{"id":3471,"date":"2010-09-09T15:29:00","date_gmt":"2010-09-09T13:29:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-proposito-della-pazienza-di-giobbe\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:52","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:52","slug":"a-proposito-della-pazienza-di-giobbe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-proposito-della-pazienza-di-giobbe\/","title":{"rendered":"a proposito della &#8220;pazienza di Giobbe&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pratodellavalle.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 52px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pratodellavalle-300x48.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5514925273001939058\" \/><\/a><\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><b><span  style=\"color:#3333FF;\">Quando Giobbe perse la pazienza.<\/span><\/b><\/div>\n<div><b><span  style=\"color:#3333FF;\"><br \/><\/span><\/b><\/div>\n<div><b><span  style=\"color:#3333FF;\">Il proverbio, la Scrittura e la crisi del  &#8220;buon senso&#8221;<\/span><\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span  style=\"font-family:georgia;\"><span  style=\"font-size:small;\">\u201cLa pazienza \u00e8 il lungo respiro della passione. Ogni grande passione ha bisogno della pazienza e ne deve essere degna. E la vera pazienza \u00e8 l\u2019esatto contrario della resa senza passione o della rassegnazione. Vera pazienza \u00e8 sempre passione spiritualmente approfondita\u201d<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"white-space:pre\"><span  style=\"font-family:georgia;\"><span  style=\"font-size:small;\">              <span style=\"white-space:pre\">              <\/span> <\/span><\/span><\/span><span  style=\"font-family:georgia;\"><span  style=\"font-size:small;\">E. Juengel <\/span><\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Se si cerca su Google una definizione del proverbio \u201cavere la pazienza di Giobbe\u201d, si trova questa sorprendente definizione:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201cEssere molto pazienti, sopportare con rassegnazione molestie, ingiustizie e tribolazioni. Giobbe, principale personaggio dell&#8217;omonimo libro della Bibbia, \u00e8 la personificazione del giusto che soffre mentre i malvagi prosperano, e che tutto sopporta inchinandosi al volere di Dio.\u201d<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Non solo la sapienza popolare, ma anche numerosi e autorevoli esponenti della grande tradizione teologica hanno avvalorato questa versione unilaterale del Giobbe paziente. E\u2019 tuttavia significativo che questa tradizione faccia riferimento esclusivo ai primi due capitoli del libro biblico. Tutto il resto del testo \u00e8 come se fosse compreso e inghiottito in quell\u2019inizio, quasi come una semplice esemplificazione accessoria di un luminoso esempio \u2013 morale \u2013 di sopportazione del male, di rassegnazione alla sconfitta, di perdita tragica di tutti i beni, di tutti i figli, della salute del corpo e della serenit\u00e0 dell\u2019animo. Vi \u00e8, lungo questa china, un grande pericolo, cui tutta la Scrittura \u00e8 stata sottoposta nel corso della tradizione: ossia di perdere il testo e il contesto, e di riferirsi a Giobbe semplicemente come a un \u201cpretesto\u201d per la affermazione di un \u201cpri ncipio\u201d che poco o  nulla ha a che fare con il testo e con lo stesso personaggio chiamato in causa. <\/div>\n<div>A chi cerca, invece, di lasciarsi condurre non soltanto dalla tradizione della sapienza proverbiale, ma anche dal tenore effettivo del testo biblico, nella sua irriducibile conplessit\u00e0, appare subito evidente che Giobbe non \u00e8 affatto riducibile a quel modello di pazienza che risulta implicitamente avvalorato dalla definizione fornita dal nostro \u201cmotore di ricerca\u201d: egli infatti, a partire dal capitolo 3 del libro biblico, comincia una lunga perorazione, nella quale cambia il suo atteggiamento. Diremmo noi che nell\u2019ansia di ricevere giustizia, Giobbe sembra \u201cperdere la pazienza\u201d, almeno nel senso che il suo comportamento non rientra pi\u00f9 nel modello di azione e di reazione \u201cpaziente\u201d formulato dalla definizione esaminata sopra. Proprio qui si apre il passaggio ad una lettura pi\u00f9 piena e complessiva non solo del testo biblico, ma anche del proverbio popolare. Giobbe risulta un personaggio tanto autorevole proprio perch\u00e9 sa mutare la nostra esperienza della pazienza. Ma pu\u00f2 farlo purch\u00e9 siamo davvero disposti ad ascoltare lui, nella sua imprevedibilit\u00e0, e non siamo disposti a dare ascolto soltanto ai nostri giudizi segreti e ai nostri pregiudizi inconfessati.<\/div>\n<div>Dobbiamo riconoscerlo: l\u2019impressione che lascia sul lettore quel famoso inizio, in cui Satana ottiene da Dio la possibilit\u00e0 di tentare Giobbe nei beni, nei figli e nel corpo, e la resistenza \u201cpaziente\u201d di Giobbe agli insulti della sorte, hanno fatto storia e plasmato la tradizione. Giobbe si sovrappone qui all\u2019idea stoico che Orazio ha cos\u00ec bene descritto: \u201cimpavidum ferient ruinae\u201d. Tutto il resto \u00e8 stato letto alla luce di quell\u2019inizio. In realt\u00e0 Giobbe appare una figura molto pi\u00f9 complessa, se \u00e8 vero che per circa 36 capitoli chiede conto a Dio di ci\u00f2 che gli \u00e8 accaduto. Certo, resiste alle logiche della moglie e degli amici, che rileggono la sua vicenda secondo \u201cteologie di un evidente buon senso\u201d: la logica della non riconoscenza, della ammissione di colpa, della retribuzione, della colpevolizzazione della vittima trapelano potenti dalle parole di apparente conforto pronunciate dagli amici. No, Giobbe resiste a questa tentazione, ma non si pu\u00f2 dire che sia, in quanto tale, un \u201cmodello di pazienza\u201d, almeno nel senso che il termine ha assunto negli ultimi secoli di cultura, anche cristiana. <\/div>\n<div>Diremmo quasi che, se Giobbe dovesse proprio essere riconosciuto come modello di \u201cuomo paziente\u201d, secondo quanto dichiara ingenuamente lo stesso proverbio popolare che consideriamo, la nostra esperienza della pazienza sarebbe costretta a mutare drasticamente rotta, a convertirsi ad una logica diversa, meno semplice e pi\u00f9 articolata. Di fronte a Giobbe il nostro vocabolario dovrebbe essere corretto, il nostro cuore dovrebbe sentirsi trafitto, il nostro sguardo avrebbe da purificarsi e le nostre orecchie da affinarsi. Perch\u00e9 Giobbe, in ultima analisi, \u00e8 sicuro modello di una \u201ccerta\u201d pazienza, ossia della resistenza alla tentazione, ma non della pazienza intesa come rassegnazione o passivit\u00e0. E\u2019 la pazienza teologale in gioco, non la pazienza morale. <\/div>\n<div>Possiamo allora molto brevemente ripercorrere la vicenda di Giobbe nella sua integralit\u00e0 scritturistica (1) e poi confrontarla con l\u2019esito proverbiale (2) per trarne infine conclusioni tanto brevi quanto sorprendenti (3). <\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>1. La protesta di Giobbe: il testo biblico e l\u2019amnesia della tradizione<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il libro di Giobbe non lascia dubbi: in esso non vi \u00e8 traccia alcuna di una \u201csopportazione con rassegnazione\u201d, come vorrebbe l\u2019incauta definizione che il \u201csenso comune\u201d fa circolare con disinvoltura nella rete informatica. Anzi, il profilo del personaggio \u00e8 disegnato con potenza poetica proprio all\u2019interno di una tensione fortissima tra la accettazione di un destino di perdita radicale (dei beni, dei figli, della salute) e la passione con cui a Dio \u00e8 chiesta ragione di tutto questo . Alle spalle di Giobbe lo scenario \u00e8 terribile: una insolita alleanza tra Dio e Satana per \u201ctentare\u201d il giusto non rassicura il lettore. Ma Giobbe non ci sta. In Giobbe la \u201cresa\u201d \u00e8 strutturalmente congiunta e non separabile dalla \u201cresistenza\u201d. La \u201cproverbialit\u00e0\u201d di Giobbe \u00e8 messa subito in questione: gi\u00e0 dal capitolo 3 del libro Giobbe non conferma affatto il modello di pazienza del senso comune, anzi lo sovverte e lo disarma. Pazienti \u2013 nel senso comune del termine &#8211; sono piuttosto gli amici di Giobbe, non lui. E Giobbe non fa altro che contestare duramente quelle logiche come troppo impazienti di arrivare a una soluzione, di trovare un colpevole o almeno una morale. No, egli resiste, in nome di una \u201caltra pazienza\u201d, di una pazienza altra e diversa . <\/div>\n<div>La resa di Giobbe davanti a Dio viene soltanto ben 37 capitoli pi\u00f9 avanti, dopo una \u201cresistenza\u201d smisurata. E\u2019 resistenza \u201cnella fede\u201d, che lo porta a maledire la sua nascita, a chiedere conto al Signore, a chiamarlo in giudizio, a protestare la propria innocenza. Dio, intervenendo alla fine del libro, spiazza Giobbe, lo riconduce ad una origine pi\u00f9 alta e a una logica pi\u00f9 sottile. Ma Dio spiazza ancor pi\u00f9 gli amici, ai quali chiede di rendere onore a Giobbe, alla sua speranza contro ogni speranza, alla sua nobile resistenza. Giobbe riappare \u201cpaziente\u201d solo al capitolo 42, nell\u2019epilogo. Ma la condizione di questa nuova \u201cpazienza spassionata\u201d \u2013 che piace tanto al lettore borghese, che, come direbbe Kierkegaard, pu\u00f2 allungare le gambe sotto il tavolo, mentre fuma la sua pipa \u2013 \u00e8 il pathos pieno di urgenza e sollecitudine, che ha dato parola a Giobbe nella sofferenza, nell\u2019abbandono, nella derelizione, contro cui egli ha protestato con una forza e una lucidit\u00e0 senza pari. Certo, ora egli sa che si era rivolto a un Dio \u201cconosciuto solo per sentito dire\u201d. Ora sa che \u201ctutto si pu\u00f2 sopportare\u201d nell\u2019amore di Dio. Ma si pu\u00f2 sopportare solo perch\u00e9 non si \u00e8 rassegnati, ma si resta vigilanti, pronti, dipendenti, capaci di novit\u00e0 . <\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>2. Il pretesto proverbiale: letture parziali e facili fraintendimenti della storia<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nonostante tutto questo, dobbiamo chiederci, ancora: come siamo arrivati a questa nostra lettura \u201csemplicistica\u201d della pazienza, che la equipara alla rassegnazione? Forse una linea ermeneutica feconda pu\u00f2 essere quella che ci viene suggerita con acume da E. Juengel , quando rilegge le \u201csfortune teoriche\u201d del concetto di \u201cpassione\u201d come orizzonte della incomprensione della \u201cpazienza\u201d: secondo queste dinamiche  il cosiddetto \u201cbuon senso\u201d giudica delle cose per cos\u00ec dire \u201cin contumacia\u201d, nell\u2019assenza di una esperienza autentica e piena delle cose stesse, facendo agire pre-giudizi che distorcono strutturalmente l\u2019accesso al reale. Il pregiudizio che per lungo tempo ha gravato sulla compresione \u201cmedia\u201d della pazienza potrebbe essere formulato cos\u00ec:<\/div>\n<div><\/div>\n<div> \u201cl\u2019io appassionato per definitionem sembra essere impaziente, il paziente invece spassionato\u201d .<\/div>\n<div> <\/div>\n<div>A seguito di questa lettura del rapporto tra passione e pazienza \u2013 nel quale sembra prevalere la reciproca esclusione \u2013 pu\u00f2 aver prevalso quel \u201cgiudizio segreto della ragione comune\u201d che ci impone di comprendere la pazienza come rassegnazione e la passione come impaziente. Di per s\u00e9, questa evoluzione della tradizione, che sarebbe facile scoprire in una ripresa moderna del tema, alla luce di una rinascita della influenza del pensiero stoico  sulle logiche, anche cristiane, del buon senso, ha costretto a pensare a Giobbe nei termini di una \u201cpazienza spassionata, rassegnata, mere passiva\u201d. Con questo criterio, tuttavia, il libro biblico, nella sua complessit\u00e0, risulta pressoch\u00e9 inaccessibile, ermeticamente chiuso, quasi come un inutile e stravagante ampliamento &#8211; lungo 40 capitoli &#8211; di ci\u00f2 che di essenziale possono dire soltanto i primi due, che sono gli unici capaci di rientrare \u2013 non senza qualche grave forzatura &#8211;  nel modello teorico della \u201cpazienza spassionata\u201d.   Ha detto Agostino, nel De patientia: \u201cDio \u00e8 paziente senza patire\u201d: questa \u00e8 una delle sorgenti della nostra incomprensione della \u201cpazienza di Giobbe\u201d . Dopo di lui sia Kant che Hegel, per quanto su fronti opposti, non sono riusciti a comprendere quel profondo legame tra \u201cpassione\u201d e \u201cpazienza\u201d che struttura cos\u00ec potentemente la figura e il messaggio di Giobbe . La riscoperta del testo biblico, in tutta la sua ricchezza, ci permette oggi di scoprire un altro Giobbe e una diversa pazienza.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>3. Conclusioni: la protesta non-indifferente della pazienza contro la indifferenza triste della rassegnazione <\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>La via della pazienza non ha gli abiti della moderazione, n\u00e9 quelli della temperanza, n\u00e9 quelli della buona educazione. Giobbe \u00e8 paziente in una forma sorprendente, quasi scandalosa. Resiste nella protesta, nella ribellione, nella ostinazione. Pazienta con passione. La sua \u00e8 la \u201cpazienza del pathos\u201d. Come ha scritto Elie Wiesel, Giobbe \u201cpu\u00f2 essere con Dio, talora contro Dio, ma mai senza Dio\u201d . La sua pazienza \u00e8 questo \u201cmai senza\u201d, che \u00e8  invece tanto difficile per la moglie, per gli amici, potremmo quasi dire per ogni lettore comune e per bene, che resti sordo alla logica profonda della storia terribile dell\u2019uomo di Uz.<\/div>\n<div>Giobbe, dal capitolo 3, \u201cperde la pazienza\u201d, che recuperer\u00e0 solo in seguito ai due grandi discorsi con cui Dio si manifesta, dopo lungo silenzio, alla fine del libro. Questo lungo deserto della \u201cimpazienza\u201d appare subito grande e terribile all\u2019occhio del lettore che non si fermi nella lettura ai primi due capitoli. Questo sviluppo sorprendente non rientra affatto nel modello di \u201cuomo paziente\u201d che la tradizione degli ultimi secoli ha costruito e suggerito al comportamento e alla meditazione. Qui si colloca la nostra rilettura possibile, ma ardua, del proverbio di senso comune: \u201cavere la pazienza di Giobbe\u201d non significa coltivare la rassegnazione, non significa scadere nella dimissione, non significa semplicemente \u201carrendersi\u201d. Significa sempre anche \u201clottare\u201d, \u201cresistere\u201d, non cedere, riaffermare la propria identit\u00e0, a ogni costo.<\/div>\n<div>Riavere i beni, i figli e la salute, alla fine, per Giobbe, non equivale alla ricompensa di chi si rassegna spassionatamente, ma alla riconciliazione con il Dio creatore e redentore, nel quale egli aveva continuato ad avere fede, a sperare, lottando e imprecando con una \u201cspes contra spem\u201d. Una fede appassionata, una speranza viva, un amore smisurato sono lo sfondo e la ragione prima di questa \u201cpazienza\u201d altra. Come ha detto lucidamente E. Juengel \u201cla pazienza \u00e8 il lungo respiro della passione. Ogni grande passione ha bisogno della pazienza e ne deve essere degna. E la vera pazienza \u00e8 l\u2019esatto contrario della resa senza passione o della rassegnazione. Vera pazienza \u00e8 sempre passione spiritualmente approfondita\u201d .<\/div>\n<div> Avere la pazienza di Giobbe, dunque, non \u00e8 comprensibile se non alla luce della complessit\u00e0 del personaggio, animato da questa invincibile passione per Dio. Il \u201cnome\u201d di Giobbe potrebbe garantire, anche oggi, persino al nostro proverbio, di non cadere nella affermazione del suo contrario, ossia in una sorta di arbitrio del senso comune, che volesse trascinare Giobbe in una logica \u201cspassionata\u201d e \u201capatica\u201d che lui sarebbe il primo a criticare con durezza e con sdegno. <\/div>\n<div>Credo che non dovremmo mai avere l\u2019ardire di sottoporre Giobbe a questa ulteriore prova. E perci\u00f2, in conclusione \u2013 parafrasando una famosa battuta che Kant riprende dall\u2019Abate Terrasson, nella prefazione alla Critica della Ragion pura, a proposito della \u201clunghezza dei libri\u201d \u2013 dovremmo poter risconoscere facilmente la verit\u00e0 di questo piccolo gioco di parole: <\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201cse misurassimo la pazienza delle persone, non gi\u00e0 dalla capacit\u00e0 che hanno nel rassegnarsi a sopportare il male, ma dalla forza con cui sanno restare fedeli ad una esigenza invincibile di verit\u00e0 anche di fronte alle peggiori avversit\u00e0, allora di molti uomini dovremmo dire che sarebbero molto pi\u00f9 pazienti, se non fossero cos\u00ec pazienti\u201d. <\/div>\n<div>    <\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando Giobbe perse la pazienza. Il proverbio, la Scrittura e la crisi del &#8220;buon senso&#8221; \u201cLa pazienza \u00e8 il lungo respiro della passione. 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