{"id":4059,"date":"2015-03-06T01:01:33","date_gmt":"2015-03-06T00:01:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=4059"},"modified":"2015-03-06T01:01:33","modified_gmt":"2015-03-06T00:01:33","slug":"signor-cardinale-che-bisogno-ha-di-sfigurare-il-vaticano-ii-il-prefetto-sarah-e-la-pace-liturgica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/signor-cardinale-che-bisogno-ha-di-sfigurare-il-vaticano-ii-il-prefetto-sarah-e-la-pace-liturgica\/","title":{"rendered":"Signor Cardinale, che bisogno ha di sfigurare il Vaticano II? Il Prefetto Sarah e la pace liturgica"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concvat21.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3584\" alt=\"concvat21\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concvat21.jpg\" width=\"202\" height=\"257\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;esercizio della autorit\u00e0, nella Chiesa romana, \u00e8 una cosa seria. Ha bisogno di una duplice condizione: si ha autorit\u00e0 se si \u00e8 incaricati di un ministero, ma si ha autorit\u00e0 solo se si esercita il ministero con autorevolezza. Non perch\u00e9 si parla con autorit\u00e0 si \u00e8 cardinali, ma non perch\u00e9 si \u00e8 cardinali si \u00e8 dotati, automaticamente, di una parola autorevole. Se un semplice battezzato avesse pronunciato la frase con cui si apre la recente intervista rilasciata dal Card. Sarah (http:\/\/www.aleteia.org\/it\/religione\/interviste\/intervista-cardinale-sarah-5223283679035392?) , potrebbe essere semplicemente considerato come frutto di leggerezza, di pressapochismo e di superficialit\u00e0. Ma se \u00e8 il Prefetto della Congregazione del Culto a dire queste parole, allora la questione diventa molto seria. Ascoltiamo questa \u201cstecca\u201d iniziale, che sta proprio al principio della intervista:<\/p>\n<p><em>\u201cIl Concilio Vaticano II non ha mai chiesto di rifiutare il passato e di abbandonare la Messa di San Pio V, che ha generato numerosi santi, n\u00e9 di lasciare il latino, ma allo stesso tempo bisogna promuovere la riforma liturgica voluta da quel Concilio.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Di fronte a un inizio di questo genere, non si possono non rilevare due errori irrimediabili:<\/p>\n<p>a) l&#8217;idea che il Concilio Vaticano II non abbia chiesto di abbandonare la Messa di San Pio V<\/p>\n<p>b) che questa presunta intenzione non sia in contraddizione con il \u201c promuovere la riforma liturgica\u201d.<\/p>\n<p>Se il Prefetto della Congregazione del culto non riesce a cogliere la interna contraddizione tra queste due affermazioni &#8211; oltre che la falsit\u00e0 della prima &#8211; questo fatto diventa un problema rilevante per la stessa attuazione della Riforma Liturgica.\u00a0Se il Concilio ha voluto la \u201criforma liturgica\u201d \u00e8 perch\u00e9 il rito tridentino appariva \u2013 gi\u00e0 50 anni fa &#8211; carico di limiti e di difetti, che dovevano essere accuratamente superati. Se il Concilo non avesse voluto abbandonare la Messa di Pio V, non avrebbe previsto esplicitamente una Riforma della stessa. Ma come si pu\u00f2 immaginare un Concilio che riforma un testo rituale per poterlo conservare tale e quale? In quale mondo capovolto potrebbe esistere una tale condizione? E quanti cardinali dovremo ancora vedere arrampicarsi sugli specchi per difendere un tale \u201cmonstrum\u201d logico e pastorale? Ci si render\u00e0 conto, prima o poi, del ridicolo a cui ci si espone?<\/p>\n<p>Papa Francesco ha chiarito, in modo pienamente equilibrato, che sul piano liturgico il Concilio Vaticano II \u00e8 un \u201cevento irreversibile\u201d. Non ci vuole altro che buon senso e assenza di pregiudizio per capire che Il Concilio Vaticano II non pu\u00f2 essere per nulla compreso se si assume \u2013 in modo del tutto arbitrario &#8211; che non abbia voluto modificare il \u201crito tridentino\u201d. Il centro della Costituzione SC \u00e8 precisamente quello di far avanzare la condizione del \u201crito romano\u201d da un paradigma ad un altro, mediante una riforma del rito. In questa trasformazione la continuit\u00e0 del rito romano \u00e8 assicurata soltanto da una discontinuit\u00e0. E&#8217; il testo stesso di SC ha chiarire inequivocabilmente come occorra profondamente modificare il modo di celebrare, di ascoltare la parola, di pregare per tutti, di fare l&#8217;omelia, di usare le lingue moderne, di creare unit\u00e0 tra parola e sacramento, di concelebrare, di accedere alla comunione sotto le due specie. Questo \u00e8 il dettato esplicito di SC e sta sotto gli occhi di tutti i cristiani: come fa non un semplice credente, ma addirittura il Prefetto della Congregazione del Culto \u2013 ossia il massimo responsabile del culto nella Chiesa cattolica &#8211; ad ignorarlo e addirittura a contraddirlo? E&#8217; forse compatibile con la sua autorit\u00e0 questa completa mancanza di autorit\u00e0?<\/p>\n<p>Ma non basta. L&#8217;equivoco, fondamentale, \u00e8 quello che viene presentato come il \u201cfine\u201d di tutta questa distorta riflessione: ossia la \u201cpace liturgica\u201d. Creare le condizioni per una \u201cpace\u201d dipenderebbe, secondo il Card. Sarah, da un nuovo parallelismo tra rito antico e rito nuovo. Ed \u00e8 qui, io credo, il <em>punctum dolens<\/em>, che gi\u00e0 caratterizz\u00f2 il MP <em>Summorum Pontificum<\/em>, anch&#8217;esso intenzionato a \u201cportare la pace\u201d e che, invece, ha generato solo ulteriore discordia. Ma Sarah, imprudentemente e ingenuamente, svincola la logica del MP dalla sua originaria giustificazione &#8211; ossia la pace con il lefebvriani \u2013 e pretende di farne diventare la regola di una \u201cpace\u201d interna all&#8217;intera \u201cuniversa ecclesia\u201d.<\/p>\n<p>Anche sulla vicenda del MP il card. Sarah esprime un parere quanto meno azzardato:<\/p>\n<p><em>\u201cPurtroppo non \u00e8 stato un successo totale perch\u00e9 gli uni e gli altri sono \u201caggrappati\u201d al proprio rito escludendosi a vicenda. Nella Chiesa, ciascuno deve poter celebrare in base alla propria sensibilit\u00e0. \u00c8 una delle condizioni della riconciliazione\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Dire di un fallimento che \u201cnon \u00e8 stato un successo totale\u201d \u00e8 gi\u00e0 una bella forma di mistificazione. Ma il vero problema \u00e8 che il sig. Cardinale tende ad equiparare sullo stesso piano chi segue il Concilio e chi lo nega: sarebbero solo \u201csensibilit\u00e0 diverse\u201d, parimenti legittime. Questo \u00e8 un altro errore irrimediabile, soprattutto per un Prefetto di Congregazione. Sia chiaro: se un cardinale vuole la pace, questo \u00e8 certo una cosa buona. Ma se per realizzare la pace aizza ancora di pi\u00f9 la confusione, questa non \u00e8 cosa buona, ma cosa pericolosa e imprudente.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 bene ricordarlo, se un Cardinale \u00e8 titolare di una autorit\u00e0, \u00e8 bene che la eserciti e merita massimo rispetto nell&#8217;esercizio di tale autorit\u00e0. Ma se giustifica la propria autorit\u00e0 con delle argomentazioni, tali argomentazioni risulteranno forti non perch\u00e9 sostenute da un cardinale, ma solo per il loro valore intrinseco e per la loro autorevolezza. In questo caso le premesse del ragionamento cardinalizio sono false \u2013 il Concilio ha voluto esplicitamente superare il rito tridentino e non il contrario &#8211; e le conseguenze sono illusorie \u2013 la pace non si genera facendo confusione, ma con un deciso orientamento alla Riforma.<\/p>\n<p>Queste conseguenze paradossali permettono solo a frange marginali e nostalgiche della Chiesa di vedersi protette da esponenti di Curia privi di senso della realt\u00e0 e di vero contatto con le comunit\u00e0 vive. In verit\u00e0, vivendo sempre negli uffici di curia, questi bravi cristiani si immaginano una Chiesa che non c&#8217;\u00e8 e trascurano quella che c&#8217;\u00e8. Diceva un Segretario di Congregazione, qualche anno fa: \u201cOvunque vado, trovo seminaristi che mi chiedono il rito antico&#8230;\u201d Ma dove andava? Dove viveva? A chi si riferiva? A chi dava credito? Illudersi e illudere non \u00e8 mai una virt\u00f9&#8230;<\/p>\n<p>E&#8217; piuttosto la malattia della \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d, che papa Francesco ha giustamente indicato come criterio generale delle 15 malattie della Curia romana, nel suo Discorso alla Curia del dicembre 2014. Un Prefetto autoreferenziale \u00e8 una autorit\u00e0 priva di autorit\u00e0. Per recuperare il terreno perduto, sarebbe opportuno che in futuro, prima di rilasciare interviste, ci si preoccupasse di studiare un poco la materia di cui si intende parlare, per poter sperare di conservare almeno un briciolo di vera autorevolezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;esercizio della autorit\u00e0, nella Chiesa romana, \u00e8 una cosa seria. 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