{"id":4495,"date":"2015-04-04T14:00:44","date_gmt":"2015-04-04T12:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=4495"},"modified":"2015-04-07T18:30:37","modified_gmt":"2015-04-07T16:30:37","slug":"transumanesimo-e-risurrezione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/transumanesimo-e-risurrezione\/","title":{"rendered":"Transumanesimo e risurrezione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Gli esseri umani non si sono mai rassegnati ad essere semplicemente quello che sono: segnati dal limite, dalla colpa, dal dolore, dalla morte, cercano nel culto, nel mito, nell\u2019ascesi, nella mistica, nel fare memoria e nel progettare, delle vie verso un <i>oltre<\/i> rispetto a se stessi. Di tale oltre non sanno molto, ma senza di esso non saprebbero realmente vivere. Una forma contemporanea di tale impazienza nei confronti della condizione umana \u00e8 legata ai recenti sviluppi dell\u2019intelligenza artificiale. Internet ne \u00e8 il simbolo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 oggi, e in modi assolutamente imprevedibili per una persona anziana che ripensi alla propria giovinezza, l\u2019uomo contemporaneo \u00e8 \u201caumentato\u201d rispetto a quel che era. E \u2013 in non pochi ambiti \u2013 ha fin d\u2019ora superato se stesso. Ne \u00e8 segno tangibile il rapporto con il tempo e con lo spazio, ridotti l\u2019uno e l\u2019altro a una immediatezza un tempo inimmaginabile, non soltanto per quanto riguarda le informazioni, ma pure per quanto riguarda le decisioni. In questo senso, siamo gi\u00e0 nel \u201ctransumanesimo\u201d: stiamo passando da una condizione umana a un\u2019altra<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. E sembra che non ci siano ragioni per le quali tutto questo dovrebbe fermarsi, dato che le realizzazioni e le prospettive future dell\u2019intelligenza artificiale non presentano limiti. Sembrerebbe che tutto consista nel trasferire le prestazioni \u00a0di quest\u2019ultima all\u2019interno dell\u2019uomo stesso, offrendo cos\u00ec ad esso, attraverso le risorse delle nano-scienze e delle nanotecnologie, una liberazione completa da quelle condizioni contingenti che lo mantengono ancora legato al proprio corpo (spazio), un corpo limitato nella sua longevit\u00e0 (tempo) e, in ultima istanza, sottomesso alla morte. L\u2019intelligenza artificiale permette non solo di sviluppare il \u201ctransumano\u201d, ma anche di immaginare il \u201cpost-umano\u201d e di intravedere ci\u00f2 che viene chiamato la \u201csingolarit\u00e0\u201d, ovvero il momento in cui tutto sar\u00e0 ribaltato in una intelligibilit\u00e0 pura ed efficace, verso la quale fin d\u2019oggi conducono tutte le ricerche e le tecnologie pi\u00f9 sofisticate. Si tratterebbe di qualcosa di equivalente all\u2019<i>epopteia<\/i> del <i>Simposio<\/i> di Platone o all<i>\u2019adva\u00efta<\/i> dei pensatori ind\u00f9, ma ottenuto attraverso lo sforzo degli esseri umani; al punto che coloro che \u2013 tra questi ultimi \u2013 sono progrediti maggiormente nella ricerca e nella prospettive future, collocano l\u2019avvenimento di tale \u201cpunto omega\u201d in futuro molto prossimo.<\/p>\n<p>Non penso si debba sorridere davanti a tale utopia transumanista, che conferisce una forma contemporanea al desiderio essenziale \u2013 per quanto spesso non cosciente \u2013 dell\u2019uomo: il desiderio che la propria verit\u00e0 stia oltre se stesso. A tale forma contemporanea si possono certo obiettare i considerevoli pericoli legati alla messa in opera, concreta e continua, delle formidabili risorse dell\u2019intelligenza artificiale: pericoli non solo per l\u2019uomo in generale, ma anche per il pianeta e per l\u2019universo<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Mi limito soltanto a sottolineare quello che mi pare sia il \u201cvizio\u201d celato in questa utopia: il suo individualismo. Ci si chiede come l\u2019uomo, <i>autonomous individual<\/i>, possa giungere al culmine delle trasformazioni di cui \u00e8 tecnicamente capace, e, pur non ignorando i rischi di tale impresa, si tende a minimizzarli, non considerando come \u201cl\u2019individuo autonomo\u201d non esista affatto, non sia mai esistito, e come l\u2019essere umano in realt\u00e0 sia, e sia sempre stato, <i>con altri<\/i>.<i> <\/i>I quali sono per lui essenziali.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, la vita non \u00e8 fatta per essere aumentata secondo le possibilit\u00e0 di una ingegneria tecnica sempre pi\u00f9 capace, ma per essere ricevuta e donata. La massima evangelica \u201cChi perde la sua vita la trover\u00e0\u201d costituisce il solo paradosso capace di indicare il cammino di un autentico \u201ctransumanesimo\u201d. Se gli \u201caltri\u201d fanno parte di ci\u00f2 che concorre a un vero progresso umano, occorre ascoltarli, accogliere il loro dono e le loro parole, e dunque trasformare il desiderio di \u201cessere sempre pi\u00f9\u201d nel desiderio di \u201cessere con\u201d, di \u201cessere per\u201d: desiderando che <i>noi<\/i> siamo, e non soltanto che <i>io<\/i> sia. Questo significa, concretamente, \u201cmorire a se stesso\u201d per rinascere con altri. Gli eroi e i santi, uomini realmente \u201caumentati\u201d, sono coloro che lo hanno compreso e la cui memoria \u00e8 benedizione.<\/p>\n<p>Vorrei qui citare un breve testo che Fran\u00e7ois Cheng ha scritto recentemente, facendo risuonare l\u2019ultima strofa del <i>Cantico delle creature<\/i> di san Francesco d\u2019Assisi: \u201cLa morte, nella sua essenza, non \u00e8 affatto una fine assurda, una figura spaventosa che giunge dall\u2019esterno. Dall\u2019esterno pu\u00f2 giungere ogni possibile tipo di aggressione, ma la morte in se stessa \u00e8 la parte pi\u00f9 intima di ciascuno, il frutto che ciascuno porta in s\u00e9, frutto contenente carne, succo e semi, attraverso il quale si potr\u00e0 rinascere diversamente, accedendo a un diverso stato d\u2019essere\u201d<a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. Cheng sta qui pensando alla morte corporale evocata da san Francesco. Eppure non \u00e8 forse ogni istante della nostra vita morte e risurrezione? La rinuncia, nata dal prendersi cura dell\u2019altro e di \u201cse stesso come un altro\u201d (come diceva Paul Ricoeur) \u00e8 un <i>atto intimo<\/i> continuamente sollecitato dalla vita, grazie al quale si accede a un <i>differente stato d\u2019essere<\/i>. Se si acconsente ad essa, momento per momento, quella morte corporale che ci sar\u00e0 a suo tempo data, sar\u00e0 vissuta come il frutto maturo della vita, come primizia di risurrezione. La morte e la risurrezione di Ges\u00f9, di cui ho parlato <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/o-mort-ou-est-donc-ta-victoire\/\">in un post precedente in questo stesso blog<\/a>, ne sono l\u2019icona.<\/p>\n<p>Questo non significa che dobbiamo rinunciare a ogni progetto transumanista. Significa per\u00f2 che occorre preservare tale progetto dagli aspetti fantascientifici che esso talvolta coltiva, e soprattutto mantenerlo all\u2019interno di una visione della vita dominata non dalle aspirazioni incontrollate dell\u2019individuo autonomo, ma dal tema della morte e della risurrezione in quanto legate a una cura dell\u2019altro che ne costituisce la verit\u00e0. In questo mondo e nell\u2019altro.<\/p>\n<p align=\"right\">(traduzione dal francese di Stefano Biancu)<\/p>\n<div><br clear=\"all\" \/><\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Per quanto segue, faccio riferimento a: Nick Bostrom, <i>The transhumanist FAQ<\/i>, in www.Transhmanism.org\/resources\/faq.htlm, e a:\u00a0 <i>A history of transhumanist thought<\/i>, \u00abJournal of Evolution and Technology\u00bb, vol. 14, n 1,\u200e aprile 2005.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Cfr. <i>Research priorities for robust and beneficial artificial intelligence<\/i> in: <a href=\"http:\/\/www.futureoflife.org\/misc\/open_letter\"><i>www.futureoflife.org\/misc\/open_letter<\/i><\/a><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Fran\u00e7ois Cheng,<i> Assise<\/i>, Paris, 2014, p. 35<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli esseri umani non si sono mai rassegnati ad essere semplicemente quello che sono: segnati dal limite, dalla colpa, dal dolore, dalla morte, cercano nel culto, nel mito, nell\u2019ascesi, nella mistica, nel fare memoria e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[78],"tags":[8,13,12,14],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4495"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4495"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4495\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4505,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4495\/revisions\/4505"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4495"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4495"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4495"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}