recente articolo? Come la tradizione si traduce in nuove forme nel pontificato di Francesco<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>La tradizione, se vuole restare viva, deve tradursi. Anzi, potremmo dire che l&#8217;elemento pi\u00f9 tipico di una tradizione \u00e8 proprio quello di \u201ctramandare\u201d non se stessa, ma il mistero di Dio. In questa sua funzione essa ha bisogno di non diventare mai un \u201cmonolite\u201d, da piazzare in un museo, come una statua di marmo. La forza di una tradizione sta nella sua capacit\u00e0 di tradursi in forme sempre nuove, sempre pi\u00f9 adeguate. La tradizione non \u00e8 una dottrina da imparare o una norma cui obbedire, ma una storia di cui far parte, secondo la libert\u00e0 con cui lo Spirito la muove e la ispira. Nel pontificato di Francesco la traduzione \u00e8 anzitutto questione di \u201clinguaggio\u201d e di \u201cstile\u201d. La parola di Francesco \u00e8 solo apparentemente \u201csemplice\u201d. Diciamo piuttosto che \u00e8 diretta, \u00e8 immediata, ma \u00e8 anche curata, cesellata, finemente pensata. E&#8217; superficiale \u2013 o risentito \u2013 chi non vede quanto accurata \u00e8 la \u201cpresa di parola\u201d che Francesco ripete continuamente, con tatto, con tono, con timbro squisito. Linguaggio e stile sono di un papa americano. E due tra i massimi esperti del Concilio Vaticano II \u2013 Routhier e O&#8217;Malley, entrambi americani \u2013 riconoscono che la novit\u00e0 fondamentale di quel Concilio sta in un nuovo linguaggio e in un nuovo stile!<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Quale dovrebbe essere il ruolo della Congregazione Dottrina della Fede nel pontificato di Francesco? Quali sono le possibilit\u00e0 della Congregazione di svolgere un ruolo quasi centrale nel pontificato di Francesco, dalla critica di che Francesco ha &#8220;poca struttura teologica&#8221;?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Se c&#8217;\u00e8 una cosa chiara, che nessuno pu\u00f2 mettere in discussione, \u00e8 che il ruolo della Congregazione per la Dottrina della fede \u2013 ex S. Ufficio \u2013 non \u00e8 mai stato e sicuramente non potr\u00e0 mai essere quello di \u201cdare struttura teologica\u201d ai pontificati. Se qualcuno pensasse \u2013 a qualsiasi livello gerarchico \u2013 di poter \u201cristrutturare\u201d il magistero di Francesco, o di Giovanni XXIII o di Giovanni Paolo I, sarebbe totalmente fuori dalla tradizione e ne proporrebbe una traduzione completamente scorretta e assai pericolosa. La Congregazione non ha il papa al suo servizio, ma \u00e8 essa a porsi al servizio del Papa. Si tratta di un servizio qualificato, con margini anche di riserva critica, ma non si tratta in nessun caso di sostituzione o di normalizzazione. Piuttosto, a me pare che la questione debba essere capovolta: come potr\u00e0 Francesco dare \u201cstruttura teologica conciliare\u201d al servizio offerto dalla Congregazione? Come si potr\u00e0, in altri termini, evitare che nella Chiesa cattolica il consenso sul \u201csapere comune e vincolante\u201d sia garantito da procedure e da organi di concezione premoderna? La Congregazione, infatti, risponde ancora a logiche che il teologo Huenermann, alcuni anni fa, commentando la Notifica a Jon Sobrino, defin\u00ec a buon diritto come esercizio del controllo della dottrina secondo le logiche dell&#8217;Ufficio inquisitorio del XVI secolo. Tutti gli stati moderni hanno superato questa impostazione pre-moderna, che resiste invece nella Chiesa. Come pensare il \u201cconsenso sulla dottrina\u201d in forma non premoderna? Questo \u00e8 il vero tema della discussione, su cui papa Francesco ha gi\u00e0 iniziato a lavorare, suggerendo, ad es., che alcuni temi dottrinali siano delegati alla Conferenze Episcopali. Proprio su questo punto, non a caso, i difensori di una impostazione premoderna si sono sollevati, arrivando a definire \u201canticattolica\u201d una tale ipotesi. Su questo occorre aprire un ampio dibattito, occorre \u201cuscire\u201d da stili e linguaggi vecchi e inadeguati e entrare in logiche nuove e vive.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Che lettura Francesco fa del Concilio Vaticano II?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Como ho gi\u00e0 anticipato, con Francesco, che \u00e8 il \u201cprimo papa figlio del Concilio\u201d, il Vaticano II passa dalla funzione di \u201clessico\u201d alla funzione di \u201ccanone\u201d. Possiamo dire che, per molti aspetti, fino ad ora il Vaticano II era entrato nella vita della Chiesa soprattutto come un \u201clessico nuovo\u201d, un modo di parlare e di definire, che lasciava spesso inalterato il canone tridentino. Con Francesco noi vediamo l&#8217;effetto di questo \u201cpassaggio da lessico a canone\u201d. Questo significa che nelle \u201cstrutture portanti della vita ecclesiale\u201d inizia ad affermarsi una \u201clogica nuova\u201d: la collegialit\u00e0 sinodale, il primato della misericordia, la critica del clericalismo e la priorit\u00e0 di una chiesa povera sono solo alcuni dei segnali di questo passaggio, che ora inizia davvero. Sono passati 50 anni dal Concilio. Solo dopo due generazioni potevamo avere, come papa, un uomo che si \u00e8 formato, ha pensato, ha pregato, ha celebrato, ha dialogato soltanto nella logica del Vaticano II. La irreversibilit\u00e0 del Vaticano II \u00e8, per Francesco, questione di biografia.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Come funzionano l&#8217;aggiornamento e la traduzione della tradizione della Chiesa attraverso la &#8220;teologia di Francesco&#8221;?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Possiamo dire cos\u00ec: ci\u00f2 che distingue Francesco dai predecessori \u00e8 una questione sottile, ma decisiva: per Francesco, la traduzione della tradizione non \u00e8 pi\u00f9 una possibilit\u00e0, ma una necessit\u00e0. Fino a Benedetto XVI, i papi hanno potuto pensare che la \u201ctradizione\u201d bastasse a se stessa e che ogni intervento su di essa potesse comprometterla. Con Francesco si \u00e8 manifestata, di colpo, una coscienza lucidissima del fatto che la tradizione vive solo di traduzioni. E&#8217; ovvio che traducendo si pu\u00f2 tradire. Ma alla traduzione non c&#8217;\u00e8 alternativa. Qui sta la novit\u00e0. Fino a Francesco si era potuto pensare di poter semplicemente \u201cconservare\u201d. Con Francesco \u00e8 divenuto chiaro \u2013 50 anno dopo la intuizione felice di Giovanni XXIII \u2013 che la Chiesa non \u00e8 un museo da custodire, ma un giardino da coltivare.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Riguardo alla liturgia, che cosa \u00e8 cambiato a proposito del pontificato di Benedetto XVI e nel pontificato di Francesco? Monsignor Marini, che fu il maestro di cerimonie di Benedetto XVI rimane il maestro di cerimonie di Francesco. Che cosa significa questo?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT, serif\"><span><i>Non vorrei che noi fossimo ridotti a giudicare Francesco soltanto per le \u201cnomine\u201d che opera o non opera. Francesco, in molto meno di due anni, ha saputo eliminare dalla liturgia papale \u2013 e in gran parte anche dal discorso sulla liturgia \u2013 tutta quella \u201cpatina retr\u00f2\u201d che aveva caratterizzato il pontificato precedente. E anche chi aveva cavalcato quella moda, pi\u00f9 o meno opportunisticamente, ora si limita a fare il suo servizio, secondo le logiche naturalmente conciliari di Francesco. Questo a me pare un segno di buon senso. Non dobbiamo aspettarci oggi che il papa faccia qualcosa di eclatante in liturgia. Era ieri che avremmo dovuto restare allibiti e sconcertati dalle forme eclatanti e anticonciliari che godevano di credito e di protezione dall&#8217;alto. Forse non tutta la Curia romana ha capito che cosa \u00e8 in gioco nella liturgia. Non sono mancati interventi, anche durante questo ultimo biennio, di autorit\u00e0 liturgiche, che meritano di essere subito dimenticati. Forse su questo Francesco dovr\u00e0 provvedere, non sul maestro delle cerimonie, nella misura in cui \u00e8 tornato a fare solo quello che deve, lasciando perdere saggiamente le teorie sulla \u201criforma della riforma\u201d, che non sono &#8211; e non avrebbero mai dovute essere &#8211; di sua competenza.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; In quali aspetti pensi che la <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: Arial-ItalicMT, sans-serif\"><span><i>Sacrosanctum Concilium<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span> debba essere rinnovata?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Concordo con l&#8217;uso del verbo \u201crinnovata\u201d: certamente anche SC, dopo 50 anni, ha bisogno di essere \u201crinnovata\u201d, purch\u00e9 non si parli, invece, di \u201criformare\u201d. Riformare la riforma \u00e8 stato uno slogan con cui si \u00e8 cercato di \u201cdimenticare e rimuovere il Vaticano II\u201d. Credo che il \u201crinnovamento\u201d non debba riguardare il testo di SC, ma il modo di recepirlo e di farlo entrare nella vita delle comunit\u00e0. SC propone alla Chiesa un nuovo paradigma di partecipazione ai \u201criti e preghiere\u201d e in vista di questa partecipazione progetta una grande Riforma dei riti. Ma la Riforma non \u00e8 il fine, \u00e8 solo il mezzo. Rinnovare SC significa, oggi, riportare in primo piano non la Riforma, ma il fine della Riforma: ossia la iniziazione alla vita cristiana mediante riti e preghiere.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Il pontificato di Francesco ha un programma? Dove immagina che stia portando la Chiesa?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span><i>Verso quell&#8217;obiettivo che Giovanni XXIII e Paolo VI avevano espresso \u2013 nel loro linguaggio \u2013 in termini simili al discorso che oggi Francesco propone alla Chiesa, 50 anni dopo. Da un lato valorizzando la \u201cpastorale\u201d, come traduzione del linguaggio e dello stile della Chiesa. Ma dall&#8217;altro anche come \u201cmigliore intelligenza della tradizione\u201d, scoprendo il \u201cfilo rosso\u201d della misericordia come chiave di lettura della esperienza ecclesiale.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: ArialMT, sans-serif\"><span>&#8211; Vuole aggiungere qualcosa?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #222222\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', 'Times New Roman', sans-serif\"><span><i>Tutto ci\u00f2 di cui ho parlato, fin qui, \u00e8 avvenuto all&#8217;interno dell&#8217;anniversario conciliare. Questo primo biennio di papato sta tra il 2013 e il 2015, ossia negli anni anniversari dei 50 anni del Concilio. E proprio alla conclusione del Concilio il papa ha previsto un \u201crilancio\u201d, con il Giubileo della misericordia. Questo ha un valore simbolico alto e irreversibile: con il papato di Francesco, il Concilio entra nella fase della \u201cnormalit\u00e0 ecclesiale\u201d: d&#8217;ora in poi sar\u00e0 normale pensare alla vita cristiana dei cattolici con un Concilio che passa da \u201clessico\u201d a \u201ccanone\u201d. Con Francesco questo inizia solennemente, oltre tutte le esitazioni e le contorsioni che i suoi predecessori hanno sentito e provocato. Vorrei ripeterlo: la irreversibilit\u00e0 del Concilio \u00e8 questione anche \u201cbiografica\u201d. Francesco non deve annoverare tra i suoi meriti il fatto di essere nato proprio nel 1938, di essersi formato in Argentina proprio negli anni conciliari e di aver assorbito, fin da giovane, lo stile, il linguaggio e la visione ecclesiale radicata nel Vaticano II. Francesco, da questo punti di vista, \u00e8 la pi\u00f9 chiara espressione della svolta che il Vaticano II ha impresso alla tradizione cattolica: il seme fu lanciato 50 anni fa, la maturazione \u00e8 avvenuta durante questo cinquantennio di \u201celaborazione ecclesiale\u201d e il frutto maturo \u00e8 apparso, improvvisamente, ma non senza buoni motivi, il 13 marzo 2013.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ultimo numero della Rivista IHU on line (http:\/\/www.ihuonline.unisinos.br\/index.php?secao=465) ospita questa intervista, di cui offro qui l&#8217;originale in italiano. &nbsp; Il figlio del Concilio e la lotta contro il clericalismo \u00a0 &#8211; Come si pu\u00f2 capire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8484"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8484"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8484\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8521,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8484\/revisions\/8521"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8484"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8484"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8484"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}