{"id":3453,"date":"2011-11-05T23:56:00","date_gmt":"2011-11-05T22:56:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-difficile-coesistenza-di-diverse-forme-storiche-del-rito-romano\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"la-difficile-coesistenza-di-diverse-forme-storiche-del-rito-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-difficile-coesistenza-di-diverse-forme-storiche-del-rito-romano\/","title":{"rendered":"La difficile coesistenza di diverse forme storiche del rito romano"},"content":{"rendered":"<p><b><br \/><\/b><br \/><b>Gi\u00e0 nel mese di settembre questo intervento era comparso sulla rivista &#8220;La Croix&#8221;; ora \u00e8 stato ripreso anche dall&#8217;autorevole &#8220;Documentation Catholique&#8221;: nel dibattito sulla &#8220;forma straordinaria del rito romano&#8221; entrano con lucidit\u00e0 due professori dell&#8217;Universit\u00e0 di Lovanio. Meritano di essere ascoltati con attenzione.<\/b><br \/><b><br \/><\/b><br \/><b><br \/><\/b><br \/><b><br \/><\/b><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF18641.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" height=\"240\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DSCF18641-300x225.jpg\" width=\"320\" \/><\/a><\/div>\n<p><b>L&#8217;antico rito liturgico romano e quello attuale possono coesistere senza<\/b><br \/><b>conseguenze?<\/b><\/p>\n<p>di Joris Geldhof e Arnaud Join-Lambert (professori di liturgia all&#8217;Universit\u00e0 cattolica di<br \/>Lovanio)<br \/>in \u201cLa Croix\u201d del 10 settembre 2011 (traduzione: <span style=\"background-color: white; color: blue;\">www.finesettimana.org<\/span>)<\/p>\n<p>L&#8217;istruzione Universae Ecclesiae &nbsp;del 13 maggio sull&#8217;antico rito romano tridentino \u00e8 stata talvolta<br \/>accolta come una \u201cpacificazione\u201d in Francia, il solo paese in cui di fatto costituisce un problema<br \/>pastorale non marginale. I problemi legati alla coesistenza di due forme di uno stesso rito sono<br \/>risolti? I liturgisti professori di facolt\u00e0 di lingua francese, tedesca, olandese e italiana hanno tutti<br \/>rilevato nel 2007 le difficolt\u00e0 inedite poste dal motu proprio che facilitava l&#8217;antico rito. Eppure<br \/>nessuno di loro \u00e8 un iconoclasta anticlericale, al contrario. Insistevano sulle conseguenze di una<br \/>dissociazione tra la lex orandi (la regola della preghiera) e la lex credendi (la regola della fede). La<br \/>liturgia attuale \u00e8 l&#8217;espressione di una teologia in parte diversa dall&#8217;antica. Evidentemente questo non<br \/>riguarda il cuore della fede cristiana. Tuttavia, le differenze teologiche non sono trascurabili. Per<br \/>evidenziare le poste in gioco teologiche, cominciamo con le tre contro-verit\u00e0 presenti negli ambienti<br \/>tradizionalisti.<br \/>1) La riforma liturgica sarebbe stata fatta da un gruppetto di intellettuali, andando al di l\u00e0 del<br \/>mandato affidato da Paolo VI.<br \/>Qualsiasi studio imparziale stabilisce senza difficolt\u00e0 la continuit\u00e0 tra il movimento liturgico nato<br \/>all&#8217;inizio del XX secolo, la sua crescita fino al Concilio, ai lavori conciliari e all&#8217;attuazione delle<br \/>decisioni. Nel 1956, Pio XII definiva gi\u00e0 il movimento liturgico \u201cpassaggio dello Spirito Santo<br \/>nella sua Chiesa\u201d. La riforma decisa nel 1963 non \u00e8 sorta dal nulla. E la composizione dei libri<br \/>liturgici attuali \u00e8 stata un lavoro gigantesco e minuzioso realizzato da molti vescovi e teologi di tutti<br \/>i continenti.<br \/>2) L&#8217;attuazione della riforma liturgica sarebbe stata caratterizzata da molteplici errori ed abusi.<br \/>Non esiste a tutt&#8217;oggi alcuno studio scientifico su quel periodo e su quegli abusi. E che cos&#8217;\u00e8 un<br \/>abuso in questo ambito? Come c&#8217;erano molti preti disarmati per mettere in atto questa riforma, cos\u00ec<br \/>\u00e8 infondato presentare gli anni 1969-1975 come un vasto periodo di confusione. La crisi sociale a<br \/>partire dal 1968 ha provocato nella Chiesa un profondo sisma ed una grave crisi di identit\u00e0.<br \/>Attribuirne la responsabilit\u00e0 alla riforma liturgica \u00e8 una semplicistica scorciatoia. Il rinnovamento<br \/>liturgico \u00e8 stato e resta fonte di progresso per la vita della grande maggioranza dei cattolici.<br \/>3) La restaurazione della forma antica della liturgia sarebbe un adattamento liturgico e nient&#8217;altro.<br \/>Anche se certi non contestano il Vaticano II partecipando a delle celebrazioni secondo l&#8217;antico rito,<br \/>non si possono per\u00f2 trascurare le incidenze teologiche, come se l&#8217;arricchimento teologico del<br \/>Messale attuale fosse negato. Significa dimenticare l&#8217;accento posto ad esempio sulla partecipazione<br \/>attiva e consapevole di tutti, la proclamazione biblica arricchita, l&#8217;invocazione dello Spirito Santo<br \/>nella preghiera eucaristica, ecc. Andiamo ancora pi\u00f9 in l\u00e0 con l&#8217;antico Rituale romano, anch&#8217;esso<br \/>autorizzato. Ricorrervi equivale a minimizzare, se non a rigettare dei progressi teologici e pastorali.<br \/>Per il matrimonio, si mantiene un&#8217;antropologia medioevale accanto ad una interpretazione moderna<br \/>delle relazioni uomo-donna nel nuovo rituale. Che dire allora dell&#8217;estrema unzione, che torna nella<br \/>pratica dei tradizionalisti, mentre il Vaticano II l&#8217;aveva modificata in unzione degli infermi per<br \/>allargare la celebrazione ai malati non in situazione di agonia? Molti altri esempi mostrano quanto<br \/>la riforma sia stata un progetto sistematico e teologico, supportato da un aggiornamento ai bisogni<br \/>degli uomini e delle donne del nostro tempo.<br \/>Che fare allora? La cosa pi\u00f9 urgente \u00e8 la formazione dei preti e dei seminaristi. Essere consapevoli<br \/>di tutte le dimensioni della liturgia \u00e8 essenziale per acquisire un&#8217;autentica ars celebrandi, un&#8217;arte &nbsp;di<br \/>celebrare che sveli la ricchezza delle liturgie. Suggerire che i seminaristi siano formati al rito<br \/>tridentino, come dice l&#8217;istruzione, rientra in un approccio ritualistico, quasi che basterebbe saper<br \/>fare per fare bene. Invece, bisogna prima \u201centrare\u201d in un rito, nella sua spiritualit\u00e0, nella suateologia, nella sua portata mistagogica. Non sono due forme intercambiabili. Del resto \u00e8 urgente<br \/>formare ad una teologia liturgica negli istituti tradizionalisti, sulla base della Costituzione conciliare<br \/>sulla santa liturgia.<br \/>Giovanni Paolo II aveva autorizzato nel 1984 la celebrazione con l&#8217;antico Messale per motivi<br \/>unicamente pastorali, permettendo a delle persone di continuare a nutrire la loro fede senza seguire<br \/>Mons. Lefebvre. L&#8217;Istruzione prosegue l&#8217;allargamento iniziato nel 2007. \u00c8 legittimo chiedersi se<br \/>questo sia veramente opportuno. Incoraggiare una sorta di bi-ritualismo inedito nella storia appare<br \/>rischioso. Sarebbe irresponsabile non esaminare i problemi teologici legati alla liturgia in tutta la<br \/>loro complessit\u00e0.<\/p>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 nel mese di settembre questo intervento era comparso sulla rivista &#8220;La Croix&#8221;; ora \u00e8 stato ripreso anche dall&#8217;autorevole &#8220;Documentation Catholique&#8221;: nel dibattito sulla &#8220;forma straordinaria del rito romano&#8221; entrano con lucidit\u00e0 due professori dell&#8217;Universit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":3563,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3453"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3453"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3453\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3730,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3453\/revisions\/3730"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3563"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3453"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3453"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3453"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}