{"id":3470,"date":"2011-03-17T19:17:00","date_gmt":"2011-03-17T18:17:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/3470\/"},"modified":"2015-03-20T14:36:35","modified_gmt":"2015-03-20T13:36:35","slug":"3470","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/3470\/","title":{"rendered":"&#8220;T\u00fctti i tempi v\u00e8gnan&#8221;&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/990914.jpg\"><img decoding=\"async\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5585117404629551554\" style=\"float: left;margin: 0 10px 10px 0;cursor: hand;width: 400px;height: 108px\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/990914-300x81.jpg\" border=\"0\" \/><\/a><\/p>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>\u201cTutti i tempi v\u00e8gnian\u201d<\/b><\/div>\n<div><b>\u00a0<\/b><\/div>\n<div><b>Il potente venire dei tempi e l\u2019insipienza festiva dei potenti<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Tra le tante forme di sapienza proverbiale intorno all\u2019esperienza del tempo &#8211; tutte scrupolosamente attente alle infinite differenze tra accelerazione e indugio temporale, tra cogliere l&#8217;attimo e saper indugiare con lucidit\u00e0 &#8211; vorrei considerare un proverbio ligure che riprende il tema biblico della insondabilit\u00e0 e della irriducibilit\u00e0 del tempo. &#8220;Tutti i tempi v\u00e8gnian&#8221; indica una esperienza integrale e inesauribile di &#8220;vissuti temporali&#8221;. E lo ricorda all&#8217;uomo per la sua tendenza a formalizzare astrattamente solo pochi e chiari elementi del tempo. C&#8217;\u00e8 una sottile minaccia, ma anche una dolce consolazione, in questo proverbio: c\u2019\u00e8 un tempo per tutto nella vita. Per la gloria e per il disonore, per la forza e per la debolezza, per la gioia e per la tristezza.<\/div>\n<div>La minaccia \u00e8 costituita dalla coscienza acuita della precariet\u00e0, della contingenza e della provvisoriet\u00e0 dell\u2019esperienza umana, che non \u00e8 autosussistente e deve affidarsi ad altro. In questa linea si muove la coscienza di sempre, che emergeva anche dai tre saggi interpellati dal Presidente USA Abramo Lincoln, quando chiese loro di suggerirgli una frase che potesse pronunciare in ogni occasione e che risultasse sempre vera. E i tre, dopo essersi consultati, concordarono su una sola proposizione: &#8220;Anche questo passer\u00e0&#8221;. Tutto passa. Passa la scena di questo mondo. Passano le forme, le figure, le relazioni, le strutture. Passano le amicizie, passano gli amori. Passano le passioni, ma passano anche le azioni. Ed \u00e8 come se il proverbio volesse invitarci a non confidare troppo in ci\u00f2 che non dura, a non illudere noi stessi e a non disilludere gli altri.<\/div>\n<div>Ma c\u00e8 anche una consolazione che si nasconde nello stesso proverbio. Proprio perch\u00e9 nulla \u00e8 veramente stabile, perenne, inattaccabile, allora ogni fatica, ogni disagio e ogni sofferenza possono avere un termine e non c &#8216;\u00e8 condizione che non sia reversibile; in questi casi evocare \u201ctutti i tempi vegnan\u201d si trasforma in un balsamo, in un supplemento di speranza, in una luce che trapela dalla coltre di tenebra e di amarezza.<\/div>\n<div>Forse proprio da questa particolare angolatura, in questo risvolto di una sapienza antica e sempre nuova, si pu\u00f2 scovare anche un elemento decisivo per valutare tracce recenti della nostra \u201cinsipienza festiva\u201d. Che cosa voglio dire? Che il mondo che si esprime nei proverbi, pur con tutta la coscienza che sa elaborare circa la relativit\u00e0 del tempo, non si permette neppure lontanamente di assolutizzare un tempo particolare. N\u00e9 il tempo del lavoro, n\u00e9 il tempo libero. Fa parte dell\u2019esperienza tradizionale del tempo che esso non possa essere reso assoluto, ma debba essere sempre subordinato a un evento che gli dona senso. Questo \u00e8 lo spazio che la tradizione affida alla \u201cfesta\u201d. La festa ha proprio il compito di raccogliere e rilanciare la relativit\u00e0 del tempo, dando ad esso un senso, che da solo non riesce a cogliere.<\/div>\n<div>Ci\u00f2 accade con quella dimensione festiva del tempo che, nella sua origine, \u00e8 anche sempre e necessariamente religiosa. Ma il tempo della secolarizzazione conosce anche \u201cfeste civili\u201d. Se sono feste, tuttavia, anche quelle civili dovrebbero dettare un senso al tempo, esercitando cos\u00ec una funzione che \u2013 di per s\u00e9 \u2013 \u00e8 sottratta al consenso. Puoi festeggiare solo ci\u00f2 che \u201cnon hai deciso tu\u201d, ma che \u201cti permette di decidere\u201d. Oggi, tuttavia, pu\u00f2 accadere che alla festa dei 150 anni della unit\u00e0 d\u2019Italia si risponda \u2013 istituzionalmente da parte movimenti di lotta e di governo o secondo una irriducibile logica imprenditoriale \u2013 che non \u00e8 bene che si perda un giorno di lavoro. Questo forse \u00e8 solo un volto della umana improntitudine o deriva da una scarsa esperienza delle cose, ma \u00e8 certo anche un tratto tecnocratico del nichilismo. Questa \u00e8 la mancanza di esperienza del valore fondante del tempo gratuito, che istituisce le logiche necessarie \u2013 ma insufficienti \u2013 della dialettica tra lavoro e riposo. Se fare memoria della radice dell\u2019 unit\u00e0 nazionale significa \u201cperdere tempo\u201d, questa mancanza di riconoscimento pu\u00f2 giustificare tutto, e per un giorno di lavoro in pi\u00f9 si potrebbe immolare anche la memoria materna o paterna: la perdita di identit\u00e0 minaccia le nostre pratiche e le nostre teorie, ben pi\u00f9 gravemente di quanto non dicano le battute o le barzellette sugli italiani.<\/div>\n<div>E\u2019 vero: la nostra mancanza di \u201csenso dello Stato\u201d \u2013 di per s\u00e9 \u2013 pu\u00f2 essere in certi casi una grande virt\u00f9. Ma avere senso dello Stato non significa soltanto obbedire alle leggi, pagare le tasse o accettare le sentenze dei giudici (e in questo possiamo essere molto forti proprio quando sappiamo di essere deboli). Ancora di pi\u00f9, mi sembra che avere senso dello Stato significhi essere sensibili per la fragilit\u00e0 con cui lo Stato ha bisogno di cittadini con la memoria lunga piuttosto che corta e capaci di disinteresse piuttosto che dipendenti dai loro interessi. Senza queste caratteristiche non ci sarebbero stati mai n\u00e9 l\u2019Italia come nazione n\u00e9 il PIL come suo prodotto. Ma per queste cose bisogna avere \u2013 per dir cos\u00ec \u2013 orecchio e occhio. E l\u2019orecchio e l\u2019occhio \u2013 a furia di tanti discorsi troppo interessati e troppo meschini &#8211; possono dimenticare le ragioni pi\u00f9 profonde per cui ci si pu\u00f2 dire e sentire orgogliosi di essere cittadini italiano. E lo si pu\u00f2 fare solo per disinteresse, altrui e proprio. Quando avremo uomini delle istituzioni \u2013 ai diversi livelli \u2013 capaci di questa elementare sensibilit\u00e0? A ben vedere, per\u00f2, se coloro che hanno dato la vita per l\u2019ideale nazionale avessero indovinato, come in sogno, queste gravi insensibilit\u00e0 a distanza di 150, avrebbero forse resistito nel loro operato dicendo a se stessi \u201cTutti i tempi vegnian\u201d. Non assolutizzando il tempo, avrebbero in qualche modo reso tollerabili e ininfluenti le manifeste insipienze festive (ma fossero solo festive!) di presuntuosi Ministri della Repubblica o di disarmati Capitani d\u2019 Industria. Il potente venire dei tempi rivela l\u2019insipienza festiva dei potenti.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u201cTutti i tempi v\u00e8gnian\u201d \u00a0 Il potente venire dei tempi e l\u2019insipienza festiva dei potenti Tra le tante forme di sapienza proverbiale intorno all\u2019esperienza del tempo &#8211; tutte scrupolosamente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3578,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3470"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3470"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3470\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4424,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3470\/revisions\/4424"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3578"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3470"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3470"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}