{"id":3451,"date":"2012-02-28T10:33:00","date_gmt":"2012-02-28T09:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-buone-ragioni-della-riforma-liturgica-veglia-pasquale\/"},"modified":"2015-02-04T12:19:51","modified_gmt":"2015-02-04T11:19:51","slug":"le-buone-ragioni-della-riforma-liturgica-veglia-pasquale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-buone-ragioni-della-riforma-liturgica-veglia-pasquale\/","title":{"rendered":"Le buone ragioni della riforma liturgica &#8211; Veglia Pasquale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VegliaMichael.jpg\"><img decoding=\"async\" style=\"float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 120px; height: 192px;\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VegliaMichael.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" id=\"BLOGGER_PHOTO_ID_5714118280531667330\" \/><\/a><\/p>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span >Postfazione al libro di <\/span><\/div>\n<div><span >Fr. Michael Davide <\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><b>E\u2019 la Pasqua del Signore<\/b><\/span><\/div>\n<div><span ><b>Celebrare meglio per vivere bene, <\/b><\/span><\/div>\n<div><span >San Paolo, 2012<\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><b><br \/><\/b><\/span><\/div>\n<div><span ><b>Le buone ragioni della riforma liturgica, a partire dalla Veglia Pasquale<\/b><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span >\u201cEucharistia non est officium, sed finis omnium officiorum\u201d <\/span><\/div>\n<div><span ><span style=\"white-space:pre\">    <\/span>San Tommaso D\u2019Aquino<\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span >Questo scritto sulla Veglia Pasquale, illuminata da luci orientali e occidentali, commentata da voci antiche e moderne, ripensata da idee consuete o desuete alle nostre menti, svolge una funzione liberante da molti punti di vista.<\/span><\/div>\n<div><span >Anzitutto per il fatto che ritorna ad un \u201cluogo comune\u201d della esperienza ecclesiale del secolo scorso, che fino agli anni 70 era ovvio e condiviso dalla Chiesa intera, salvo le inevitabili ma sempre risicate sacche di nostalgia disperata e di sentimentalismo presuntuoso. Ed \u00e8 il fatto che, molto prima del Concilio Vaticano II, gi\u00e0 dalla met\u00e0 degli anni 40, Pio XII, opportunamente consigliato, avesse indicato nella \u201criforma della liturgia\u201d la via maestra per rinnovare la Chiesa, la sua prassi e la sua spiritualit\u00e0. Se gi\u00e0 negli anni \u201840 coloro che dovevano rinnovare la liturgia avevano progettato di \u201criformare\u201d la Veglia pasquiale e poi la Settimana santa, ci\u00f2 rende del tutto chiaro all\u2019uomo di oggi il ragionamento contorto di chi &#8211;  tanto corto di memoria quanto lungo di lingua \u2013 pretende di scoprire che il problema della liturgia sarebbe stato causato dalla Riforma liturgica. Nulla di pi\u00f9 sbagliato e di pi\u00f9 ingiusto dello scambiare l\u2019effetto per la causa. Dobbiamo riconoscere \u2013 e qui il merito di fr. Michael Davide \u00e8 davvero notevole \u2013 che alla crisi di senso della liturgia (pasquale e domenicale) ha risposto con notevole vigore la Riforma Liturgica, gi\u00e0 quella della Vegli Pasquale. <\/span><\/div>\n<div><span >Certo, gi\u00e0 allora, come ora, non mancarono le voci critiche verso queste \u201cattese\u201d liturgiche. Ma ci\u00f2 che deve essere meglio compreso, in tutto questo, sono le ragioni della necessit\u00e0 della Riforma, che non si indentificano con le ragioni della sua sufficienza. Leggendo il libro di fr. Michael Davide appare chiaramente questa tensione insuperabile e feconda. Da un lato, infatti, era del tutto necessario ripristinare i riti della veglia in tutta la loro articolazione temporale, spaziale, biblica, rituale. Senza questo passaggio riformatore, nulla avrebbe potuto accadere. Ma senza una adeguata \u201cformazione\u201d e \u201ciniziazione\u201d a nulla avrebbe valso l\u2019aver riformato il rito.<\/span><\/div>\n<div><span >Oggi viviamo, in tutta la liturgia, ci\u00f2 che nella Veglia Pasquale ha cominciato ad essere percepito nella Chiesa: la necessit\u00e0 della Riforma, insieme alla sua non sufficienza. Ci\u00f2 significa, in altri termini, che proprio oggi si fa pi\u00f9 forte la tentazione della nostalgia, come quella della presunzione. Da un lato potremmo pensare, ingenuamente, che se tornassimo a prima della Riforma della Veglia, tutto sarebbe migliore. Ma qui, veramente, pochi hanno il coraggio di fare una tale affermazione. D\u2019altra parte, ci si accontenta di una Riforma estrinseca, che non cambia n\u00e9 le abitudini, n\u00e9 l\u2019immaginario, n\u00e9 il linguaggio ecclesiale. Se cos\u00ec fosse, a nulla sarebbe valso riformare.<\/span><\/div>\n<div><span >Nel fondo di questa problematica specifica si annida un vizio antico e assai rischioso: ossia la riduzione della liturgia a \u201ccerimonia esterna\u201d, da controllare semplicemente con il \u201crispetto delle rubriche\u201d. Una cornice esteriore di contenuti dogmatici, che \u00e8 facila ridurre a \u201crito essenziale\u201d, a semplice \u201cdovere\u201d, a \u201cufficio\u201d, a \u201ccompito\u201d, a \u201cesecuzione scrupolosa di rubriche\u201d e ad \u201capplicazione di norme\u201d.  Quando oggi, anche autorevolmente, si riduce l\u2019arte di celebrare alla scupolosa esecuzione delle rubriche, si rischia di cadere nella stessa incomprensione che aveva caratterizzato la tradizione moderna, nella quale, al sorgere delle nuove istanze di riforma, le resistenze e le riluttanze ad assumere il nuovo stile di manifestarono in maniera paradossale, ma ancor oggi molto istruttiva. Come racconta utilmente l\u2019Autore del nostro libro, uno tra i pi\u00f9 autorevoli teologi e prelati italiani del tempo, Giuseppe Siri, obiettava alla introduzione della Veglia pasquale due argomenti che, a suo avviso, erano in grado di sgomberare il campo da queste fumose fantasie liturgiche: il sabato santo doveva essere dedicato alle confessioni e non si doveva violare l\u2019istituto naturale della notte, che \u00e8 fatta per dormire e non per celebrare la Pasqua. Disciplina ecclesiale e senso comune sembravano allora sconsigliare ogni \u201cavventurismo vigilare\u201d. Questi erano gli argomenti dei primi anni \u201950. Ma oggi, non siamo forse continuamente tentati di restare bloccati, sostanzialmente, dalle medesime preoccupazioni? Non \u00e8 forse vero che anzich\u00e9 celebrare la Pasqua pensiamo soltanto a fissare diritti e doveri intorno al Risorto? Non \u00e8 forse vero che, senza usare i paroloni ingenui di quella teologia preconciliare, svicoliamo ad ogni costo alle logiche del vigilare, fissando l\u2019ora di inizio della \u201cveglia\u201d alle 19.00 o alle 18.30, cosicch\u00e9 alle 21.30 tutti possono essere gi\u00e0 sdraiati sotto le loro brave coperte? Come si fa a chiamare \u201cveglia\u201d una esperienza dove nessuno veglia? Non vi \u00e8 forse, a 60 anni di distanza da quelle Riforme e da quelle incomprensioni, una resistenza sorda e ostinata ad entrare nella logica nuova \u2013 ma antichissima \u2013 che la Veglia stessa ripropone come prioritaria per tutta la Chiesa? Una logica che non domanda certo di negare problemi di disciplina e di ordine pubblico, di trascurare i diritti e i doveri dei soggetti e delle istituzioni, ma invita a \u201ccelebrare\u201d il mistero grande di un dono che Dio ha riservato gratuitamente all\u2019uomo e che l\u2019uomo pu\u00f2 ricevere e riconoscere con un atto di sovrana disponibilit\u00e0, di passiva attivit\u00e0, corporea e mentale, dell\u2019ascolto e del pasto, della vista e dell\u2019oscurit\u00e0, del vegliare e del dormire?.<\/span><\/div>\n<div><span >Ed ecco, allora, comparire il lato pi\u00f9 promettente e pi\u00f9 importante di queste pagine dedicate alla \u201cmadre di tutte le veglie\u201d:  dobbiamo riscoprire che l\u2019atteggiamento di tutto il celebrare cristiano non \u00e8 quello di assicurare i \u201cminimi necessari\u201d alla vita di fede, non \u00e8 quello di assestarsi sui \u201cvalori non negoziabili\u201d, ma quello di lasciare la parola originaria al \u201cmistero\u201d e ai  suoi \u201cmassimi gratuiti\u201d. La grande celebrazione vigiliare della Pasqua \u00e8 il \u201cseno\u201d di cui sono frutti tutti i battezzati. Da l\u00ec veniamo, tutti. La migliore interpretazione del battesimo, della cresima, della eucaristia, ma anche della guarigione e del servizio cristiano, possono accadere soltanto in questo contesto ricchissimo di parola e di sacramento, di riti e di preghiere. Per questo non ha senso \u201crisparmiare sulle letture\u201d e attestarsi sui minimi!<\/span><\/div>\n<div><span >Cos\u00ec, secondo questo criterio che ho voluto ripetutamente sottolineare, ancora oggi troviamo un duplice fronte che fatica a \u201clasciarsi formare\u201d dai nuovi riti pasquale. <\/span><\/div>\n<div><span >Da un lato possiamo individuare tutti coloro \u2013 pochi, isolati, ma influenti &#8211; che diffidano della Riforma e che, con atteggiamento nostalgico, rimpiangono un \u201cvetus ordo\u201d che tanto pi\u00f9 esaltano quanto meno conoscono. E i loro argomenti, molto spesso, assomigliano ancor oggi a quelli del card. Siri: o per impedire gli abusi si confida solo sulla disciplina, o per non cadere in \u201cmodernismi\u201d ci si chiude in evidenze ormai del tutto inevidenti. Se poi, in virt\u00f9 di questi sogni, si riesce a configurare una comunit\u00e0 che, proprio al momento della veglia, possa celebrare pasqua contemporaneamente con diversi \u201cordines\u201d, tutti parimenti vigenti, allora anzich\u00e9 un ragionevole compromesso si ottiene soltanto un clamoroso pasticcio, disorientato e disorientante.<\/span><\/div>\n<div><span >Dall\u2019altro ci sono invece coloro che, sia pur con tutta la coscienza del cambiamento necessario, confidano troppo nella Riforma e ritengono che essa, in quanto tale, risulti sufficiente a mutare le cose, a insegnare la comunione, a catechizzare sulla Pasqua e a orientare le vite. Nulla \u00e8 cos\u00ec poco opportuno quanto questo atteggiamento sbagliato. Per restare fedeli alla Riforma non basta applicarla, ma occorre darle radice, corpo, carne e sangue. Non basta eseguire precisamente le nuove rubriche, piuttosto che le vecchie. Bisogna piuttosto mutare stile e approccio alla liturgia vigiliare in quanto tale, certo grazie alle nuove rubriche, ma non solo mediante esse. In fondo, noi celebriamo in vista di altro dalle rubriche: esse sono mezzo, non fine, sono media, non res.<\/span><\/div>\n<div><span >In tal modo appare ancora pi\u00f9 evidente la buona opzione privilegiata dall\u2019Autore: egli scrive, nelle ultima pagine, un appassionato testo in difesa delle \u201cragioni della Formazione liturgica\u201d alla Pasqua. E non fallisce il centro della questione: se oggi la Riforma Liturgica conosce una crisi non \u00e8 certo perch\u00e9 siano venuti meno i motivi della sua necessit\u00e0 \u2013 anche se pochi sedicenti teologi di memoria corta e di competenza cortissima, ma con aderenze a prova di bomba, provano vanamente a confonderci le idee, protetti da ombrelli sempre troppo grandi \u2013 bens\u00ec perch\u00e9 essa deve lasciare il campo alla Formazione. Era necessario che l\u2019esperienza ecclesiale mettesse mano ai riti pasquali della veglia, li riportasse alla antica luce e li riproponesse alla ordinaria vita pastorale. La Chiesa ha preso in mano i propri riti e li ha riformati. Ma ora questo atto deve capovolgersi in un atto reciproco e prezioso: i nuovi riti devono prendere in mano la Chiesa e riformarla, riconducendola alle sue fonti e ai suoi culmini, al racconto, al per-corso, all\u2019in-segnamento di cui essa vive e al quale non pu\u00f2 mai rinunciare. <\/span><\/div>\n<div><span >Nello stile intenso, appassionato e documentato di questo volumetto troviamo sintetizzata tutta la gioia e la fatica di un atto che ha qualificato la vita cristiana dell\u2019ultimo secolo. Perch\u00e9 non sia vissuto come \u201catto mancato\u201d deve diventare capace di  dare un nuovo inizio ai nostri pensieri e alle nostre parole. Solo cos\u00ec la celebrazione della Pasqua diventer\u00e0 non il \u201ccompito\u201d o il valore del cristiano, ma il dono e il mistero da celebrare, che apre la vita in Cristo al riconoscimento della propria verit\u00e0.  Lasciando sporgere il dono sul compito, il gratuito sul necessario, la festa sul lavoro, S. Tommaso ha sintetizzato tutto questo dicendo: <\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div><span >\u201cEucharistia non est officium, sed finis omnium officiorum\u201d <\/span><\/div>\n<div><span > <\/span><\/div>\n<div><span ><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"font-family: Georgia, serif; font-size: 100%; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; \"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Postfazione al libro di Fr. 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