{"id":4406,"date":"2015-03-19T18:41:17","date_gmt":"2015-03-19T17:41:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=4406"},"modified":"2015-03-19T22:07:23","modified_gmt":"2015-03-19T21:07:23","slug":"p-innocenzo-gargano-una-rilettura-biblica-e-sapienziale-delle-nozze-cristiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/p-innocenzo-gargano-una-rilettura-biblica-e-sapienziale-delle-nozze-cristiane\/","title":{"rendered":"P. Innocenzo Gargano: una rilettura biblica e sapienziale delle nozze cristiane"},"content":{"rendered":"<h1><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/immagine_base_sinodo-2Bpiccola1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3498\" alt=\"immagine_base_sinodo-2Bpiccola1\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/immagine_base_sinodo-2Bpiccola1.jpg\" width=\"200\" height=\"83\" \/><\/a><\/h1>\n<h1><\/h1>\n<p><span style=\"color: #0000ff\">__________________________________________________<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"color: #0000ff\"><em>Nell&#8217;orizzonte dell&#8217;attuale dibattito intersinodale, questo scritto di P. Innocenzo Gargano si segnala per una ricchezza e una originalit\u00e0 veramente rare. Tiene insieme, in modo ammirevole, una grande fedelt\u00e0 al testo biblico con una libert\u00e0 di ermeneutica e una profondit\u00e0 di sguardo, teologico e sapienziale, davvero fuori dal comune. Dovrebbero leggere queste pagine tutte le &#8220;parti&#8221; in campo: sia coloro che pretendono di assumere la tradizione biblica sul matrimonio in modo sostanzialmente fondamentalistico, sia coloro che vorrebbero liberarsene troppo facilmente. Il recupero di una lettura equilibrata della tradizione \u00e8 possibile solo recuperando la freschezza e la originalit\u00e0 delle fonti, grazie alla cui riscoperta possono veramente aprirsi &#8220;nuove strade&#8221; e &#8220;possibilit\u00e0 impensate&#8221;.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff\"><em>\u00a0__________________________________________________<\/em><\/span><\/p>\n<h1>&#8220;Il mistero delle nozze cristiane: tentativo di\u00a0approfondimento biblico-teologico&#8221;<\/h1>\n<h1><b style=\"font-size: 14px;line-height: 1.5em\">di Guido Innocenzo Gargano<\/b><\/h1>\n<p><strong>Una premessa<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ipotesi, ma anche la sfida, da cui parto in questo mio intervento, \u00e8 che, essendo Dio, nella Tradizione ebraico-cristiana, simultaneamente giusto e misericordioso, non sia mai possibile, in questa Tradizione, vivere la propria fede senza che il comportamento del credente sia in armonia con la volont\u00e0 di Dio coniugando a sua volta simultaneamente giustizia e misericordia. E suppongo anche che campo per eccellenza per affrontare questa problematica altamente teologica, e quindi non semplicemente giuridica, sia quella che oggi attiene al rapporto di coppia tra coniugi legati sacramentalmente nel matrimonio. Tutti, in teologia, sono concordi che, trattandosi di un sacramento, c\u2019\u00e8 in questo legame coniugale una parte che appartiene a Dio e una parte che appartiene all\u2019uomo. E tutti sono analogamente concordi nel comprendere questo legame alla luce del mistero dell\u2019unione di Cristo con la Chiesa, cos\u00ec come concordano che, all\u2019origine di questo particolarissimo legame, stanno i due misteri principali della fede cristiana ortodossa e cio\u00e8: Unit\u00e0 e Trinit\u00e0 di Dio; Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Ges\u00f9 Cristo Figlio di Dio e nostro Signore.<\/p>\n<p>Tutto questo dovrebbe significare che, quale che possa essere un problema teologico dibattuto all\u2019interno della fede cristiana, esso non possa essere risolto se non tenendo conto di questi due Misteri principali, appunto, della nostra fede. Ma questo comporterebbe anche che in ogni manifestazione della fede cristiana si debba verificare, sempre e in che misura, vi sia o meno armonia appunto con i Misteri principali della fede. In particolare, si dovrebbe aggiungere che, a proposito del sacramento del matrimonio, non si potr\u00e0 mai risolvere alcun problema prescindendo dal fatto che la coppia cristiana debba essere sempre, in ogni sua manifestazione, una sorta di immagine (&#8220;eikona&#8221; nel senso di &#8220;gi\u00e0&#8221; e &#8220;non ancora&#8221;) dei due Misteri principali della nostra fede proposti e approfonditi con lo studio della Triadologia e della Cristologia.<\/p>\n<p>La problematica relativa al rapporto tra due coniugi legati dal sacramento del matrimonio, discussa con i due presupposti appena accennati, sarebbe enorme. E dunque in questo intervento non posso che indicarne appena qualche aspetto. Cosa che far\u00f2 leggendo il tutto alla luce del riferimento alla visione di un Dio, simultaneamente giusto e misericordioso, che sta all\u2019origine dell\u2019intera problematica teologica ebraico-cristiana (Cfr Es 34, 6-7).<\/p>\n<p>Prendo come punto di partenza di questo intervento il testo di Mt 19, 3-12 che riporto dividendolo in due parti (una prima, composta da Mt 19, 3-9, e una seconda, pi\u00f9 breve, composta da Mt 19, 10-12).<\/p>\n<p>1. Mt 19, 3-9<\/p>\n<p>&#8220;Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: &#8216;\u00c8 lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?&#8217; Egli rispose. &#8216;Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l\u2019uomo lascer\u00e0 il padre e la madre e si unir\u00e0 a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Cos\u00ec non sono pi\u00f9 due, ma una sola carne. Dunque l\u2019uomo non divida quello che Dio ha congiunto&#8217;. Gli domandarono: &#8216;Perch\u00e9 allora Mos\u00e8 ha ordinato di darle l\u2019atto di ripudio e di ripudiarla?&#8217;. Rispose loro: &#8216;Per la durezza del vostro cuore Mos\u00e8 vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all\u2019inizio per\u00f2 non fu cos\u00ec. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un\u2019altra, commette adulterio'&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Gli Esseni Moderati e Ges\u00f9<\/strong><\/p>\n<p>A proposito di questa pericope, abbastanza complessa, richiamo appena due contesti che potrebbero aiutare non poco a partire da una prospettiva pi\u00f9 adeguata nell\u2019osservare l\u2019insieme della problematica.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 dato dall\u2019ipotesi di una appartenenza di Ges\u00f9 di Nazareth alla corrente degli Enochichi con particolare riferimento ai cosiddetti Esseni Moderati, a proposito dei quali sappiamo adesso qualcosa di pi\u00f9 grazie agli studi che, a partire da Paolo Sacchi (1) e dai suoi discepoli, in particolare Gabriele Boccaccini (2), si stanno sviluppando a livello internazionale (3). Questa ipotesi imporrebbe una maggiore attenzione al contesto culturale e religioso in cui agiva Ges\u00f9 di Nazareth e, soprattutto, al dibattito sull\u2019autorit\u00e0 e autorevolezza delle due Leggi ritenute allora fondamentali in Israele: quella inscritta nelle stelle e quella inscritta nelle tavole mosaiche.<\/p>\n<p>A quale delle due bisognava dare il primato? E inoltre: la legge mosaica aboliva, confermava o interpretava quella inscritta nelle stelle? Le risposte eventualmente date non erano prive di conseguenze, soprattutto nel comportamento pratico. Infatti la Legge inscritta nelle stelle aveva la qualit\u00e0 di essere considerata eterna e solida per sempre, perch\u00e9 ritenuta stabile ed eterna come le stelle, e stava alle origini della divisione del tempo, delle prescrizioni della vita pratica scandita dalle stagioni, nell\u2019alternanza del giorno e della notte, nel succedersi delle settimane, nella diposizione delle feste, nelle prescrizioni rituali di ogni tipo etc. (4) La Legge inscritta nelle tavole di pietra di Mos\u00e8 era considerata invece, nonostante il suo pieno inserimento nella prima, come caratterizzata dal legame con la storia sia del popolo che del singolo membro del popolo, comprese le situazioni di limite e di peccato delle quali doveva necessariamente tener conto e verso le quali si piegava con quella accondiscendenza che Mos\u00e8 aveva imparato dal modo di agire di Dio che era insieme giusto e misericordioso, ma con un primato (vogliamo chiamarlo morale?) della misericordia rispetto alla giustizia. In realt\u00e0 la Legge promulgata e applicata da Mos\u00e8 non fu mai quella delle prime tavole, quelle celesti, ridotte in pezzi dallo stesso Mos\u00e8, ma fu quella delle seconde tavole incise sulle due pietre che tenevano realisticamente conto della storia dell\u2019uomo. Non solo, ma quelle stesse seconde tavole avevano avuto bisogno, e ne hanno ancora bisogno oggi nella tradizione ebraica, della cosiddetta Legge orale ricevuta nella trasmissione interpretativa che passava da maestro a maestro, a partire appunto dall\u2019interpretazione data dallo stesso Mos\u00e8.<\/p>\n<p>Da qui il secondo punto di contestualizzazione: Ges\u00f9 da che parte stava? E, soprattutto, che significato avevano le sue esplicite interpretazioni del testo della Tor\u00e0 mosaica e della tradizione orale ad essa corrispondenti, quando introduceva \u2013 almeno secondo l\u2019evangelista Matteo \u2013 le sue interpretazioni con la formula stereotipata: &#8220;Avete inteso che fu detto&#8221;\u2026 seguito da: &#8220;Ma io vi dico&#8221; (Mt 5, 21-44 passim), di cui abbiamo una eco anche nel testo da cui siamo partiti in Mt 19,9? (5)<\/p>\n<p>Punto che non pu\u00f2 fare a meno di tener conto di parole molto nette di Ges\u00f9 che dichiara in Mt 5, 17-19:<\/p>\n<p>&#8220;Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento. In verit\u00e0 io vi dico: finch\u00e9 non siano passati il cielo e la terra, non passer\u00e0 un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredir\u00e0 uno solo di questi minimi precetti e insegner\u00e0 agli altri a fare altrettanto, sar\u00e0 considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserver\u00e0 e li insegner\u00e0, sar\u00e0 considerato grande nel regno dei cieli&#8221;.<\/p>\n<p>Simili parole di Ges\u00f9 potrebbero tradire la presenza di un\u2019eco della polemica contemporanea che distingueva la posizione degli Esseni Moderati dalla posizione di altri movimenti di pensiero interni ad Israele. Inserendosi in questi dibattiti, come sembra ovvio, Ges\u00f9 non prende una posizione alternativa netta, ma anzi cerca di collegarsi con pari rispetto a tutte e tre le tradizioni: la Legge inscritta nelle stelle, quella incisa da Mos\u00e8 sulle pietre, e quella cosiddetta orale. Che Ges\u00f9 non intendesse polemizzare in queste cose lo si pu\u00f2 dedurre anche da ci\u00f2 che lui stesso dichiara, come abbiamo visto, in Mt 5, 17: &#8220;Non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento&#8221;, con l\u2019aggiunta che precisa: &#8220;finch\u00e9 non siano passati il cielo e la terra, non passer\u00e0 un solo iota o un trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto&#8221; (Mt 5, 18).<\/p>\n<p>Dunque Ges\u00f9 non abolisce nulla, ma conferma. E tuttavia si deve aggiungere inevitabilmente qualche precisazione in pi\u00f9. Infatti ci si pu\u00f2 subito chiedere: a quale perennit\u00e0 o stabilit\u00e0 della Legge si riferisce Ges\u00f9? Si pu\u00f2 essere sicuri che si riferisca alla Legge mosaica? Oppure si riferisce anche alla Legge inscritta nelle stelle? E, terzo, quale era la sua posizione a proposito della Legge orale? Dovremmo forse concludere che il maestro di Nazareth si riferisce a tutte e tre? E se Ges\u00f9 privilegiasse soprattutto il confronto con la Legge orale, perch\u00e9 caratterizzata dalle interpretazioni e attualizzazioni costanti che sono presenti da sempre in Israele (6), cosa dedurne per una comprensione adeguata non soltanto della dichiarazione presente in Mt 5,17, ma anche del colore di fondo con cui leggere tutto il suo discorso della montagna? In tutte queste ipotesi restiamo comunque posti di fronte ad una serie di interrogativi che non si pu\u00f2 fare a meno di tenere presenti se si vuole abbozzare una qualche risposta, comprensibile anche per noi oggi, nella nostra contemporaneit\u00e0<\/p>\n<p>Intanto dobbiamo cercare di capire subito cosa significhi &#8220;dare compimento&#8221; (plerosai) (7). Si tratta di ci\u00f2 che noi identifichiamo appunto con il vocabolo &#8220;compimento&#8221; (secondo la traduzione della CEI)? Si tratta di &#8220;completamento&#8221;, vocabolo che potrebbe orientare anche verso una sorta di &#8220;complementariet\u00e0&#8221; delle due\/tre Leggi, senza porle necessariamente in contrapposizione tra di loro? Oppure si tratta di un invito a considerare con realismo la situazione umana verso la quale si orienterebbe Ges\u00f9 stesso nel legare sistematicamente la perennit\u00e0 della Legge inscritta nelle stelle con l\u2019accondiscendenza della Legge scritta\/orale di Mos\u00e8 alla debolezza dell\u2019uomo? La motivazione con cui Ges\u00f9 richiama l\u2019accondiscendenza di Mos\u00e8 \u00e8 molto significativa, a questo proposito. Infatti Ges\u00f9 stesso spiega che Mos\u00e8 ha piegato le esigenze della Legge inscritta nella natura delle cose fin dal principio &#8220;per la durezza del vostro cuore&#8221; (Mt 19,8), cio\u00e8 per tener conto della capacit\u00e0 di comprensione dell\u2019uomo. Infatti sembra che Ges\u00f9 non abbia fatto altro che porre i suoi interlocutori di fronte alla constatazione che Mos\u00e8 stesso, scolpendo le seconde tavole sulle pietre (cfr Es 32, 15-19 + Es 34, 1. 4-7) avrebbe, sia pure obtorto collo, preso atto della &#8220;durezza del cuore&#8221;, accondiscendendo ad essa, senza tuttavia rinunziare a regolare il tutto con realismo, attraverso la richiesta della sottoscrizione di un atto di ripudio.<\/p>\n<p><strong>Le due Tavole di Mos\u00e8<\/strong><\/p>\n<p>La differenza tra le prime e le seconde tavole ricevute da Mos\u00e8 sul Sinai diviene a questo punto molto importante. Infatti delle prime tavole si dice che erano &#8220;tavole scritte sui due lati, da una parte e dall\u2019altra&#8221; (Es 32, 15); e inoltre che &#8220;le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole&#8221; (Es 15, 16). Delle seconde tavole invece si dice che &#8220;Il Signore disse a Mos\u00e8: &#8216;Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriver\u00f2 su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato'&#8221; (Es 34, 1). Apparentemente sembra che si tratti delle stesse tavole, ma in realt\u00e0 altro erano le tavole &#8220;opera di Dio&#8221; e altro erano le &#8220;due tavole di pietra&#8221; che Mos\u00e8 si era dovuto costruire da s\u00e9, sia pure su comando di Dio. \u00c8 ancora pi\u00f9 importante tenere presente che \u00e8 con queste seconde tavole che Mos\u00e8 sale sul monte Sinai per stipulare l\u2019alleanza. Dice il testo dell\u2019Esodo: &#8220;Mos\u00e8 tagli\u00f2 due tavole di pietra come le prime; si alz\u00f2 di buon mattino e sal\u00ec sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano&#8221; (Es 34, 4).<\/p>\n<p>E non si tratta soltanto di questo, perch\u00e9 occorre aggiungere che \u00e8 proprio attraverso queste seconde tavole che si stabilisce l\u2019alleanza sinaitica. Prosegue infatti il testo dell\u2019Esodo: &#8220;Allora il Signore scese nella nube, si ferm\u00f2 l\u00e0 presso di lui (Mos\u00e8), proclamando: &#8216;Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all\u2019ira e ricco di amore e di fedelt\u00e0, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione&#8217;. Mos\u00e8 si curv\u00f2 in fretta fino a terra e si prostr\u00f2. Disse: &#8216;Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Si, \u00e8 un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa di noi la tua eredit\u00e0'&#8221; (Es 34, 5-9) (8).<\/p>\n<p><strong>Le conseguenze di una scelta<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei suggerire che prendere posizione per l\u2019una o l\u2019altra di queste alternative non \u00e8 senza conseguenze. Infatti \u00e8 dalla risposta che si d\u00e0 all\u2019una o all\u2019altra di queste alternative che si avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di chiarire:<\/p>\n<p>a) quale interpretazione dare all\u2019espressione di Ges\u00f9 in Mt 5, 17: &#8220;Non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento&#8221;;<\/p>\n<p>b) come valutare il riferimento alla durezza del cuore in Mt 19, 8a: &#8220;Per la durezza del vostro cuore Mos\u00e8 vi ha permesso&#8221;;<\/p>\n<p>c) quale forza dovr\u00e0 avere l\u2019osservazione di Ges\u00f9 in Mt 19, 8c: &#8220;All\u2019inizio non era cos\u00ec&#8221;.<\/p>\n<p>Per tentare di compiere un passo avanti nella riflessione su questa serie di interrogativi richiamo anzitutto la possibilit\u00e0 o meno di stabilire una connessione tra ci\u00f2 che si legger\u00e0 in Mt 19, 11 e ci\u00f2 che Ges\u00f9 stesso aveva dichiarato in Mt 5, 19: &#8220;Chi dunque trasgredir\u00e0 uno solo di questi minimi precetti e insegner\u00e0 agli altri a fare altrettanto, sar\u00e0 considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserver\u00e0 e li insegner\u00e0, sar\u00e0 considerato grande nel regno dei cieli&#8221;.<\/p>\n<p>La prima osservazione che si impone, a questo proposito, \u00e8 che in Mt 5, 19 Ges\u00f9 non parla di &#8220;esclusione&#8221; dal regno dei cieli, ma soltanto di situazione di &#8220;minimo&#8221; o di &#8220;grande&#8221; nel regno dei cieli. L\u2019osservazione ha una sua importanza perch\u00e9 Ges\u00f9, immediatamente dopo, e cio\u00e8 in Mt 5, 20, dichiarer\u00e0 con una certa solennit\u00e0: &#8220;Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non superer\u00e0 quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli&#8221;, escludendo in modo esplicito (&#8220;non entrerete&#8221;: ou me eiselthete), in questo secondo caso, dal regno dei cieli coloro che si fermano semplicemente alla giustizia perseguita dai farisei e non riescono ad andare oltre fino a scoprire la misericordia, agendo di conseguenza.<\/p>\n<p>Il fatto che Matteo distingua l\u2019essere nel regno dei cieli dal non entrarci affatto, non pu\u00f2 essere senza importanza. In realt\u00e0 l\u2019evangelista ci fa sapere, con questa sua distinzione, che ci sono dei precetti minimi la cui osservanza o meno non toglie del tutto la possibilit\u00e0 di entrare nel regno e ci sono invece degli atteggiamenti di fondo che possono escludere totalmente dall\u2019entrare nel regno e che, tra questi atteggiamenti, ci sono proprio quelli dei farisei i quali, come ben sappiamo da tutto il dibattito tra loro e i discepoli di Ges\u00f9, intendevano difendere soprattutto, o forse unicamente, gli aspetti legati alla giustizia relativizzando, e perfino escludendo, quelli legati alla misericordia. Da qui la deduzione ovvia dell\u2019esistenza di una sorta di gerarchia dei valori. Ci sono cio\u00e8, per Matteo, alcuni valori che permettono di entrare nel regno di Dio, pur venendo considerati piccoli o grandi, e ci sono altri valori che, se disattesi, escludono totalmente dal regno e, tra questi ultimi, ci sono proprio quei valori che pretendono di tenere conto della giustizia, intesa in modo farisaico, senza considerare con altrettanto impegno la misericordia.<\/p>\n<p>Adesso per\u00f2 dobbiamo anche chiederci di quali precetti stia parlando il maestro e capire se si tratta soltanto dell\u2019osservanza della Tor\u00e0 scritta\/orale con il contorno della siepe delle cosiddette &#8220;mitzv\u00f2t&#8221;; oppure se il maestro di Nazareth intenda comprendere anche certi precetti intesi piuttosto come concessioni, tipo quella di usufruire del permesso di ripudiare la propria moglie, a condizione che venga scritto l\u2019atto di ripudio come prescrive il testo di Dt 24, 1.<\/p>\n<p><strong>All\u2019inizio non era cos\u00ec<\/strong><\/p>\n<p>La sottoscrizione dell\u2019atto prescritto da Mos\u00e8, ritenuta sufficiente per restare parte del popolo di Dio, potrebbe essere intesa come un\u2019osservanza di quei &#8220;precetti minimi&#8221; che non escludono dal regno pur caratterizzando come &#8220;minimo&#8221; colui che vi entra per questa strada. E questo stabilirebbe la differenza rispetto a coloro che, cercando nella Tor\u00e0 scritta\/orale unicamente la giustizia senza aprirla alla misericordia, ne resterebbero inevitabilmente fuori. Questi ultimi infatti si ritroverebbero in compagnia di coloro che, non interpretando come concessione misericordiosa la richiesta dell\u2019atto di ripudio, ma riducendola a pura formalit\u00e0, o peggio ancora cassandola, resterebbero fuori dal popolo, e quindi dal regno, come chi, limitandosi alla semplice osservanza formale del precetto, oppure eliminandone la caratteristica di accondiscendenza, non ne ha colto quella dimensione che va oltre la semplice giustizia degli scribi e dei farisei, secondo il detto di Ges\u00f9: &#8220;Se la vostra giustizia non superer\u00e0 quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli&#8221; (Mt 5, 19b). Va da s\u00e9 che ne resterebbero inevitabilmente fuori anche tutti coloro che non intendessero dare alcuno spazio, con la loro rigida applicazione della giustizia, a quella particolare accondiscendenza che Ges\u00f9 richiede come scelta necessaria per entrare nel regno. Cosa che succede soprattutto quando si agisce senza tener conto delle conseguenze ovvie che ricadono, per esempio in un rapporto di coppia, sulle spalle della persona pi\u00f9 debole, esponendola all\u2019adulterio o, ancora peggio, imponendole un\u2019unione adultera (Cfr Mt 5, 32) che escluda del tutto la tenerezza che accompagna necessariamente la misericordia.<\/p>\n<p>Ritornando alla nostra intuizione iniziale potremmo cos\u00ec ritenere che l\u2019insegnamento di Ges\u00f9 metta in stretta connessione l\u2019intenzione del Creatore, richiamata dalle parole: &#8220;all\u2019inizio non era cos\u00ec&#8221; (Mt 19, 8c), con la corretta interpretazione dell\u2019accondiscendenza voluta e decisa da Mos\u00e8: &#8220;Per la durezza del vostro cuore Mos\u00e8 vi ha permesso&#8221; (Mt 19, 8a). E questo non soltanto per non togliere nulla alla forza della dichiarazione di Ges\u00f9 in Mt 5, 17: &#8220;Non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento&#8221;, ma anche per aggiungere il richiamo ad un insegnamento, costante nella tradizione cristiana, che riguarda l\u2019unit\u00e0 tra Dio Creatore e Dio Redentore, uniti nel contemporaneo rispetto della giustizia e della misericordia, accompagnato dal primato, appunto, della misericordia.<\/p>\n<p><strong>Il primato della misericordia<\/strong><\/p>\n<p>La riflessione che abbiamo portato avanti finora non pu\u00f2 fare a meno di svilupparsi aggiungendo che, in questi casi, si \u00e8 costretti sempre a non restare soltanto all\u2019esterno di una considerazione giuridica, ma a considerare con la massima delicatezza possibile il coinvolgimento della coscienza personale. Infatti siamo sempre e comunque di fronte ad una realt\u00e0 che cade sotto il principio morale sintetizzato dalla massima comune: &#8220;De internis non iudicat Ecclesia&#8221;. Da qui la necessit\u00e0 di entrare in queste cose in punta di piedi, con timore e tremore, come se si fosse di fronte a qualcosa di profondamente sacro e inviolabile, tenendo conto di un principio al quale la tradizione cattolica ha sempre richiamato gli operatori pastorali: &#8220;Paenitenti credendum est&#8221;.<\/p>\n<p>La risposta di Ges\u00f9 sembra in realt\u00e0 autorizzare proprio simili conclusioni. Infatti a prima vista Ges\u00f9 sembra escludere che, nel caso del divorzio, si possa parlare di ingresso nel regno, con il richiamo esplicito al testo di Gen 2, 24 che si rif\u00e0 alla Legge inscritta nelle stelle: &#8220;Non divida l\u2019uomo quello che Dio ha congiunto&#8221; (Mt 19, 6). Quando per\u00f2, sollecitato dai suoi interlocutori che gli chiedono: &#8220;Perch\u00e9 allora Mos\u00e8 ha ordinato l\u2019atto di ripudio e di ripudiarla&#8221; (Mt 19, 7), Ges\u00f9, cercando la motivazione di fondo di quel primo principio, si accorge che di fatto quella prescrizione mosaica manifestava un\u2019accondiscendenza che \u00e8 propria di Dio.<\/p>\n<p>Da qui: da una parte la constatazione che &#8220;per la durezza del vostro cuore Mos\u00e8 vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli&#8221; (Mt 19, 8); dall\u2019altra l\u2019assenza di qualsiasi decisione di cassare una simile prescrizione mosaica, coerente con ci\u00f2 che ha gi\u00e0 dichiarato solennemente nel discorso della montagna: &#8220;Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento&#8221; (Mt 5, 17). Due atteggiamenti che escludono la possibilit\u00e0 di leggere la nostra pericope da una prospettiva unicamente giuridica o, peggio ancora, tassativa, come si \u00e8 stati inclini a considerarla nella tradizione cristiana occidentale, e in quella cattolica in particolare. In questo caso saremmo infatti di fronte ad una interpretazione del testo che esulerebbe totalmente dal contesto globale della vita e dell\u2019insegnamento di Ges\u00f9, cos\u00ec come appare dal NT, e dal contesto culturale e religioso in cui agiva ed insegnava il maestro di Nazareth, come risulta dal linguaggio analogo a quello utilizzato da Matteo nel discorso della montagna \u2013 compresa la frase stereotipata: &#8220;ma io vi dico&#8221; (Mt 19, 9). Non si pu\u00f2 negare inoltre che proprio l\u2019accondiscendenza, e dunque il primato della misericordia, caratterizzassero l\u2019insegnamento di Ges\u00f9 distinguendolo da quello di tutti, o quasi, i maestri suoi contemporanei. \u00c8 lo stesso evangelista Matteo a documentarci, del resto, sulla particolare gerarchia dei valori perseguita da Ges\u00f9 nella risposta ai suoi interlocutori che, in altre occasioni, lo accusavano con parole precise e dirette: &#8220;I tuoi discepoli stanno facendo quello che non \u00e8 lecito fare di sabato&#8221;, ai quali rispondeva con parole altrettanto decise e dirette: &#8220;Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame?&#8230; Se aveste compreso che cosa significhi: &#8216;Misericordia io voglio e non sacrificio&#8217;, non avreste condannato persone senza colpa. Perch\u00e9 il Figlio dell\u2019uomo \u00e8 signore del sabato&#8221;&#8221; (Mt 12, 1-8 passim).<\/p>\n<p>Premesso questo e chiedendoci se, secondo l\u2019insegnamento e le scelte di vita di Ges\u00f9, si possano dare situazioni nelle quali sia possibile agire in modo difforme da ci\u00f2 che prescrive la Legge inscritta nelle stelle, regolandosi invece secondo la Legge inscritta nelle pietre da Mos\u00e8 e interpretata (Legge orale) dai Profeti, la risposta potrebbe essere: &#8220;S\u00ec&#8221;. A una condizione: che venga privilegiata la dinamicit\u00e0 della misericordia sulla staticit\u00e0 della Legge. Infatti il costante insegnamento della Legge di Mos\u00e8 e della Tradizione interpretativa dei Profeti, fatta propria da Ges\u00f9 di Nazareth, \u00e8 che si debba comunque privilegiare il valore della misericordia anche a scapito del riferimento ad una Legge scritta che non dovesse permettere di tener conto adeguatamente dei bisogni dell\u2019uomo; bisogni che potrebbero richiamarsi alla scelta dei compagni di Davide, per esempio, che ebbero fame e mangiarono trasgredendo la materialit\u00e0 della Legge (cfr 1 Sam 21, 1-6, Mt 12, 1-8), o all\u2019insegnamento di profeti come Osea che dichiarava a nome di Dio: &#8220;Misericordia io voglio e non sacrificio&#8221; (Os 6, 6; Mt 12, 7). Lo sganciamento dell\u2019uomo dalla presa rigida della cosiddetta &#8220;littera&#8221; della Legge \u00e8 in realt\u00e0 un leit motiv di tutto l\u2019insegnamento di Ges\u00f9 di Nazareth. Ne fanno testo, e proprio nell\u2019evangelista Matteo, non soltanto il discorso programmatico della montagna, ma anche, nel testo appena riportato, la dichiarazione solenne dello stesso Ges\u00f9: &#8220;Il Figlio dell\u2019uomo \u00e8 signore del sabato&#8221; (Mt 12, 8).<\/p>\n<p><strong><br \/>\nIl passaggio dalla &#8220;littera&#8221; allo &#8220;spiritus&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Sappiamo che il Discorso della montagna \u00e8 stato abitualmente letto come una sorta di inasprimento delle prescrizioni della Legge, ma io sono convinto che esso sia, in realt\u00e0, un generosissimo programma di liberazione dalle strettoie della &#8220;littera&#8221; della Legge scritta\/orale trasmessa da alcuni in Israele. Esso permette infatti un allargamento straordinario degli orizzonti, sia interni che esterni, ai quali \u00e8 invitato a volgere il suo sguardo l\u2019uomo pio e osservante di tutti i tempi. Non si tratta assolutamente allora di inasprimento, ma piuttosto di richiesta a superare gli stretti confini del dovere per aprirli agli spazi amplissimi della gratuit\u00e0 dell\u2019amore, confrontata con la disponibilit\u00e0 del Padre che si lascia dirigere dalla generosit\u00e0 a tal punto da non fare alcuna differenza tra coloro che noi chiameremmo buoni o cattivi, giusti o peccatori. L\u2019affinamento del cuore e della mente richiesto da Ges\u00f9 nel suo discorso della montagna non farebbe altro dunque che rifarsi, estendendola, a quella logica intrinseca alla fede che aveva permesso a Mos\u00e8 di tener conto della &#8220;durezza del cuore&#8221; dei membri del suo popolo, piegando con condiscendenza la Legge alla loro situazione concreta, e cos\u00ec permettendo a tutti di restare uniti con l\u2019insieme del popolo di Dio nonostante le cadute e il ritmo diverso del proprio cammino personale.<\/p>\n<p>I Padri della Chiesa si riferivano proprio a questa diversit\u00e0 di ritmo, che caratterizzava l\u2019andatura del gregge del patriarca Giacobbe, quando interpretavano il cammino dei credenti in modo tale che n\u00e9 i giovani fossero impediti troppo nel dar sfogo alla propria voglia di correre, n\u00e9 gli anziani fossero distaccati troppo a causa della pesantezza dovuta alla malattia o alla vecchiaia. In un contesto di questo tipo riceve certamente un colore di fondo assai diverso la risposta di Ges\u00f9 in Mt 19, 8 interpretata in occidente come un irrigidimento rispetto alla concessione fatta da Mos\u00e8, anzich\u00e9 come una dimostrazione di consenso espresso da colui che aveva gi\u00e0 dichiarato in Mt 5, 17 di non essere venuto per abolire la Legge o i Profeti, ma piuttosto per dare a quelle indicazioni e prescrizioni pieno compimento. Infatti sia il comportamento di Mos\u00e8 sia quello di Ges\u00f9 tendevano all\u2019unico scopo di non escludere nessuno dalla possibilit\u00e0 di restare all\u2019interno del popolo di Dio nonostante la &#8220;durezza del cuore&#8221;, fino al punto, nel caso di Mos\u00e8, da concedere il &#8220;permesso di ripudiare le vostre mogli&#8221; (Mt 19, 8).<\/p>\n<p>Contestualizzare la pericope di Mt 19, 3-9, privilegiando l\u2019accondiscendenza, significherebbe in realt\u00e0 aprirsi ad un modo molto meno rigido di interpretare il seguito del detto di Ges\u00f9: &#8220;All\u2019inizio non era cos\u00ec&#8221;, con ci\u00f2 che segue: &#8220;Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie\u2026 e ne sposa un\u2019altra, commette adulterio&#8221; (Mt 19, 9). Dovrebbe far testo infatti, in questo caso, lo stesso criterio utilizzato nell\u2019interpretazione del Discorso della montagna, criterio che non cancella, anzi sottolinea, il dettato della Legge scritta\/orale, considerandolo valido e determinante, e tuttavia proponendone un superamento, che certamente non \u00e8 da tutti ma che tuttavia resta l\u2019obiettivo inteso dal Legislatore e registrato nella Legge inscritta nelle stelle, cio\u00e8 nella natura. Con una differenza per\u00f2 piuttosto significativa, dal momento che il richiamo alla Legge naturale, fondata sull\u2019autorit\u00e0 di un\u2019espressione gesuana come il &#8220;ma io vi dico&#8221;, viene proposto come un &#8220;oltre&#8221; rispetto a ci\u00f2 che Mos\u00e8 ha dovuto accettare per venire incontro alla durezza di cuore dei suoi destinatari. Differenza che \u00e8 un\u2019ulteriore conferma del dibattito in corso ai tempi di Ges\u00f9 tra coloro che si ritenevano anzitutto discepoli di Henoc e coloro che insistevano nel riferirsi a Mos\u00e8.<\/p>\n<p><strong>Tra &#8220;skop\u00f2s&#8221; e &#8220;telos&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Le due Leggi, quella incisa nelle stelle e quella di Mos\u00e8, potevano essere proposte in modo complementare, cos\u00ec che potessero, in qualche modo, chiarirsi reciprocamente. E questo spiegherebbe forse meglio anche la presenza, al termine del Discorso della montagna, della cosiddetta Regola d\u2019oro (Mt 7, 12) a sua volta accolta e superata con l\u2019aggiunta del senso positivo impressole da Ges\u00f9. Ges\u00f9 non nega dunque la gravit\u00e0 di chi \u00e8 imprigionato nella &#8220;durezza di cuore&#8221;, e tuttavia non lo condanna esplicitamente. La sua decisione \u00e8 un\u2019altra: accettare la propria debolezza e tuttavia non dimenticare mai che l\u2019obiettivo fissato (skop\u00f2s) \u00e8 una cosa, ma l\u2019obiettivo raggiunto (telos) \u00e8 un\u2019altra. Aggiungendo che ci sono alcuni, lo vedremo, i quali per strade diverse, che possono essere legate alla natura, legate alla violenza degli uomini, oppure legate ad una scelta libera, sono di fatto posti da Dio come profezia di una realt\u00e0 nuova che va oltre i confini della natura e della storia umana, nonostante che siano pochi quelli che riescono ad intravederla: &#8220;Chi pu\u00f2 capire capisca&#8221; (Mt 19, 12).<\/p>\n<p><strong><br \/>\nDallo &#8220;skop\u00f2s&#8221; al &#8220;telos&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ho appena detto potrebbe comportare anche la presenza di un colore di fondo pi\u00f9 adeguato per leggere l\u2019intero testo di Mt 19, 3-12 , dato dal contesto del Discorso della montagna, con l\u2019implicito invito a tenere conto simultaneamente:<\/p>\n<p>a) sia di ci\u00f2 che dichiara la &#8220;littera&#8221; della Legge mosaica, con tutto quello che si dovrebbe sistematicamente cercare in essa come &#8220;spiritus&#8221;;<\/p>\n<p>b) sia di ci\u00f2 che va riferito all\u2019intenzione del Creatore, con tutto ci\u00f2 che attiene alla cosiddetta legge naturale o &#8220;lex naturae&#8221; incisa nelle stelle;<\/p>\n<p>c) sia di ci\u00f2 che attiene alla realistica situazione dell\u2019uomo storico, con tutti i suoi limiti e le sue manchevolezze, compresa la &#8220;durezza del cuore&#8221;;<\/p>\n<p>d) sia infine del completamento della giustizia con la misericordia.<\/p>\n<p>Ma cosa leggiamo in realt\u00e0 concretamente nel Discorso della montagna a proposito del tema trattato in Mt 19, 3-12?<\/p>\n<p>Scrive Matteo:<\/p>\n<p>&#8220;Avete inteso che fu detto: &#8216;Non commetterai adulterio&#8217;. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gi\u00e0 commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio ti \u00e8 motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il corpo venga gettato nella Ge\u00e8nna. E se la tua mano destra ti \u00e8 motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Ge\u00e8nna. Fu pure detto: &#8216;Chi ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all\u2019adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio'&#8221; (Mt 5, 27-32).<\/p>\n<p>Lasciando tra parentesi ci\u00f2 che l\u2019evangelista scrive tra una dichiarazione e l\u2019altra (9), suggeriamo di considerare come colore di fondo di questi versetti la conclusione di Mt 5, 48: &#8220;Voi, dunque, siate perfetti (teleioi) come \u00e8 perfetto (teleios) il Padre vostro celeste&#8221; (10).<\/p>\n<p>La vita dei discepoli non potr\u00e0 pretendere di muoversi in modo diverso da quello del Padre seguito fedelmente dal Figlio che essi ritengono loro unico maestro. Per cui anche il raggiungimento dell\u2019obiettivo (telos) cui devono tendere (skop\u00f2s), secondo il progetto inteso dal Padre\/Creatore all\u2019inizio (ap\u2019arch\u00e8s), comporter\u00e0 un itinerario pi\u00f9 o meno lungo e faticoso come quello percorso dal Figlio\/Redentore Ges\u00f9. Non c\u2019\u00e8 dunque, neppure per loro, la possibilit\u00e0 di sovrapporre &#8220;skop\u00f2s&#8221; e &#8220;telos&#8221; senza considerare la distanza che dovr\u00e0 essere superata durante il tempo della propria vita sulla terra.<\/p>\n<p>In altre parole: il &#8220;telos&#8221;, cio\u00e8 il conseguimento concreto dell\u2019obiettivo pensato da Dio, deve inevitabilmente fare i conti con la lentezza propria di una realt\u00e0 umana sottomessa al tempo e allo spazio. Una lentezza che, nel caso specifico dei discepoli di Ges\u00f9, non pu\u00f2 fare a meno di tener conto anche della fragilit\u00e0 dovuta al peccato. Il conseguimento della volont\u00e0 esplicitata all\u2019inizio da Dio Creatore (ho ktisas ap\u2019arch\u00e8s), richiamato da Ges\u00f9 in Mt 19, 4, potr\u00e0 comportare, a questo punto, tutta la fatica necessaria, compresa la possibilit\u00e0 di un fallimento, che viene richiesta dall\u2019impegno a tendere l\u2019arco tenendo l\u2019occhio fisso sull\u2019obiettivo (skop\u00f2s) prima di poterlo colpire al centro (telos) e cos\u00ec passare dal desiderio di cogliere l\u2019obiettivo fissato alla realizzazione piena di esso. Infatti soltanto allora si potr\u00e0 parlare di raggiungimento del progetto inteso da Gen 2, 24: &#8220;Per questo l\u2019uomo lascer\u00e0 il padre e la madre e si unir\u00e0 a sua moglie e i due diventeranno una sola carne&#8221;, con tutta la dinamicit\u00e0 progressiva che questo progetto comporta.<\/p>\n<p>Si potrebbe allora concludere che la &#8220;durezza del cuore&#8221; (Mt 19, 8a) rivelatasi lungo il tragitto di questo passaggio dallo &#8220;skop\u00f2s&#8221; al &#8220;telos&#8221;, che aveva costretto Mos\u00e8 a reinterpretare il desiderio di Dio Creatore in modo tale da non imporre a nessuno una incresciosa esclusione dal popolo di Dio, potrebbe interferire non poco nella realizzazione o meno dell\u2019obiettivo fissato. Da qui la sua decisione di ammettere, nel caso specifico di una crisi di coppia, il ripudio, condizionandolo alla sottoscrizione di un atto formale. E si potrebbe mai pensare allora che Ges\u00f9, venuto &#8220;non per abolire la Legge o i Profeti\u2026 ma a dare pieno compimento (plerosai)&#8221; ad essi (Mt 5, 17), abbia potuto abolire la concessione di Mos\u00e8, proprio in un punto che qualificava chiaramente, e in modo determinante, la sua predicazione e cio\u00e8 la misericordia? Il contesto dei gesti e delle parole di Ges\u00f9 nei confronti di chi apparterrebbe a tutti gli effetti alla categoria dei peccatori pubblici, dovrebbe allora essere inteso in modo tale da confermare parole solenni e altamente provocatorie come le seguenti: &#8220;siate figli del Padre vostro che \u00e8 nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti&#8221; (Mt 5, 45), accompagnandole con la giustificazione che Ges\u00f9 stesso avrebbe dato al suo modo di comportarsi: &#8220;Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati &#8220;(Mt 9, 12).<\/p>\n<p><strong><br \/>\nAlcune possibili conseguenze<\/strong><\/p>\n<p>Le indicazioni pastorali, che potrebbero a prima vista apparire nuove e perfino rivoluzionarie, in realt\u00e0 non sarebbero altro che la conferma esattissima dell\u2019insegnamento del NT, ricevuto certamente con sensibilit\u00e0 diversa in Oriente e in Occidente, ma che conferma l\u2019unit\u00e0 del respiro dei due polmoni della Chiesa, l\u2019uno e l\u2019altro preoccupati di agire in tutto e per tutto secondo lo spirito appunto dell\u2019unico Vangelo. Infatti non cambia, in tutto questo, il giudizio di Ges\u00f9 sulla negativit\u00e0 di una decisione che contrapporrebbe la volont\u00e0 del Dio Creatore, che ha inciso la sua Legge nelle stelle, alla volont\u00e0 del Dio Redentore, che accetta l\u2019accondiscendenza di Mos\u00e8 verso un popolo di &#8220;dura cervice&#8221;. I Padri delle Chiese Orientali lo avevano capito molto bene, dal momento che avevano sempre contrastato i perfezionisti e gli spiritualisti di tutti i tipi che facevano di tutto per separare il Dio Creatore dal Dio Redentore. La soluzione in realt\u00e0 non sta nello sposare l\u2019irrigidimento degli spiritualisti e dei fondamentalisti di tutti i tipi, ma nel fare la giusta e necessaria distinzione tra peccato e peccatore, che \u00e8 una delle eredit\u00e0 pi\u00f9 preziose del NT.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nUn secondo aspetto del problema<\/strong><\/p>\n<p>Per affrontare brevemente un altro aspetto della nostra problematica leggiamo anzitutto ci\u00f2 che dice lo stesso evangelista Matteo, presentando l\u2019obiezione dei discepoli all\u2019insegnamento di Ges\u00f9 e la risposta del Maestro.<\/p>\n<p>2. Mt 19, 10-12<\/p>\n<p>&#8220;Gli dissero i suoi discepoli: &#8216;Se questa \u00e8 la situazione dell\u2019uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi&#8217;. Egli rispose loro: &#8216;Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali \u00e8 stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati cos\u00ec dal grembo della madre e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi pu\u00f2 capire, capisca&#8217;&#8221; (Mt 19, 10-12).<\/p>\n<p>La domanda cruciale che nasce da questo testo \u00e8: quale importanza dare alla dichiarazione di Ges\u00f9 che &#8220;Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali \u00e8 stato concesso&#8221;( Mt 19, 11)? Il seguito della risposta, costituito dal riferimento agli &#8220;eunuchi&#8221;, ha portato spesso gli esegeti a interpretare la dichiarazione di Ges\u00f9 appiattendola unicamente alla condizione degli &#8220;eunuchi&#8221; (vergini e celibi) per evidenziare la libert\u00e0 concessa da Ges\u00f9, con la sua vita e con il suo insegnamento, ad andare oltre il precetto stabilito nel libro della Genesi in due testi ben precisi e conosciutissimi: Gen 1, 28: &#8220;Dio li benedisse e disse loro: &#8220;Siate fecondi e moltiplicatevi&#8221;&#8221; e Gen 2, 24: &#8220;L\u2019uomo lascer\u00e0 suo padre e sua madre e si unir\u00e0 a sua moglie, e i due saranno un\u2019unica carne&#8221;.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 ha fatto certamente riferimento a queste prescrizioni presenti nel libro della Genesi, citando esplicitamente il secondo testo, ma lo ha fatto riferendosi alla situazione della coppia umana! Contesto che non si pu\u00f2 ignorare per far cadere l\u2019accento della sua risposta unicamente su una parte della problematica, come \u00e8 successo in gran parte nella ermeneutica comune della tradizione cristiana. Conosciamo del resto gli eccessi che hanno prodotto certe interpretazioni massimaliste, in questa materia, come quella degli &#8220;encratiti&#8221; (11) che la Chiesa ufficiale ha dovuto correggere con decisa autorit\u00e0. La richiesta dei discepoli era stata sufficientemente precisa ed era il risultato dello shock provato dal riferimento alla Legge scolpita nelle stelle anzich\u00e9 alla Tor\u00e0 scritta\/orale di Mos\u00e8.<\/p>\n<p>Anche in questo caso per\u00f2 Ges\u00f9 non abolisce affatto l\u2019accondiscendenza di Mos\u00e8 verso la durezza di cuore dei membri del popolo, ma ne approfitta per richiamare la costante del suo insegnamento che consiste nel non accontentarsi mai della semplice prescrizione letterale della Legge, ma di proseguire sempre nella ricerca fino a scoprirne il senso profondo di essa, gi\u00e0 presente fin dall\u2019inizio nell\u2019intenzione di Dio Creatore (Cfr Mt 19, 8b), che non pu\u00f2 in nessun modo trascurare la centralit\u00e0 della persona umana. Si tratta di un itinerario e non di una prescrizione tassativa, cosa che \u00e8 perfettamente in linea con lo stile del Discorso della montagna. Il chiarimento di Ges\u00f9: &#8220;Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali \u00e8 stato concesso&#8221; si riferisce dunque non soltanto alla situazione degli &#8220;eunuchi&#8221;, ma anche a quella di tutti i suoi discepoli perch\u00e9 si sentano liberi nei confronti di ogni tipo di Legge, sia quella incisa nelle stelle, cos\u00ec statica e inflessibile, sia quella scritta\/orale di Mos\u00e8 che permetteva invece di venire incontro con realismo a determinate situazioni umane. L\u2019esemplificazione prodotta da Ges\u00f9, che distingue ben tre categorie di &#8220;eunuchi&#8221;, autorizza in realt\u00e0 a dare una interpretazione molto pi\u00f9 ampia di quella cosiddetta tradizionale. Infatti Ges\u00f9 spiega che si pu\u00f2 dare una vocazione all\u2019&#8221;eunuchia&#8221; inscritta nella natura; una vocazione imposta purtroppo dagli uomini; una vocazione scelta per il regno dei cieli. Una simile triplice situazione, constata da Ges\u00f9, porta in modo chiarissimo ad una vera e propria de-colpevolizzazione totale nei confronti di qualsiasi tentativo di &#8220;legiferare&#8221; in materia, se questo fosse fatto senza tener conto della persona umana interessata, in quanto tale.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nIl superamento inteso da Ges\u00f9<\/strong><\/p>\n<p>Ges\u00f9 va chiaramente verso un superamento della riduzione delle tre situazioni esemplificate alla sottomissione supina e fatalistica legata o alla natura fisica o alla violenza degli uomini o, infine, alla cosiddetta inclinazione individuale. Infatti tutte e tre le situazioni possono essere valutate in modo tale che si trasformino in ci\u00f2 che oggi chiameremmo &#8220;vocazione\/elezione&#8221;. Cosa che per\u00f2 pu\u00f2 risultare chiara solo a &#8220;coloro ai quali \u00e8 stato concesso&#8221;. Ma cosa comporta questa particolare concessione? Si tratta di una concessione paternalista relativa a ci\u00f2 che dovrebbe apparire come una promozione dall\u2019alto? Oppure si tratta di una concessione che abilita non solo a prendere atto della propria condizione, ma anche a tentare di elevarla, nonostante tutto, con una scelta libera e personale? Infatti che cosa pu\u00f2 essere stato concesso, in ciascuna di queste situazioni, all\u2019essere umano, se non la libert\u00e0 di essere semplicemente se stesso, nonostante tutto, rispondendo alla vocazione identitaria originaria voluta dal Dio Creatore?<\/p>\n<p>Rispondere positivamente a tutto questo significa che n\u00e9 la Legge inscritta nelle stelle n\u00e9 la Legge scritta\/orale di Mos\u00e8, n\u00e9 la propria cosiddetta inclinazione naturale, ma soltanto una scelta, libera e liberata, della propria condizione acquista valore &#8220;per il regno dei cieli&#8221;. Anche l\u2019umiliazione di dover fare ricorso all\u2019accondiscendenza di Mos\u00e8, sottomettendosi alla richiesta della sottoscrizione di un atto di ripudio? S\u00ec, anche quella. Infatti si entra nel regno di Dio proprio osservando queste cose minimali, perch\u00e9 verificano l\u2019autenticit\u00e0 della propria scelta dignitosa e libera e, appunto per questo, capace di portare l\u2019uomo a sopportare la propria condizione di minimo, senza alcuna tracotanza. Dovrebbe valere infatti, anche in questo, il principio paolino della Lettera ai Romani: il Signore ha posto tutti sotto la constatazione della propria inadempienza, nei confronti della propria pretesa di giustificazione, per far prendere atto a tutti della necessit\u00e0 della Sua grazia e del Suo perdono (12). In realt\u00e0 pu\u00f2 scegliere liberamente soltanto chi accetta e fa sua serenamente la propria &#8220;kenosis&#8221;, cio\u00e8 la propria umiliazione e il proprio sentirsi &#8220;minimo&#8221;. Ma in tutto questo non c\u2019\u00e8 forse anche l\u2019accettazione di sentirsi appunto peccatore? E si potrebbe trovare una situazione migliore di questa per essere completamente disponibile a lasciarsi salvare dall\u2019unico che pu\u00f2 essere riconosciuto, definito e accettato come proprio, necessario, Redentore? Ma il Redentore e il Creatore non perseguono forse, l\u2019uno e l\u2019altro, lo stesso obiettivo: quello di portare l\u2019uomo alla pienezza della sua vocazione originaria?<\/p>\n<p><strong>La distinzione tra &#8220;de externis&#8221; e &#8220;de internis&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Finora \u00e8 stata proposta, come verifica necessaria per provare l\u2019autenticit\u00e0 e la sincerit\u00e0 del proprio sentirsi peccatore, la decisione-imposizione a se stesso e agli altri di non continuare a peccare e dunque di non vivere assolutamente pi\u00f9 more uxorio con un\u2019altra donna\/uomo. Ma si \u00e8 trattato sempre, n\u00e9 poteva essere altrimenti, di un giudizio legato alle realt\u00e0 esterne (de externis). E dunque ci si \u00e8 riferiti sempre al rigore della Legge (dura lex sed lex), senza alcuna possibilit\u00e0 di accondiscendenza alla durezza del cuore regolata dall\u2019atto di ripudio. Si \u00e8 trattato davvero soltanto di una interpretazione voluta da Ges\u00f9? L\u2019approfondimento che ho appena proposto permette, mi sembra, di poter interpretare altrimenti il testo evangelico. Ma forse si deve prendere atto che, nell\u2019interpretazione ritenuta tradizionale, si \u00e8 trattato anche di un\u2019applicazione del testo evangelico condizionata da altre fonti ritenute pi\u00f9 giuridicamente esatte. E se ci fosse qualche dubbio a questo riguardo, non sarebbe forse legittimo applicare un adagio riconosciuto pastoralmente nella massima &#8220;in dubiis libertas&#8221;? Del resto non si dovrebbe trascurare troppo superficialmente il fatto che la Tradizione interpretativa delle nostre Chiese Sorelle Orientali \u00e8 sicuramente altra! Lo studio appena condotto mi permette di richiedere una maggiore cautela in queste cose. Infatti chi, tra di noi che riteniamo di aver compiuto la scelta in modo &#8220;perfetto&#8221; senza alcuna costrizione dovuta alla natura, alla violenza, o ad una semplice inclinazione emotiva momentanea, potrebbe mai accampare il diritto di escludere l\u2019uno o l\u2019altro dal far parte del popolo di Dio? S\u00ec, lo potrebbe fare la Chiesa nella sua pi\u00f9 solenne ufficialit\u00e0, ma anche in questo caso, preoccupandosi comunque scrupolosamente di obbedire anch\u2019essa al principio sacrosanto che &#8220;de internis non judicat Ecclesia&#8221;. Da qui la necessit\u00e0 di prendere atto che la trasgressione nei confronti o della Legge incisa nelle stelle o della Legge scritta\/orale promulgata da Mos\u00e8, \u00e8 una realt\u00e0 che riguarda semplicemente l\u2019umanit\u00e0 cos\u00ec come la conosciamo nella nostra storia, dove, nessun essere umano escluso, l\u2019unica strada possibile \u00e8 quella di accettarsi nella propria debolezza, aiutandoci tutti, fraternamente, ad imboccare l\u2019unica strada, quella della fede ovviamente, che ci permetta di essere ricevuti tutti, sia pure come &#8220;minimi&#8221;, nel regno dei cieli. Protestava San Paolo: &#8220;Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno&#8221; (1 Cor 9, 22), dimostrando cos\u00ec di essere autentico discepolo di chi aveva dichiarato solennemente: &#8220;Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo&#8221; (Gv 12, 47).<\/p>\n<p><strong><br \/>\nNecessit\u00e0 di un approfondimento<\/strong><\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2, che abbiamo appena cercato di dire, resta la constatazione di Ges\u00f9: &#8220;Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali \u00e8 stato concesso&#8221;. Si noti per\u00f2 che Ges\u00f9 sembra mettere sullo stesso livello sia coloro che accettano questa umiliazione data dalla natura, sia coloro che la subiscono per la violenza degli uomini, sia infine coloro che la scelgono per il regno dei cieli. La contestualizzazione che risulterebbe da una simile interpretazione di questi versetti, sarebbe davvero sconvolgente, perch\u00e9 l\u2019unico valore che verrebbe in questo modo rivendicato da Ges\u00f9, sarebbe quello di scegliere sempre, in qualunque situazione, con piena dignit\u00e0 e libert\u00e0, e con decisione personale, la strada solo apparentemente imposta dalla natura, dalla violenza degli uomini o dalle proprie inclinazioni, per entrare nel regno dei cieli. A questo punto per\u00f2 dovrebbe subentrare tutto ci\u00f2 che risulterebbe da un maggiore approfondimento dell\u2019immagine di Dio perseguita dagli uomini e dal tentativo, fatto da questi ultimi, di collegare quella immagine al riflesso di essa nella struttura e nella vita quotidiana dell\u2019essere umano (eikona).<\/p>\n<p>A questo punto potremmo perfino evocare umilmente quella particolare esigenza profetica che auspicava e prevedeva, per il popolo di Dio, una Nuova Alleanza fondata non pi\u00f9 su una Legge, scolpita nelle stelle o nelle pietre mosaiche, ma direttamente nel cuore. Si tratterebbe infatti di un\u2019Alleanza strettamente connessa al cuore umano e dunque alla coscienza, con corrispondente responsabilit\u00e0, la cui perfetta conoscenza appartiene unicamente a Dio. La Chiesa infatti, pur consapevole della legittimit\u00e0 della propria autorit\u00e0 nelle cose esterne (de externis), non ha mai preteso, n\u00e9 poteva farlo, di sostituirsi nel giudizio sulle cose interne (de internis) che appartengono unicamente a Dio. La sua missione, ed essa ne \u00e8 da sempre consapevole, \u00e8 quella di informare e formare le coscienze, appunto, ma non di sostituirsi ad esse.<\/p>\n<p>Una maggiore riflessione sul Dio Trinitario riflesso, come direbbe sant\u2019Agostino, nella struttura stessa dell\u2019uomo, permetterebbe probabilmente anche un\u2019analoga maggiore consapevolezza di quel mistero ineffabile che avvolge lo spirito dell\u2019uomo, impenetrabile a tutti e conosciuto soltanto dallo Spirito di Dio. Ne risulterebbe anche una altrettanto maggiore attenzione a restare in punta di piedi, delicati, rispettosi e silenziosi, di fronte al mistero che avvolge una relazione umana; non solo, ma sarebbe proprio questa confessione dell\u2019inevitabilit\u00e0 di restare fuori, con timore e tremore, da quella relazione d\u2019amore, la migliore testimonianza della nostra fede nell\u2019unit\u00e0 del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo manifestata nella indicibilit\u00e0 misteriosa della comunione.<\/p>\n<p>Accanto a questo bisognerebbe poi approfondire l\u2019altro mistero principale della nostra fede con preciso riferimento alla conquista del Concilio di Calcedonia (451) che invitava a non finire mai nel cosiddetto monofisismo, n\u00e9 a cedere al cosiddetto nestorianesimo, inteso come uno sdoppiamento della persona, n\u00e9 a confondere la natura umana con la natura divina in una sorta di miscuglio, ma a confessare sempre la presenza, nell\u2019unica Persona del Verbo Incarnato, della perfetta natura divina e della perfetta natura umana. E questo senza dimenticare che si tratta, ancora una volta, appunto di mistero indicibile e incoercibile a qualunque tentativo di risolverlo imbrigliandolo dentro i confini ristretti di una Legge, ritenuta magari la pi\u00f9 perfetta e logica possibile, e tuttavia sempre inadeguata, per definizione, a dare ragione di ci\u00f2 che si nasconde in ogni essere umano e in ogni relazione che sta all\u2019origine della comunione, di un singolo essere umano, con Dio e con il prossimo.<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>(1) Vedi Paolo Sacchi, &#8220;Storia del Secondo Tempio. Israele tra VI secolo a. C. e I secolo d.C.&#8221;, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino 1994, in cui si legge questo richiamo quasi banale: \u201cGes\u00f9 era un ebreo che insegn\u00f2 una dottrina la cui genesi va cercata nei problemi e nelle idee che circolavano nella Palestina del suo tempo\u201d ( p. 464). Pensiero che Romano Penna sviluppava cos\u00ec nella sua presentazione: \u201cAl tempo di Ges\u00f9 e della prima chiesa non esisteva un vero e proprio giudaismo ortodosso, ma la fede d\u2019Israele si esprimeva in correnti e prospettive varie, a volte anche molto diverse, sia pure sulla base di alcuni essenziali elementi comuni\u201d (ivi, p. XV).<\/p>\n<p>(2) Vedi Gabriele Boccaccini, &#8220;Middle Judaism: Jewish Thought, 300 BC-200 CE&#8221;, Minneapolis Fortress, 1991; Idem &#8220;Beyond the Essene Hypothesis. The Parting of the Ways between Qumran and Enochic Judaism&#8221;, Grand Rapids, Michigan\/Cambridge, U.K. 1998. Ma vedi anche Gabriele Boccaccini (a cura di), &#8220;Enoch and the Messiah Son of Man. Revisiting the book of Parables&#8221;, Grand Rapids, Michigan 2007.<\/p>\n<p>(3) I cui risultati vengono sistematicamente pubblicati nella rivista internazionale &#8220;Henoch&#8221; a partire dal primo quaderno edito a cura di Gabriele Boccaccini, &#8220;The Origins of Enochic Judaism. Proceedings of the First Enoch Seminar University of Michigan, Sesto Fiorentino, Italy, June 19-23, 2001&#8221;, Silvio Zamoran Editore, Torino 2002.<\/p>\n<p>(4) Molto illuminante \u00e8 quel che scrive Paolo Sacchi a proposito di Sacro e Profano \/ Impuro e Puro nella sua &#8220;Storia del secondo Tempio&#8221;, o.c., pp.415-453 e la brevissima sintesi che offre sull\u2019uso dei due calendari utilizzati al tempo di Ges\u00f9, ivi, pp. 454-461.<\/p>\n<p>(5) Per una introduzione veloce all\u2019insieme della problematica qui necessariamente solo accennata vedi: Ulrich Luz, &#8220;La storia di Ges\u00f9 in Matteo&#8221;, Paideia, Brescia 2002, soprattutto le pp. 59-80, nonostante che nel leggere questa sintesi si possa restare perplessi dalla scelta fatta dal Luz di non fare qui alcun riferimento, sia pur minimo, a Mt 19, 3-12.<\/p>\n<p>(6) In particolare a partire dalla tecnica, gi\u00e0 conosciuta a Qumran, del Midrash Pesher, ma anche dalla tradizione targumica, halakika, haggadica e mishnaika confluita nei Talmud. Per una rapida rassegna della proposta ermeneutica ebraica nel suo insieme mi permetto di rimandare a Guido Innocenzo Gargano, &#8220;Il sapore dei Padri della Chiesa nell\u2019esegesi biblica. Introduzione ad una lettura sapienziale della Scrittura&#8221;, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2009, pp. 107-165.<\/p>\n<p>(7) Per saperne di pi\u00f9 rimando ovviamente alla voce &#8220;pleroo&#8221; curata da G. Delling, nel &#8220;Grande Lessico del NT (G. Kittel), edizione italiana, Vol. X, Paideia, Brescia 1975, coll. 641-674.<\/p>\n<p>(8) L\u2019ultima espressione del testo: \u201cSi, \u00e8 un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa di noi la tua eredit\u00e0\u201d, sembra essere stata tenuta presente in modo esplicito da Ges\u00f9 nel suo dibattito con i farisei di Mt 19, 3-8. Ma non si tratta solo di questo, perch\u00e9 Ges\u00f9 mostra di avere presente nella sua predicazione anche le correzioni fatte dalla tradizione profetica sul testo dell\u2019alleanza sinaitica. Ci si potrebbe riferire, per esempio, a un famoso testo di Ezechiele che riabilita la responsabilit\u00e0 personale, l\u00e0 dove si dichiara apertamente: &#8220;Perch\u00e9 andate ripetendo questo proverbio sulla terra di Israele: &#8216;I padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati&#8217;? Com\u2019\u00e8 vero che io vivo, oracolo del Signore Dio, voi non ripeterete pi\u00f9 questo proverbio in Israele. Ecco tutte le vite sono mie: la vita del padre e quella del figlio \u00e8 mia; chi pecca morir\u00e0&#8221; (Ez 18, 2-3); oppure ad un altro testo, altrettanto famoso, dello stesso profeta Ezechiele in cui si viene incontro al rischio della disperazione mortale che pu\u00f2 nascere in chi ha peccato gravemente e vive nell\u2019angoscia del castigo di Dio, con queste parole: &#8220;Tu figlio dell\u2019uomo, annuncia alla casa d\u2019Israele: Voi dite: &#8216;I nostri delitti e i nostri peccati sono sopra di noi e in essi noi ci consumiamo! In che modo potremo vivere&#8217;? D\u00ec loro: Come \u00e8 vero che io vivo \u2013 oracolo del Signore Dio \u2013, io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagit\u00e0 e viva. Convertitevi dalla vostra condotta perversa! Perch\u00e9 volete perire, o casa di Israele?\u201d (Ez 33, 10-11).<\/p>\n<p>(9) Che \u00e8 a sua volta importante per una giusta interpretazione di queste parole di Ges\u00f9, dal momento che l\u2019evangelista anticipa qui l\u2019uso di un linguaggio metaforico che ritorner\u00e0 in Mt 18, 8-9.<\/p>\n<p>(10) Il NT stabilisce chiaramente una distanza fra &#8220;skop\u00f2s&#8221; e &#8220;telos&#8221;. Altro \u00e8 infatti l\u2019obiettivo fissato (skop\u00f2s) e altro \u00e8 l\u2019obiettivo raggiunto (telos). Ges\u00f9 stesso ha chiaro, dentro di s\u00e9, almeno a partire dall\u2019incarceramento-morte violenta di Giovanni Battista, qual \u00e8 per lui l\u2019obiettivo (skop\u00f2s) da cogliere e verso il quale dirigere i suoi passi, ma anche che colpir\u00e0 l\u2019obiettivo (telos) soltanto nell\u2019&#8221;ora&#8221; predisposta dal Padre, come viene esplicitamente dichiarato in Gv 19, 28-30: &#8220;Dopo questo, Ges\u00f9, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta (tetelestai), disse per adempiere (hina teleiothei) la Scrittura: &#8216;Ho sete&#8217;\u2026 e dopo aver ricevuto l\u2019aceto, Ges\u00f9 disse: &#8216;tutto \u00e8 compiuto (tetelestai)'&#8221;.<\/p>\n<p>(11) Il termine deriva dal vocabolo greco &#8220;egkrateia&#8221; (tradotto in latino con &#8220;abstinentia&#8221;) e indica dei cultori di un ascetismo estremo con particolare riferimento al divieto di cibarsi di carni e di fruire dei piaceri della carne anche nelle nozze. Il movimento, gi\u00e0 presente nel contesto del Mediterraneo e della Mesopotamia, si afferm\u00f2 anche in alcune comunit\u00e0 cristiane provocando la condanna della Chiesa ufficiale. Ma sembra che queste comunit\u00e0 non siano riuscite a creare un vero e proprio movimento cristiano, anche se rimase il vocabolo &#8220;encratiti&#8221; nel linguaggio comune. Vedi, a proposito, la voce &#8220;Encratismo&#8221; curata da F. Bolgiani in NDPAC, coll. 1653-1655.<\/p>\n<p>(12) Cfr soprattutto Rm 2, 1-6,14.<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>SOMMARIO<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ipotesi da cui parte l\u2019A. \u00e8 che, anche a proposito del sacramento del matrimonio, possa essere importante riferirsi: da una parte all\u2019immagine (eikona nel senso di &#8220;gi\u00e0&#8221; e &#8220;non ancora&#8221;), permanente nella Chiesa, dei due Misteri principali della fede, e quindi alla Triadologia e alla Cristologia; dall\u2019altra all\u2019ipotesi di una appartenenza di Ges\u00f9 di Nazareth alla corrente degli Enochichi (Esseni Moderati) che si riferivano sia alla Legge incisa nelle stelle, sia alla Legge scritta\/orale promulgata da Mos\u00e8.<\/p>\n<p>Questa ipotesi imporrebbe una maggiore attenzione al dibattito sull\u2019autorit\u00e0 e autorevolezza delle due Leggi, tenendo conto soprattutto della misericordia.<\/p>\n<p>Un altro suggerimento dell\u2019A. \u00e8 quello di leggere il testo di Mt 19, 3-12 alla luce dell\u2019insieme del Discorso della montagna e soprattutto del versetto di Mt 5, 17, da cui risulterebbe una concordia tra l\u2019accondiscendenza di Mos\u00e8 e la misericordia evidenziata dall\u2019insegnamento di Ges\u00f9, venuto non per abolire la Legge, ma per darle pieno compimento.<\/p>\n<p>A tutto questo l\u2019A. aggiunge la constatazione che Matteo distingue l\u2019essere nel regno dei cieli dal non entrarci affatto. Da cui la necessit\u00e0 di interpretare il &#8220;ma io vi dico&#8221; di Mt 19, 9 in linea con gli altri &#8220;ma io vi dico&#8221; presenti nel Discorso della montagna, evidenziando la natura dinamica del passaggio dalla &#8220;littera&#8221; allo &#8220;spiritus&#8221; intrinseco alle parole di Ges\u00f9, che non contrappone le due Leggi, ma orienta a superarle entrambe per passare dallo &#8220;skop\u00f2s&#8221; al &#8220;telos&#8221;, inteso fin dal principio da Dio Creatore, che \u00e8 anche Dio Redentore, tenendo realisticamente conto dell\u2019uomo, criterio ermeneutico per eccellenza dell\u2019insegnamento di Ges\u00f9 di Nazareth.<\/p>\n<p>__________<br \/>\nfonte:\u00a0&#8220;Urbaniana University Journal&#8221; 3 \/ 2014, pp. 51-73.<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.urbaniana.it\/euntesdocete\/index.htm\"><br \/>\n<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>__________________________________________________ Nell&#8217;orizzonte dell&#8217;attuale dibattito intersinodale, questo scritto di P. 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