{"id":3465,"date":"2011-05-21T11:18:00","date_gmt":"2011-05-21T09:18:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nel-dibattito-aperto-da-universae-ecclesiae\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:52","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:52","slug":"nel-dibattito-aperto-da-universae-ecclesiae","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nel-dibattito-aperto-da-universae-ecclesiae\/","title":{"rendered":"Nel dibattito aperto da &#8220;Universae Ecclesiae&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/botteffata.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 295px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/botteffata.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5609112564114995186\" \/><\/a><\/p>\n<div><b>La Riforma Liturgica: una discontinuit\u00e0 non rivoluzionaria<\/b><\/div>\n<div><b>Alcune precisazioni<\/b><\/div>\n<div>di Andrea Grillo<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Poich\u00e9 nelle ultime settimane si sono moltiplicate le prese di posizione intorno al tema della Riforma Liturgica e del ruolo del la Tradizione rituale per la fede cristiana, \u00e8 bene cercare di precisare, con tutta la serenit\u00e0 necessaria, e fuori da ogni spirito polemico, alcune grandi questioni di fondo, sulle quali \u00e8 facile fare affermazioni che, a causa dello loro unilateralit\u00e0, costituiscono poi la premessa di molte conseguenze inopportune o dannose addirittura.<\/div>\n<div><b>La Riforma liturgica non \u00e8 e non vuole essere una \u201crottura\u201d della liturgia cristiana, ma vuole garantire la continuit\u00e0 con la grande tradizione originaria del pregare e del celebrare cristiano i fronte a una crisi che in Europa ha toccato la liturgia dalla fine del 1700<\/b>. Non \u00e8 il 1968 l\u2019inizio della crisi, ma il 1790 o il 1833. Tuttavia, per sostenere questa tesi, occorre maturare uno sguardo molto equilibrato. Perch\u00e9 non bisogna cadere nella tentazione di contrapporre, drasticamente, continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0. La Riforma  \u00e8 la coscienza maturata nella Chiesa  &#8211; e che non si pu\u00f2 improvvisare  \u2013 circa la<b> necessit\u00e0 di favorire la continuit\u00e0 mediante una certa discontinuit\u00e0<\/b>. Poich\u00e9 se \u00e8 vero che la Riforma vuole realizzare una continuit\u00e0 pi\u00f9 autentica e pi\u00f9 efficace della Tradizione, \u00e8 altrettanto vero che pu\u00f2 realizzare questo obiettivo solo a costo di alcune decisive discontinuit\u00e0. Bisogna infatti ricordare che una Riforma, se vuole essere tale, deve cambiare alcune cose importanti, dalle quali dipende il senso stesso della Tradizione. Una Riforma che non toccasse minimamente la prassi rituale della Chiesa, che non incidesse sui suoi riti, sulle sue priorit\u00e0, sulla lingua o sulla relazione ecclesiale, sarebbe una Riforma falsa o la negazione stessa della Riforma. <b>Se si decide di fare una Riforma, ma pu\u00f2 anche non cambiare nulla, allora \u00e8 evidente che si entra in una regione della incertezza che non si pu\u00f2 pi\u00f9 chiamare Riforma<\/b>.<\/div>\n<div>D\u2019altra parte \u00e8 giusto ricordare che la giusta ermeneutica del Concilio, richiamata anche da Benedetto XVI in un noto discorso alla Curia Romana nel 2005, non contrappone discontinuit\u00e0 a continuit\u00e0, ma discontinuit\u00e0 a Riforma. Il che si potrebbe tradurre in questo modo: quando si tratta di fare i conti con la Tradizione in un passaggio critico, la discontinuit\u00e0 necessaria \u00e8 quella della Riforma, non quella della rottura. Anche in questo caso la continuit\u00e0, se la tradizione \u00e8 in crisi, pu\u00f2 mantenersi solo a costo di una certa discontinuit\u00e0.<\/div>\n<div>Su questa base \u00e8 sorprendente notare come nella argomentazione spesso si voglia equiparare la \u201cnon rottura\u201d necessaria a ogni vera Riforma con la considerazione secondo cui non c\u2019\u00e8 antitesi tra le due forme del rito romano, del 1962 e del 1970. In realt\u00e0 dalla premessa che abbiamo pacificamente acquisito non discende affatto questa pretesa conseguenza. Se si fa una Riforma, ci\u00f2 che viene cambiato non \u00e8 pi\u00f9 come prima. Ma questa discontinuit\u00e0, che non si pu\u00f2 negare senza negare l\u2019idea stessa di Riforma, non pu\u00f2 essere compatibile con la sopravvivenza di quella prassi che appunto si \u00e8 voluto modificare. <b>Qui siamo di fronte ad un problema che non \u00e8 tanto  liturgico o ecclesiale, ma logico<\/b>.  Provo ad affrontarlo partendo da pi\u00f9 lontano. Nella lettera inviata ai vescovi nel 2007 in occasione del motu proprio, il Papa ha detto: \u201cNon c\u2019\u00e8 nessuna contraddizione tra l\u2019una e l\u2019altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c\u2019\u00e8 crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ci\u00f2 che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande\u201d.  Il papa ha ragione se ci chiede di restare ben piantati nella dinamica di una storia che si articola nello spazio e nel tempo: <b>nella successione storica delle due forme non c&#8217;\u00e9 nessuna contraddizione tra rito vecchio e rito nuovo<\/b>. Ma appunto, solo nella successione temporale di due forme diverse! <b>Se invece si pretende di far convivere nella stessa unit\u00e0 di spazio e tempo queste due forme, senza subordinarne una all\u2019altra in modo netto e definito, si perde immediatamente l&#8217;orientamento e cos\u00ec anche il senso della tradizione<\/b>. La Riforma liturgica \u00e8 stata un <b>atto necessario<\/b>, un passaggio che la Chiesa ha avvertito e giudicato, al suo pi\u00f9 alto livello, conciliarmente, come evento decisivo della propria identit\u00e0, mentre la cosa grave \u00e8 che oggi <i>Universae Ecclesiae<\/i>, e gi\u00e0 prima <i>Summorum Pontificum<\/i>, la riducono a una opzione semplicemente possibile. Qui sta una differenza delicatissima, sottile come un capello, ma assolutamente decisiva. <b>Se si riconosce la necessit\u00e0 storica della Riforma non si pu\u00f2 affiancarle di nuovo quel rito che essa ha voluto e dovuto intenzionalmente superare<\/b>. Questa non \u00e8 \u201crottura\u201d, \u00e8 vita, \u00e8 sviluppo organico, \u00e8 logica giuridica e vitale delle istituzioni. Quando si facesse questa concentrazione contemporanea di una successione storica, si altererebbe irrimediabilmente tutto il senso e l&#8217;impatto dell&#8217;atto di riforma. D\u2019altra parte, bisogna dire che se oggi ci si preoccupa di evitare che la tradizione subisca \u201crotture\u201d, bisogna evitare anche di procurarne di peggiori: se la polemica sulle \u201cermeneutiche del concilio\u201d \u00e8 ricondotta alla sua vera intenzione, \u00e8 facile vedere come non si tratta di contrapporre continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0, ma di contrapporre <b>due diverse accezioni di discontinuit\u00e0 (ossia la Riforma e la discontinuit\u00e0 tout court!)<\/b>. Ogni Riforma introduce un certo grado di discontinuit\u00e0 per poter garantire un pi\u00f9 profonda e autentica continuit\u00e0.<\/div>\n<div>Mi si permetta di fare un esempio, non liturgico, ma disciplinare, per rendere pi\u00f9 chiaro il mio discorso. Pensiamo a che cosa fu la Riforma tridentina dell\u2019episcopato, segnata dalla introduzione dell\u2019obbligo di \u201cresidenza\u201d. E\u2019 certo una grande discontinuit\u00e0 rispetto alle prassi dei secoli precedenti. Proprio questa discontinuit\u00e0, difesa e promossa per decenni e per secoli, ha prodotto lentamente una diversa visione dell\u2019episcopato, meno amministrativa e pi\u00f9 pastorale, meno imperiale e pi\u00f9 paterna, meno prefettizia e pi\u00f9 liturgica. Che cosa sarebbe accaduto se con un  Motu Proprio, un Papa della seconda met\u00e0 del 600 avesse affermato che la \u201cnon residenzialit\u00e0\u201d non era mai stata abrogata e che quindi, a loro scelta, i vescovi avrebbero potuto risiedere o non risiedere nella loro Diocesi, a seconda dei loro affetti, attaccamenti o appartenenze? E\u2019ovvio, si tratta solo di un esempio per mostrare la contraddittoriet\u00e0 \u2013 anzitutto logica  e strutturale &#8211; di una contemporanea assunzione di prospettive tra loro compatibili nel divenire della storia, ma che risultano del tutto incompatibili se assunte contemporaneamente.<\/div>\n<div>E\u2019 vero, <b>la storia non \u00e8 un insieme di spaccature, ma non \u00e8 neppure un accumulo di forme diverse<\/b>: se nel divenire garantiscono la continuit\u00e0, quando invece vengono assunte come contemporanee creano solo una crescente confusione e un grande pasticcio. La continuit\u00e0 della identit\u00e0 del rito romano oggi viene garantita dai riti della riforma liturgica, non dalla giustapposizione di questi con quelli che, a causa dei loro limiti, sono stati sostituiti dai nuovi. C\u2019\u00e8 una chiara visione dello sviluppo organico del rito romano solo se si procede secondo questo sviluppo storico, rispettandone la diacronia che \u00e8 vita, non invece se lo si considera astrattamente sul piano di una astorica contemporaneit\u00e0 di forme tutte ugualmente disponibili. Se il modello \u00e8 quello della crescita organica, nell\u2019adulto c\u2019\u00e8 il bambino, ma la continuit\u00e0 \u00e8 garantita non dalla compresenza di membra bambine e adulte, di linguaggio bambino e adulto, ma nell\u2019assumere, da parte dell\u2019adulto, la ricchezza della propria infanzia, lasciandone cadere i limiti, le fragilit\u00e0 e le inconseguenze.   <\/div>\n<div>Altro \u00e8 il discorso a proposito di ci\u00f2 che viene definito, anche ufficialmente, il disegno di \u201cRiforma della Riforma\u201d che questi ultimi documenti (Motu Proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d e Istruzione \u201cUniversae Ecclesiae\u201d) vorrebbero cominciare a determinare. Mi pare che siano emerse, dalle recenti parole del Card. Koch, alcune affermazioni che meritano una attenzione critica. <b>La condizione di parallelismo tra due forme dello stesso rito \u00e8 riconosciuta del tutto innaturale per la Chiesa<\/b>. Essa crea disagio, soprattutto perch\u00e9 i due riti non sono un parallelismo di lunga data e di ampia esperienza, ma sono il risultato di una Riforma molto recente, in cui il rito nuovo ha voluto, intenzionalmente, sostituire il precedente. <b>E\u2019 per\u00f2 sorprendente che il progetto di giungere ad un \u201cnuovo rito comune\u201d, che superi il dualismo, dovrebbe scaturire da questa fase \u2013 lunga e defatigante &#8211; di grande e innegabile disorientamento, che anche il card. Koch riconosce ma che preferisce descrivere in modo idealizzato come \u201cmutuo arricchimento\u201d<\/b>. Vi \u00e8 dunque, anche qui, una sorta di contraddizione: <b>il dualismo di forme rituali crea imbarazzo, ma da questo imbarazzo progressivo dovrebbe scaturire quel chiarimento che permetterebbe, non si sa quando, una nuova unit\u00e0<\/b>. Strano ecumenismo intra-ecclesiale, che per chiarirsi le idee, sembra volerle conondere del tutto, sottraendo alla pastorale quelle evidenze e quelle direttrici sicure, che la grande stagione conciliare non cessa di suggerire. <\/div>\n<div>Infine, una parola sulla Riforma liturgica come inizio o come fine. Mi sembra di dover concordare del tutto sul fatto che la Riforma Liturgica non \u00e8 una fine, ma un inizio. Si pu\u00f2 dire anche cos\u00ec: la <b>riforma liturgica \u00e8 necessaria \u2013 non opzionale \u2013 ma non \u00e8 sufficiente, bens\u00ec deve compiersi in una formazione\/iniziazione che i nuovi riti devono operare sul corpo della Chiesa. Riforma Liturgica non \u00e8 pi\u00f9 tanto la riforma che la chiesa fa dei propri riti, ma la riforma che i riti sanno fare della Chiesa<\/b>. Per questo, per\u00f2, non \u00e8 necessario un \u201cNuovo movimento liturgico\u201d. E\u2019 necessario continuare il Movimento liturgico che per molti decenni ha preparato il Concilio e la Riforma, che poi si \u00e8 espresso nel preparare i testi della Riforma Liturgica con tutte le competenze necessarie, e che infine oggi, con un compito ancora pi\u00f9 complesso e prezioso, deve ridare parola  e azione ai riti stessi. Anche in questo trovo che ci debba essere  un bella continuit\u00e0, tra coloro che hanno preparato e coloro che oggi attuano la Riforma. Non \u00e8 vero che ci sia in questo una rottura necessaria. Non \u00e8 vero che molti di coloro che hanno fatto la Riforma oggi si siano pentiti. Io non ne conosco uno. Chi sono? Dove sono? Non \u00e8 vero che si debba ricominciare daccapo a Riformare. E\u2019 vero invece che la Riforma ha bisogno di una terza fase dell\u2019unico Movimento Liturgico, che nello sviluppo organico di questo ultimo secolo, non senza difficolt\u00e0, ieri come oggi, cerchi di mantenere in comunicazione il passato con un presente aperto al futuro di Dio. In tutto questo restiamo convinti che occorra onorare la memoria di ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto nella Chiesa cattolica in questi ultimi 50 anni. Ma possiamo farlo solo in quello Spirito che grazie al Concilio Vaticano II \u201cabbiamo visto chiaramente passare tra noi (e chi ora lo nega, e c\u2019era, purtroppo sa bene che cosa fa: la sua parlata lo tradisce)\u201d (Pierangelo Sequeri). <\/div>\n<div> <\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Riforma Liturgica: una discontinuit\u00e0 non rivoluzionaria Alcune precisazioni di Andrea Grillo Poich\u00e9 nelle ultime settimane si sono moltiplicate le prese di posizione intorno al tema della Riforma Liturgica e del ruolo del la Tradizione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3574,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3465"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3465"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3465\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3742,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3465\/revisions\/3742"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3574"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3465"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}