{"id":3460,"date":"2011-07-09T16:24:00","date_gmt":"2011-07-09T14:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/i-teologi-bambini-e-i-vestiti-dellimperatore\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:52","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:52","slug":"i-teologi-bambini-e-i-vestiti-dellimperatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/i-teologi-bambini-e-i-vestiti-dellimperatore\/","title":{"rendered":"i teologi-bambini e i vestiti dell&#8217;Imperatore"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bugs-2Bbunny.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 180px; height: 131px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bugs-2Bbunny.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5627374586466630802\" \/><\/a><\/p>\n<div><b>&#8220;Il re \u00e8 nudo&#8221; (2)<\/b><\/div>\n<div><b>Contro una Jurassik Park liturgica<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nella bella favola di Chistian Andersen, &#8220;I vestiti nuovi dell\u2019Imperatore&#8221; la verit\u00e0 pu\u00f2 emergere soltanto quando un bambino dichiara ingenuamente: &#8220;il re \u00e8 nudo&#8221;. I molti condizionamenti, che nella favola impediscono agli adulti di &#8220;non vedere&#8221; i vestiti inesistenti del re, sono legati al timore di esporsi, alla paura di apparire sconvenienti e al terrore di non dimostrarsi all\u2019altezza del proprio compito. Cos\u00ec Andersen.<\/div>\n<div>Ma che cosa sta facendo, oggi, gran parte della compagine ecclesiale ufficiale, di fronte a documenti &#8220;nudi&#8221; di ragioni sostanziali e di fondamenti giuridici, di saggezza pastorale e di praticabilit\u00e0 reale come il MP &#8220;Summorum Pontificum&#8221; e l\u2019Istruzione &#8220;Universae ecclesiae&#8221;? Silenzio, complimenti, parole d\u2019occasione e generiche virate al largo sono pressoch\u00e9 le uniche reazioni ritenute possibili. Se un Vescovo si azzarda a dire la verit\u00e0 o un teologo a ragionare su problemi obiettivi, subito scatta una sorta di censura preventiva, che accusa il soggetto di \u201cessere contro l\u2019imperatore\u201d. Ogni &#8220;parresia&#8221; viene bandita quando non esplicitamente censurata. E sembra quasi obbligatorio ripetere acriticamente una serie di affermazioni che appaiono, a chiunque rifletta appena marginalmente, profondamente dissonanti rispetto alla tradizione liturgica e teologica degli ultimi 50 anni.  <\/div>\n<div>Non pu\u00f2 esservi dubbio che la Riforma Liturgica non volesse essere un dettaglio marginale o un nuovo soprammobile per aggiungere alla storia della Chiesa un particolare non strettamente necessario. Viceversa, chiunque legga i documenti degli ultimi 50 anni, non stenta a percepire le ragioni di urgenza e di strategia che sovrintendono al bisogno di modificare profondamente i riti della Chiesa, per assicurare alla tradizione la possibilit\u00e0 di comunicare ancora. Affermare che la Riforma Liturgica non ha abrogato il rito di Pio V significa, nello stesso tempo, alterare il rapporto con la tradizione degli ultimi 50 anni e introdurre nella storia della Chiesa una forma di &#8220;comprensione monumentale&#8221; che rischia la completa paralisi del presente quasi per un &#8220;eccesso di passato&#8221;. Per una tale operazione, occorreva adibire un supporto teorico robusto. Si intuiva, evidentemente, la fragilit\u00e0 della soluzione proposta. E si sapeva che tanto Paolo VI voleva sostituire il VO con il Nuovo, quanto Giovanni XXIII aveva pensato il rito del 1962 come provvisorio, in attesa del Concilio Vaticano II e della conseguente Riforma Liturgica. <\/div>\n<div>Si \u00e8 cos\u00ec confezionata una teoria del rapporto tra rito romano e diversi usi che appare, nello stesso tempo, teoricamente assai azzardata e praticamente molto pericolosa. L\u2019azzardo teorico consiste nel separare il rito romano dal suo concreto divenire, ipostatizzando fasi diverse della storia, rendendole tutte indifferentemente contemporanee. Sul piano pratico, questa soluzione di fatto supera ogni &#8220;certezza del rito&#8221;, introducendo un fattore di grande conflittualit\u00e0 all\u2019interno delle singole comunit\u00e0 ecclesiali e impedendo ai Vescovi ogni vero discernimento.<\/div>\n<div>La logica dei documenti \u2013 direi quasi la loro grammatica \u2013 tende a smentire il loro contenuto. Infatti, se \u00e8 vero che sul piano del contenuto viene ribadito il primato del rito ordinario (di Paolo VI) rispetto al rito extraordinario (di Pio V), i documenti sono  scritti nelle categorie di Pio V e non in quelle di Paolo VI: utilizzano infatti una gerarchia di priorit\u00e0 capovolta tra &#8220;messa senza popolo&#8221; e &#8220;messa con il popolo&#8221; che nessun documento usa pi\u00f9 in questo modo, dal 1970 in poi. <\/div>\n<div>Ma non basta. Come nella favola di Andersen, intorno al re ci sono non solo i sarti ingannatori, ma tanti altri soggetti, che, per non apparire stupidi, si lanciano in lodi sperticate del nuovo vestito: c\u2019\u00e8 chi dice che il VO sia l\u2019ideale per il dialogo ecumenico, ma mentre dice questa enormit\u00e0 sente un forte calore arrossargli il viso e non capisce il perch\u00e9; c\u2019\u00e8 chi dice che finalmente questi documenti attestano un vero stile cattolico, del quale si aspettava da tempo la manifestazione, anzi la fenomenologia, che ovviamente l\u2019evidenza della fede e la giustizia di agape gi\u00e0 sapevano da tempo; c\u2019\u00e8 persino chi trova che il VO del 62 sia pi\u00f9 ricco di testi biblici del successivo e che quindi il Concilio sarebbe meglio attuato dal rito romano del 1962 che dal rito del 1970. Di fronte alla spudoratezza di questa presunta \u201cdimostrazione\u201d, vale soltanto ristabilire il senso comune. Ossia: se il Concilio, nel 1963, stabilisce formalmente che \u00e8 un obiettivo importante per la Chiesa assicurare \u201cmaggiore ricchezza biblica\u201d al rito della messa, e se si sostiene che il rito del 1962 \u2013 che i padri Conciliari conoscevano bene, perch\u00e9 lo usavano quotidianamente per celebrare la messa \u2013 sarebbe stato biblicamente pi\u00f9 ricco di quello del 1970,  allora delle due l\u2019una: o i Padri conciliari erano tutti ubriachi di mosto quando hanno votato quella richiesta di maggiore ricchezza biblica, oppure chi propone questi argomenti strampalati dovrebbe avere maggiore considerazione per i propri lettori e non giocare con le parole. Ma si sa, i tifosi applaudono anche i falli.<\/div>\n<div>Una buona occasione per accorgersi della realt\u00e0 c\u2019\u00e8 stata: un vero bilancio era ipotizzabile alla fine del 2010, quando tutti i vescovi hanno riferito al Vaticano il frutto di questa esperienza triennale di applicazione del MP. E\u2019 stata una occasione mancata, sia per una forte reticenza dei vescovi, che spesso confondono la comunione con il farsi i complimenti, sia per la interessata disattenzione di un settore oltranzista della Curia romana. Ne \u00e8 scaturito un nuovo documento che \u00e8 ancora peggio del Motu Proprio. E\u2019 tuttavia evidente che il suo impianto teorico risulta ancora pi\u00f9 fragile e ricco di equivoci. Pu\u00f2 essere facilmente frainteso, quasi come fosse una sorta di &#8220;rivincita contro il Concilio&#8221;. E\u2019 la prassi ecclesiale a dover ritrovare le ragioni della Riforma nella &#8220;partecipazione attiva&#8221;, tenendosi cos\u00ec lontana da ogni forma rituale che preveda la presenza dei cristiani solo come &#8220;muti spettatori&#8221;.  <\/div>\n<div>Di fronte a questi tentativi di mistificazione della tradizione liturgica, bisogna trovare la forza di dire: \u201cIl re \u00e8 nudo\u201d. Dire questa cosa \u2013 con tutta la sua dose di critica ai documenti ufficiali cuciti da sarti illusionisti &#8211; \u00e8 una possibilit\u00e0 per tutti i cristiani, ma \u00e8 un compito per quei bambini che nella chiesa si chiamano &#8220;teologi&#8221;. Purtroppo i teologi spesso si sentono e si rivelano troppo adulti e hanno gli occhi subito pronti a vedere (o addirittura ad ammirare e a magnificare) vestiti che non ci sono. Mentre essi, per ministero, sono &#8220;obbligati&#8221; a restare bambini dagli occhi vispi, a dire la verit\u00e0, senza tutte le mediazioni che vincolano altri ministeri a logiche necessariamente pi\u00f9 complesse. Di questi bambini-teologi ha bisogno la Chiesa, per coltivare una esperienza di comunione diversa da quella delle caserme o delle societ\u00e0 per azioni, dove la critica al superiore (o al capo) \u00e8 subito intesa come sgarro imperdonabile o come prova di eterodossia. Finch\u00e9 la Chiesa rester\u00e0 diversa da queste organizzazioni, la voce dei bambini sar\u00e0 salutare. Chi mai potr\u00e0 avere interesse a farli tacere? O forse si penser\u00e0 ai bambini soltanto per costuire una immensa &#8220;Jurassik Park&#8221; rituale, dove tutti \u2013 trattati come bambini &#8211; potranno &#8220;sentirsi a casa&#8221; al prezzo di perdere ogni senso della storia e della realt\u00e0?<\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il re \u00e8 nudo&#8221; (2) Contro una Jurassik Park liturgica Nella bella favola di Chistian Andersen, &#8220;I vestiti nuovi dell\u2019Imperatore&#8221; la verit\u00e0 pu\u00f2 emergere soltanto quando un bambino dichiara ingenuamente: &#8220;il re \u00e8 nudo&#8221;. 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