{"id":3456,"date":"2011-08-09T06:07:00","date_gmt":"2011-08-09T04:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/riti-che-educano\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"riti-che-educano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/riti-che-educano\/","title":{"rendered":"riti che educano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/riticheeducano.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 180px; height: 270px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/riticheeducano.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5638719439097435026\" \/><\/a><\/p>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>Un nuovo agile volumetto, di 170 pagine, che presenta la &#8220;educazione rituale&#8221; del cristiano. Eccone la Introduzione.<\/p>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<div><b><br \/>\n<br \/><\/b><\/div>\n<div><b><br \/>\n<br \/><\/b><\/div>\n<div><b>Introduzione<\/b><\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>Nel suo grande romanzo<i> Hard Times <\/i>(Tempi difficili) Charles Dickens ci offre una chiave preziosa per interpretare anche \u201cquesti nostri tempi\u201d, civili ed ecclesiali. La \u201cdifficolt\u00e0\u201d dei tempi sta essenzialmente \u2013 per lui come per noi &#8211; nei limiti strutturali di un modello educativo sbagliato. Un modello pedagogico che genera un uomo senza passioni, senza affetti, senza corpo, senza emozioni. Un modello solo mentale e solo calcolatore. Un modello di uomo disumano. <\/div>\n<div>Anche noi, all\u2019inizio di questo decennio dedicato al tema dell\u2019educazione, possiamo facilmente riconoscere di vivere \u201ctempi duri\u201d. E siamo in difficolt\u00e0 proprio a causa di una \u201cmaleducazione\u201d troppo diffusa. La nostra \u201cmala educazione\u201d \u2013 oggi come allora \u2013 dipende da un punto cieco che gravemente emargina una zona dell\u2019esperienza umana e cristiana che a torto abbiamo ritenuto secondaria, derivata, persino irrilevante. Manchiamo di educazione rituale. Per capire bene l\u2019importanza di tale questione dobbiamo prestare attenzione a un elemento di grande rilievo. Perch\u00e9, come accade nel romanzo di Dickens, assicurare che le nuove generazioni sappiano vivere la fede, attestare la loro vocazione, rendere testimonianza del Vangelo, \u00e8 una condizione che ha bisogno di una rilettura viva e vitale della tradizione. Non ogni fedelt\u00e0 alla tradizione \u00e8, da questo punto di vista, adeguata. Coltivare la passione per i pizzi e i merletti delle cerimonie, ridurre la teologia ad apologetica, considerare la morale solo nella prospettiva di questioni  vecchie di 200 anni, non \u00e8 un servizio alla vitalit\u00e0 della tradizione, ma solo un contributo alla sua fine: insomma ogni via breve e ogni soluzione semplicistica, per quanto bene intenzionata, fa solo il gioco dell\u2019avversario. Abbiamo bisogno, anzitutto nella Chiesa, di non ridurre l\u2019identit\u00e0 a formule quantitative o misurabili, a essenze o a definizioni, ma dobbiamo riscoprire l\u2019immaginazione, l\u2019affetto, la passione come componenti essenziali dell\u2019identit\u00e0 cristiana. Per questo, ai \u201ctempi duri\u201d \u2013 e duri proprio per cattiva educazione &#8211; dobbiamo rispondere con il coraggio con cui il Concilio Vaticano II ha scelto la ricchezza e la ampiezza della tradizione piuttosto che la essenzialit\u00e0 e la ristrettezza delle definizioni o dei canoni (O\u2019Malley). Chi pretende di difendere la tradizione in questo modo angusto, rifugiandosi nel passato, pi\u00f9 o meno inconsapevolmente, ne diventa l\u2019affossatore. Ai \u201ctempi duri\u201d, dunque, rispondiamo con la fiducia nella ricchezza inesauribile di una esperienza dello Spirito che nessuna dottrina e nessuna istituzione pu\u00f2 semplicemente chiudere nei necessari, ma poveri linguaggi della ufficialit\u00e0 giuridica, istituzionale o dottrinale. Non a caso il Concilio Vaticano II ha voluto ripartire dalla forza vitale che si manifesta nell\u2019atto di culto liturgico, nella Parola rivelata e attestata, nella Chiesa testimoniata e vissuta, nel mondo abitato dallo Spirito. Anche il rito cristiano oggi pu\u00f2 essere difeso \u2013 se davvero vogliamo farlo &#8211; solo in questi termini e a questo prezzo. Se provassimo a ridurlo ad una dottrina da difendere, o a un cerimoniale da ripetere, avremmo forse trovato molte buone ragioni, ma saremmo gi\u00e0 completamente fuori strada. Senza volerlo, faremmo il gioco di chi lo nega. No, una tradizione si difende solo vivendo aperti al futuro imprevedibile che Dio continuamente riapre nel soffio del suo Spirito, nel quale possiamo coltivare \u2013 rivolti al futuro \u2013 la nostra fedelt\u00e0 al Cristo morto e risorto, che attendiamo dal nostro avvenire.<\/div>\n<div><span style=\"white-space:pre\">\t<\/span>Proprio in questo risvolto \u201ctradizionale\u201d si colloca la piccola ambizione di questo libretto, dal titolo singolarmente \u201ctradizionale\u201d: riti che educano. Addirittura, il nostro potrebbe sembrare un titolo \u201ctradizionalistico\u201d: che cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 apparentemente \u201ctradizionalistico\u201d dei riti religiosi? Questa domanda, che si affaccia ora alla nostra considerazione, merita qualche parola di chiarimento, forse anche con qualche sorpresa per il lettore. Perch\u00e9, in verit\u00e0, sono proprio i riti della fede cristiana che, quando veramente compresi, possono ostacolare e smontare dall\u2019interno ogni pretesa tradizionalistica della fede. Persino la stessa \u201ccura per l\u2019educazione\u201d credo abbia qualcosa da imparare da essi. Almeno nel senso per cui le liturgie della fede cristiana hanno precisamente la funzione di salvaguardare l\u2019apertura della Chiesa rispetto alle novit\u00e0 dello Spirito di Dio.  <\/div>\n<div><span style=\"white-space:pre\">\t<\/span>Per questo oggi \u00e8 tanto urgente che la grande mobilitazione \u201ceducativa\u201d non si trasformi in una grande macchina pubblicitaria, in un motore che promuove eventi, spettacoli o ideologie, in una standardizzazione delle coscienze ora anche religiosa \u2013 o in una politicizzazione difensiva e sospettosa delle masse cristiane. Con una metafora calcistica potrei dire: si educa non anzitutto in difesa, ma giocando all\u2019attacco, anticipando il progresso, piuttosto che giudicandolo restando dieci passi indietro. Interpretare la funzione educativa in senso pieno significa, appunto, rinunciare a dettare agli altri che cosa debbono fare e restare a guardare, limitandosi ad esercitare un giudizio pi\u00f9 o meno severo su quanto accade. E\u2019 vero, tuttavia, che una riflessione a 360 gradi sulla educazione comporta \u2013 ieri come domani \u2013 una certa dose di inattualit\u00e0 rispetto ad un mondo che vorrebbe \u2013 da sempre \u2013 che il soggetto umano fosse fin dall\u2019inizio se stesso, senza dunque alcun bisogno di educazione, proprio a causa di una \u201csomiglianza con Dio\u201d confusa con una identit\u00e0 statica e autoreferenziale. Su questa strada un grande aiuto, da sempre, alla Chiesa \u00e8 venuto dall\u2019esperienza rituale. Qui tuttavia si oppongono, proprio oggi, nuove difficolt\u00e0. Anche il \u201crimedio\u201d \u00e8 in qualche modo catturato all\u2019interno del difetto cui dovrebbe ovviare.<\/div>\n<div>I riti infatti vengono oggi percepiti come un fattore di divisione, di identificazione identitaria, di separazione digitale di un gruppo dall\u2019altro. Vi \u00e8 poi anche un senso inadeguato con cui viene intesa la stessa parola \u201cliturgia\u201d. Le \u201cinutili liturgie\u201d sono diventate \u2013 purtroppo \u2013 la facile metafora con cui politici dichiaratamente improvvisati definiscono, di volta i volta, le sentenze dei giudici, gli articoli della costituzione, le votazioni del parlamento, le crisi di governo&#8230;Insomma, il vocabolario rituale-liturgico non gode di buona fama, nella lingua (o, forse meglio, nella chiacchiera) che pretende di assurgere al rango di \u201copinione pubblica\u201d. <\/div>\n<div>In questo spazio rituale &#8211; tanto ovvio quanto impensato &#8211; vorrei inserire le pagine di questo piccolo libro: nel riscattare la delicatezza e la decisivit\u00e0 delle mediazioni rituali perch\u00e9 una Chiesa e un popolo, una cultura e una nazione,  sappia ancora prendersi cura della educazione dei propri figli e delle proprie figlie. Il luogo originario di ogni cura formativa \u00e8 quella \u201cforma elementare\u201d della relazione che si chiama, appunto, rito. Pertanto della educazione rituale voglio affermare anzitutto il suo doppio significato. Bisogna infatti richiamare certo oggi la necessit\u00e0 di una \u201ceducazione ai riti\u201d. Ma tale obiettivo, pur con tutta la sua importanza, resta un compito secondo. La vera priorit\u00e0 \u00e8 quella di affidare ai riti un ruolo decisivo nella formazione del soggetto cristiano . Per dire la stessa cosa, i riti ci comunicano anche contenuti, ma essi sono decisivi soprattutto nel \u201cdar forma\u201d a ci\u00f2 che siamo. Per questo il titolo suona \u201criti che educano\u201d. I riti sono perci\u00f2 \u201cforme di vita\u201d, stilizzate e tipizzate, che istruiscono sensibilit\u00e0 ed emozione e sostengono l\u2019intelletto e la ragione nel campo di incontro\/scontro dello spazio e del tempo. Ma se i riti sono anzitutto \u201cforme di vita\u201d, e ad essi appartengono le pratiche rituali pi\u00f9 centrali della vita cristiana \u2013 come la messa domenicale e la preghiera oraria, i funerali e i battesimi, le prime comunioni e i matrimoni, le processioni e la successione di feste dell\u2019anno liturgico \u2013 allora \u00e8 oggi del tutto fondamentale non ridurre queste pratiche fondamentali al loro contenuto, n\u00e9 accontentarsi di formalizzazioni puramente esteriori ed estetizzanti. Non ci bastano pi\u00f9 n\u00e9 razionalismi senza forma n\u00e9 sentimentalismi senza contenuto. <\/div>\n<div>Per questo vorrei tentare di parlare di \u201ceducazione rituale\u201d attraversando tutta la regione dei 7 sacramenti, osservandone il profilo non tanto sul piano del contenuto, quanto sul piano della forma. I sacramenti annunciano la presenza viva, vitale, incarnata e dinamica del Figlio di Dio non come \u201cpretesti per un discorso chiaro sulla salvezza\u201d, ma come \u201ccontesti corporei di un incontro decisivo e salvifico\u201d. Questa differenza ha bisogno di una specifica educazione. Ecco, di nuovo, l\u2019intrecciarsi tra \u201ceducazione ai riti\u201d ed \u201ceducazione da parte dei riti\u201d. Questo intreccio, proprio perch\u00e9 non \u00e8 a senso unico, ma \u00e8 bidirezionale, appartiene al patrimonio comune di tutti gli uomini e le donne. Se il rito, con la sua forza simbolica, plasma le vite e le coscienze, insegna le giuste distanze e protegge dalle illusioni pi\u00f9 pericolose, crea gli schermi e supera le resistenze, come tale esso parla un linguaggio elementare che chiunque pu\u00f2 ascoltare, ammirare, lasciar lavorare su di s\u00e9. Nel prendersi cura dei riti che le sono stati consegnati e di cui non \u00e8 mai stata padrona, la Chiesa svolge anche un ruolo importante nel permettere ad ogni uomo e ad ogni donna di scoprire, nelle pieghe di una sequenza rituale, una sapienza pi\u00f9 antica dell\u2019uomo stesso, una forza superiore alle intenzioni di chi la sperimenta e una profondit\u00e0 superficiale che ogni contenuto profondo non riesce mai ad esaurire. In tal modo sono proprio le \u201cforme simbolico-rituali\u201d a risultare strutturalmente ospitali, comunicative e universali. E per il soggetto di diritti moderno, cos\u00ec appassionato per la libert\u00e0 ma anche cos\u00ec fragile nel custodirla, questa risorsa rituale non \u00e8 affatto una sfida da poco.   <\/div>\n<div>\n<\/div>\n<div>Savona, 5 maggio 2011<\/div>\n<div> <\/div>\n<\/div>\n<div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nuovo agile volumetto, di 170 pagine, che presenta la &#8220;educazione rituale&#8221; del cristiano. Eccone la Introduzione. Introduzione Nel suo grande romanzo Hard Times (Tempi difficili) Charles Dickens ci offre una chiave preziosa per interpretare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3566,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3456"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3456"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3456\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3733,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3456\/revisions\/3733"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3566"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}