{"id":3458,"date":"2011-07-15T16:47:00","date_gmt":"2011-07-15T14:47:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-proposito-del-sussidio-per-i-confessori\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"a-proposito-del-sussidio-per-i-confessori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-proposito-del-sussidio-per-i-confessori\/","title":{"rendered":"A proposito del \u201cSussidio\u201d per i confessori"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione1.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 221px; height: 320px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione1-206x300.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5629606916407667314\" \/><\/a><\/p>\n<div><b><span>La penitenza non sta tutta nel confessionale<\/span><\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Osservazioni su \u201c IL SACERDOTE MINISTRO DELLA MISERICORDIA DIVINA.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il recente Sussidio della Congregazione per il Clero dal titolo  \u201cIl sacerdote ministro della misericordia divina\u201d presenta alcune prospettive di riflessione e di ausilio sul sacramento della confessione in rapporto alla identit\u00e0 del ministro e del penitente. Questa chiave di lettura, che si lascia ispirare dalla eredit\u00e0 dell\u2019\u201danno sacerdotale\u201d,  e che si nutre di abbondanti citazioni dal Curato d\u2019Ars, manifesta tuttavia un profilo di approccio al sacramento che solleva qualche legittima perplessit\u00e0. Qui vorrei brevemente segnalare alcune di queste zone d&#8217;ombra.<\/div>\n<div>Anzitutto una notazione di carattere generale, sulla condizione del sacramento della penitenza e sulla sua funzione in ordine alla identit\u00e0 cristiana. Va ribadita la sua necessit\u00e0 per rimediare al peccato del battezzato che ha messo in gioco la sua comunione con Cristo e con la Chiesa. Questo, tuttavia, delimitando l\u2019ambito di competenza del sacramento, rimanda ad una esperienza pi\u00f9 ampia di penitenza, che la vita battesimale ed eucaristica dischiude al cristiano. Per questo gli antichi parlavano di penitenza come virt\u00f9 e di penitenza come sacramento. Il compito del sacramento non \u00e8 di sostituirsi alla virt\u00f9, ma di riattivarla. Per questo la penitenza cristiana non potr\u00e0 mai stare tutta nel confessionale. Il documento che consideriamo, invece, tende ad accreditare l\u2019idea  &#8211; diffusasi soprattutto negli ultimi tre secoli \u2013 che la penitenza cristiana, nel suo esercizio e nella sua forza, coincida con la confessione sacramentale. <\/div>\n<div>Qui si aprono almeno tre fronti problematici, che occore segnalare alla attenzione della Chiesa. Anzitutto il rapporto tra penitenza e eucaristia. Resta vero, e non potrebbe essere altrimenti, che chi ha perduto il rapporto di comunione con Cristo e con la Chiesa, pu\u00f2 riaccedere alla comunione sacramentale soltanto dopo il percorso penitenziale del sacramento del perdono, che \u00e8 fatto dai tre atti del penitente e dalla assoluzione del ministro. Questo fatto, tuttavia, non pu\u00f2 interferire con la grande assemblea eucaristica, durante la quale non \u00e8 bene che si celebrino, parallelamente, le confessioni. Proprio la giusta insistenza con cui il documento sottolinea la natura celebrativa del sacramento dovrebbe escludere, almeno ordinariamente, la contemporaneit\u00e0 tra celebrazione della eucaristia e celebrazione della penitenza. <\/div>\n<div>Non \u00e8 forse questa la mens con cui i Prenotanda al rito della Penitenza insistono sui \u201ctempi diversi\u201d? Riascoltiamone la voce:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>\u201cLa riconciliazione dei penitenti si pu\u00f2 celebrare in qualsiasi giorno e tempo. Conviene per\u00f2 che i fedeli sappiano il giorno e l&#8217;ora in cui il sacerdote \u00e8 disponibile per l&#8217;esercizio di questo ministero. S&#8217;inculchi comunque nei fedeli l&#8217;abitudine di accostarsi al sacramento della Penitenza fuori della celebrazione della Messa, e preferibilmente in ore stabilite<\/i> (Praenotanda al rito della penitenza, n.13)<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questo, evidentemente, non esclude che si possa derogare a questo principio, ma solo in casi eccezionali. Dovrebbe essere chiaro, invece, che la logica portante non \u00e8 \u201cl\u2019offerta indiscriminata di un confessionale disponibile durante la messa\u201d, ma la attenzione a creare tempi diversi per diverse celebrazioni. Questa \u00e8 una esigenza comunitaria superiore al diritto dei singoli penitenti e ai doveri dei ministri. Il dono del perdono \u00e8 pi\u00f9 alto dei diritti e dei doveri. Questo orientamento delle priorit\u00e0, tuttavia, non risulta dal documento, che preferisce, invece, seguire una via diversa e ragiona in termini di carit\u00e0 pastorale, secondo cui <\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201c\u00ab <i>la mancanza di disponibilit\u00e0 ad accogliere le pecore ferite, anzi, ad andare loro incontro per ricondurle all\u2019ovile, sarebbe un doloroso segno di carenza di senso pastorale in chi, per l\u2019Ordinazione sacerdotale, deve portare in s\u00e9 l\u2019immagine del Buon Pastore. [\u2026] In particolare, si raccomanda la presenza visibile dei confessori [\u2026] e la speciale disponibilit\u00e0 anche per venire incontro alle necessit\u00e0 dei fedeli durante la celebrazione delle SS. Messe \u00bb. Se si tratta di una \u00ab concelebrazione, si esorta vivamente che alcuni sacerdoti si astengano dal concelebrare per essere disponibili per quei fedeli che vogliono accedere al sacramento della penitenza<\/i> \u00bb (n.56)<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Mi chiedo: \u00e8 vera carit\u00e0 pastorale rendere possibile un continuo parallelismo tra diverse forme celebrative? Quanto conta, per una tale soluzione, la fondamentale acquisizione della \u201cpartecipazione attiva\u201d come criterio fondamentale di accesso e di identit\u00e0 per qualsiasi sacramento (eucaristia o penitenza che sia)? Risolvere la questione solo con il concetto di \u201ccarit\u00e0\u201d rischia di oscurare un valore molto pi\u00f9 alto, ossia il costituirsi stesso del Corpo di Cristo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Un secondo aspetto del documento segnala un altro versante problematico di questo Sussidio. Si tratta di quella differenza interna alla tradizione antica, medievale e moderna, che riafferma, in vari modi, la necessit\u00e0 di due approcci diversi al sacramento: da un lato la sua necessit\u00e0 e dall\u2019altro la sua raccomandabilit\u00e0. Quando c\u2019\u00e8 peccato grave, solo il sacramento della penitenza pu\u00f2 rimediare; quando c\u2019\u00e8 peccato non grave, il sacramento ha una funzione di \u201cdevozione\u201d. Tecnicamente, non \u00e8 necessario, poich\u00e9 non c\u2019\u00e8 scomunica da cui essere assolti. Si pu\u00f2 capire, evidentemente, che il documento sottolinei in modo quasi indistinto la identit\u00e0 di questi due versanti, quando dice:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201c<i>La confessione frequente, anche senza peccato grave, \u00e8 un mezzo raccomandato costantemente dalla Chiesa allo scopo di progredire nella vita cristiana<\/i>.\u201d (n.19)<\/div>\n<div><\/div>\n<div>&#8220;<i>La confessione frequente, quando vi sono soltanto peccati lievi o imperfezioni, \u00e8 come una conseguenza della fedelt\u00e0 al battesimo ed alla confermazione, ed esprime un autentico desiderio di perfezione e di ritorno al disegno del Padre, perch\u00e9 Cristo viva veramente in noi per una vita di maggiore fedelt\u00e0 allo Spirito Santo. Per questo \u00ab tenendo conto della chiamata di tutti i fedeli alla santit\u00e0, si raccomanda loro di confessare anche i peccati veniali\u00bb<\/i>&#8221; (n.50)<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>E\u2019 legittimo chiedersi se questo assetto, che si \u00e8 sviluppato dopo il Concilio di Trento in modo grandioso e articolato, non sia entrato in crisi gi\u00e0 due secoli fa e non abbia creato la situazione di disagio in cui da un secolo ci troviamo. Intendo dire che la pretesa per cui la confessione e il confessionale dovrebbero assorbire tutta l\u2019esperienza penitenziale del cristiano battezzato appare come un che di \u201ctroppo\u201d rispetto a ci\u00f2 che il sacramento offre e pretende. Poich\u00e9, lo ripeto, lo scopo del sacramento \u00e8 di riabilitare il cristiano a quella esperienza del peccato perdonato che pu\u00f2 e deve fare nella vita battesimale e eucaristica. I secoli antichi, medioevali e moderni hanno sempre saputo che sono numerosi i mezzi per superare il peccato non grave (la preghiera, l\u2019ascolto della parola, la celebrazione eucaristica, l\u2019aiuto al povero&#8230;): perch\u00e9 mai oggi dovremmo dimenticarlo? Perch\u00e9 rimuoverlo? Perch\u00e9 clericalizzarlo? <\/div>\n<div><\/div>\n<div>Infine, un\u2019ultima annotazione riguarda il tono pi\u00f9 generale del documento, che si riflette bene nelle due pagine introduttive stese dal Card. Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero. Da esse emerge, per cos\u00ec dire, un progetto di identit\u00e0 del presbitero quasi depurata da ogni dinamica pastorale. O, per meglio dire, dove la pastorale \u00e8 ridotta alla devozione degli individui (ministri e penitenti). Quasi come se la preoccupazione di una efficace cura pastorale avesse distratto i presbiteri da evidenze pi\u00f9 elementari e in qualche modo autoevidenti, come la disponibilit\u00e0 ad ascoltare la confessione dei peccati: <\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>\u201cLa riscoperta del sacramento della riconciliazione, come penitenti e come ministri, \u00e8 la misura dell\u2019autentica fede nell\u2019agire salvifico di Dio, che si manifesta pi\u00f9 efficacemente nella potenza della grazia, che nelle umane strategie organizzative di iniziative, anche pastorali, talvolta dimentiche dell\u2019essenziale\u201d<\/i>. (p.3)<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Tutto ci\u00f2 che \u00e8 capitato dagli inizi del \u2018900 ad oggi come potrebbe essere pienamente compreso se volessimo ragionare davvero in questi termini? Possiamo semplicemente considerare superata questa \u201crinascita pastorale\u201d da una impostazione individualistica e devota della identit\u00e0 del ministro e del penitente? Non \u00e8 proprio quella identit\u00e0 devota ad aver subito la crisi pi\u00f9 grave? Non sta proprio l\u00ec il cuore della crisi del sacramento?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Siamo proprio certi che <\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>\u201cTale esperienza contribuir\u00e0 ad evitare quelle \u00ab fluttuazioni identitarie \u00bb, che non di rado caratterizzano l\u2019esistenza di taluni presbiteri\u201d <\/i>(p.4)?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Le \u201cfluttuazioni identitarie\u201d sono sghiribizzi senza fondamento di uomini allo sbando o la presa di coscienza che non si pu\u00f2 pi\u00f9 essere n\u00e9 ministri  n\u00e9 penitenti nelle forme di linguaggio, negli stili di preghiera o secondo i costumi della prima met\u00e0 del 1800?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La prova della fragilit\u00e0 di questo approccio, troppo lontano dalla sensibilit\u00e0 pastorale pi\u00f9 radicata e significativa, si legge a chiare lettere nella sentenza che sigla in qualche modo simbolicamente questo modo di considerare il problema:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>\u201cLaddove c\u2019\u00e8 un confessore disponibile, presto o tardi arriva un penitente; e laddove persevera, persino in maniera ostinata, la disponibilit\u00e0 del confessore, giungeranno molti penitenti!\u201d <\/i>(p. 3)<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Che cosa si esprime qui? Forse una evidenza del senso comune? Non direi proprio. Direi invece che questa, che sembrerebbe la soluzione, \u00e8 oggi il primo livello con cui possiamo costatare il problema: \u00e8 cos\u00ec da molti decenni, da quando la Chiesa non si pu\u00f2 pi\u00f9 identificare semplicemente in un prete disponibile ad ascoltare le confessioni, magari durante la messa. Aver usato il Curato d&#8217;Ars come ispiratore di tutta questa impostazione non \u00e8 casuale, anche se fa torto al grande presbitero di quel tempo. Poich\u00e9 egli non era semplicemente un prete a disposizione dei peccatori, ma era un uomo acuto, coraggioso, originale, sorprendente. Il suo carisma trasformava in evento la sua disponibilit\u00e0. E questo gli permetteva di giudicare \u201csalvo\u201d anche un suicida, cosa che \u00e8 difficile sostenere oggi, anche pubblicamente, e possiamo immaginare quanta profondit\u00e0 e lungimiranza dovesse richiedere quasi 200 anni fa. Di fronte alle perplessit\u00e0 dei parenti, egli affermava del malcapitato:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>\u201cVi dico che egli \u00e8 salvo, si trova in Purgatorio, e si deve pregare per lui. Tra il parapetto del ponte e l\u2019acqua ha avuto il tempo di fare un atto di contrizione\u201d.<\/i><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questa libert\u00e0 di Spirito \u00e8 il tratto straordinario, che fa di questo parroco un grande interprete del suo tempo. In che cosa dovremmo imitarlo? Che cosa \u00e8 essenziale e che cosa \u00e8 caduco nella sua testimonianza di fede? Non credo che oggi saremmo fedeli seguaci della sua grande sapienza pastorale ed ecclesiale se confessassimo i penitenti durante la messa, se non distinguessimo accuratamente tra penitenza necessaria e penitenza di devozione e se pensassimo che la soluzione al problema del fare penitenza nella Chiesa dipenda essenzialmente dal tempo che un prete trascorre \u201cnel confessionale\u201d. Il Curato d\u2019Ars, se fosse qui, ci stupirebbe con ben altre prospettive, con ben altre mosse, con ben altra libert\u00e0. <\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La penitenza non sta tutta nel confessionale Osservazioni su \u201c IL SACERDOTE MINISTRO DELLA MISERICORDIA DIVINA. 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