{"id":3466,"date":"2011-05-16T06:48:00","date_gmt":"2011-05-16T04:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-opinione-diversa-sequeri-su-cui-discutere\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:52","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:52","slug":"una-opinione-diversa-sequeri-su-cui-discutere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-opinione-diversa-sequeri-su-cui-discutere\/","title":{"rendered":"Una opinione diversa (Sequeri) su cui discutere"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/naturarito1.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 133px; height: 200px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/naturarito1.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5607202721522573538\" \/><\/a><br \/><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: 13px; \"><\/p>\n<div><span style=\"font-weight: 800;\">Il noto teologo Pierangelo Sequeri, il 14 maggio, ha scritto su Avvenire un giudizio molto diverso da quanto scritto da me, lo stesso giorno, su questo blog. Vale la pena ascoltarlo con attenzione, per poi discutere accuratamente le sue affermazioni. Ecco il testo e la breve risposta amichevole. <\/span><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; \"><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: 13px; \"><b><br \/><\/b><\/span><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; \"><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: 13px; \"><b><br \/><\/b><\/span><\/div>\n<p><b>Due forme del Messale, una sola liturgia<\/b><\/p>\n<p><i><b>Una lezione di stile. Cattolico<\/b><\/i><\/p>\n<p>di Pierangelo Sequeri<\/p>\n<p>Potr\u00e0 un gesto di pacata saggezza magisteriale restituirci al senso della fede che ci \u00e8 comune? E anche, se mi \u00e8 consentito, ricondurci al senso delle proporzioni, nelle discussioni in materia di liturgia e tradizione?<br \/><a href=\"http:\/\/magisterobenedettoxvi.blogspot.com\/2011\/05\/istruzione-universae-ecclesiae-della_11.html\" style=\"color: rgb(34, 34, 34); \">L\u2019Istruzione<\/a> diffusa ieri dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, puntualizza dettagliatamente, con toni fermi e sereni la questione relativa alla teoria e alla pratica della forma liturgica precedente, e costituisce ora, a questo scopo, un autorevolissimo punto di riferimento.<br \/>Nell\u2019evidenza di un eccesso di drammatizzazione dell\u2019adeguamento liturgico ufficiale, il Papa Benedetto XVI (come del resto gi\u00e0 il beato Giovanni Paolo II) ha giustamente difeso, a pi\u00f9 riprese, la sua piena legittimit\u00e0: \u00abNon c\u2019\u00e8 nessuna contraddizione tra l\u2019una e l\u2019altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c\u2019\u00e8 crescita e progresso, ma nessuna rottura\u00bb. Il giudizio, naturalmente, vale dai due lati. Non esiste alcuna ragione per qualificare pregiudizialmente come una deviazione il giusto adeguamento liturgico che la Chiesa autorevolmente procura alla tradizione vivente della fede (la liturgia sar\u00e0 finalmente perfetta solo in cielo). Cos\u00ec come non esiste alcun motivo per lasciar intendere che un tale sviluppo comporti necessariamente una sorta di ripudio per ci\u00f2 che nella tradizione liturgica \u00e8 stato &#8220;sacro e grande&#8221;. E tale rimane. La comprensione per la venerazione della forma precedente, e la regolata accoglienza del suo esercizio nella Chiesa odierna, confermano esattamente il principio ermeneutico confermato da Benedetto XVI.<br \/>L\u2019effettiva percezione di una diffusa sensibilit\u00e0, fra sacerdoti e fedeli, per il sostegno spirituale loro offerto dalla pratica dell\u2019antico rito, lascia per\u00f2 intuire che quella sensibilit\u00e0 pu\u00f2 essere gravemente manipolata (gi\u00e0 \u00e8 avvenuto, come si sa): persino in termini cattolicamente inaccettabili. Quella sensibilit\u00e0, infatti, pu\u00f2 essere pretestuosamente forzata a intendersi come baluardo della dottrina liturgica autentica contro una forma liturgica \u2013 di per s\u00e9 altrettanto ufficiale e in continuit\u00e0 con la tradizione apostolica \u2013 che ne rappresenterebbe la corruzione e la distruzione. O peggio, la sua rivendicazione, in termini a sua volta materialmente esclusivi di ogni vitale adeguamento delle forme, potrebbe essere persino esaltata come simbolo per una linea di resistenza e di lotta al Magistero recente, che reagisce a un processo di generale corruzione della dottrina e della prassi della Chiesa cattolica. Corruzione alla quale gli stessi Sommi Pontefici non sarebbero in grado \u2013 o addirittura non avrebbero l\u2019intenzione \u2013 di opporsi con la necessaria efficacia.<br \/>La continuit\u00e0 dell\u2019affezione nei confronti di una forma rituale venerabile e sacra, che innumerevoli generazioni hanno abitato come espressione dell\u2019immutabile tradizione apostolica, \u00e8 dunque autorevolmente riconosciuta, in base a princ\u00ecpi sempre condivisi e mai revocati in dubbio, come espressione legittima di una vera sensibilit\u00e0 cattolica. Il criterio ultimo della sua legittima &#8220;ospitalit\u00e0 ecclesiale&#8221;, raccomandata al saggio discernimento dei vescovi, appare in tutta evidenza nel prologo del documento. Nulla deve ferire la concordia di ogni Chiesa particolare con la Chiesa universale: nella dottrina della fede, nei segni sacramentali, e \u00abnegli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica\u00bb. Interesse rigorosamente comune e principio sicuro di pace ecclesiale.<br \/>Di qui in avanti, unire le forze per restituire alla liturgia l\u2019incanto possente della fede che sta al cospetto dell\u2019unico Signore deve apparirci, in questi tempi difficili, l\u2019unica cosa veramente necessaria allo splendore della tradizione della fede. E se fosse proprio questo ci\u00f2 che ci fa difetto? Da dove viene \u2013 e dove ci porta \u2013 questa assuefazione all\u2019investitura fai-da-te, che impanca chiunque a salvatore del cristianesimo, e guida sicura delle sue guide insicure? Umilt\u00e0 e obbedienza non sono virt\u00f9 essenziali alla tradizione della fede? Se ce ne fossimo dimenticati, antichi o moderni quanti siamo, questo testo non ci istruisce soltanto. Ci d\u00e0 una lezione di stile. Cattolico.<\/p>\n<p>\u00a9 Copyright Avvenire, 14 maggio 2011<\/span><\/p>\n<div><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: 13px; \"><i><br \/><\/i><\/span><\/div>\n<div><span><b><i>UNA BREVE REPLICA<\/i><\/b><\/span><\/div>\n<div><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: 13px; \"><b><i><br \/><\/i><\/b><\/span><\/div>\n<div><span><i>Caro Pierangelo,<\/i><\/span><\/div>\n<div><span><i><br \/><\/i><\/span><\/div>\n<div><i><span>questa volta non posso proprio seguirti. Non che non ritrovi, in molti passaggi del tuo breve commento, il tono lucido e costruttivo che ti contraddistingue. Su questi auspici di fondo concordo pienamente con te. Ma sono gli argomenti portanti che utilizzi come argomentazione, e che condividi con il documento appena pubblicato, che mi lasciano molto perplesso e un poco preoccupato. La tua sensibilit\u00e0 per gli &#8220;affetti&#8221;, evidentemente, ha lavorato in profondit\u00e0, facendoti aderire a quella logica degli &#8220;attachements&#8221; che gi\u00e0 un altro teologo di valore, Cassingena-Trevedy, ha utilizzato per giustificare questo clamoroso pasticcio istituzionale, giuridico e liturgico. Come puoi pensare, in buona sostanza, che un principio affettivo e nostalgico &#8211; che protesta la &#8220;non ripudiabilit\u00e0 di ogni fase dello sviluppo del rito romano&#8221; (cosa di per s\u00e9 incontestabile), possa essere tradotto nel principio giuridico e liturgico della vigenza parallela  e contemporanea di diversi stadi di questo sviluppo? Come puoi non riconoscere, in questa traduzione istituzionale, non una prova di saggezza e di pacatezza, ma il principio di una erosione modernistica e anarchica &#8211; assunta non dal basso, ma dall&#8217;alto, come ha ben detto G. ZIzola &#8211;  che mina alla base la irreversibilit\u00e0 delle scelte pastorali? Il parallelismo ufficiale di due diverse forme del medesimo rito &#8211; di cui la pi\u00f9 recente <\/span><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: small; \">\u00e8 sorta per emendare e superare le distorsioni e le lacune della precedente &#8211; non ti pare che di fatto relativizzi e metta come &#8220;sotto embargo&#8221; la condivisione universale della scelta della &#8220;riforma liturgica&#8221;? E se questo viene dal punto pi\u00f9 alto della piramide gerarchica, come puoi pensare che non accadr\u00e0 &#8211; come gi\u00e0 \u00e8 cominciato ad accadere &#8211; che qualunque intenzione possa ripararsi sotto questo &#8220;ombrello&#8221; per far la guerra ad ogni cambiamento serio delle prassi rituali cattoliche? Come si potr\u00e0, domani, &#8220;adeguare&#8221; lo spazio liturgico, se la logica dello spazio attuale corrisponde a un rito &#8220;vigente&#8221;? Me lo sai dire? <\/span><\/i><\/div>\n<div><i><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: small; \">Voglio precisare che anch&#8217;io sono consapevole che le logiche della RIforma Liturgica non sono sufficienti e che in questo abbiamo ancora molto da imparare e da precisare nel nostro &#8220;adeguamento&#8221;. Ma, vedi, la insufficienza confessata non pu\u00f2 coincidere con il dubbio sulla necessit\u00e0. La Riforma \u00e8 e rimane assolutamente necessaria, perch\u00e9 i riti possano riformare la Chiesa. Se si mette in dubbio questa necessit\u00e0, se la si riduce anche solo a &#8220;possibilit\u00e0&#8221;, ci si pu\u00f2 illudere che, anche senza Riforma, tutto sarebbe uguale, se non migliore. Questo so bene che tu non lo condividi. Ma come fai a non considerare che le affermazioni della Istruzione contribuiscano ad aprire ll varco proprio alla &#8220;indifferenza&#8221; verso la Riforma liturgica, verso la chiesa comunione, verso la articolazione ministeriale della liturgia e della Chiesa, verso il canto come patrimonio comune, verso la partecipazione attiva, verso la iniziazione cristiana degli adulti, verso la corresponsabilit\u00e0 laicale nella offerta&#8230;<\/span><\/i><\/div>\n<div><i><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: small; \">Qui, caro Pierangelo, vedo una questione che chiede a tutti la massima responsabilit\u00e0. Anche i teologi debbono fare la loro parte, con schiettezza e parresia e senza perdere il contatto con la realt\u00e0 effettuale. Non dobbiamo trascurare come, attraverso i provvedimenti che dal 2007 sono stati adottati in questo ambito, venga introdotta nel corpo ecclesiale una tensione sempre maggiore tra due forme di esperienza del rito che, come tali, non sono affatto compatibili, ma rispondono a diversi paradigmi ecclesiali, affettivi e testimoniali. <\/span><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: small; \"> Resto convinto che questo testo della Istruzione &#8211; come gi\u00e0 il Motu Proprio e la lettere che lo accompagnava . non sia n\u00e9 istruttivo, n\u00e9 tanto meno possa essere una testimonianza di stile. <\/span><\/i><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: small; \"><i>A me pare, francamente, che se si deve lamentare una carenza grave in tutta questa vicenda \u00e8 proprio una mancanza di stile. Precisamente di quello cattolico. DI quel grande stile cattolico che abbiamo re-imparato dalla grande stagione conciliare, della quale ora sembra opportuno doversi quasi vergognare. Non mi vergogno del Concilio Vaticano II, caro Pierangelo e anzi posso esserne orgoglioso grazie a quella sensibilit\u00e0 che ho imparato anche dai tuoi libri sapienti e dalle tue parole profonde. E per questo non posso dire affatto che questa Istruzione sia una testimonianza di stile cattolico. Se lo facessi, mi vedresti arrossire.  <\/i><\/span><\/div>\n<div><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: small; \"><i><br \/><\/i><\/span><\/div>\n<div><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: small; \"><i>Con la consueta amicizia<\/i><\/span><\/div>\n<div><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: small; \"><i>Andrea<\/i><\/span><\/div>\n<div><span style=\"color: rgb(68, 68, 68); font-family: Trebuchet, 'Trebuchet MS', Arial, sans-serif; font-size: 13px; \"><br \/><\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il noto teologo Pierangelo Sequeri, il 14 maggio, ha scritto su Avvenire un giudizio molto diverso da quanto scritto da me, lo stesso giorno, su questo blog. 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