{"id":3468,"date":"2011-05-03T13:07:00","date_gmt":"2011-05-03T11:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ne-motuproprio-ne-terraemotus\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:52","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:52","slug":"ne-motuproprio-ne-terraemotus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ne-motuproprio-ne-terraemotus\/","title":{"rendered":"N\u00e9 motuproprio n\u00e9 terraemotus"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione2.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 276px; height: 400px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione2-206x300.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5602461790958394482\" \/><\/a><\/p>\n<div><b>N\u00e9 Motuproprio n\u00e9 terraemotus.<\/b><\/div>\n<div><b>Il &#8220;purgatorio&#8221; della liturgia prima del Concilio Vaticano II<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Prima del Concilio Vaticano II la liturgia non era certo un paradiso. Ma non era neanche un inferno. Nel purgatorio di quei tempi si faticava, come in quello dei tempi nostri, ma con alcune differenze importanti, che vale la pena di mettere bene in chiaro, per non cadere in facili errori di prospettiva o in ingiustificati sentimenti di nostalgia. <\/div>\n<div>Prima dell\u2019ultimo Concilio Ecumenico, le esperienze di devozione, di solennit\u00e0, di ossequio al precetto, di osservanza della pratica letterale erano spesso anche molto intense. Ma si muovevano all&#8217;interno di un paradigma spirituale ed ecclesiale che si era progressivamente irrigidito e aveva perso vigore, a partire dal xviii secolo.  La pratica di tale paradigma, che potremmo definire tardo-tridentino, aveva guadagnato meriti non piccoli, e tuttavia aveva anche generato teorie riduttive circa l&#8217;atto rituale, pensandolo e vivendolo nelle categorie di cerimonia esterna, di culto esteriore, di funzione sacra.<\/div>\n<div>La misura di questa evoluzione si pu\u00f2 verificare nella teoria che gli ulltimi tempi preconciliari hanno elaborato circa la &#8220;partecipazione&#8221; dei fedeli all&#8217;atto rituale, come risulta in modo lampante dal testo di Mediator Dei di Pio XII, del 1947. <\/div>\n<div>In quel testo troviamo presentato in modo limpido il modello di  partecipazione \u201cinteriore\u201d, che ha guidato le forme celebrative, devozionali, spirituali, ecclesiali a partire dal medioevo e poi, con accentuata forza, dopo il Concilio di Trento. Partecipare significava \u2013 allora \u2013 \u201cavere nell\u2019animo gli stessi sentimenti di Cristo\u201d. Questo modello di partecipazione, fotografato autorevolmente \u201cdal fondo\u201d, a pochi anni dalla svolta conciliare, ci permette di comprendere come era quel mondo del \u201cpreconcilio\u201d. Questa lettura illumina il perch\u00e9 in quel mondo fosse \u201cnormale\u201d, per non dire altamente raccomandabile, moltiplicare le forme di devozione in occasione del rito eucaristico. Se il cardine della partecipazione \u00e8 l\u2019\u201danimo\u201d, i riti e le preghiere comuni non hanno, anzi non possono avere, alcuna vera autorit\u00e0 spirituale. Questo \u00e8 l\u2019elemento pi\u00f9 tipico che caratterizza il \u201cpurgatorio\u201d preconciliare. Proviamo ad esaminare un caso tipico di questo \u201cparallelismo\u201d tra rito e devozione.  <\/div>\n<div> <span style=\"white-space:pre\"> <\/span>Nella chiesa prima del Vaticano II balza all&#8217;occhio il fatto che la gran parte dei cristiani cattolici facesse la comunione raramente e solo &#8220;in occasione&#8221; della messa, ma mai come atto rituale interno alla messa. E cos\u00ec \u00e8 stato per secoli, per noi cattolici, fino agli anni 60 del xx secolo. <\/div>\n<div>Abbiamo testimonianze sorprendenti di questa normalissima distorsione. Racconta B. Botte che ai primi del 900 a Parigi la comunione si poteva fare sempre, prima, durante o dopo la messa, ma mai al momento dei riti di comunione. D&#8217;altra parte dalla tradizione autobiografica orale di P. Cesare Falletti risulta che sua madre, volendo fare la comunione alla fine di una messa negli anni 50 in Alta Savoia, si fosse sentita obiettare che non era possibile, essendo quella una &#8220;messa non da comunione&#8221;. E quando al prevosto di Gallia aveva risposto che a Roma lei faceva continuamente l\u2019esperienza che tutte le messe fossero da comunione, si era sentita compatita, dato che purtroppo &#8211; ne desumeva il prelato- a Roma non c&#8217;era pi\u00f9 religione.<\/div>\n<div>D&#8217;altra parte non si sentono anche oggi nuovi profeti di sventura denunciare con disperata presunzione la &#8220;mancanza di religione&#8221; di chi fa la comunione in processione verso l&#8217;altare, ricevendo la particola sulla mano, e non in bocca, bene inginocchiato alla balaustra e con il piattino sotto il mento? Questa percezione di una \u201cmancanza di religione\u201d dipende essenzialmente dal fatto che negli ultimi 40 anni abbiamo faticosamente ricominciato a sapere che la comunione \u00e8 un rito comunitario (sic!)e non un atto di culto individuale. Il nostro modello &#8220;devoto&#8221; di comunione rimane quello preconciliare, individualista, privato, borghese. <\/div>\n<div>Questi non sono casi-limite, e lo dico per gli anni 50. Non per l\u2019 oggi. Oggi questi sono casi umani, se va bene, o casi clinici, quando va male. La normalit\u00e0 ecclesiale del tempo &#8211; di quei tempi &#8211; viveva questi abusi come usi pacifici e percepiva spesso come abusi irreligiosi l&#8217;affacciarsi di pratiche che cercavano solo di riproporre una rinnovata fedelt\u00e0 ai riti ecclesiali.<\/div>\n<div>Questo non toglie nulla al valore esemplare che il ML ha avuto, gi\u00e0 nel xix secolo e poi per tutto il 900, nel favorire esperienze diverse. In europa, gi\u00e0 negli anni 10 e 20 vi erano esperimenti avanzatissimi della nuova sensibilit\u00e0, prima nei monasteri e poi nelle diocesi e nelle parrocchie.<\/div>\n<div>Ma il paradigma individualistico e formalistico di partecipazione ai riti \u00e8 mutato universalmente solo con il Concilio Vaticano II. <\/div>\n<div>Poich\u00e9 l\u2019unica ragione della Riforma liturgica che il Concilio ha solennemente inaugurato \u00e8 la proponibilit\u00e0 concreta di un diverso modello di partecipazione, nel quale i \u201criti e le preghiere\u201d possano diventare il canale primario e comune a tutti di espressione e di esperienza della appartenenza e della identit\u00e0 ecclesiale. I riti e le preghiere sono il luogo primario in cui Cristo e la Chiesa si incontrano e si riconoscono a vicenda. Tutti gli altri sono \u201cministri\u201d di questa logica cristologica ed ecclesiale. Per questo il nuovo modello di partecipazione istituisce una diversa esperienza ecclesiale, in cui il clericalismo e l\u2019individualismo su cui si era fondato il regime precedente \u2013 per necessit\u00e0 \u2013 viene superato e tradotto in una relazione ecclesiale che trae dai \u201critus et preces\u201d la intelligenza del mistero e di s\u00e9.  <\/div>\n<div>Alcuni abusi del paradigma tardo tridentino oggi non solo non sono pi\u00f9 possibili, ma neanche pi\u00f9 pensabili. Considerare e valorizzare bene il dono grande e sofferto di questa benedetta impensabilit\u00e0 ci consente di fare i conti appieno con il preconcilio liturgico, con quel purgatorio che si rivela pieno di problemi, esattamente come il nostro postconcilio. Solo che tra uno e l altro vi \u00e8 un salto di paradigma, che muta il ruolo dei riti e la identit\u00e0 dei soggetti. Nel purgatorio postconciliare queste nuove acquisizioni sono esigenze dure, impegnative, che possono spaventare o illudere, ma che rimangono irrinunciabili per recuperare la verit\u00e0 dei riti e la identit\u00e0 dei cristiani. E proprio per questo mettono alla prova tutti, di generazione in generazione. <\/div>\n<div>Ma la prova maggiore non sta nel riconoscere nuovi diritti e nuovi doveri ai soggetti, ma nel fare tutti insieme una nuova esperienza comune di dono. Cosa che nel preconcilio non era affatto assente, ma veniva declinata su altri registri,  e non sapeva essere espressa ed esperimentata nella fitta trama rituale che allora avvolgeva certo integralmente la vita dei cristiani, ma rassegnandosi quasi sempre ad una forma troppo fredda e inevitabilmente clericale, e quindi con un impatto esistenziale spesso totalmente estrinseco. Questo \u00e8 il purgatorio dal quale tutti abbiamo preso congedo definitivamente e che nessun atto, fatto, motuproprio o terraemotus  potr\u00e0 mai pi\u00f9 ripristinare. <\/div>\n<div>Va detto, a onor del vero, che gi\u00e0 il preconcilio era cosciente di questa necessit\u00e0 di \u201csuperarsi\u201d. Tutta la elaborazione liturgica che ha caratterizzato l\u2019ultima parte del pontificato di Pio XII e il breve pontificato di Giovanni XXIII deve essere intesa proprio come quel \u201cpreconcilio\u201d che ormai ha maturato la coscienza della insufficienza del proprio paradigma liturgico, non partecipativo e clericale. Solo cos\u00ec possiamo comprendere perch\u00e9 Giovanni XXIII, quando propose una nuova edizione del Messale Romano \u201ctridentino\u201d nel 1962 \u2013 proprio quel messale che oggi alcuni vorrebbero eternizzare artificialmente nella esperienza della Chiesa &#8211;  lo fece con la lucida coscienza della sua costitutiva provvisoriet\u00e0, in attesa di quegli \u201caltiora principia\u201d che il Concilio Vaticano II avrebbe presto o tardi elaborato per la vita ecclesiale del futuro. Anche il preconcilio, dunque, sapeva bene i propri limiti, e si disponeva a superarli con grande lucidit\u00e0 e onest\u00e0.<\/div>\n<div>Dal nostro purgatorio post-conciliare guardiamo a quel vecchio purgatorio con la tranquilla coscienza che in esso troviamo pur sempre la nostra radice, ma non senza quella progressiva estraneit\u00e0 che inevitabilmente si fa strada di fronte ad un modo di concepire e di vivere la liturgia, che per la grazia inattesa di un passaggio dello Spirito ci \u00e8 stato per sempre risparmiato. <\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>N\u00e9 Motuproprio n\u00e9 terraemotus. Il &#8220;purgatorio&#8221; della liturgia prima del Concilio Vaticano II Prima del Concilio Vaticano II la liturgia non era certo un paradiso. Ma non era neanche un inferno. 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