{"id":3479,"date":"2007-11-18T01:39:00","date_gmt":"2007-11-18T00:39:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-re-e-nudo\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:53","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:53","slug":"il-re-e-nudo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-re-e-nudo\/","title":{"rendered":"&#8220;il re \u00e8 nudo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vestitinuovi.gif\"><img decoding=\"async\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5133979660481738722\" style=\"FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vestitinuovi-300x209.gif\" border=\"0\" \/><\/a><\/p>\n<div><\/p>\n<div><strong>Il Motu Proprio &#8220;Summorum Pontificum&#8221; e il bisogno di &#8220;dirsi reciprocamente la verit\u00e0&#8221;<\/strong><\/div>\n<p><\/p>\n<div><strong><br \/><\/strong>Nella bella favola di Ch. Andersen, &#8220;I vestiti nuovi dell\u2019Imperatore&#8221; la verit\u00e0 pu\u00f2 emergere soltanto quando un bambino dichiara ingenuamente: &#8220;il re \u00e8 nudo&#8221;. I molti condizionamenti, che nella favola impediscono agli adulti di &#8220;non vedere&#8221; i vestiti inesistenti del re, sono legati al timore di esporsi, alla paura di apparire sconvenienti e di dimostrarsi non all\u2019altezza del proprio compito. Cos\u00ec Andersen.<br \/>Ma che cosa sta facendo, oggi, gran parte della compagine ecclesiale ufficiale, di fronte ad un documento &#8220;nudo&#8221; di ragioni sostanziali e di fondamenti giuridici, di saggezza pastorale e di praticabilit\u00e0 reale come il MP Summorum Pontificum? Silenzio, complimenti, parole d\u2019occasione e generiche virate al largo. Ogni &#8220;parresia&#8221; viene bandita quando non esplicitamente censurata. E sembra quasi obbligatorio ripetere acriticamente una serie di affermazioni che appaiono, a chiunque rifletta appena marginalmente, profondamente dissonanti rispetto alla tradizione liturgica e teologica degli ultimi 50 anni. Facciamone qui una breve rassegna:<br \/>Non pu\u00f2 esservi dubbio che la Riforma Liturgica non volesse essere un dettaglio marginale o un nuovo soprammobile per aggiungere alla storia della Chiesa un particolare non strettamente necessario. Viceversa, chiunque legga i documenti degli ultimi 40 anni, non stenta a percepire le ragioni di urgenza e di strategia che sovrintendono al bisogno di modificare profondamente i riti della Chiesa, per assicurare alla tradizione la possibilit\u00e0 di comunicare ancora. Affermare che la Riforma Liturgica non ha abrogato il rito di Pio V significa, nello stesso tempo, alterare il rapporto con la tradizione degli ultimi 50 anni e introdurre nella storia della Chiesa una forma di &#8220;comprensione monumentale&#8221; che rischia la completa paralisi del presente quasi per &#8220;eccesso di passato&#8221;.<br \/>Per una tale operazione, occorreva un supporto teorico non da poco. Si intuiva, evidentemente, la fragilit\u00e0 della soluzione proposta. Si \u00e8 cos\u00ec confezionata una teoria del rapporto tra rito romano e diversi usi che appare, nello stesso tempo, teoricamente assai azzardata e praticamente molto pericolosa. L\u2019azzardo teorico consiste nel separare il rito romano dal suo concreto divenire, ipostatizzando fasi diverse della storia, rendendole tutte indifferentemente contemporanee. Sul piano pratico, questa soluzione di fatto supera ogni &#8220;certezza del rito&#8221;, introducendo un fattore di grande conflittualit\u00e0 all\u2019interno delle singole comunit\u00e0 ecclesiali<br \/>La logica del documento \u2013 direi quasi la sua grammatica \u2013 tende a smentire il suo contenuto. Infatti, se \u00e8 vero che sul piano del contenuto viene ribadito il primato del rito ordinario (di Paolo VI) rispetto al rito extraordinario (di Pio V), il documento \u00e8 scritto nelle categorie di Pio V e non in quelle di Paolo VI: utilizza infatti una distinzione tra &#8220;messa senza popolo&#8221; e &#8220;messa con il popolo&#8221; che nessun documento usa pi\u00f9 dal 1969.<br \/>Infine, la attenzione esclusiva agli &#8220;abusi liturgici&#8221; successivi alla Riforma Liturgica crea una sorta di grande amnesia circa il fatto pi\u00f9 grave: ossia la perdita dell\u2019&#8221;uso liturgico&#8221; da parte della tradizione post-tridentina. Cos\u00ec fa prevalere la lotta agli abusi, a costo di dimenticare l\u2019uso, mentre la Riforma liturgica aveva giocato tutto sul recupero dell\u2019uso, anche a rischio di qualche abuso.<br \/>Un bilancio del documento si potr\u00e0 fare solo tra qualche mese. E\u2019 tuttavia evidente che il suo impianto teorico appare fragile e ricco di equivoci. Potr\u00e0 essere facilmente frainteso, quasi come fosse una sorta di &#8220;rivincita contro il Concilio&#8221;. Sar\u00e0 la prassi ecclesiale a dover ritrovare le ragioni della Riforma nella &#8220;partecipazione attiva&#8221;, tenendosi cos\u00ec lontana da ogni forma rituale che prevede la presenza dei cristiani solo come &#8220;muti spettatori&#8221;. Dire queste cose \u00e8 una possibilit\u00e0 per tutti i cristiani, ma \u00e8 un compito per quei bambini che nella chiesa si chiamano &#8220;teologi&#8221;. Essi sono &#8220;obbligati&#8221; a dire la verit\u00e0, senza tutte le mediazioni che vincolano altri ministeri a logiche necessariamente pi\u00f9 complesse. Di questi bambini-teologi ha bisogno la Chiesa, per coltivare una esperienza di comunione diversa da quella delle caserme o delle societ\u00e0 per azioni, dove la critica al superiore (o al capo) \u00e8 subito intesa come sgarro imperdonabile. Finch\u00e9 la Chiesa rester\u00e0 diversa da queste organizzazioni, la voce dei bambini sar\u00e0 salutare, anche se non definitiva. Chi mai potr\u00e0 avere interesse a farli tacere? O forse si penser\u00e0 ai bambini soltanto per costuire una immensa &#8220;Jurassik Park&#8221; rituale, dove tutti \u2013 trattati come bambini &#8211; potranno &#8220;sentirsi a casa&#8221; al prezzo di perdere ogni senso della storia e della realt\u00e0?<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Motu Proprio &#8220;Summorum Pontificum&#8221; e il bisogno di &#8220;dirsi reciprocamente la verit\u00e0&#8221; Nella bella favola di Ch. 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