{"id":4003,"date":"2015-02-20T15:21:23","date_gmt":"2015-02-20T14:21:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=4003"},"modified":"2015-02-20T20:08:38","modified_gmt":"2015-02-20T19:08:38","slug":"il-non-detto-di-sacrosantum-concilium","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-non-detto-di-sacrosantum-concilium\/","title":{"rendered":"Il &#8220;non detto&#8221; di Sacrosanctum Concilium"},"content":{"rendered":"<h2><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio011.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3528\" alt=\"viadelconcilio011\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio011.jpg\" width=\"273\" height=\"204\" \/><\/a>IL NON DETTO DI SACROSANCTUM CONCILIUM<\/h2>\n<div>di Andrea Grillo<\/div>\n<p><em>Ogni anniversario, se vuole sfuggire alla facile cattura retorica, pu\u00f2 essere l\u2019occasione per una rilettura dell\u2019evento \u201ccelebrato\u201d, al fine di poterlo riscoprire, mostrandone aspetti dimenticati o trascurati. Anche la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum concilium (SC) non sfugge a questa regola. Pu\u00f2 essere, quella del cinquantesimo, l\u2019occasione per guardare al quel grande testo con occhi rinnovati. Pongo subito una domanda, che dovrebbe condurre tutto il mio breve percorso di riflessione: mezzo secolo dopo, che cosa scopriamo nel testo\/contesto di SC e quali ulteriori esigenze ne derivano? Per rispondere a queste domande, utilizzer\u00f2 sempre alcune \u201ccoppie concettuali\u201d, che nella loro polarit\u00e0 ci indicheranno i punti salienti delle nuove esigenze.<\/em><\/p>\n<p><strong>RIFORMA \/ INIZIAZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Il testo di\u00a0<em>SC\u00a0<\/em>\u00e8 stato il primo frutto del Concilio (4 dicembre 1963); non solo, esso ha anche avuto l\u2019effetto di identificare l\u2019opera conciliare tutta con la \u201criforma liturgica\u201d. \u00c8 stata la \u201cnuova liturgia\u201d ad assumere, ben presto, il compito di rappresentare il nuovo corso della \u201cChiesa conciliare\u201d. In tal modo la riforma liturgica ha dovuto subire, inevitabilmente, tutte le diverse forme di \u201cconflitto\u201d e di \u201cpolarizzazione\u201d che la stagione postconciliare ha determinato. In tal modo, paradossalmente, la \u201criforma liturgica\u201d ha rischiato di smarrire le ragioni meramente \u201cfunzionali\u201d e \u201cstrumentali\u201d che l\u2019avevano giustificata. In effetti, a cinquant\u2019anni dal Concilio, possiamo vedere con molta maggiore chiarezza che il fine della riforma liturgica \u00e8 un rinnovato atto di \u201ciniziazione\u201d, di cui la Chiesa aveva e ha bisogno, mediato da tutta la ricchezza del linguaggio rituale, per far crescere la \u201cvita cristiana\u201d. La riforma \u00e8 dunque in vista di una \u201cmaggiore esperienza rituale del mistero\u201d, non per una sua funzionalizzazione e strumentalizzazione.<\/p>\n<p><strong>VITA \/ RITO<\/strong><\/p>\n<p>In ragione di quanto abbiamo detto sopra,\u00a0<em>SC<\/em>\u00a0ha voluto rinnovare un intreccio pi\u00f9 stretto tra rito e vita. Ma l\u2019ha fatto e progettato con la chiara coscienza che la vita dovesse essere arricchita da un\u2019esperienza celebrativa integrale, semplicemente nobile e comunitaria. Come non si \u00e8 illuso sulla \u201cautoevidenza dei riti\u201d, il Concilio neppure si \u00e8 illuso su una presunta \u201cautoevidenza della vita\u201d. Ha invece mirato a rilanciare un pi\u00f9 forte e pi\u00f9 radicale intreccio tra l\u2019uno e l\u2019altra. A cinquant\u2019anni di distanza, vediamo ancora troppe forme di \u201ccontrapposizione\u201d \u2013 troppi timori rituali verso la vita dei soggetti, e troppi timori vitali verso le logiche poco trasparenti dei riti. Il testo di\u00a0<em>SC<\/em>\u00a0cerca di vincere la nostra ritrosia, tipicamente tardo moderna, nei confronti della mediazione simbolico-rituale. Esso, in ultima analisi, riabilita la \u201cazione rituale\u201d come fonte di vita e come culmine di fede.<\/p>\n<p><strong>PARTECIPARE \/ CELEBRARE<\/strong><\/p>\n<p>La prima conseguenza di questa rinnovata comprensione delle azioni rituali \u2013 intese come azioni di Cristo e della Chiesa \u2013 \u00e8 una nuova forma di partecipazione ad esse. La\u00a0<em>actuosa participatio<\/em>\u00a0non \u00e8, semplicemente, una \u201cpartecipazione\u201d ad un atto \u201ccomprensibile\u201d, ma \u00e8 la coscienza che \u201criti e preghiere\u201d sono un atto comunitario, che ha bisogno di una comunit\u00e0 che si raduna, che scambia saluti, che ascolta la parola, che professa la fede, che prega per gli assenti, che presenta doni, che loda, rende grazie, benedice, che chiede perdono, che si scambia la pace, che condivide l\u2019unico pane e l\u2019unico calice, che si congeda con il fuoco nel cuore. Questo \u00e8 il passaggio da un \u201crito da osservare\u201d (<em>ritus servandus<\/em>) da parte del solo prete a un \u201crito da celebrare\u201d (<em>ritus celebrandus<\/em>) da parte di tutta la comunit\u00e0. In questi cinquant\u2019anni lentamente ci siamo accorti che questa \u201ccompetenza comunitaria\u201d non era immediata, ma aveva bisogno di forme specifiche d\u2019iniziazione.<\/p>\n<p><strong>UGUAGLIANZA BATTESIMALE \/ DIFFERENZA MINISTERIALE<\/strong><\/p>\n<p>Il passaggio da una Chiesa essenzialmente gerarchica a una essenzialmente comunitaria ha profondamente inciso sul modo con cui abbiamo recepito la riforma liturgica. Questo \u00e8 stato un obiettivo punto di avanzamento: ossia la coscienza che l\u2019azione liturgica \u00e8 il linguaggio che riguarda tutti i battezzati. Ma, con gli anni, \u00e8 emersa pi\u00f9 chiaramente l\u2019esigenza di una \u201cdifferenziazione ministeriale\u201d di cui la Chiesa ha altrettanto bisogno. Da un modello in cui solo il prete celebrava e tutti gli altri \u201cassistevano passivamente\u201d, si \u00e8 passati a un modello di maggiore \u201ccomprensione\u201d, ma con una valorizzazione ancora troppo esile delle diverse ministerialit\u00e0. L\u2019obiettivo del Concilio \u00e8 di configurare un\u2019assemblea in cui al \u201csolo presidente\u201d, corrisponde una \u201cpluralit\u00e0 di ministeri\u201d, che articola la presenza attiva del \u201cpopolo di Dio\u201d. Una liturgia della Parola che non abbia ancora sviluppato un vero ministero della proclamazione non riesce ancora ad essere \u201cforma sacramentale di comunione con il Signore che parla\u201d. L\u2019atto dell\u2019\u201cascolto della Parola\u201d presuppone una Chiesa responsabile nell\u2019iniziare alcuni suoi membri all\u2019arte del proclamare.<\/p>\n<p><strong>CREATIVIT\u00c0 \/ RIPETIZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Un ulteriore aspetto di sviluppo, che la riforma ha giustamente messo in moto, \u00e8 il superamento di una concezione della liturgia come \u201cmera ripetizione di un repertorio sacro\u201d. \u00c8 nata, con pieno merito, una lettura dinamica, vivace e calda della celebrazione; questo, inevitabilmente, ha anche oscurato, talvolta in modo totale, il bisogno che l\u2019azione rituale si dia in una sostanziale \u201cripetizione\u201d. Cinquant\u2019anni dopo, guardando ai decenni trascorsi, possiamo ben vedere le difficolt\u00e0 con cui possiamo oggi mediare tra \u201ccreativit\u00e0\u201d e \u201ctradizione\u201d. Anzi, proprio il fatto che queste parole possano opporsi frontalmente ci mette dinanzi alla nostra difficolt\u00e0: una tradizione \u00e8 tale solo se \u00e8 capace di novit\u00e0, ma la novit\u00e0 \u00e8 frutto di molta e profonda ripetizione. La lode della Chiesa, nel suo bisogno di nuove espressioni, ha avuto la necessit\u00e0 di tornare a una tradizione pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 ricca del passato. Solo cos\u00ec potr\u00e0 lasciarsi donare le parole nuove, di cui ha bisogno urgente.<\/p>\n<p><strong>IL DETTO E IL NON-DETTO<\/strong><\/p>\n<p>Infine, un duplice aspetto deve essere considerato. Da un lato la qualit\u00e0 \u201ccostituzionale\u201d del discorso di\u00a0<em>SC<\/em>, che spesso si limita a indicare soltanto le linee generali dell\u2019intervento di riforma e di aggiornamento del culto cristiano. Dall\u2019altro il ruolo che il \u201cnon detto\u201d ha proprio nell\u2019azione rituale. Sul primo piano, bisogna riconoscere due aspetti della questione. Questo carattere generale della previsione di\u00a0<em>SC<\/em>\u00a0non ha impedito al testo di essere, in qualche caso, molto dettagliato. Le \u201cconsegne\u201d di\u00a0<em>SC<\/em>\u00a0alla tradizione ecclesiale successiva \u2013 ad esempio in tema di eucaristia \u2013 sono state estremamente chiare. Ci\u00f2 che sorprende, semmai, \u00e8 che negli ultimi anni di questo cinquantennio vi siano stati tentativi di anestetizzare e di rimuovere\u00a0<em>SC<\/em>, come se il suo testo non volesse far altro che \u201cconfermare la tradizione precedente\u201d, senza alcuna discontinuit\u00e0. Una lettura puramente \u201ccontinuista\u201d di\u00a0<em>SC<\/em>\u00a0\u00e8 una lettura cieca.\u00a0<em>SC<\/em>\u00a0cerca di servire la continuit\u00e0 della tradizione attraverso diverse profonde discontinuit\u00e0. Ma qui s\u2019innesta il secondo aspetto della questione, che \u00e8 forse anche il pi\u00f9 nuovo. In\u00a0<em>SC<\/em>\u00a0il \u201cnon detto\u201d diventa importante nei termini di una rilettura di \u201criti e preghiere\u201d che costituiscono la liturgia. Potremmo dire che le \u201cpreghiere\u201d sono il \u201cdetto\u201d, mentre i \u201criti\u201d sono il \u201cnon detto\u201d della tradizione.\u00a0<em>SC<\/em>\u00a0ci chiede di diventare attenti al \u201cnon verbale\u201d, come insieme di linguaggi attraverso cui maturiamo una pi\u00f9 profonda intelligenza del mistero di Dio, rivelatosi in Cristo e accessibile a noi per il dono dello Spirito santo. Attivare tutti questi diversi linguaggi \u201cnon verbali\u201d \u00e8 il compito di una nuova\u00a0<em>ars celebrandi<\/em>, che riguarda ogni battezzato.<\/p>\n<p><strong>ANDREA GRILLO<\/strong><\/p>\n<p>Pubblicato in: MISSIONE OGGI &#8211; FEBBRAIO\u00a0<a href=\"http:\/\/missioneoggi.saverianibrescia.it\/main\/?mp=m.show_sum&amp;id=520\">2015<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL NON DETTO DI SACROSANCTUM CONCILIUM di Andrea Grillo Ogni anniversario, se vuole sfuggire alla facile cattura retorica, pu\u00f2 essere l\u2019occasione per una rilettura dell\u2019evento \u201ccelebrato\u201d, al fine di poterlo riscoprire, mostrandone aspetti dimenticati o&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4003"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4003"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4003\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4006,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4003\/revisions\/4006"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4003"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4003"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4003"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}